I Doria o D'Oria sono un'antica e nobile famiglia originaria di Oneglia, la cui storia, a partire dal XII secolo, fa parte della Storia della Repubblica di Genova.

Sino al XIV secolo i Doria primeggiarono, tra gare e rivalità, con le altre grandi famiglie feudali: gli Spinola, ghibellini come loro, e i Fieschi e i Grimaldi, due famiglie guelfe; dopo l'istituzione del dogato popolare (1339), persero il predominio politico, ma conservarono le tradizioni e le funzioni militari e navali.

Con Andrea salirono all'apice della vita cittadina e, perduta questa funzione predominante, conservarono sempre, per il numero, le ricchezze e le aderenze, grande importanza e autorità ed ebbero, anche in tempi più recenti e in momenti decisivi, una funzione quasi direttiva.

Durante le varie epoche, i Doria hanno dato vari cardinali, arcivescovi e vescovi alla Chiesa cattolica e ben sei dogi alla Repubblica di Genova: Giovanni Battista (1537–1539); Nicolò (1579–1581); Agostino (1601–1603); Ambrogio (eletto il 4 maggio 1621 e morto il 12 giugno prima ancora di essere incoronato); Giovanni Stefano (1633–1635); Giuseppe (1793–1795), penultimo doge della Repubblica.

Storia Origini della famiglia Doria Non essendo i Doria, come la maggior parte delle famiglie nobili genovesi, di origine feudale, le loro radici si possono far risalire con difficoltà a non prima del X secolo, perdendosi comunque in congetture che sfiorano la leggenda. Giova tuttavia ricordare un aneddoto che, per la sua diffusione, potrebbe nascondere un fondo di verità: secondo la vulgata, nata probabilmente dal bisogno di attribuire origini illustri e feudali ad una famiglia, con ogni probabilità autoctona, che dal commercio era giunta al potere politico e al possesso di signorie, i Doria trarrebbero le loro origini da un Arduino, visconte di Narbona, il quale, passando da Genova per andare crociato a Gerusalemme, si ammalò gravemente. Ospitato in casa di una vedova della famiglia De Volta e curato, si innamorò di una delle sue due figlie, Orietta, detta Oria, la quale ebbe infine un figlio: Ansaldo che, dal nome della madre, fu detto figlio d'Oria. I nomi con cui i genovesi ne indicarono i figli e poi i discendenti sono infatti Auriae e D'Oria. Questo genitivo dopo il nome di battesimo è appunto la forma che usarono gli annalisti del Comune per indicare i singoli personaggi della casata; mentre per indicarli collettivamente, come clan, scrissero illi de Auria: quelli di Oria, ovvero i D'Oria. Nel tempo tuttavia ha prevalso la denominazione contratta Doria con cui la famiglia è nota.

Occorre osservare che il termine "famiglia", nel caso dei Doria come in quello di altre famiglie genovesi dell'epoca, va inteso, più che nel senso ristretto di nucleo di consanguinei conviventi, piuttosto come un ampio gruppo di persone, composto da vari nuclei familiari in senso moderno, che condividono origini comuni, vincoli di interessi o schieramento politico, zona di residenza e talvolta, come in questo caso, anche il cognome. Il modello di questo tipo di associazione è quello del cosiddetto "Albergo dei Nobili" tipico, oltre che di Genova, anche di altre aree della Liguria e del Piemonte medioevale. A tale proposito si consideri che alcuni genealogisti identificano fino a 40 linee all'interno della famiglia, e che alla battaglia della Meloria nel 1284 sembra partecipassero 250 Doria. All'interno dei Doria, tuttavia, anche i vincoli di sangue furono sempre forti, data la costante abitudine di contrarre matrimoni nell'ambito familiare.

I primi Doria dei quali abbiamo notizia certa sono Ansaldo, nato all'inizio del XII secolo, ed i figli, tra i quali Simone. In quest'epoca la famiglia già possedeva a Genova ampie aree nella zona di Piazza San Matteo, sulle quali sorgeranno i suoi palazzi.

Le fonti già descrivono i primi Doria come protagonisti di primo piano della vita del Comune genovese dell'epoca: importanti mercanti attivi in varie aree del Mediterraneo, uomini d'arme pronti a difendere ed espandere i propri interessi e politici impegnati in magistrature cittadine, quali il consolato. In particolare, l'attività politica dei Doria si orientò verso due obiettivi: partecipare alla vita politica del comune genovese ed acquistare domini feudali su aree spesso indipendenti da Genova (come ad esempio nel caso dei cosiddetti feudi imperiali) e soggetti solo ai Doria stessi. Inizialmente questi feudi furono posti in Liguria, in particolare nel ponente, espandendosi poi nella parte meridionale del Piemonte ed in Sardegna.

XIII - XV secolo Già nel XIII secolo la famiglia deteneva posizioni preminenti nel governo di Genova, ove rappresentò tradizionalmente il partito ghibellino. Questa posizione la schierò per lungo tempo a fianco di altre famiglie dello stesso orientamento, come gli Spinola, ed in opposizione alle casate guelfe, quali i Fieschi ed i Grimaldi.In questo periodo si affermò Pietro Doria (circa 1233 - 1278), importante armatore, finanziere, e mercante che fu padre di Oberto, Lamba e Jacopo.

Oberto Doria (Genova, 1230-1295), Capitano del Popolo e diarca di Genova, fu l'arbitro della politica genovese del suo tempo.

Lamba Doria (Genova, 1245-1323) è stato, assieme al discendente Andrea, il più famoso ammiraglio genovese, la vittoria riportata contro i veneziani nella battaglia di Curzola nel 1298. I suoi discendenti diretti usarono in seguito il nome Doria Lamba. Jacopo fu ammiraglio ed annalista. Lamba Doria è il Capostipite dei rami ancora fiorenti dei marchesi Doria Lamba patrizi di Genova, e dei Marchesi Doria Colonna patrizi di Genova. Fratello del Capitano del Popolo Oberto, vinse i veneziani nella battaglia di Curzola nel 1298, dove ebbe tra i prigionieri l'ammiraglio Andrea Dandolo che, per la disperazione, si uccise e il navigatore Marco Polo che, durante la sua prigionia, dettò il Milione.

Nella battaglia i veneziani perdettero ottantacinque navi: di queste, diciotto furono catturate e le rimanenti, in spregio, furono bruciate.

Tornato a Genova in trionfo, all'ammiraglio Lamba fu donato dal Comune un palazzo in piazza San Matteo, tradizionale zona di residenza e di potere della famiglia in città, altri possedimenti a Savona, dove tuttora è presente il Palazzo D'Oria Lamba, a Genova ed in Piemonte. Inoltre la città lo proclamò Capitano del popolo. Fu nominato ammiraglio di 40 galere per conto dell'imperatore Arrigo VII.

Nel secolo successivo si segnalano gli ammiragli Pagano Doria, che batté Veneziani e Catalani nella battaglia del Bosforo del 1352 e nella battaglia di Sapienza batté i Veneziani nel 1354, e Luciano, vincitore su Vettor Pisani a Pola nel 1379.

Parallelamente alla crescita dell'influenza politica della famiglia, vennero anche a crearsi i primi possessi feudali. Oberto Doria acquistò nel 1263 la Contea di Loano, grazie alla cessione da parte del Vescovo di Albenga di quel territorio, quasi un'isola in terra incuneata tra territori appartenenti a Genova ("Loano isola del Ponente"). Il feudo fu trasmesso ai discendenti di Oberto, dal figlio Corrado I fino a Corrado III che nel 1505 lo vendette ai Fieschi; dopo la congiura di questi ultimi, Loano fu riassegnata da Carlo V ad Andrea Doria, da cui passò ai suoi eredi Principi di Melfi, che l'hanno tenuta fino all'eversione della feudalità. I Doria di Loano tennero anche San Remo, assieme ai de Mari, dal 1297 al 1361.

Percorso simile a quello di Loano seguì il Marchesato di Torriglia, già dei Fieschi, poi dato da Carlo V ad Andrea Doria e da questi ai Principi di Melfi.

Nel 1270 Oberto acquistò anche Dolceacqua, che passò al figlio Andreolo e restò da allora ai Doria fino all'eversione della feudalità. I Doria di Dolceacqua si sono estinti all'inizio del XX secolo.

Oneglia è associata ai Doria per la prima volta nel XIII secolo tramite un Babilano Doria, i cui discendenti gestirono la signoria in comune; tra di essi vi fu il padre di Andrea Doria, Ceva. Nel 1488 i discendenti di Babilano cedettero Oneglia ad un Doria di una diversa linea, Gian Domenico. Nel 1576 il nipote di questi, Gian Gerolamo cedette Oneglia al Duca di Savoia ricevendone in cambio il marchesato di Cirié, dando così inizio alla linea dei Doria di Ciriè durata fino a Tommaso, morto senza eredi in guerra nel 1918.

Nel XIV secolo i Doria acquistarono la signoria di Mornese nel Monferrato di cui detengono ancora oggi l'omonimo il castello.

I Doria in Sardegna e Corsica I Doria ebbero sin dal XII secolo molti interessi in Sardegna, in particolare nei Giudicati di Torres (Logudoro), Arborea ed, in misura minore, di Gallura. Il loro nome è associato a città come Alghero (che si ritiene da essi fondata), Castelsardo, Chiaramonti, Monteleone Rocca Doria, Valledoria. Fra i Doria attivi in Sardegna si possono citare Nicolò (? – 1276) e Branca Doria (1233 circa – 1325), protagonista dell'Inferno dantesco, con i suoi discendenti, tra i quali il nipote Brancaleone, sposo nel XIV secolo di Eleonora signora di Arborea, e padre di Federico e Mariano V di Arborea. Con loro termina la rilevanza politica della presenza dei Doria in Sardegna, sconfitta dalla nascente potenza dei re aragonesi. I Doria avrebbero mantenuto il controllo di Castelgenovese (l'odierna Castelsardo), l'ultima loro piazzaforte nell'isola, fino al 1448.

I Doria ebbero interessi anche in Corsica, che fu a lungo soggetta a Genova. Qui fu attivo, ad esempio, il primo conte di Montaldeo Giorgio nel sec. XVI. Alcuni rami della famiglia vi si stabilirono e vi restarono sino all'età moderna.

Andrea Doria ed i Principi di Melfi

Andrea Doria (Oneglia, 1466 - Genova, 1560) non ebbe figli, ma costituì attorno a sé un nucleo familiare di eredi ben definito attraverso le figure dei nipoti, in particolare il figlio del cugino Tommaso, Giannettino (1510-1547), ed il figlio di primo letto della propria moglie, Peretta. Costei era vedova di Alfonso I Del Carretto, marchese di Finale, dal quale aveva avuto il figlio Marcantonio, poi adottato da Andrea.

Alla morte di Giannettino, ucciso nella congiura di Gianluigi Fieschi, il figlio maggiore Gianandrea gli subentrò come luogotenente di Andrea nel suo ruolo politico e militare. Egli fu poi erede di vari beni dello zio, oltre alla flotta, tra i quali il palazzo del Principe a Fassolo, che abbellì con vari interventi.

I feudi imperiali liguri, tra i quali le signorie di Loano e TorrigliaQuesto feudo imperiale, arroccato sull'Appennino ligure alle spalle di Genova, viene concesso da Carlo V ad Andrea Doria, con il titolo di Marchese, dopo averne spossessato i Fieschi dopo la congiura del 1547. Il 13 maggio 1760 il feudo fu elevato a principato e tale rimase fino all'abolizione del feudalesimo nel 1798 furono assegnati al fratello minore di Gianandrea, Pagano, che seguì anch'esso la carriera militare e morì combattendo a Tunisi nel 1574. Dei feudi nell'Italia meridionale che l'imperatore Carlo V aveva concesso ad Andrea Doria, come riconoscimento dei servigi resigli, Gianandrea ebbe la contea di Tursi, mentre Marcantonio Del Carretto, il principato di Melfi, già dei Caracciolo, con Lagopesole, Lacedonia e Candela.

Il matrimonio di Zanobia Del Carretto Doria, figlia di Marcantonio, con Gianandrea, riunì questi due rami permettendo la nascita, con il loro primogenito Andrea II (1570-1612), erede anche dei feudi liguri già di Pagano, della linea dei Doria principi di Melfi.

Agli inizi del XVII secolo il figlio di Andrea II, Giovanni Andrea II (1607-1640), sposò Maria Polissena Landi, principessa di Valditaro: in seguito a tale matrimonio vennero acquisiti il patrimonio, il nome e le insegne dei Landi, ancor oggi presenti nello stemma della famiglia, che da allora si chiamò Doria-Landi. I Doria rivendettero poi nel 1688 lo stato Landi ai Farnese, mantenendo i titoli.