LOspedale pediatrico Bambino Gesù di Roma è un ospedale privato di proprietà della Santa Sede, ed è una zona extraterritoriale della stessa.
L’Ospedale pediatrico Bambino Gesù è il più grande policlinico pediatrico e centro di ricerca in Europa ed è anche il più antico ospedale pediatrico al mondo. È accreditato dalla Joint Commission International come ospedale accademico.
L'ospedale è suddiviso in più sedi, tutte situate nella Città metropolitana di Roma, con strutture nei comuni di Roma, Fiumicino e Santa Marinella.
Storia Le origini L'ospedale nacque su iniziativa della famiglia Salviati. All'epoca non esisteva differenziazione per fasce d'età e i bambini erano ricoverati negli stessi spazi ospedalieri degli adulti. Arabella Fitz-James moglie del duca Scipione Salviati, si fece promotrice della fondazione di un ospedale pediatricoVittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 85.
Il suo progetto venne immediatamente sostenuto dal duca e dai figli che, in occasione del suo compleanno, le donarono i risparmi contenuti in un piccolo salvadanaio di terracotta, ancora oggi conservato in ospedale, a ricordo di quel primo gesto di solidarietà.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 86 Affinché le famiglie nobili romane contribuissero economicamente all'impresa, venne stampato un "Programma per la fondazione di un ospedale di fanciulli" nel quale si sottolineava la necessità di realizzare uno stabilimento speciale per i fanciulli da intitolarsi Ospedale del Bambino Gesù, assistito dalle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 87
Insieme al programma venne stilato anche un regolamento provvisorio nel quale veniva specificato che sarebbero stati ammessi esclusivamente fanciulli di entrambi i sessi, nati o domiciliati a Roma, di età non inferiore ai quattro anni e non superiore ai dodici, affetti da malattie mediche e chirurgiche, eccetto però le croniche e contagiose. Venivano precisate anche le modalità di ricovero e dimissione.
Il 19 marzo 1869, una stanza attigua all'orfanotrofio dei Santi Crescenzo e Crescenzino, più conosciuto come orfanotrofio delle Zoccolette (detto così per gli zoccoli di legno che portavano le orfanelle), sulla riva sinistra del fiume Tevere, venne adibita a ricovero di quattro bambine affette tutte dalla medesima malattia, la scrofola. Iniziò così l'attività dell'ospedale del "Bambino Gesù".Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 88
Nell'aprile del 1870, venne aperta, accanto a quella medica affidata al dottor Pio Blasi, anche una sala chirurgica diretta dal dottor Alessandro Ceccarelli. In risposta alle crescenti richieste di ricovero, tre mesi più tardi s'iniziarono i lavori per costruire un ospedale più grande, ristrutturando e adattando allo scopo una grande casa sempre in via delle Zoccolette. La capienza ospedaliera passò così da 8 a 32 letti. L'età dei fanciulli ricoverati era abitualmente compresa tra i 3 e i 7 anni; i lattanti venivano ammessi solo eccezionalmente.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 89
Alle suore appartenenti all'ordine delle Figlie della Carità di san Vincenzo de' Paoli che si occupavano dell'assistenza dei fanciulli, venne assegnato un appartamento separato da quello dei malati, ma attiguo ai medesimi e nello stesso edificio. L'amministrazione dell'ospedale pagava inoltre, annualmente, alla madre superiora, una somma di 500 lire per il mantenimento di ciascuna suora. La nuova sede venne ufficialmente inaugurata il 6 marzo del 1872. La struttura aveva una superficie di 400 m², di cui oltre la metà lasciati a giardino.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 90
La disposizione logistica del nuovo ospedale rivela un concezione assai moderna per i tempi: separazione dei malati in base alla gravità e alla contagiosità della patologia, spazi diversi riservati ai pazienti, medici e chirurghi, con possibilità di sostare per alcuni giorni in un'apposita sala prima di tornare in reparto. Fin dal principio, l'educazione religiosa dei piccoli pazienti ebbe un ruolo fondamentale e per questo, veniva insegnato il catechismo, la sera si recitava il rosario, venivano celebrate le messe giornaliere e quelle nei giorni festivi. L'assistenza religiosa comportava anche l'amministrazione della cresima e della prima comunione.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 94
Con l'apertura del nuovo ospedale ogni bambino ebbe la sua cartella clinica sulla quale venivano annotate la temperatura, il polso, il respiro, la quantità e la qualità di feci e urine. Inoltre, vennero stabilite diete distinte a seconda dell'età dei degenti.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 93 Nel 1873 iniziò a funzionare anche il primo ambulatorio pediatrico dell'ospedale e aumentò il numero dei degenti del reparto chirurgico.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 95
La presenza di un numero sempre più elevato di bambini affetti da malattie contagiose indusse il Sindaco e il direttore dell'ufficio Sanità di Roma a mettere a disposizione dell'ospedale dei locali nei pressi della chiesa di Sant'Onofrio al Gianicolo. Furono proprio queste stanze che costituirono il nucleo del futuro nuovo ospedale. Infatti, a causa della sistemazione degli argini del Tevere, l'edificio che si affacciava sul fiume venne considerato pericolante, sicché non fu possibile portare a termine il progetto di ingrandimento del nosocomio i cui lavori erano iniziati nel 1880.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 96 Inoltre, il Piano dei lavori comunali prevedeva l'assorbimento dell'area dove si trovava l'ospedale, per cui si rese necessario lo spostamento dell'ospedale.
Il Comune intervenne immediatamente affittando all'amministrazione ospedaliera, per una somma irrisoria, una parte dell'antico convento di Sant'Onofrio, sul colle del Gianicolo.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 97 Anche il Consiglio provinciale concesse a sua volta l'uso di un terreno confinante con il convento. Inoltre la Giunta municipale con delibera n.28 del 17 febbraio 1887 consentiva al Comune di rilevare per 345.000 lire tutto l'isolato di via delle Zoccolette, dando un ulteriore contributo alla nascita del nuovo ospedale.
I lavori di trasformazione del convento iniziarono subito e, nonostante qualche difficoltà iniziale, di carattere economico e logistico/organizzativo, in breve tempo, il nuovo edificio poté adempiere efficacemente alle sue funzioni sanitarie. Anzi, la nuova sede fece incrementare il numero dei ricoveri che in breve tempo superò le 500 unità.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 98
Secondo periodo (dal 1888 al 1945)
Nonostante qualche problema di gestione e convivenza con i padri Gerolomini (ai quali, in qualità di custodi dell'omonima chiesa, il Comune aveva concesso l'uso di una sola parte del Convento)Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 99, l'ospedale acquistò nel tempo sempre maggiore fama e migliore competenza in ambito pediatrico tanto da essere considerato, all'inizio del Novecento, uno dei più efficienti e qualificati ospedali d'Italia.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 100 Nel 1903, scomparve la duchessa Arabella Salviati fondatrice dell'ospedale, ma ciò non determinò alcun momento di pausa nella crescita del nosocomio, ma anzi costituì uno stimolo maggiore per la carità privata di nuovi benefattori. Grazie ad una sottoscrizione pubblica indetta dal Comune, furono raccolti nuovi fondi destinati all'ampliamento dell'ospedale e alla costruzione di tre nuovi padiglioni per i degenti affetti da malattie infettive che furono completati tra il 1908 e il 1909.
Nel febbraio del 1904 il papa Pio X andò in visita all'ospedale, evento questo eccezionale, poiché costituiva la prima visita di un pontefice alla struttura.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 142 Il numero dei ricoveri cresceva sempre più tanto da toccare i 1000 degenti nel 1907 e a superarli negli anni successivi.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 101
Con il numero dei ricoveri crescevano anche gli edifici e i servizi. Nel 1912, nella parte più alta del terreno donato dalla provincia, venne costruito un edificio destinato ad essere utilizzato come ambulatorio in modo da consentire la dimissione anticipata di quei pazienti che avrebbero potuto essere seguiti anche esternamente, rappresentando in tal modo un valido filtro per i ricoveri. L'ospedale divenne un importante punto di riferimento per la gestione di emergenze nazionali come il drammatico terremoto di Avezzano nel 1915 e la tragedia della prima guerra mondiale.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 102
Durante la Grande Guerra, l'ospedale si trovò ad affrontare difficili situazioni sanitarie tra cui un'epidemia di meningite, epidemie di vaiolo nero, di difterite e di colera che misero a dura prova il personale ospedaliero. Mentre la guerra giungeva al suo epilogo si abbatté su Roma un'epidemia di influenza spagnola.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 103 In soli tre mesi, dall'ottobre al dicembre del 1918 furono più di 300 i bambini colpiti dall'epidemia che vennero ricoverati all'ospedale Bambino Gesù. L'assistenza ospedaliera riuscì a ridurre grandemente la mortalità dei piccoli malati, un risultato questo che, accrebbe, a livello nazionale, l'importanza e l'interesse verso questa struttura da parte dei sanitari e dell'opinione pubblica.
Accanto ad ruolo sanitario così significativo, l'ospedale aveva contribuito a creare una "coscienza pediatrica" in Italia, nei medici così come nei cittadini. Nel maggio del 1917, la regina Elena di Savoia, consorte del re Vittorio Emanuele III, diede in gestione all'ospedale, per inviarvi i propri piccoli malati convalescenti o bisognosi di particolari cure, la colonia marina “Jolanda di Savoia” a Santa Marinella, un piccolo paese del litorale tirrenico a circa 60 km da Roma. La colonia ospitava principalmente bambini affetti da tubercolosi ossea e, nel periodo estivo, anche bambini afflitti da povertà cronica, per consentire loro una villeggiatura altrimenti impossibile.
Il bilancio sanitario e organizzativo dei primi quattro anni di gestione fu talmente positivo che la regina, donò nel 1920 alla nobildonna Maria Salviati, la colonia–sanatorio di Santa Marinella (divenendo ospedale di Santa Marinella), con la clausola che la parte beneficiaria utilizzasse la struttura per la cura dei bambini poveri.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 107 L'ospedale di Santa Marinella si caratterizzò per essere una struttura sanitaria adibita più alla "riabilitazione" che alla curaVittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 109, anche se, venne costruita una nuova sala chirurgica (a carattere prevalentemente ortopedico).Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 110 Nella struttura erano presenti diverse sale da ginnastica e gli interventi chirurgici e la terapia farmacologica venivano affiancati e completati con l'elioterapia, i bagni di mare e gli esercizi all'aria aperta.
La preoccupazione più grande della famiglia Salviati era però quella di garantire un futuro stabile alla struttura: così il 20 febbraio 1924 davanti al notaio Pietro Buttaoni di Roma avveniva il passaggio alla Santa Sede e al papa Pio XI, dell'ospedale Bambino Gesù e di tutte le sue proprietà. Per l'ospedale, dopo 55 anni, terminava l'avventurosa e travagliata epoca della beneficenza privata e ne iniziava un'altra: l'epoca dell'istituzionalizzazione pubblica vaticana.Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 112
A partire dal 1926 l'ospedale fu ampliato con nuovi padiglioni, grazie ai fondi donati dai cavalieri dell'Ordine di Malta, compreso l'ingresso principale del nuovo ospedale e sistemati definitivamente i vari "gabinetti scientifici" (laboratorio di analisi, servizio di microscopia, servizio autopsie e anatomia patologica).Vittorio A. Sironi; Carlo Napoli, op. cit., p. 113