Gorarella è un quartiere della città di Grosseto, in Toscana.

Il quartiere insiste sull'area urbana sud-occidentale della città, oltre la ferrovia in direzione del mare, e prende il suo nome alla storica tenuta di Gorarella, che fu proprietà di Vincenzo Ricasoli. L'urbanistica del quartiere si deve al disegno di Luigi Piccinato, che negli anni sessanta del XX secolo progettò il piano di edilizia economica popolare 167 Sud, poi inquadrato in un piano regolatore generale a opera dello stesso architetto, approvato nel 1971.

Storia Il toponimo Gorarella è da ricondurre alle "gore", ovvero ai canali e ai fossi che attraversavano quei territori paludosi situati tra il fiume Ombrone, il mar Tirreno e il lago di Castiglione. Appare per la prima volta in una carta risalente al 15 aprile 1353, quando il comune di Siena acquistò alcuni beni che erano possedimenti pisani, forse legati alla figura dalla grossetana Cecca Beringhieri, sposa di un Lanfranchi di Pisa dopo che la sua famiglia si era resa protagonista nelle lotte tra Grosseto e Pisa alla fine del XIII secolo per il possesso delle saline. Uno dei terreni comprati era situato, come si legge nella carta, «in loco dicto a la gora», sulla strada che conduceva verso l'antico porto («via qua itur ad portum») che la città possedeva sulle sponde orientali del lago. Nel XV secolo, tra i beni posti nel territorio di Gorarella viene annoverato Brancolino, località appartenente all'ospedale della Misericordia di Grosseto – che già nel 1309 vi possedeva una vigna – poi acquisita dall'ospedale di Santa Maria della Scala nel 1466; nell'inventario dei beni del 1469 sono menzionate la presenza di una «via che va al vado de la gorarella» e una «via che si parte da Sancto Lazaro et va a la nave del fiume», che testimonia l'esistenza di un luogo di culto intitolato a San Lazzaro e di un'imbarcazione per l'attraversamento del fiume Ombrone.

Nel 1592 le monache di Santa Chiara di Grosseto possedevano a Gorarella otto moggia di terra confinanti con il nuovo fosso fatto costruire da Baldassarre Lanci, «la strada che va alla Giuncola» e il fiume Ombrone. Nel cabreo della commenda di San Leonardo del 1623 è ricordata la «contrada detta la Gorarella», dove sono posti quattro terreni divisi fra loro da fossati, quali il fosso Martello e «la fossa detta Gorarella, che già era la Strada detta la Gorarella», confinanti con la proprietà dell'alfiere Antonio Fanucci e con la strada della Trappola. I terreni rimasero proprietà delle istituzioni ecclesiastiche fino alle allivellazioni lorenesi del 30 marzo 1765, condotte dall'ingegnere Giuseppe Montucci. Le terre della tenuta di Gorarella, che riuniva anche quelle di Gramignaio e il «campo Fanucci», furono concesse a terratico al faccendiere grossetano Domenico Micheli (insieme alla Giuncola), mentre i diritti di pascolo vennero ceduti all'Ufficio dei fossi di Grosseto..

Nel 1854 la tenuta di Gorarella (388 ettari) fu acquistata al pubblico incanto da Vincenzo Ricasoli, il quale tentò di darle un nuovo impulso con l'introduzione delle prime macchine meccaniche per la mietitura. Per risolvere i problemi della scarsa produttività della tenuta, il barone Ricasoli aveva deciso di puntare sulle sperimentazioni dello high farming di modello anglosassone, così come stava facendo anche il fratello Bettino nella vicina tenuta di Barbanella.. L'importazione di strumentazioni e mezzi meccanici dalla Francia e dall'Inghilterra avrebbe dovuto incrementare la produzione e alleggerire il carico di lavoro umano necessario, portando benefici secondo un'ottica capitalistica; l'investimento si rivelò un insuccesso. Il repentino cambio dei sistemi di coltura, da secoli rimasti invariati, non venne ben accolto dai lavoratori grossetani, che in più di un'occasione boicottarono e danneggiarono le macchine. Come sostenne lo stesso Ricasoli, «faceva difetto [...] la macchina più importante per farle agire, cioè l'uomo, la quale, almeno in quel tempo, non si trovava fra i campagnoli di Grosseto». Ricasoli decise quindi di orientarsi verso la mezzadria, realizzando nella tenuta una rete di strade e case coloniche, che avrebbero ospitato le famiglie dei mezzadri, con particolare attenzione anche al risanamento fisico dei terreni: il territorio fu diviso in campi regolari delimitati da canali di scolo e da filari di viti e gelsi. Nel 1864 venne costruita la linea ferroviaria, che delimitava la tenuta separandola dal centro di Grosseto; quello stesso anno, una violenta alluvione dell'Ombrone interruppe bruscamente i lavori di appoderamento, che ripresero dopo alcune difficoltà fino a concludersi nel 1879 con l'affidamento del dodicesimo podere.

Nella prima metà del XX secolo, ebbe inizio una prima espansione della città nei terreni limitrofi alla tenuta, ma si trattò perlopiù di interventi isolati e sporadici: l'inaugurazione dell'ippodromo del Casalone nel 1925, l'edificazione della villa sanatoriale Pizzetti (1931-1936) nella vicinanze dell'ex chiesa di San Giovanni, e l'avvio dei lavori per lo stadio comunale in località Cappelletto nel 1938 (poi interrotti dalla guerra). Sebbene l'espansione urbana oltre la ferrovia, nei terreni della tenuta Ricasoli, fosse già stata prevista nel piano Sabatini del 1936 (rivisto nel 1959), una vero disegno urbano avvenne solo nel secondo dopoguerra, quando nel 1963 l'architetto Luigi Piccinato fu chiamato a redigere il nuovo piano regolatore generale della città e a occuparsi personalmente della progettazione di un moderno quartiere di edilizia economico-popolare, la cosiddetta zona 167 Sud "Gorarella".. La completa urbanizzazione dell'ex tenuta avvenne così negli anni tra il 1966 e il 1982.. Contestualmente allo sviluppo della zona 167 vennero edificate anche alcune aree limitrofe, orbitanti sul centro del quartiere, quali il popolare villaggio Kennedy nei pressi dell'aeroporto civile, la lottizzazione Oliveto in località San Giovanni e gli interventi di edilizia privata nei pressi dello stadio. Le ultime urbanizzazioni risalgono ai primi anni del XXI secolo, con i piani di edilizia economica popolare del Casalone (1999-2004) e di Villa Pizzetti (2005-2013)..

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa di Maria Santissima Addolorata La chiesa di Maria Santissima Addolorata, situata in via Papa Giovanni XXIII, è la chiesa parrocchiale del quartiere. L'edificio di culto venne costruito a partire dal 18 settembre 1969, con la benedizione della prima pietra da parte dell'amministratore apostolico Primo Gasbarri. Autore del progetto fu l'architetto Carlo Boccianti e ai finanziamenti per la costruzione contribuirono anche il Consorzio bonifica grossetana e l'Ente Maremma. I lavori vennero effettuati dalla ditta Egisti, sotto la direzione dell'ingegnere Giovanni Minelli. La chiesa fu consacrata il 20 giugno 1971 dall'arcivescovo Giovanni Benelli, sostituto della Segreteria di Stato della Santa Sede. La struttura è a padiglione unico trapezoidale; sul lato sinistro della facciata, rispetto all'ingresso, svetta il campanile in cemento armato. La chiesa è «composta da un sapiente uso dei materiali, ben assemblati nell'uso del cemento e della pietra a vista»..

Ex chiesa di San Giovanni L'ex chiesa di San Giovanni è situata ai margini sud-occidentali del quartiere, inglobata in una villa della lottizzazione residenziale Oliveto. Forse originaria del XIII secolo, quando è documentata la presenza di un ospedale gerosolimitano in questo territorio che aveva nome San Giovanni, risulta già appartenente ai guglielmiti di Malavalle nel 1302. Nel XVI secolo la chiesa passò in commenda alla famiglia Concini e in seguito fu ceduta all'ordine di Santo Stefano. Nel XVIII secolo la chiesa, ormai crollata e saccheggiata, venne sconsacrata e trasformata in fattoria. Parte della struttura della chiesa originaria è stata recuperata durante i lavori per la trasformazione della fattoria in villa privata negli anni novanta del XX secolo.

Architetture civili Fattoria Ricasoli

La fattoria Ricasoli sorge nei pressi del ponte della ferrovia e costituiva il nucleo amministrativo della tenuta di Gorarella acquistata dal barone Vincenzo Ricasoli nel 1854, nei cui terreni è stato edificato il moderno quartiere. Nel catasto leopoldino redatto da Gaetano Becherucci nel 1823 sono qui presenti alcuni fabbricati rurali, denominati "I Poderi", allora proprietà dell'avvocato Antonio Bargagli; poco distante è registrato il "Capannone Bargagli", dove sorgerà poi la fattoria del Casalone. L'edificio venne costruito in questo nucleo come centro direzionale della tenuta nella seconda metà del XIX secolo, nell'ambito degli interventi messi in atto da Ricasoli per aumentare la produttività dell'azienda. La fattoria si compone di un fabbricato padronale a pianta rettangolare e un secondo edificio a pianta quadrata, poco più arretrato. A partire dal 1997 la fattoria di Gorarella è stata oggetto di una complessiva ristrutturazione, su progetto di Antonio e Roberto Cappelli, per la sua conversione in residenza privata con appartamenti, che ha finito con alterarne l'aspetto e le peculiarità originarie; intorno alla casa padronale è stata edificata una lottizzazione di villette a schiera, completata nel 2004.

Villa Pizzetti L'ex ospedale sanatoriale Giovanni Antonio Pizzetti è uno storico nosocomio della città, costruito a partire dal 1931 e inaugurato il 16 novembre 1936 alla presenza della principessa Maria Francesca di Savoia, in un'area all'epoca posta ancora in aperta campagna. È situato in via Cimabue, presso San Giovanni, e adombrato dai pini marittimi all'interno di un ampio parco recintato. Progettato dall'ingegner Giocoli dell'Istituto nazionale della previdenza sociale, in collaborazione con Giovanni Welby, presenta una pianta a T e le strutture in mattoni a vista, in «un ibrido, ma tutto sommato riuscito, compromesso tra sanatorio ottocentesco e moderna architettura funzionale».. Il parco comprende vialetti e aiuole, e contiene all'interno circa seicento piante, soprattutto pini, ma anche palme, tigli e lecci. Ospita una delle sedi dell'azienda sanitaria locale Toscana Sud-Est.

Monumenti

Cippo idraulico a Giacomo Grandoni Il monumento a Giacomo Grandoni, posizionato in via Signorini nei pressi dello stadio, è costituito da un cippo idraulico in laterizio, su cui è stato apposto il medaglione in marmo del politico Giacomo Grandoni, responsabile dell'ufficio di bonificamento delle Maremme e gonfaloniere della città. La scultura, che raffigura il volto di Grandoni «in una posa nobile e austera, intrisa di spirituale e profonda severità», era stata realizzata da Giovanni Dupré (il primo modello è datato 1856) e inizialmente pensata per il duomo di Grosseto;. nel 1873 venne stabilita la collocazione nella sala del consiglio comunale del nuovo municipio, insieme ai medaglioni di altre figure legate alle bonifiche realizzati da Tito Sarrocchi.. L'installazione sul cippo idraulico è avvenuta negli anni cinquanta del XX secolo, in seguito a un completo rinnovamento del palazzo comunale che ha eliminato gli storici arredi..

Altre sculture Atleti: è una scultura in ferro posizionata di fronte allo stadio comunale, che raffigura quattro silhouette stilizzate poste in fila nell'atto di correre. L'opera è stata realizzata dallo scultore Marco Rossi e inaugurata il 18 luglio 2004 in occasione della fine dei campionati mondiali juniores di atletica leggera svoltisi a Grosseto in quell'anno.. Cippo ai caduti maremmani della divisione partigiana Garibaldi, monumento situato nell'area verde di via papa Giovanni XXIII. Monumento ai bersaglieri, situato in piazza Donatello, è stato inaugurato il 14 aprile 1985 e si tratta di una scultura in bronzo raffigurante il volto di un bersagliere con il caratteristico cappello piumato. Il busto poggia su un basamento in travertino..