LAgenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, nota anche come ENEA, è un ente pubblico di ricerca italiano che opera nei settori dell'energia, dell'ambiente e delle nuove tecnologie a sostegno delle politiche di competitività e di sviluppo sostenibile.

È vigilato dal Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica.

Presidenti storici sono stati Umberto Colombo, Nicola Cabibbo, Carlo Rubbia e Luigi Paganetto.

Storia La storia dell'ENEA è stata molto articolata e costellata di scioglimenti, commissariamenti e riorganizzazioni successive, in gran parte collegate alla travagliata vicenda della produzione dell'energia nucleare in Italia e alle politiche energetiche complessive del Paese.

Le origini: il CNRN (1952-1959)

Il Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari (CNRN) nasce nel 1952 all'interno del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) allo scopo di acquisire e diffondere conoscenze scientifiche sulle applicazioni pacifiche dell'energia nucleare. Fanno parte del CNRN Edoardo Amaldi, Bruno Ferretti, Felice Ippolito (professore di Geologia Applicata all'Università di Napoli) e l'ing. Vittorio De Biasi. Alla presidenza è chiamato Francesco Giordani (professore di Chimica all'Università di Napoli ed ex-presidente dell'IRI sotto il fascismo negli anni tra il 1939 e il 1943).

Nel 1953 si decide anche di costruire un acceleratore di elettroni e l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), che era stato istituito l'8 agosto 1951, viene trasferito per questioni economiche sotto l'amministrazione del CNRN. Parte così la realizzazione dei laboratori di Frascati sotto la direzione tecnico-scientifica dell'INFN (in particolare del prof. Giorgio Salvini) ma con il finanziamento e la disponibilità di personale del CNRN. La realizzazione dell'Elettrosincrotrone viene completata nel 1959.

L'INFN rimarrà per molti anni all'interno del CNRN (e poi del CNEN) occupandosi della ricerca fondamentale e usando circa un quarto delle sue risorse economiche. Le traversie del CNRN/CNEN avranno quindi una costante ricaduta sulla ricerca nucleare fondamentale italiana e questa mancata separazione tra ricerca di base e applicata causerà difficoltà nella valutazione dei risultati e nelle scelte sui finanziamenti.

Nel 1955 la Edison (una società privata produttrice di energia elettrica) inizia a programmare la costruzione della prima centrale nucleare in Italia (un impianto monoreattore PWR da 257 MW di potenza elettrica netta ubicato a Trino) per cercare di affermare il diritto dei privati a effettuare operazioni del genere e a contrastare le tendenze alla nazionalizzazione dell'energia elettrica. Nel 1956 anche l'ENI propone al Governo italiano la costruzione di una centrale nucleare.

Nel 1956 la presidenza del CNRN passa al senatore Basilio Focaccia "assolutamente digiuno di problemi nucleari". Nello stesso anno nasce ad Ispra anche il Centro Ricerche Euratom (oggi Centro comune di ricerca), che è la prima infrastruttura per la ricerca del CNRN e viene ordinato un reattore nucleare sperimentale CP5 da 5MW alla American Car and Foundry. Nel 1957 si firmano i trattati di Roma (che istituiscono il Mercato Europeo Comune) e nasce così la Comunità europea dell'energia atomica (CEEA o Euratom), un organismo che si affianca ai vari enti o commissioni nazionali senza sostituirli e assorbendo grandi quantità di finanziamenti pubblici anche italiani.

Sempre nel 1957 Adriano Buzzati Traverso (ordinario di genetica presso l'Università di Pavia) diviene il direttore della neonata Divisione Biologica del CNRN, istituita allo scopo di studiare gli effetti delle radiazioni: nei bienni 1959–60 e 1960–61 vengono organizzati due corsi di specializzazione sugli effetti biologici delle radiazioni ionizzanti a Pavia.

Nel 1958 vengono avviate le procedure per la costruzione delle altre due centrali nucleari italiane: una dell'ENI a Latina-Borgo Sabotino (di tipo gas-grafite da 220 MW - 200 MW netti in rete - commissionata all'azienda inglese Nuclear Power Plant Co."N.P.P.C." con la collaborazione e la direzione dei lavori dell'Agip Nucleare) e una dell'IRI (di tipo BWR da 150 MW commissionata all'americana General Electric) al Garigliano. Avviene così che le tre centrali in costruzione usino tre tecnologie completamente diverse.

Nel 1959 nasce, nei pressi di Roma, il Centro di Studi Nucleari della Casaccia (Su progetto di Carlo Rusconi Clerici) assorbendo alcuni laboratori ubicati presso l'Università di Roma e altri enti. Sempre nel 1959 viene inaugurato ad Ispra il reattore CP5 costato più di tre milioni di dollari.

Dal CNRN al CNEN

Nel 1960 il Parlamento italiano trasforma il CNRN in Comitato Nazionale per l'Energia Nucleare (CNEN), distaccandolo definitivamente dal CNR. Il presidente è l'allora ministro dell'Industria Emilio Colombo mentre Felice Ippolito continua a ricoprire il ruolo di Segretario Generale. Nello stesso anno il Governo italiano cede (a condizioni abbastanza svantaggiose) all'Euratom il Centro Ricerche di Ispra e il reattore CP5 dopo soli pochi mesi dal suo completamento. La trattativa viene condotta in maniera poco trasparente e l'esito causa grandi proteste sui giornali e le dimissioni del direttore del centro di Ispra, il Prof. Salvetti. Gran parte della ricerca tecnologica sviluppata ad Ispra viene trasferita nel Centro della Casaccia, che assume un ruolo ancora più rilevante. La Casaccia diventa il centro più importante per la ricerca nucleare applicata in Italia: i primi laboratori ad entrare in funzione sono il laboratorio di genetica (fondato da Adriano Buzzati Traverso insieme a Gian Tommaso Scarascia Mugnozza) e il laboratorio di elettronica.

Negli anni '60 il CNEN realizza a Frascati, in collaborazione con EURATOM, il laboratorio Gas Ionizzati che è il primo nucleo di ricerca italiano ad occuparsi dei problemi della fusione termonucleare ed apre un centro a Bologna che orienta i suoi obiettivi all'informatica configurandosi come uno dei maggiori Centri nazionali di calcolo scientifico.

Contemporaneamente il CNEN si propone anche come struttura di sviluppo tecnologico in stretto collegamento con l'industria, per la progettazione e realizzazione di impianti nucleari e impianti per il ciclo del combustibile.

In questo settore, il CNEN avvia tre progetti. Il primo è il PRO (Progetto Reattore Organico) un reattore con una tecnologia nuova basata su uranio arricchito raffreddato con un fluido organico. Si trattava di una tecnologia poco conosciuta che fu abbandonata negli USA e fallì anche in Italia determinando una crisi irreversibile di quei laboratoriD. Lavrencic, G. Valli, “In ricordo del Prof. Salvetti”, Energia, Ambiente e innovazione, n.3, (2005). Il secondo progetto è il PCUT e cioè il “Progetto Ciclo Uranio Torio”, con lo scopo di progettare un impianto, denominato impianto ITREC, in grado di riprocessare il combustibile irraggiato in una piccola centrale statunitense (quella di Elk River) in cambio di un corrispettivo. Il terzo progetto riguardava la costruzione del cosiddetto impianto EUREX, un impianto di riprocessamento degli elementi di combustibile nucleare esauriti provenienti non solo dai reattori di ricerca italiani ma anche da quelli del resto d'Europa. La costruzione comincia nel 1963 ma fallisce a causa della scarsità di richieste di trattamento dal resto d'Europa (è stato chiuso nel 1983).

Nel novembre del 1962 vengono nazionalizzate le aziende operanti nella produzione, commercializzazione, distribuzione e trasporto di energia elettrica e viene istituita l'ENEL. Ippolito entra a far parte del consiglio di amministrazione dell'ENEL e per legge si deve dimettere dall'incarico di Segretario Generale del CNEN. Lo fa ma si fa subito riassumere come consulente con gli stessi compiti.

All'inizio degli anni 1960 entrano in funzione le centrali di Latina, di Sessa Aurunca e di Trino.

Nell'agosto del 1963 il segretario del partito socialdemocratico Saragat e un suo collega di partito, il deputato Preti attaccano il CNEN, mettendo in discussione la validità economica della costruzione delle tre centrali e il piano quinquennale del CNEN. Ippolito viene sospeso dall'incarico nel CNEN e successivamente viene istituita una commissione di indagine ministeriale, la cui inchiesta porta all'apertura di un processo penale nei confronti di Ippolito.Orazio Barrese, Un complotto nucleare - Il caso Ippolito, Newton Compton, 1981. Nel febbraio 1964 Ippolito viene sostituito dal professor Carlo Salvetti.

A ottobre Ippolito viene condannato; uscirà dal carcere dopo due anni e, nel 1968, riceverà la grazia dal presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, lo stesso che aveva avviato la campagna contro di lui. Bisogna notare che all'incirca nello stesso periodo avvengono sia l'attentato (il 27 ottobre 1962) al presidente dell'Eni Enrico Mattei che l'arresto (l'8 aprile 1964) per "peculato" di Domenico Marotta, direttore dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), nato da un finanziamento della Rockefeller Foundation e che aveva avuto ottimi risultati di ricerca e una gestione efficiente. Questi eventi sono stati spesso interpretati come azioni ispirate dagli Stati Uniti d'America e appoggiate dal Governo italiano per limitare lo sviluppo e l'autonomia scientifica e tecnologica dell'Italia e per difendere gli interessi degli USA a venderci tecnologie nucleari e a sostenere le loro compagnie petrolifere. Non va dimenticato inoltre che Mattei e Ippolito avevano anche avuto un ruolo determinante rispettivamente nell'"accordo tripartito" e nell'avvio del progetto del sottomarino "Guglielmo Marconi".

Dopo la sostituzione di Ippolito vengono istituite delle commissioni per effettuare una revisione dei programmi che nel 1964 producono i seguenti risultati: Cancellazione del progetto per la realizzazione del reattore PRO visti i costi enormi previsti per il suo completamento. Si mantiene invece la ricerca di base sui moderatori e refrigeratori organici. Continuazione del progetto EUREX estendendolo anche al riprocessamento dei combustibili delle centrali di potenza. Continuazione del progetto PCUT visto l'interesse degli americani ed il contributo già assegnato dall'EURATOM. Tuttavia la decisione si rivelerà infelice dato che il progetto causerà un passivo 15 volte maggiore delle previsioni e che gli elementi riprocessati saranno alla fine inservibili per gli americani. Impegno in un nuovo progetto sul reattore nucleare CIRENE (CIse REattore a NEbbia) inizialmente lasciato al CISE che lo aveva concepito. Si tratta di un reattore ad uranio naturale in cui il liquido refrigerante è un gas contenente una frazione liquida in sospensione. Il progetto passerà al CNEN nel 1967 quando si deciderà anche di costruire un reattore prototipo da 35 MW. Avvio di un'attività di ricerca sui reattori veloci che pochi anni dopo porterà all'avvio del progetto PEC (Prova Elementi di Combustibile). Si tratta di un progetto molto ambizioso che prevede la costruzione di un reattore veloce di prova che doveva entrare in funzione nel 1972.

In questi anni il mondo è preso da un grande entusiasmo per le prospettive dell'energia nucleare e l'Italia non fa eccezione. Si creano però due schieramenti tecnologici-produttiviCarlo Troilo, “1963-1982: i venti anni che sconvolsero l'IRI”, Bevivino editore (2008). Il primo costituito da FIAT-Tosi-Marelli basato sulla licenza PWR-Westinghouse, e l'altro (basato sulla licenza BWR General Electric) formato dall'IRI-Ansaldo e dall'ENI per il combustibile nucleare.

Il 4 agosto 1967, Ansaldo Meccanico Nucleare (dell'allora gruppo IRI-Ansaldo) e General Electric costituiscono, tramite joint venture, una società (Fabbricazioni Nucleari S.p.A.) per la fabbricazione di elementi di combustibile in un nuovo stabilimento ubicato a Bosco Marengo in provincia di Alessandria.

Nel 1967 il presidente dell'ENEL annuncia in modo ufficiale che il suo Ente avrebbe ordinato almeno una centrale nucleare all'anno.