La Rondeau (nota anche come Automobiles Jean Rondeau) era casa automobilistica francese fondata dal pilota Jean Rondeau nel 1976, quando egli era ancora in piena attività agonistica, e specializzata nella costruzione di automobili da competizione per le gare di durata.

Fondamentalmente un'azienda artigianale, realizzò le Inaltera LM e LM77, denominate così in base ad un accordo di sponsorizzazione con la multinazionale Inaltera, azienda specializzata in carta da parati e decorazioni. Quando il contratto fu sciolto alla fine del 1977 e le tre vetture costruite e tutti i ricambi vennero venduti allo svizzero Heini Mader, Jean Rondeau tenne per sé i progetti della vettura, il che gli permise di realizzare una nuova automobile da corsa a cui diede il proprio nome. Passò alla storia dell'automobilismo perché finora il suo proprietario è stato l'unico pilota a vincere la 24 Ore di Le Mans con una vettura di propria fabbricazione.

Il pilota-costruttore Sempre molto ambizioso, Rondeau decise di dare una svolta alla sua carriera di pilota, che gli aveva già dato le sue soddisfazioni, e decise di diventare un pilota-costruttore: era l'anno 1976, a due anni di distanza dal ritiro della Matra da Le Mans e dal Mondiale Marche dopo 3 vittorie consecutive e 10 anni di ininterrotta partecipazione. Senza una squadra francese in gara, alla 24 Ore di Le Mans del 1975, ci fu un dominio dalle squadre inglesi e tedesche, nonostante la presenza di Ligier con il suo 2º posto nella classifica generale. In verità la Ligier non fu mai un reale un ostacolo per le Mirage e le Lola in quella edizione e solo i problemi meccanici che interessarono le T292 e T294 della marca fondato da Eric Broadley (curiosamente iscritte da un team francese) le permisero il suo miglior risultato di sempre a Le Mans.

Ma dal desiderio di tornare a una forte e credibile presenza francese a Le Mans nacquero due progetti: uno patrocinato dall'ex-progettista Peugeot Gerard Welter e l'altro su iniziativa di Jean Rondeau. Entrambi i progetti, che miravano a formare una "Equipe de France", partivano dall'idea di utilizzare il motore PRV (Peugeot, Renault e Volvo) V6 2,7 litri ed i prototipi furono costruiti secondo le regole del Gruppo 6 - GTP, le cosiddette Gran Turismo Prototipo. Rondeau, che aveva bene in mente la potenza del Ford Cosworth DFV (all'epoca ampiamente utilizzato in Formula 1) portati in pista dalle inglesi Mirage, scelse di costruire una GTP competitiva ma poco "patriottica", scommettendo sul motore da corsa a discapito del propulsore francese derivato dalla serie. Questa scelta gli valse la mancanza di sostegno da parte delle grandi aziende francesi, che appoggiarono invece il progetto di Gerard Welter.

A questo punto Rondeau giocò una carta a sorpresa e firmò un contratto con la multinazionale della carta Inaltera: tale accordo comprendeva, in cambio della sponsorizzazione, l'attribuzione del nome del prototipo in fase di costruzione. Con questa mossa, Rondeau era sulla bocca di tutti e fece tanto scalpore che alla 24 Ore di Le Mans del 1976 la TF1, la principale emittente televisiva francese, diede ordini specifici ai suoi commentatori di non pronunciare il nome dello sponsor di Rondeau e nemmeno il nome ufficiale del prototipo, che il costruttore aveva battezzato Inaltera LM, questo perché tale operazione sembrava fatta apposta per aggirare la legge francese sulle sponsorizzazioni occulte, sebbene tale pratica fosse la norma nelle competizioni d'oltreoceano come la 500 miglia di Indianapolis http://www.autodiva.fr/forum/viewtopic.php?f=2&t=29&start=73. Le due vetture che vennero iscritte alla gara furono completate in soli 5 mesi da Rondeau, un gruppo di suoi amici di lunga data e dai dipendenti del "Bureau de Design Ovale", l'azienda che aveva progettato l'aerodinamica della Inaltera LM e furono letteralmente costruite nel cortile della sua casa, a pochi passi dal Circuit de la Sarthe.

Risultati sportivi Il 1976 Rondeau poté così ingaggiare il tre volte vincitore a Le Mans Henri Pescarolo e Jean-Pierre Beltoise come equipaggio per una delle sue vetture, mentre l'altra fu condotta dallo stesso Rondeau, da Jean-Pierre Jaussaud e dalla belga Christine Beckers e una terza vettura era presente ai box come riserva; tuttavia, un'altra squadra sottrasse tutte le attenzioni dei media ai progetti artigianali di Rondeau e Welter: era la Renault Sport, che aveva unito le sue forze a quelle dell'Alpine e della Gordini per poter puntare, oltre che alla 24 Ore, anche al Mondiale Marche. Durante le prove l'Inaltera LM si piazzò in testa allo sparuto gruppo di GTP (le due Inaltera, la WM, una Lola e una Lancia Stratos), ma la Renault Alpine A442 ottenne la pole position. Durante la gara le GTP furono più lente delle barchette del Gruppo 6 e le vetture di Rondeau su classificarono all'8º (con Pescarolo/Beltoise) e al 21º posto nella classifica generale, conquistando il 1º e il 3º posto nella loro classe. Un'altra vittoria di classe per Rondeau e una vittoria al debutto per la Inaltera.

Il 1977

Per la 24 Ore di Le Mans 1977 Jean Rondeau iscrisse 3 Inaltera LM77 nella classe GTP per gli equipaggi Jean-Pierre Beltoise/Al Holbert, Lella Lombardi/Christine Beckers e Jean Rondeau/Jean Ragnotti. I suoi piloti di punta del 1976 erano stati assoldati da Porsche e Renault per competere per la vittoria assoluta nella lotta tra la Porsche 936 e la Renault Alpine A442. Durante la gara, l'Inaltera di Beltoise/Holbert arrivò a occupare il 3º posto assoluto, davanti a una delle Porsche ufficiali, ma un problema durante un rifornimento causato un allagamento dell'abitacolo del prototipo, il successivo incendio con Beltoise ancora dentro la vettura e la mezz'ora di riparazioni la attardarono e le fecero completare la gara al 13º posto assoluto, due posizioni dietro alla macchina tutta "femminile" di Lella e Christine, che terminò in 11ª posizione. La terza Inaltera, nelle fasi finali detenne il terzo posto, ma Ragnotti non riuscì a difendersi dall'attacco della Porsche 935 privata della squadra francese JMS Racing/ASA Cachia, con Claude Ballot-Léna e Peter Gregg al volante, che gli soffiò il podio. Jean Rondeau ottenne quindi il quarto posto e si riconfermò vincitore della classe GTP.

Nell'agosto di quell'anno la Rondeau mise in cantiere un progetto per una vettura sport a sei ruote, la M579, spinta da una versione sovralimentata del motore Ford Cosworth DFV denominata DFX (che aveva già dimostrato il suo valore nelle gare americane per monoposto dell'American Championship car racing in versione da 2,65 litri), ma con cilindrata ridotta a 2.142 cm³ per rientrare nella "classe 3 litri" per via del fattore di equivalenza. I vantaggi dell'uso di sei ruote, secondo il costruttore, sarebbero stati una migliore aerodinamica e una maggiore superficie di contatto sull'asfalto, pertanto una maggiore agilità e frenata migliore sul bagnato, con minori problemi in caso di foratura. Ispirata alla Tyrrell P34 di Formula 1, avrebbe dovuto partecipare alla 24 Ore di Le Mans del 1979, ma la FIA aveva già deciso l'anno precedente di mettere fuori legge le auto da corsa con più di 4 ruote a partire dalla stagione 1979: il progetto fu abortito e in seguito si parlò della vettura, di cui era stato realizzato il modello in scala per i test in galleria del vento, come di una mossa mediatica di Jean Rondeau per attirare nuovi sponsor.

Il 1978

Nonostante i risultati fossero stati molto positivi, tenuto anche conto del fatto che la squadra fosse amatoriale e partecipasse con un prototipo artigianale se confrontato con quello della Renault-Alpine, della Porsche o anche della Mirage, l'azienda che sponsorizzava l'avventura di Jean Rondeau decise nel 1978 di non continuare a sostenere il piccolo produttore: la scuderia fu chiusa e le tre vetture, complete di motori e ricambi, furono vendute al preparatore svizzero Heini Mader. A fronte di una riduzione di bilancio di circa l'80% rispetto a quello dei due anni precedenti, Rondeau che per sua natura non rinunciava di fronte alle avversità e che aveva tenuto per se i progetti, si schierò nel 1978 con una evoluzione dell'Inaltera LM77, che venne chiamata Rondeau M378, ancora nella classe GTP, ma stavolta con solo un prototipo in luogo dei due o tre degli anni precedenti. Nel frattempo Mader aveva tenuto per se solo i motori e aveva rivenduto le auto, una delle quali fu iscritta alla gara dall'André Chevalley Racing, del pilota svizzero Andre Chevalley.

Le qualifiche della 24 Ore di quell'anno non andarono bene e Rondeau, che quell'anno aveva come compagni di squadra Bernard Darniche e Jacky Haran, non fece meglio del 40º tempo, mentre l'Inaltera LM venduta alla squadra svizzera fu in grado di cogliere il 19º tempo in un parco partenti di 55 concorrenti.

In gara, però, la Rondeau continuò a mostrare la competitività di sempre a alla fine vinse ancora una volta la classe GTP e raggiunse l'8º posto assolunto nella classifica finale della gara, vinta dalla Renault Alpine A442B pilotata da Jean Pierre Jaussaud (ex-compagno di squadra di Rondeau) e Didier Pironi.

Il 1979

Nel 1979, grazie alla sua insistenza e alla capacità di convincere tutti a condividere il suo sogno, Rondeau poté iscrivere nuovamente 3 vetture, le Rondeau M379 (evoluzione della M378), ottenendo per ognuna di loro uno sponsor differente e riuscendo, in seguito al ritiro della Renault (dedicatasi quell'anno esclusivamente alla Formula 1), a convincere di nuovo Henri Pescarolo e Jean-Pierre Beltoise a tornare a correre per la sua squadra. Così, con il sostegno di VSD e Canon, la Rondeau n°5 fu pilotata dalla coppia Jean Ragnotti/Bernard Darniche, la n°4, dipinta con i colori della ITT e della Oceanic, fu condivisa da Henri Pescarolo e Jean-Pierre Beltoise e, infine, Jacky Aran fece coppia con lo stesso Jean Rondeau sulla n°55 con il patrocinio di Merlin Plage: per la prima volta Rondeau ha decise di collocare due dei suoi prototipi nella classe principale, il Gruppo 6 (classe "Sport oltre 2 litri") (la n°4 e n°5), mentre la n°55 fu iscritta alla classe GTP (classe "fino a 3 litri").

In qualifica, Pescarolo/Beltoise ottennero il 9º tempo e Ragnotti/Darniche il 6º tempo. Tuttavia, per la prima volta, un prototipo costruito da Rondeau non riuscì a finire la gara, dominata quell'anno dalle vetture silhouette del Gruppo 5, con la vittoria nella Porsche 935 Kremer Racing affidata al tedesco Klaus Ludwig e gli americani Don e Bill Whittington. Le altre due Rondeau terminarono la gara al 5º e al 10º posto (Ragnotti/Darniche e Pescarolo/Beltoise rispettivamente). Infine è da notare che la Rondeau di Ragnotti/Darniche vinse il Gruppo 6 (classe "Sport oltre 2 litri").

Il 1980

Quell'anno a Le Mans Jean Rondeau e il suo copilota Jean-Pierre Jaussaud dovettero fronteggiare con la loro M379Bhttps://www.flickr.com/photos/29493524@N06/2844698807/ Foto della Rondeau M379B vincitrice e le altre due vetture gemelle (per gli equipaggi Pescarolo/Ragnotti e Spice/P. Martin/J.M. Martin) i numerosi team privati clienti della Porsche, tra cui il più accreditato era il Joest Racing con una barchetta di Gruppo 6 pilotata dallo stesso Reinhold Joest e da Jacky Ickx, seguiti dalle 935 del Gruppo 5.

La partenza fu tra le più bagnate della storia di Le Mans. Ickx rimase indietro con la sua roadster fin quando la visibilità non migliorò e, nel frattempo, le coupé Porsche 935, BMW M1 e Rondeau si portarono in testa.

A sera una Rondeau conduceva la gara, ma Ickx si mise all'inseguimento e alle 3:00 di domenica era davanti e iniziava a distanziare la vettura francese. Dopo numerosi cambi di posizione dovuti ai rifornimenti e alle manutenzioni programmate, attorno alle 7:00 la barchetta Porsche aveva costruito un solido vantaggio.