Il Toscana (già Saarbrücken) è stato un piroscafo misto italiano (in precedenza tedesco), utilizzato dalla Regia Marina come nave ospedale durante la seconda guerra mondiale. La nave è famosa soprattutto per aver trasportato esuli istriani che fuggivano da Pola a Venezia e quindi verso l'Italia a causa dell'annessione dell'Istria alla Iugoslavia.
Storia
Gli anni Venti e Trenta
Costruito a Brema tra il 1922 ed il 1923 per la grande compagnia di navigazione tedesca Norddeutscher Lloyd, la nave, un piroscafo misto da 9429 tonnellate di stazza lorda (successivamente incrementate a 9442 tsl) e 5487 tonnellate di stazza netta, aveva originariamente il nome Saarbrücken., e La nave poteva imbarcare in spazi non particolarmente ampi un totale di 198 passeggeri (capienza che poteva tuttavia essere incrementata di altri 142 posti), mentre nelle stive potevano essere caricate 9142 tonnellate di merci. Due macchine alternative a vapore della potenza di 4200 CV, alimentate da cinque caldaie a carbone, consentivano la non particolarmente elevata velocità di dodici nodi. Causa alcuni problemi nella stabilità trasversale, durante la costruzione allo scafo del piroscafo vennero aggiunte due controcarene, cosa piuttosto singolare per una nave mercantile. Per oltre un decennio il piroscafo venne quindi utilizzato come transatlantico sulle linee passeggeri verso l'Asia occidentale e nelle acque nordeuropee.
Nel 1935, durante i preparativi della guerra d'Etiopia, il governo italiano decise, per dotarsi di un adeguato numero di grandi unità passeggeri da adibire al trasporto delle truppe, di acquistare da compagnie straniere nove grosse navi passeggeri (con stazza lorda compresa tra le e le tsl) che vennero ribattezzate con nomi di regioni italiane: tra queste navi vi fu appunto la Saarbrücken, che, comprata nell'agosto 1935, venne ribattezzata Toscana (le altre unità erano Calabria ex Werra, Liguria ex Melita, Lombardia ex Risolute, Piemonte ex Minnedosa, Sannio ex General Mitre, Sardegna ex Sierra Ventana, Sicilia ex Coblenz – gemella del Toscana – ed Umbria ex Bahia Blanca). Date in gestione alla società Italia, che figurava anche come loro proprietaria (e successivamente, nel 1936, al Lloyd Triestino), le nove unità della serie «Regioni» non vennero in realtà mai impiegate per servizio passeggeri di linea, venendo invece sempre utilizzate per conto del governo, del Ministero delle colonie o della Regia Marina.
Al pari delle altre unità della “classe” Regioni, pertanto, il Toscana venne impiegato come trasporto truppe dapprima nella guerra d'Etiopia e poi nella guerra civile spagnola. Nel corso della guerra d'Etiopia il piroscafo effettuò numerosi viaggi con partenza a Napoli ed arrivo nei porti dell'Eritrea e della Somalia via canale di Suez, trasportando ogni volta 1990 uomini.nel corso del conflitto italo-etiope vennero trasportati nel Corno d'Africa, ad opera di numerose navi tra cui il Toscana, un totale di militari, civili, autoveicoli, quadrupedi ed oltre di tonnellate di rifornimenti
Dopo un breve periodo di inattività in attesa di un nuovo utilizzo, la nave, che nel gennaio 1937 era stata trasferita al Lloyd Triestino, venne nuovamente impiegata per il trasporto di truppe e lavoratori nei porti della Spagna in mano alle truppe nazionaliste, durante la guerra civile spagnola. Durante tale conflitto – nel corso del quale le navi italiane portarono in Spagna uomini e veicoli – i trasporti truppe viaggiavano solitamente in convogli scortati da unità della II Squadra Navale (incrociatori o cacciatorpediniere) sino a Malaga o Gibilterra, per proseguire alla volta di Cadice sotto la scorta di unità provenienti da Tangeri, Ceuta e Palma di Maiorca. Un primo viaggio in Spagna del Toscana, per trasporto di reparti del Corpo Truppe Volontarie, venne effettuato tra gennaio e febbraio 1937. Ne seguirono vari altri.
Data in gestione alla Flotta Lauro, incaricata del trasporto in Libia di 1720 famiglie per un totale di coloni, nel novembre 1938, la nave venne impiegata per qualche mese nel trasporto di tali coloni verso la Libia, per essere nuovamente inviata in Spagna nel maggio 1939, rimpatriando 1900 militari italiani.
La seconda guerra mondiale ed il servizio come nave ospedale All'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale, il 10 giugno 1940, il Toscana si trovava, insieme al similare Sicilia, nel Dodecaneso, dove le due navi erano da poco giunte con a bordo alcune centinaia di militari di complemento.Enrico Cernuschi, Maurizio Brescia, Erminio Bagnasco, Le navi ospedale italiane 1935-1945, pp. 20-27-29-34-39-46-47-48-49-51-52 Nei successivi mesi le due navi rimasero sostanzialmente inattive in quelle isole, poi, nel dicembre 1940, lo Stato Maggiore della Regia Marina decise la loro trasformazione in nave ospedale, sia in virtù delle loro grandi dimensioni e capienza, sia per salvarle dalla perdita in caso della caduta – allora ritenuta molto probabile, timore che permase sino alla caduta della Grecia nell'aprile 1941 – del Dodecaneso, in seguito al blocco navale oppure ad uno sbarco turco o britannico. La decisione venne comunicata alla sede della Croce Rossa Internazionale a Ginevra, e vennero inviati nel Dodecaneso i materiali sanitari ed il personale medico necessario ad armare le due navi, prima a mezzo aerei (sul finire del 1940) e poi, nel gennaio 1941, mediante la moderna motonave Vettor Pisani. Requisita ufficialmente dalla Regia Marina il 1º febbraio 1941 (in tale data venne dichiarato il termine del noleggio), iscritta nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato e ridipinta secondo le norme stabilite dalla Convenzione di Ginevra per le navi ospedale (scafo e sovrastrutture bianche, fascia verde interrotta da croci rosse sullo scafo e croci rosse sui fumaioli), la Toscana, dotata di adeguate attrezzature sanitarie ed imbarcato il personale medico, entrò in servizio come nave ospedale dotata di 700 posti letto nel marzo 1941. Il 5 marzo 1941 l'unità lasciò Lero con a bordo 73 tra feriti e malati provenienti da tutte le isole del Dodecaneso (secondo alcune fonti le autorità italiane del Dodecaneso, per garantire alla Toscana lo status di nave ospedale, concessero il viaggio gratuito a quei residenti nel Dodecaneso che decidessero tornare in Italia per riunirsi alle loro famiglie, purché questi si dichiarassero malati) ed anche nove crocerossine volontarie (anche se i loro diplomi professionali ed altri documenti non erano del tutto in regola, avendo seguito solo un breve corso). Durante l'attraversamento del canale di Cerigo la nave ospedale venne avvistata da un aereo inglese che richiese, a mezzo segnali ottici, il nome dell'unità, cui dal Toscana venne risposto con lo stesso metodo. Dopo aver attraversato senza incidenti il Mar Egeo la Toscana giunse a Taranto, da dove poi venne trasferita a Trieste per ultimare l'allestimento. Giunta nel capoluogo giuliano il 12 marzo, la nave vi rimase per i lavori fino al 25 maggio e quindi si trasferì a Venezia per imbarcare le attrezzature sanitarie, divenendo infine operativa nel giugno 1941 (per altre fonti dal 16 dicembre 1941).
Nell'autunno 1941 (in questo periodo fu imbarcato sulla nave, in qualità di cappellano militare, il futuro cardinale Sergio Pignedoli) la Toscana venne bombardata da un aereo inglese. Qualche tempo dopo, sempre nell'autunno 1941, la nave ospedale prese a bordo a Tripoli, mentre era in corso un attacco aereo sulla città, 924 tra feriti, malati ed anche numerosi profughi civili: a bordo dell'unità nacque un bambino, che venne battezzato "Toscano" in ricordo del nome della nave.
Il 22 dicembre 1941 la Toscana lasciò Tripoli diretta in Italia, ma venne dirottata su Bengasi, dove arrivò l'indomani, trattenendovisi per poche ore ed imbarcando più di un migliaio tra feriti e profughi civili: questi ultimi – principalmente donne e bambini –, avendo sperimentato la dura occupazione inglese della città (6 febbraio-4 aprile 1941), avevano richiesto di rientrare in Italia, dato che, davanti alla nuova offensiva britannica, Bengasi (ormai abbandonata da tutte le truppe dell'Asse in ritirata tranne che da un piccolo reparto della Polizia dell'Africa Italiana) sarebbe nuovamente caduta di lì a due giorni (24-25 gennaio 1941).
Nell'agosto 1942 la nave ospedale compì una missione a Tobruk, toccando altri tre porti della costa nordafricana.
Nella notte tra il 1° ed il 2 ottobre 1942 la Toscana, in navigazione correttamente illuminata, venne sottoposta a due attacchi con lancio di bombe da parte di due bombardieri britannici, senza tuttavia riportare alcun danno e recuperando anzi l'equipaggio (sei uomini) di uno degli aerei avversari, che aveva dovuto ammarare qualche minuto dopo l'attacco.
A causa dell'intensa attività le caldaie della nave ospedale si ridussero in cattive condizioni, giungendo a consumare giornalmente 60 tonnellate d'acqua per sviluppare una velocità massima di otto nodi: in seguito a tali problemi l'unità venne sottoposta, tra il novembre ed il dicembre 1942, ad approfonditi lavori di manutenzione alle caldaie.
Il 2 dicembre 1942 la Toscana, insieme alle piccole navi soccorso Capri e Laurana, nonché a diversi cacciatorpediniere e torpediniere, venne inviata alla ricerca dei superstiti delle navi del convoglio «H», pressoché distrutto in uno scontro notturno contro una formazione navale inglese, nelle acque del banco di Skerki (costa tunisina). Complessivamente vennero tratti in salvo circa 1100 naufraghi, un terzo del totale degli uomini imbarcati sulle navi del convoglio (tra i feriti ricoverati sulla Toscana vi fu il tenente di vascello Alfredo Zambrini del cacciatorpediniere da Recco, gravemente ustionato e deceduto nell'ospedale di Torrebianca il successivo 14 dicembre, decorato con Medaglia d'oro al valor militare per il suo operato nel mantenere le comunicazioni a bordo del Da Recco incendiato nello scontro).
Due giorni dopo, il 4 dicembre, la nave ospedale recuperò in alto mare cinque avieri inglesi.
Il 28 aprile 1943 la Toscana trasse in salvo 72 naufraghi tra membri dell'equipaggio (sette) del piroscafo italiano Teramo, incendiato quello stesso giorno da motosiluranti britanniche ed aerei Kittyhawk durante la navigazione da Napoli a Tunisi carico di benzina (il relitto alla deriva si arenò il 29 aprile a sud di Capo Bon, continuando a bruciare sino alla sera del 30)Rolando Notarangelo, Gian Paolo Pagano, Navi mercantili perdute, p. 492, e dei motopescherecci requisiti TT 01 e TT 03, utilizzati come trasporti dalla Kriegsmarine ed anch'essi affondati. Quello stesso giorno la nave ospedale venne sorvolata per diverso tempo da un gruppo di velivoli statunitensi, che verso le sei di sera l'attaccarono al largo di Capo Cartagine, senza però riuscire a colpirla. Il 29 aprile la Toscana, mentre rientrava dalla Tunisia con a bordo 938 tra feriti e malati, venne nuovamente attaccata con lancio di bombe e mitragliamento – nonostante la trasmissione di segnali radio di riconoscimento – e fu stavolta colpita, con 15 feriti tra il personale medico e l'equipaggio, alcuni dei quali di notevole gravità.
Nel luglio-agosto 1943 la nave prese parte alle operazioni di evacuazione sanitaria della Sicilia, dopo lo sbarco alleato. In luglio la Toscana e le navi ospedale Aquileia e Virgilio effettuarono cinque missioni, imbarcando circa 3400 tra feriti e malati gravi sia tedeschi che italiani, radunati sulle spiagge di Sant'Agata e Ganzirri (stretto di Messina), ed in agosto le stesse tre navi compirono altre tre missioni sino al giorno della caduta di Messina, il 17 agosto, recuperando altri 3000 infermi. La Toscana e lAquileia furono le ultime navi ospedale ad abbandonare le rive dello stretto di Messina, sotto continui attacchi aerei.