Viene di solito identificato come un esponente della Nouvelle Vague iraniana sorta a partire dagli anni '70. Ha realizzato diversi cortometraggi e ha lavorato come assistente alla regia per il collega cineasta, anche lui iraniano, Abbas Kiarostami. Panahi ha ottenuto il riconoscimento internazionale con il suo primo lungometraggio, Il palloncino bianco del 1995. In quell'anno il film ha vinto la Caméra d'or al Festival di Cannes, il primo premio importante vinto da un film iraniano a Cannes.
Panahi si affermò presto come uno dei più influenti cineasti iraniani. Anche se i suoi film sono spesso banditi nel suo paese, ha continuato a ricevere riconoscimenti internazionali, vincendo numerosi premi, tra i quali, nel 1997, il Pardo d'oro al Festival di Locarno per Lo specchio, nel 2000, il Leone d'oro alla Mostra del Cinema di Venezia per Il cerchio, e, nel 2006, l'Orso d'argento per la migliore regia al Festival di Berlino per Offside, nel 2015, l'Orso d'oro per Taxi Teheran e, nel 2025, la Palma d'oro al Festival di Cannes per Un semplice incidente.'Awards for Jafar Panahi', at the IMDb I suoi film sono noti per la loro prospettiva sociale e umana del suo Paese, spesso concentrandosi sui disagi dei bambini, dei poveri e delle donne. Il professore di letteratura iraniana, Hamid Dabashi ha scritto, "Panahi non fa come gli viene detto, infatti egli ha avuto successo proprio per non fare come gli viene detto."Dabashi, Hamid. Masters and Masterpieces of Iranian Cinema. Washington D.C.: Mage Publishers. 2007. pp. 420.
Biografia
1960-1979 Nacque a Mianeh, in Iran. Descrisse la sua famiglia come un nucleo appartenente alla classe operaia, crescendo con quattro sorelle e due fratelli, mentre il padre lavorava come imbianchino. La sua famiglia in casa parlava in lingua azera, ma in lingua persiana con gli estranei.Stone, Judy. Eye on the World: Conversations with International Filmmakers. Silman-James Press, Los Angeles, 1997, ISBN 1-879505-36-3, pp. 386. All'età di dieci anni, scrisse il suo primo racconto; narrava di un ragazzo che per passare gli esami scolastici ricorre a dei sotterfugi, ma alla fine si sente in colpa, per cui confessa il suo "crimine". Per questo racconto vinse un primo premio a un concorso di libri.
Il suo amore per la cinematografia iniziò all'età di nove anni, quando le sorelle di Panahi lo avevano, di fatto, "reclutato" per andare a vedere i film nei cinema locali in modo che potesse raccontare e rivivere per loro le scene e i dialoghi. Infatti le sue sorelle, a causa delle severe leggi islamiche, non erano autorizzate a lasciare la casa di famiglia, per cui spesso Panahi, pur non avendo avuto il permesso dal padre, si recava di nascosto al cinema. Il padre di Panahi, pur essendo anch'egli un cinefilo, disapprovava il fatto che suo figlio si recasse al cinema. Panahi ha dichiarato che un giorno suo padre gli disse: "Questi film non sono buoni per voi. Ma personalmente ho deciso di prendere visione di ciò che anche per me non era considerato buono”. Un giorno il padre di Panahi lo scoprì in un cinema e lo punì. Questo lo condusse a ricercare proiezioni alle quali suo padre non avrebbe con certezza mai partecipato, per cui iniziò a frequentare l'istituto Kanoon, Istituto per lo sviluppo intellettuale dei bambini e dei giovani adulti, dove assistette a numerose proiezioni, sia d'essai sia internazionali. Alla Kanoon scoprì i film di Abbas Kiarostami,Dönmez-Colin, Gönül. Cinemas of the other: a personal journey with filmmakers from the Middle East and Central Asia. Intellect Books, Bristol, UK, 2006. ISBN 1-84150-143-3, pp. 95–96. un regista iraniano, uno dei fondatori nel 1969 del Dipartimento cinematografico dell'Istituto.Dönmez-Colin. pp. 57. Qui avrebbe anche incontrato il regista Kambuzia Partovi.
La visione del film Ladri di biciclette di Vittorio De Sica, del 1948, lo colpì profondamente. Panahi ha affermato che quando lo vide per la prima volta pensò: “Ecco un vero film, un film che non mente."Dönmez-Colin. pp. 95. Nello stesso periodo iniziò a sperimentare la fotografia e a realizzare cortometraggi con una cinepresa. Ha anche recitato in un film assistendo il direttore della biblioteca nell'esecuzione di un programma di insegnamento ai bambini su come utilizzare una macchina da presa. A partire all'età di dodici anni, nel dopo scuola, Panahi ebbe la possibilità di vedere diversi film. La sua infanzia povera contribuì a formare la sua visione di un mondo umanistico, visione che in seguito si manifesterà pienamente nei suoi film.
1980-1994 All'età di vent'anni Panahi, tra il 1980 e il 1982, venne reclutato nell'esercito iraniano a seguito della guerra tra Iran e Iraq, dove lavorò come direttore della fotografia militare. Nel 1981 venne catturato dai ribelli curdi che combattevano per le truppe iraniane e trattenuto per 76 giorni. Dalle sue esperienze produsse un pregevole documentario sulla guerra successivamente trasmesso in televisione. Dopo aver completato il servizio militare, si iscrisse al Collegio di Cinema e TV di Teheran, dove studiò cinema, apprezzando particolarmente le opere di registi come Alfred Hitchcock, Howard Hawks, Luis Buñuel, e Jean-Luc Godard. Nel collegio incontrò il regista Parviz Shahbazi e il direttore della fotografia Farzad Jodat, con i quali avrebbe in futuro girato tutti i suoi primi lavori. Durante la permanenza al collegio frequentò anche il Bandar Abbas Center, dove ha realizzato i suoi primi documentari. Inoltre, nel 1988, prima della laurea, iniziò a lavorare come aiuto regista nei film del suo professore.
Successivamente produsse diversi documentari trasmessi al Canale 2 della televisione di stato iraniana. Il suo primo cortometraggio, I capi feriti (Yarali Bashar), raccontava di un'antica tradizione, resa illegale dal regime, che consisteva in una cerimonia di lutto, in cui i fedeli si colpivano la testa con dei coltelli, fino a farla sanguinare. Questa cerimonia avveniva in una regione dell'Azerbaigian persiano, nel nord dell'Iran. Nel film, Panahi ha documentato la cerimonia di lutto del terzo imam sciita, l'Imam Hossein, girando tutto in segreto, ma la pellicola venne comunque vietata per diversi anni. Nel 1988 produsse il docu-film, The Second Look (Negah-E Dovom), un documentario che di svelava il dietro le quinte sulla realizzazione del film di Kambuzia Partovi, Golnar. La pellicola si concentrava sulla creazione delle marionette utilizzate nel film di Partovi, e sul rapporto dell'artista con i suoi burattini, ma fino al 1993 la pellicola non venne pubblicata. Nel 1990 ha lavorato come assistente alla regia in un film di Partovi, Il pesce (1991).
Nel 1992 produsse il suo primo cortometraggio, L'amico (Doust), omaggio al primo cortometraggio di Kiarostami, Il pane e Alley.Dönmez-Colin. pp. 96. Nello stesso anno ha realizzato il suo secondo cortometraggio, L'ultimo esame (Akharin Emtehan). In entrambi i brevi filmati recitarono attori non professionisti, come Ali Azizollahi e Mehdi Shahabi. Al Festival Nazionale della TV iraniana nello stesso anno, il cortometraggio vinse diversi premi come: miglior film, miglior sceneggiatura, miglior fotografia e miglior montaggio. Ispirato dalla storia di un giovane Luis Buñuel, quando, una volta in contatto col regista Jean Epstein, richiese di lavorare nel cinema. Panahi lascia un messaggio sulla segreteria telefonica di Abbas Kiarostami, affermando di amare i suoi film e rendendosi disponibile a svolgere qualsiasi lavoro pur di poter lavorare insieme a lui alla realizzazione della pellicola successiva. Così Kiarostami assunse Panahi come suo assistente alla regia per il film Sotto gli ulivi in quanto aveva potuto prendere visione di alcuni dei suoi cortometraggi, e nel 1995 dichiarò: "Panahi è estremamente dotato, una figura promettente per il futuro del nostro cinema".
1995-2009
Il palloncino bianco (1995) Laureatosi presso l'Università del cinema e della televisione di Teheran, collaborò con la televisione iraniana come assistente di Abbas Kiarostami nel film Sotto gli ulivi (1994). Il suo esordio da regista avvenne nel 1995 con il lungometraggio Il palloncino bianco (Badkonake Sefid), sceneggiato da Abbas Kiarostami, prodotto in collaborazione con IRIB Canale 2, Ferdos Films e la Fondazione Farabi Cinema.Dönmez-Colin. pp. 226. Inizialmente intitolato Felice Anno Nuovo, il regista ha sviluppato una storia originale insieme a Parviz Shahbazi. Con questa opera vinse la Caméra d'or al Festival di Cannes. Tentò successivamente di ottenere finanziamenti dal Canale 1 di IRIB, per la produzione di un cortometraggio, ma la sua richiesta venne respinta. Panahi ha poi illustrato un dietro le quinte originale del film di Kiarostami Sotto gli ulivi. Lo stesso Kiarostami lo incoraggiò a caratterizzare l'idea scrivendo la sceneggiatura. Durante i viaggi in auto per organizzare le riprese, Kiarostami impostò la sceneggiatura del film, mentre Panahi ne registrò le conversazioni. Kiarostami aiutò a garantire il finanziamento del canale 2 dell'IRIB del dietro le quinte di Panahi. Per il casting del film, Panahi viaggiò per tutto l'Iran al fine di includere nel film tutte le diverse etnie del paese. Scelse come attrice protagonista Aida Mohammadkhani. Successivamente organizzò un cast per il ruolo di Razieh Ali. Al provino si presentarono 2.600 ragazzi, un nutrito gruppo dal quale venne scelto Mohsen Kalifi.Stone, Judy. Eye on the World: Conversations with International Filmmakers. Silman-James Press, Los Angeles, 1997, ISBN 1-879505-36-3, pp. 386–387. Il regista era convinto che a ricoprire la maggior parte dei ruoli di secondo piano dovessero essere attori non professionisti, tra i quali un vero e proprio venditore di pesce trovato al mercato di Rasht, e uno studente di college scelto per recitare il ruolo di un giovane soldato. L'attrice professionista Anna Borkowska venne scelta per recitare il ruolo di una donna armena.
Nel film Razieh racconta la vita di una bambina di Teheran, desiderosa di acquistare un pesce rosso fortunato per la prossima festa di Capodanno iraniana, sforzandosi di ottenere la banconota da 500 Toman necessaria per il suo acquisto. Panahi ha lavorato a stretto contatto con Mohammadkhani, guadagnandone la fiducia. Il regista era preoccupato che l'attrice non fosse in grado di piangere al momento giusto, per cui avrebbe rivolto il suo sguardo verso di lui fuori campo, inducendola a piangere. Le riprese iniziarono nei primi giorni di aprile 1994 a Kashan e si protrassero fino ai primi di giugno. Il regista ha dichiarato che durante la realizzazione del suo primo lungometraggio: “Volevo dimostrare a me stesso che posso fare il lavoro, che posso finire un film con successo e ottenere dai miei attori una buona recitazione." Ha anche affermato che "In un mondo in cui i film vengono realizzati a suon di milioni di dollari, noi abbiamo fatto un film su una bambina che vuole comprare un pesce per meno di un dollaro. Questo è ciò che stiamo cercando di mostrare" in Iran, i film che descrivono i bambini hanno più probabilità di evitare la censura o la polemica politica. Il palloncino bianco venne proiettato in esclusiva nelle sale specializzate in film per bambini. Nei cinema iraniani non ebbe successo, almeno inizialmente, in quanto vendette solo 130.000 biglietti.