Biografia Dopo aver studiato giurisprudenza all'università di Napoli, entrò in magistratura e sotto Gioacchino Murat raggiunse al grado di procuratore generale presso la Gran corte criminale di Lucera (1809). Con la Restaurazione passò alla pubblica amministrazione del Regno delle Due Sicilie (1815) e nel dicembre 1817 fu nominato intendente della Capitanata.

Avversò la Carboneria, una società segreta con diramazioni nell'esercito e nella pubblica amministrazione che nel luglio 1820 diede origine ai moti costituzionali nel Regno delle Due Sicilie. Accusato di tentato avvelenamento dal sottintendente di San Severo Gaetano Rodinò, un carbonaro, Intonti riuscì a dimostrare a stento l'infondatezza dell'accusaRuggero Moscati (a cura di), Il Regno delle Due Sicilie e l'Austria. Documenti dal marzo 1821 al novembre 1830, Napoli: presso la Reale Deputazione, 1937.

Fu nominato commissario generale di polizia dopo l'allontanamento del principe di Canosa e l'abolizione del ministero di Polizia (luglio 1821). Per un decennio circa, pertanto, Intonti diresse la polizia delle Due Sicilie diventandone ministro il 30 dicembre 1824. Sebbene in confronto alla ferocia del principe di Canosa e di Del Carretto l'azione dell'Intonti brillasse per moderazione e intelligenza, di fatto Nicola Intonti si adoperò per mettere in atto un vero Stato di polizia: furono predisposte azioni per conoscere le opinioni politiche di borghesi ed ecclesiastici, fu istituita la censura sulle scuole, i libri, la corrispondenza da e per l'estero, ecc. Riassumeva il GenoinoAndrea Genoino, Le Sicilie al tempo di Francesco I: 1777-1830, Napoli: Guida, stampa 1934:

Nel 1829 Francesco I lo nominò «marchese»; Intonti lo ripagò riuscendo a prevedere la Rivoluzione di luglio e informare tempestivamente Francesco I, nel luglio 1830 ospite di Carlo X a Parigi.

La caduta di Intonti si verificò nel febbraio 1831 in seguito a una sua iniziativa interpretata ingiustamente come un tentativo di colpo di Stato: nei primi del mese di febbraio erano scoppiati dei moti liberali nei ducati centrali (insurrezione di Ciro Menotti a Modena, fuga di Maria Luisa da Parma, nascita dell'effimero Stato delle Provincie Unite Italiane), e Intonti, avvalendosi della consultazione di Giustino Fortunato, Carlo Filangieri e Francesco Ricciardi, chiese al giovane re Ferdinando II di prevenire una possibile rivoluzione a Napoli sciogliendo il governo, sostituendo i ministri conservatori con liberali o murattiani, concedendo la costituzione. Ferdinando II che giudicava pericolose le richieste, il 17 febbraio 1831 mandò in esilio l'Intonti il quale poté ritornare a Napoli solo nel 1839, dopo essersi rifugiato in Lombardia e nel Granducato di ToscanaGiuseppe Paladino, «A Napoli nei primi mesi del 1831». In: Studi di storia napoletana in onore di Michelangelo Schipa, Napoli: I.T.E.A., 1926.

Note

Bibliografia S. De Majo, «INTONTI, Nicola». In: Dizionario Biografico degli Italiani. Roma: Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Vol. LXII (Iacobiti-Labriola), 2004

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