L'Irredentismo italiano in Corsica è stato un movimento politico e culturale, sostenuto da Italiani e da corsi che, identificandosi come italiani, chiedevano l'annessione dell'isola all'Italia, rifiutando l'appartenenza alla Francia.
Caratteristiche La Corsica ha storicamente fatto parte di diversi Stati italiani, tra i quali la Repubblica di Pisa e la Repubblica di Genova, che a seguito di una pluridecennale rivolta indipendentista còrsa, guidata da Pasquale Paoli, fu costretta a cederla di fatto (poiché si trattò soltanto della cessione, da parte del Banco di San Giorgio, del diritto di esazione dei tributi) ai francesi con il trattato di Versailles del 1768.
La conquista francese della Corsica, proclamatasi stato indipendente, fu contrastata da Pasquale Paoli, che aveva fondato a Corte, nel cuore dell'isola, una Università in lingua italiana per la preparazione delle classi dirigenti còrse (che sino a quel momento avevano storicamente fatto riferimento all'Università di Pisa quale sede di istruzione superiore) e confermato l'uso già lungamente stabilito della lingua italiana come lingua colta ed ufficiale dell'isola.
Del resto fin dall'anno mille la situazione etnico-linguistica della Corsica era stata fortemente influenzata (specie nella parte settentrionale dell'isola) dal contatto diretto con i dialetti toscani di tipo pisano, anche a seguito degli ingenti ripopolamenti effettuati dai governanti pisani favoriti dalla notevole vicinanza geografica.
Dal XIII al XVIII secolo i pisani vennero sostituiti dai genovesi, i quali insediarono interi borghi di lingua ligure (Bonifacio e Calvi) ma, pur introducendo un qualche influsso genovese nei dialetti locali, di fatto proseguirono nell'utilizzo del pisano illustre come lingua scritta e di cultura. Questo spiega il motivo per cui nel Rinascimento, e fino alla conquista francese, in Corsica l'unica lingua utilizzata nelle comunicazioni scritte era l'italiano, impiegato nei documenti ufficiali e poi solo notarili sino alla sua totale proibizione sotto Napoleone III all'indomani della conclusione della seconda guerra d'indipendenza italiana.
Gli irredentisti còrsi hanno cercato attivamente l'unificazione all'Italia solo a partire dai primi decenni del XX secolo, e con maggiore intensità quando l'irredentismo fu promosso dal Fascismo.
Storia Sul finire del XVIII secolo iniziò a crearsi in Corsica una sensibilità identitaria che, di fronte al montare della cultura francofona, si coagulò attorno alla valorizzazione della lingua italiana e del suo dialetto corso.
I primi chiari segnali di questo risveglio risalivano alla metà dell'Ottocento, in coincidenza con la crisi del movimento bonapartista. Saltando volutamente il secolo francese dominato da Napoleone sino ad allora trascorso, il movimento rivendicativo si ispirava al recupero della tradizione nazionale còrsa del XVIII secolo ispirata a Pasquale Paoli.
Un gruppo di còrsi, prima esiguo e poi sempre più folto, slegato dalle formazioni politiche, aveva però iniziato un'attività di base che puntava alla difesa della lingua, dell'identità e della storia locali già almeno dal 1838-1839, periodo del soggiorno sull'isola (soprattutto in veste di filologo) di Niccolò Tommaseo.
Tommaseo, con l'aiuto del poeta e magistrato di Bastia Salvatore Viale (1787-1861), studiò il vernacolo còrso e ne celebro la ricchezza e la purezza (lo definì come il più puro dei dialetti italiani), contribuendo al nascere dei primi germi di una coscienza linguistica e letteraria autonoma ed irredentista nell'ambito della élite isolana raccolta attorno a Viale.
Salvatore Viale, nella sua premessa all'edizione del 1843 dei Canti popolari corsi, stampato a Bastia ed esplicitamente dedicata "ai lettori corsi", stila un vero e proprio manifesto ideologico nel quale egli - magistrato dello Stato francese - rivendica con chiarezza e libertà l'identità còrsa come antitetica a quella francese e la sua naturale appartenenza all'area culturale italiana. Eccone il passaggio più significativo:
In quei decenni - e lo resterà sino alla fine dell'Ottocento - il vernacolo corso era considerato adatto solo a soggetti "giocosi", "farseschi" (come la Dionomachìa) o "popolareschi" (le canzoni), mentre per i soggetti "seri" la scelta di chi rifiutava l'assimilazione francese era istintivamente quella dell'italiano.
Nel 1889 furono fatte rientrare in Corsica da Londra, dopo un esilio di 82 anni, le ossa di Pasquale Paoli. Nell'austera cappella ricavata nella sua casa natale, l'iscrizione della lapide che ne sigilla la tomba è significativamente scritta in italiano.
Del resto la Corsica fu coinvolta solo superficialmente nel Risorgimento, il processo unitario italiano, salvo l'eccezione di alcuni intellettuali locali legati al Tommaseo ed al Viale che consideravano, come nei secoli passati, "terraferma" l'Italia piuttosto che il continente francese.
Né vi fu mai da parte del Regno d'Italia, molto legato alla Francia sin dalla sua concezione, il minimo accenno concreto ad entrare in rotta di collisione con Parigi per la Corsica. Neanche quando, con la caduta di Napoleone III, il Re Vittorio Emanuele II, non esitò a liquidare lo Stato Pontificio nel 1870, ma non fece alcun tentativo diplomatico-militare per recuperare la Corsica nonostante le continue pressioni di Giuseppe Garibaldi. Infatti alcuni Garibaldini corsi, come Leonetto Cipriani di Centuri (Capo Còrso) (che, protagonista alla battaglia di Curtatone (1848) e poi a quella di Novara, più tardi sarà governatore delle Legazioni pontificie (1860) e senatore del Regno d'Italia), erano pronti a ripetere una piccola "Spedizione dei Mille" in Corsica sotto gli ordini di Garibaldi, che si era ritirato proprio a Caprera (vicinissima alla Corsica).
Si giunse così al 1896 quando apparve il primo giornale in lingua còrsa, A Tramuntana (la Tramontana), fondato da Santu Casanova (1850-1936) e che, sino al 1914, si fece portavoce dell'identità còrsa.
Mentre l'italiano, ancora ben vivo nell'isola all'alba del Novecento, veniva sempre più ostacolato dai Francesi (anche a seguito del mancato riconoscimento dei titoli di studio rilasciati dalle Università italiane sin dai tempi di Napoleone III, che spinse quasi tutta l'intellighenzia còrsa verso quelle francesi), i còrsi iniziarono a valorizzare la loro lingua vernacolare come strumento di resistenza ai misfatti dell'acculturazione francese che minacciava di travolgere l'anima stessa della loro isola.
Accanto al processo di promozione del còrso, che lo porterà ad essere sentito sempre più come lingua autonoma e non più come livello "familiare" dell'italiano, scattava un'operazione di rivendicazione nazionale che portò successivamente alla richiesta pressante di autonomia amministrativa e di studio nelle scuole della storia còrsa.
Accanto A Tramuntana un'altra rivista, A Cispra (nome di un lungo fucile pietra focaia, usato sia dai montanari che dai banditi), si fece interprete di uno stato d'animo che coinvolse trasversalmente, sia a livello di convinzioni politiche individuale, sia a livello di strati sociali, tutta quella che oggi definiremmo la "società civile" dell'isola, mentre i politici settari, di qualsiasi partito nazionale francese, restarono fuori dal processo essendo fedeli al governo centrale e al nazionalismo francese.
La prima guerra mondiale (1914-1918) coinvolse pesantemente la Corsica rivelando ulteriormente il perdurare della disparità di trattamento verso la sua popolazione nel seno dello Stato francese. Secondo alcune stime, circa il 10% dell'intera popolazione dell'isola trovava la morte sui campi di battaglia. L'impatto demografico fu disastroso e
Questa diaspora sovrappose il suo effetto a quello delle pesantissime perdite umane ed economiche nell'isola.
Irredentismo
Tra quelli che restarono in Corsica e non parteciparono alla diaspora si fece strada la radicalizzazione del movimento rivendicativo e si riallacciarono i legami anche politici con l'Italia, che già con il governo Crispi aveva perseguito lo sviluppo dei movimenti irredentisti e una politica estera avversa alla Francia.
In Corsica nacque, per impulso di Petru Rocca, A Muvra (1919), un periodico scritto prevalentemente in còrso e in italiano, con qualche articolo in francese. Attorno al giornale prese vita nel marzo 1922 il Partitu Corsu d'Azione (PCdA, autonomista, analogo al Partito Sardo d'Azione). Alla Muvra (il muflone isolano) si affiancarono altre pubblicazioni, in Corsica e in Italia, da dove il quotidiano livornese "Il Telegrafo" diffuse in Corsica, a partire dal 1927, un'edizione per l'isola, che ebbe ampia circolazione.
Oltre alla fioritura di giornali e i periodici si moltiplicarono studi linguistici (come l'Atlante Linguistico Etnografico Italiano della Corsica di Gino Bottiglioni) e storico-etnografici (Archivio Storico di Corsica e Corsica Antica e Moderna) dedicati all'isola, editi sia in Italia che in Corsica.
Altri corsi famosi che cercavano di rivitalizzare il rapporto con l'Italia furono Dumenicu Antone Versini (detto Maistrale), Matteu Rocca ("I lucchetti" nel 1925), l'abate Dumenicu Carlotti, detto Martinu Appinzapalu ("Pampame corse" nel 1926), Ageniu Grimaldi ed Ugo Babbiziu ("Una filza di francesismi colti nelle parlate dialettali corse" nel 1930). Petru Giovacchini scrisse i poemi "Musa Canalinca" e "Rime notturne" nel 1933 in Corsica (ma successivamente -esule a Roma- compose "Aurore", "Poesie corse", "Corsica Nostra" e "Archiatri pontifici corsi").
Si realizzava così il passaggio dalla rivendicazione autonomista ed identitaria a quella più marcatamente indipendentista e nazionalista che, con l'avvento della propaganda mussoliniana, si venava d'irredentismo: il governo fascista non lesinava finanziamenti agli indipendentisti còrsi e s'istituirono molte borse di studio per ottenere che i giovani còrsi tornassero a frequentare le università italiane.
La storiografia e la propaganda politica francese hanno sfruttato abilmente (e con notevole successo) l'inquinamento fascista per screditare e obliterare il movimento "corsista" contrario alla "francesizzazione" nel suo complesso, operando una semplificazione che equipara l'autonomismo e l'indipendentismo isolano al fascismo, con tutto il carico di disprezzo che evoca l'implicita accusa di tradimento e di adesione ad un sistema dittatoriale sconfitto dalla Storia.
In verità l'avvento di Mussolini in Italia non fece che seguire, non anticipare - né generare - un diffuso e davvero mai del tutto sopito sentimento di estraneità dei còrsi alla nazione francese. La tradizionale ed antichissima tendenza degli isolani a invocare aiuti esterni (con Sampiero s'era cercato aiuto persino presso i Turchi) e a raccogliersi attorno a personaggi "forti" nella sfortunata coincidenza storica, spinse il movimento corsista verso un abbraccio quasi fatale con il Fascismo italiano. Tale deriva va letta piuttosto come un evento "incidentale" (ed anzi stimolato dall'indifferenza francese), che come un'adesione piena e realmente ideologica. Del resto Santu Casanova già invocava un "uomo del destino" sulle colonne della Tramuntana nel 1902, riferendosi a un novello Pasquale Paoli.
Oltre a Petru Rocca si distinserono nel movimento irredentista della Corsica altri personaggi, quasi tutti ad un tempo letterati (con produzioni poetiche in còrso e in italiano) e attivisti politici. Alcuni di essi, come i fratelli Ghjuvanni e Anton Francescu Filippini (quest'ultimo, considerato il maggior poeta còrso, fu segretario di Galeazzo Ciano), sceglieranno giovanissimi l'esilio in Italia; Bertino Poli, Domenico Carlotti ("Martinu Appinzapalu"), Petru Rocca, Pier Luigi Marchetti ed altri finiranno tragicamente per unire il loro destino pubblico a quello del regime fascista.
Lo stesso destino segnerà la vita di Marco Angeli e di Petru Giovacchini, condannati a morte in contumacia, in Francia, come disertori e traditori subito dopo la sconfitta d'Italia nella seconda guerra mondiale.