Brienza è un comune italiano di abitanti della provincia di Potenza in Basilicata.
Geografia fisica Sorge a nella parte centro-occidentale della provincia al confine con la parte centro-orientale della provincia di Salerno.
Confina con i comuni di: Sasso di Castalda (6 km), Satriano di Lucania (9 km), Atena Lucana (SA) (12 km), Marsico Nuovo (15 km), Sant'Angelo Le Fratte (16 km), Sala Consilina (SA) (18 km) e Polla (SA) (26 km).
Storia L'origine di Brienza è quasi sicuramente longobarda: la radice burg (luogo fortificato), dal toponimo latino Burgentia, suffragherebbe tale ipotesi. Il primo nucleo abitato sembra risalire al VII secolo d.C. e fu realizzato sul versante del colle che costeggia il corso del torrente Pergola. Successivamente con l'aumento demografico avvenne l'espansione anche sul versante che predomina l'attuale centro abitato. Sulla sommità del colle molto probabilmente venne edificato in epoca longobarda un mastio, inglobato in epoca normanna nel primo nucleo dell'attuale castello Caracciolo. Il documento più antico a noi noto, che ci parli di un castrum burgentiae risale all'anno 1097.
Storicamente Brienza ha sempre fatto parte del Principato salernitano (poi divenuto Principato Citra) e soltanto in epoca moderna è entrata a far parte della Basilicata.
Il sacerdote Giuseppe Paternoster (1823-1888), raccontando in uno scritto le vicende del luogo dove era nato, osservava che Nel corso dei secoli il toponimo muta in Brienza. Secondo il Defenback, il radicale della parola Brienza ossia “Brie” o “Bria” (che in francese significa formaggio) indica un luogo “ubi fiunt boni casei” (dove si producevano buoni formaggi), e ciò ci fa comprendere che la città fosse una comunità di pastori e contadini di origine gotica.
Cronologia di Brienza Dal 600 al 1799: VIII-IX secolo d.C. Sorse probabilmente il convento di San Giacomo, che sarebbe stato tenuto dai Benedettini e abbandonato nel sedicesimo secolo. IX secolo A cavallo dei due secoli si innalzò la chiesa più antica di Brienza, dedicata a San Martino. XI secolo. Intorno a tale periodo ad opera dei Normanni fu eretto il primo nucleo dell'attuale castello, che più tardi verrà ampliato e maggiormente munito dagli Angioini e successivamente ristrutturato dai marchesi Caracciolo. 1080. Guglielmo, figlio del conte Roberto di Montescaglioso, ereditò il feudo di Brienza. 1095/1097 Pietro, abate della Trinità di Cava, ebbe in dono la chiesa e il monastero di San Giacomo di Brienza. XII secolo. Venne ultimata la chiesa di Santa Maria Assunta, attuale Chiesa Madre. Nei secoli successivi l'abitato di Brienza poté vantare ben sei parrocchie: Santa Maria Assunta, Santa Elisabetta, San Martino, San Zaccaria, San Michele dei Greci e SS. Annunziata attuale chiesa parrocchiale. 1130 La chiesa di San Giovanni fu donata all'abate di Cava da Guglielmo di Montescaglioso. 1145 I documenti indicano in Giovanni di Marsico il priore del monastero di San Giacomo. 1156 I discendenti di Guglielmo di Montescaglioso, per aver dato manforte alla ribellione del 1155-1156, persero le loro terre. A Brienza fu cerato un feudo in capite de domino Rege. 1163 Il priore Giovanni di Marsico fece edificare la chiesa di San Lorenzo. 1163-1179 Venne consacrata la chiesa di San Lorenzo e se ne affidò la giurisdizione alla badia di Cava. 1166 La regina Margherita, scomparso il marito Guglielmo I, cedette il castello ad Enrico di Navarra. 1178-1188 Mentre regnava Guglielmo II il Buono, gruppi locali di milites aderirono fedelmente alla missione in Terra Santa: è quanto si evince dalle testimonianze riportate nel puntualissimo Catalogo dei Baroni. XIII secolo. Ai principi del secolo, sul monte omonimo, sorse il primo nucleo della cappella dedicata al Santissimo Crocifisso. 1222 Alla chiesa di San Zaccaria vennero elargiti privilegi da Ruggiero, vescovo di Marsico Nuovo, che incaricò il diacono Luigi di redigere l'inventario dei beni. 1269 Carlo I d'Angiò assegnò a Rainaldo De Poncellis il feudo di Brienza. 1280 A Rainaldo De Poncellis successe il figlio Giovanni, che esercitava inoltre la propria autorità sui feudi di Andretta e Pescopagano. XIV secolo Brienza passò al feudatario Mattia. 1412 Signore di Brienza era Roberto, quarto figlio di Gorrello Aurilia. 1428 Il 2 novembre la regina Giovanna II vendette il feudo di Brienza a Petraccone Caracciolo per circa mille once d'oro. 1438 Il potere locale veniva gestito da Giovanni Zurlo. 1459 Giacomo Caracciolo diventò signore di Brienza. La sua famiglia, quasi senza interruzione, avrebbe governato nei secoli successivi. 1499 Re Federico D'Aragona confermò il feudo a Perticone, figlio di Giacomo Caracciolo. 1570-1571 Si edificarono la chiesa dell'Annunziata e il convento dei Frati Minori Osservanti, commissionati dai Caracciolo e su disegno di Cafaro Pignoloso di Cava dei Tirreni. 1574 Nel mese di giugno prese il via l'attività della confraternita del Santissimo Rosario. 1609 La cappella della Madonna degli Angeli, successivamente affrescata da Giovanni de Gregorio detto il Pietrafesa venne costruita nella zona rurale che in seguito avrebbe ospitato anche un Lazzaretto. 1616 Si ha notizia di una violenta contestazione da parte del popolo burgentino riguardo ai privilegi dei Caracciolo. 1648 Quattrocento soldati, per ordine del feudatario Giuseppe Caracciolo, accorsero a sedare una rivolta scoppiata a causa di alcuni aggravi fiscali. 1651 La popolazione venne decimata dalla peste. 1681 Il feudo si cedette a Francesco Campione. 1683 Santa Maria Assunta fu eletta Chiesa Madre. XVIII secolo. Nel corso del secolo la chiesa dell'Annunziata venne decorata da una serie di opere di Nicola La Sala, Francesco Maugieri, Nicola Peccheneda e Giacomo Colombo. 1709 Nacque in quell'anno Pietro Giampietro detto il Pietrafesa, autore degli affreschi che impreziosiscono il chiostro del convento dell'Annunziata. 1715-1720 La cappella di San Michele Arcangelo, meglio nota come San Michele dei Greci, fu ricostruita grazie al sacerdote Gaetano Addobbato. 1726 Marchese di Brienza era Litterio Giuseppe Caracciolo. 1736 I contadini occuparono le terre di Monte Pezzafarina e Croce dell'Ausino. 1748 L'8 dicembre nacque Francesco Mario Pagano, primogenito di Tommaso e di Marianna Pastore. 1754 Francesco Saverio Bruno, figlio di Antonio e di Giovanna Restaino, venne alla luce il 28 luglio. Lo attendeva una brillante carriera giuridica. 1760-1770 Si ampliò la chiesa madre. 1781 Luisa Labriola, consorte di Prospero Iannelli, mise al mondo il figlio Cataldo Iannelli, oggi ricordato come valente archeologo. 1783 Litterio Caracciolo fece restaurare il Castello. 1795 Nacque, da Nicola Ferrarese e da Antonia Contardi, il figlio Luigi Ferrarese. Avrebbe espresso il suo originale talento nella ricerca psichiatrica. 1799 Il filosofo, giurista e letterato F. Mario Pagano venne impiccato a Napoli, in piazza del Mercato, in quanto tra i principali esponenti della gloriosa e purtroppo effimera repubblica Napoletana all'età di cinquantuno anni. A nulla valsero le richieste giunte da più parti d'Europa al re Ferdinando e la regina carolina di rendergli salva la vita in virtù della sua scienza e della sua dottrina. Era il 29 ottobre. "Spariti e per sempre que' Governi che, con la strage dei più preclari cittadini, s'affidavano di mantenerci nell'abiezione e di toglierci così ogni speranza d'una ventura riscossa, i Brienzani costituirono un comitato per erigere un monumento al grand'uomo. S'iniziò subito una sottoscrizione, alla quale concorsero il Municipio, la Provincia e il Governo: ma passarono molti anni, e solamente nel 1890 la statua a Mario Pagano si poté inaugurare". L'opera bronzea, raffigurante il Pagano eseguita dallo scultore napoletano Achille D'Orsi, domina tuttora il largo antistante il palazzo Municipale. Il suo ultimo restauro risale all'ottobre del 1999, quando è stato celebrato il bicentenario della rivoluzione napoletana. 1940-43 Negli anni della seconda guerra mondiale, 13 profughi ebrei (tra cui alcune famiglie con bambini) furono confinati in soggiorno coatto a Brienza. Furono tutti liberati con l'arrivo dell'esercito alleato nel settembre 1943. Alcuni di loro poterono già emigrare negli Stati Uniti nel luglio 1944. Gli altri rimasero nell'Italia meridionale in attesa della fine della guerra.Ebrei stranieri internati in Basilicata. Simboli La descrizione araldica dello stemma è la seguente: a forma di scudo sannitico con una fascia mediale riportante l'iscrizione "BRIENZA FEDELE", che divide lo stemma in due campi. In quello superiore tre torri su fondo azzurro alludono al castello Caracciolo, mentre in quello inferiore due braccia con mani si stringono in segno di amicizia e solidarietà. Esso infine è sormontato da una corona marchesale.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
Il Borgo Il borgo antico di Brienza si presenta con un modello ad avvolgimento centripeto avente per fulcro il Castello Caracciolo, posto alla sommità di un colle sui pendii del quale si sviluppa il borgo. Alla fine di via Mario Pagano, dove anticamente era situata una delle porte di accesso, si inerpicano sul poggio due stradine, quella di Santa Maria a sinistra e di San Michele dei Greci a destra.
Sul versante opposto, ove si accede per la "Portella" ancora visibile nella cinta muraria del Castello, brandelli di muri su viottoli ormai quasi del tutto cancellati testimoniano l'esistenza andata di quegli altri rioni che completavano il borgo: la Torricella, san Martino, San Sebastiano, Via Nuova, San Nicola e Santa Elisabetta.
Più giù, verso il fiume, si alza ancora il perimetro dell'antichissima Chiesa di San Martino, probabilmente il primo centro di culto della "Burgentia Fidelis". Domina sulla confluenza di due torrenti (il Pergola e il Fiumicello) la torretta di guardia ("Trucedda" - torretta), all'estremità della cinta muraria che sale fino alla torre circolare del Castello, posta a nord.
La villa rustica romana In località Sant' Elena presso Braide, nel 1984 venne rinvenuta una "villa rustica" risalente al periodo romano repubblicano (I sec. a.C). In seguito a scavi vennero rinvenuti tre ambienti pavimentati con tessere bianche e nere di piccolo formato (opus signum), con motivi e rombi e a meandri. Dei tre ambienti, il più grande, mostra un probabile sistema di riscaldamento con caldaia ed era quasi sicuramente adibito a cucina. Un secondo dotato di cisterna rivestita di intonaco impermeabilizzante, di forma circolare con un foro centrale per il deflusso dei liquidi a mezzo di una canaletta, rappresentava un'importante riserva idrica. Il terzo ambiente è un deposito.
Successivi scavi nella campagna del 1985 hanno permesso di portare alla luce altri ambienti a sud e a est di quelli già scoperti precedentemente. Tre ambienti a sud hanno come pavimentazione un battuto in malta e terra compatta o cocciopesto. A est, in un ambiente più grande furono recuperati reperti costituiti da un coltello in ferro, frammenti bronzei di rivestimento di parti lignee, chiodi e abbondante ceramica a vernice nera e acroma.
Nell 1988 una prospezione archeologica effettuata a mezzo di indagini geofisiche, per tutta l'area circostante la villa indicò la presenza di un'ampia area caratterizzata dalla presenza di rilevanze archeologiche.
Il ritrovamento nella villa di un denario di M. Sergius Silus del 116/115 a.C. ha permesso di stabilire un terminus ante quem non per la distruzione del complesso, che dagli altri reperti ed elementi ritrovati è stato datato I sec. a.C.
Attualmente, lo scavo onde evitare un deterioramento di quanto emerso, è ricoperto. In nessuna area del comune è pubblicamente esposto quanto ritrovato.
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