Biografia Lucio Valerio apparteneva al ramo Potito della nobile gens Valeria, un'antica gens patrizia dell'antica Roma. Era il figlio di Marco Valerio Voluso Massimo, console nel 505 a.C., il fratello di Manio Valerio Voluso Massimo, dittatore nel 494 a.C., e il padre di Lucio Valerio Potito, console nel 449 a.C. Si sa che era un parente di Publio Valerio Publicola, ma non si è stabilito con certezza se fosse il fratello o il nipote; le fonti critiche tendono a privilegiare quest'ultima ipotesi e per questa parentela viene talvolta indicato come Lucio Valerio Potito PublicolaDionigi di Alicarnasso, Antichità romane, Libro VIII, 77, 1..

Nel 486 a.C. divenne questore e nel 485 a.C. fu uno dei due questori che accusarono Spurio Cassio Vecellino di ambire alla monarchia, accusa che portò alla condanna a morte dell'ex console, gettato dalla Rupe Tarpea dai suoi due accusatoriDionigi, Antichità romane, Libro VIII, 77-78.. Questa vicenda finì per rendere Lucio Valerio estremamente inviso alla plebeTito Livio, Ab urbe condita libri, Libro II, 4..

Primo consolato (483 a.C.) Nonostante fosse così inviso, Lucio Valerio venne eletto console nel 483 a.C. insieme a Marco Fabio VibulanoDionigi, Antichità romane, Libro VIII, 87., che era al primo dei suoi tre incarichi.

In quell'anno i tribuni della plebe si batterono affinché venisse votata la legge agraria favorevole alla plebe, ma il senato era contrario alle donazioni e i consoli si opposero con tutte le loro forzeTito Livio, Ab urbe condita libri, Libro II, 42, 6.. Per il racconto di Dionigi, la plebe istigò Caio Manio, un tribuno della plebe, a che si opponesse alla coscrizione degli uomini, finché i Senatori non nominassero i componenti della commissione, che avrebbe dovuto individuare le terre pubbliche da dividere tra i cittadini romani, secondo quanto stabilito durante il consolato di Spurio Cassio. I consoli superarono l'opposizione del tribuno, chiamando la leva fuori le mura cittadine, dove i tribuni della plebe non avevano alcun potere.

Si continuò la campagna contro i Volsci, per la quale a Fabio toccò in sorte la difesa dei territori degli alleati e a Valerio il comando dell'esercito accampato nel territorio dei VolsciDionigi, Antichità romane, Libro VIII, 88.Tito Livio scrive anche di scontri con i Veienti non riportati da Dionigi, Ab Urbe Condita Libri, 42. La campagna contro i Volsci non diede risultati apprezzabili, perché, secondo il console Lucio Valerio, l'esercito plebeo gli era contrario, perché il console non era adatto al comando, secondo i soldati.Dionigi, Antichità romane, Libro VIII, 88-89.

A questa situazione di malessere complessivo si andarono ad aggiungere, a Roma come nelle campagne, presagi funesti basati sull'interpretazione delle viscere animali e sull'osservazione del volo degli uccelli, spiegati col mancato rispetto delle prescrizioni nei rituali religiosi. Il solo risultato del terrore dovuto alla collera degli dei fu la condanna a morte della vestale Oppia, sepolta viva, così come voleva la tradizione, per esser venuta meno al voto di castitàTito Livio, Ab Urbe Condita Libri, Libro II, 42.Dionigi, Antichità romane, Libro VIII, 89..

Secondo consolato (470 a.C.) Lucio Valerio venne eletto console, per la seconda volta, insieme con Tiberio Emilio MamercinoDionigi, Antichità romane, Libro IX, 51.Tito Livio, Ab Urbe Condita Libri, Libro II, 61..

Durante il loro consolato i tribuni della plebe ottennero di portare nuovamente all'attenzione del Senato la questione della ripartizione della terra, stabilita durante il consolato di Spurio Cassio Vecellino e Proculo Verginio Tricosto Rutilo. Entrambi i consoli si mostrarono favorevoli, Tiberio in particolare spinto da un vecchio risentimento verso il Senato stesso che aveva negato al padre la concessione del trionfo per la vittoria sui Veienti del 478 a.C.. La richiesta fu però respinta dal Senato, in particolare per l'opposizione di Appio Claudio, console nell'anno precedenteDionigi, Antichità romane, Libro IX, 51-54.

Furiosi per la sconfitta, i tribuni Marco Duilio e Gneo Siccio cercarono di vendicarsi formulando varie accuse contro Appio Claudio, tanto da riuscire a mandarlo sotto processo; tuttavia il processo non ebbe luogo, poiché Appio morì prima. Secondo Tito Livio Appio si ammalò gravemente e morì prima di essere posto sotto processo, secondo Dionigi si suicidò, ma i parenti dissero che morì per una malattiaDionigi, Antichità romane, Libro IX, 54..

In quell'anno i due consoli vennero inviati a combattere contro due popoli nemici di Roma, Tiberio contro i Sabini e Lucio contro gli Equi. Dopo alcune scaramucce, i Romani ed i Sabini finirono per fronteggiarsi mantenendo le posizioni senza ingaggiare battaglia, ritirandosi poi dopo alcuni giorni senza vincitori né vintiDionigi, Antichità romane, Libro IX, 55.Tito Livio, Ab Urbe Condita Libri, Libro II, 62..

Note

Bibliografia Fonti primarie Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane Tito Livio, Ab urbe condita libri

Fonti secondarie William Smith, Dizionario di biografia e mitologia greco-romana

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