Per comprendere il pensiero dei Padri della Chiesa su pedofilia (ed omosessualità) bisogna rifarsi all'etica romana a partire dall'età repubblicana, periodo in cui il potere legislativo prese «provvedimenti contro la pederastìa»., prima in via amministrativa, poi in via giudiziaria.. Pur ritenendo «normale che un uomo avesse rapporti sessuali con altri uomini, oltre che con le donne» i romani, a differenza dei greci., «non ritenevano che, per i ragazzi, essere soggetti passivi di un rapporto omosessuale fosse educativo».. Il pensiero dei Padri riprendeva in parte la morale «tardo pagana» sul matrimonio.. Anche altri studiosiP. Veyne, op. cit. concordano su questa impostazione. Da un tipo di «sessualità di stupro»., il romano che «sottometteva senza problemi e senza rimorsi la moglie, le schiave e gli schiavi», cominciò a imporsi una regola di vita, che diventò un «codice morale repressivo». Prima che il cristianesimo prendesse campo, la morale sessuale dei romani «si era trasformata da una bisessualità di stupro in un'eterosessualità di riproduzione». La castità, anticipando il pensiero dei Padri, era diventata una virtù. La predicazione cristiana trovò un facile terreno, alimentata dalla predicazione stoica «che esortava a controllare le passioni, a vincere le pulsioni, a indirizzare il sesso alla procreazione».. La nuova regola era «l'eterosessualità di riproduzione».
Nei testi sacri e nella Tradizione
La condanna contro chi scandalizza i "piccoli" nei Vangeli
I passi evangelici in e («Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare») sono stati interpretati nel corso dei secoli come un monito contro tutti quei peccati che avevano bambini come vittime, inclusi i peccati sessuali. Già papa Gregorio I, nel VI secolo, sosteneva"Regula pastoralis", in inglese."Regula pastoralis", audiobook in inglese. che i tormenti dell'inferno, per i sacerdoti pedofili, sarebbero stati di qualità maggiore:
Nel maggio 2010, a Piazza San Pietro in Vaticano, nel corso di una preghiera "di riparazione e di intercessione" per lo scandalo della pedofilia nella Chiesa, il pensiero di papa Gregorio I è stato richiamato da Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione della Fede, incaricato di seguire tutti i casi di preti responsabili di abusiPreghiera di riparazione in Vaticano. "Per i colpevoli l'inferno sarà più duro", La Repubblica, 29 maggio 2010.L'inferno non è vuoto «Ci andranno i preti pedofili», di Andrea Tornielli, Il Giornale, 30 maggio 2010.Msgr. Charles J. Scicluna: Omelia dell'Adorazione Eucaristica in San Pietro , Zenit, 1º giugno 2010..
Condanna della pedofilia nelle opere dei Padri della Chiesa Epistola di Barnaba (I secolo, apocrifa): «Mosè disse: "Non mangerai la lepre. Perché? Per non diventare un molestatore di ragazzi (paidóphthoros). Alla lepre cresce ogni anno una nuova apertura anale, cosicché quanti anni essa ha vissuto, tanti buchi anali possiede"». per Giovanni il Monaco (citato da Cotelerio) la paidophthoría era l'abuso di bambini sotto i 12 anni. Per le leggende sui comportamenti sessuali degli animali, vedi anche il bestiario Physiologus. Didaché, redatta tra il 100 e il 150: «Non corrompere i ragazzi, "ou paidophthoréseis"» (2.2). da Giustino († 165) la condanna dell'abbandono dei bambini perché «verranno indirizzati alla prostituzione»1 Apologia 27.V. anche Clemente AlessandrinoPaedagogus 3.3, che descrive i ragazzi da vendere come schiavi «abbelliti» per attirare maggiormente gli acquirenti. I Padri erano anche turbati dalla possibilità di incesto nel commercio schiavistico. V. TertullianoLattanzio, Ad nationes 1.16Institutiones divinae 5.9, Ausonio, Cipriano, Minucio Felice. La vendita dei bambini è testimoniata anche da Beda nel VI secoloHistoria ecclesiastica, 2.1. il Concilio di Elvira (305) condannò gli «stupratores puerorum». Era rifiutata la comunione, anche in punto di morte, a coloro che «contaminavano» i ragazzi. Canone 71: De stupratoribus puerorum. il Commentario sull'"Hexaemeron" (fine IV secolo), attribuito a Eustazio (morto prima del 337) sosteneva l'innaturalità della pederastia. A seguire, Clemente Alessandrino e le leggende sui comportamenti contro natura della iena.
Fino al XIII secolo Nella Patristica la condanna investiva qualsiasi tipo di rapporto tra maschi, indipendentemente dall'età..
L'opinione di alcuni studiosiIn particolare di Boswell; non così invece tende a escludere la condanna diretta di omosessualità - e pederastìa - da parte della Chiesa cristiana primitiva, in quanto tali fattispecie erano ricomprese nel concetto più vasto di «sessualità contro natura». (stigmatizzati in primis per la loro natura di atti non procreativi e, a seguire, per la loro degenerazione). Il rifiuto della sessualità. era quasi generale e spesso non faceva distinzioni fra le varie componenti. La castità. era la scelta migliore. A seguire, veniva il matrimonioPaolo di Tarso: «è meglio sposarsi che ardere». nel quale era tuttavia determinante la continenza: tutte le pratiche che non prevedevano la procreazione erano bollate allo stesso modo«Il generare divenne così la giustificazione ultima dell'atto sessuale e l'unico ambito adeguato per praticare il sesso fu il matrimonio. Di conseguenza la dispersione del seme senza fini procreativi fu considerata peccato.» (Nardi, L'eros nei Padri, p. 5). L'omosessualità e la pedofilia rientravano, insieme a qualsiasi rapporto che non prevedeva la procreazione, in «rapporto illecito» e «contro natura». Anche la stessa repressione della pedofilia e dell'omosessualità da parte degli imperatori cristiani non prevedeva distinzioni se non in un primo momento, in cui si prevedevano pene solo per l'omosessualità (e la pedofilia) passivav. Costanzo e Costante (342); Teodosio I (350) in cui si poteva passare dalla semplice castrazione al rogo.. Da Giustiniano in poi furono colpiti a morte anche gli omosessuali attivi, indipendentemente dall'età. Teofanev. Theophanis Chronographia parlando dei vescovi Isaia e Alessandro li chiama «vescovi pederasti», pur essendo semplicemente omosessuali.
Non manca, inoltre, chi suggerisce che tale supposto silenzio sulla materia fosse derivato dalla constatazione che la natura umana è incline al male e quindi in pericolo di suggestione; il solo sentirne parlare avrebbe rischiato di invitare alla pratica.. Tale fu anche la cautela adottata da molti confessori..
Nel 1054, san Pier Damiani condanna esplicitamente e con fermezza la pratica dell'omosessualità e della pedofilia all'interno della Chiesa cattolica nella sua opera di morale Liber Gomorrhianus.
A partire dal XIII secolo in poi la condanna divenne netta. Nel Concilio Lateranense III (1179) l'omosessualità, in tutti i suoi aspetti (quindi non solo riguardo agli abusi su maggiorenni e minorenni dello stesso sesso) fu duramente condannata. e anche le crociate si fecero latrici di accuse contro i musulmani, considerati amatori sfrenati e anche contro natura..
Dal XIV secolo in poi Non è agevole rintracciare e documentare nella storia del clero cattolico attività riconducibili alla pedofilia. Al pari di tutte le altre attività di tipo sessuale, la sodomia veniva celata e pubblicamente condannata innanzitutto dallo stesso clero. Ad esempio negli Statuti della città di Orvieto (fine XV secolo) redatti da papa Alessandro VI la sodomia veniva punita con sanzioni pecuniarie e corporali, di intensità ridotta per l'adolescente (minore di 14 anni) rispetto all'adulto in virtù della giovane età; tuttavia la pedofilia non era ancora distinta dalla sodomia, onde la citata pena vigeva per entrambi i casi:
Tali fattispecie di reato costituirono lo spunto, da parte di oppositori protestanti o del popolo (v. Pasquino) per spargere voci, della cui attendibilità non esiste alcuna prova, contro i personaggi più influenti o più di rilievo della Chiesa cattolica..
In altri casi, più comprovati, esistono documenti processuali o conciliari e resoconti di cronisti e storici che accusano alcuni membri del clero cattolico di aver compiuto atti di pedofilia.
Papa Giulio III (Giovanni Maria Ciocchi Del Monte) nominò cardinale suo nipote adottivo, il diciassettenne Innocenzo Del Monte (1532-1577), entrato nei suoi favori quattro anni prima quando quegli era ancora cardinale e il nipote appena tredicenne. Innocenzo era figlio adottivo del conte Baldovino Ciocchi del Monte, fratello di Giulio III. Il giovane venne considerato essere stato amante del pontefice da Paolo Sarpi. e dall'erudito Onofrio PanvinioO. Panvinio, De vita Iulii III ante pontificatum, 1557, citato in Messina, op. cit., il quale definì Giulio III «puerorum amoribus implicitus» ossia «invischiato in amori per ragazzini»V. anche Lettere di Girolamo Muzio Giustinopolitano conservate nell'archivio governativo di Parma, Deputazione di Storia Patria, Parma 1864, p. 152; ; ; Johannes Sleidan Commentarii, ò vero historie , s.e., s.l. 1557, Libro XXI, pp. 761-762 (sub anno 1550). Il cardinale Pietro Sforza PallaviciniSforza Pallavicini, Istoria del Concilio di Trento [1656-1657], curata da Giampietro Cataloni, Corvo, Roma 1666, XI 39, p. 293, anno 1550. sostiene invece la tesi che i sentimenti che univano Giulio III al giovane Innocenzo fossero di tipo unicamente filiale. L'antipapa Giovanni XXIII (1370 - 1419), (scomunicato e imprigionato, ma in seguito perdonato e reintegrato), come rivelano gli atti del Concilio di Costanza (1415)Acta Consilli Costanciensis. Vierter (scluss-) Band. Herausgegeben in Verbindung mit J. Hollnsteiner und H. Heimpel von Heinrich Finke, Regenberg, Münster 1928. Da Protokolle der Zeugenverhöre über die Anklagen gegen Johann XXIII, 1415 Mai 13-23, vol. IV pp. 758-891 fu processato per sodomia; tra le accuse a suo carico anche quella di essersi procurato ragazzini con l'aiuto di Angelotto da Roma, chierico della camera apostolica, canonico di San Giovanni in LateranoEdward Gibbon, Storia del declino e della caduta dell'Impero romano.. Nel 1863 don Francesco Piccinotti venne condannato per aver abusato più volte di un giovane contadino minorenne nella casa stessa del ragazzo, nella quale si recava per impartirgli lezioni private. Il caso di suor Mary MacKillop
Suor Mary MacKillop (1842 - 1909), fondatrice nel 1867 dell'ordine religioso australiano delle Sorelle di San Giuseppe del Sacro Cuore, con la missione di aprire scuole per i bambini delle famiglie povere, nel 1870 denunciò insieme a altre suore, un prete che commetteva abusi su minori. Il sacerdote venne trasferito in Irlanda, ma il vicario generale dell'Arcidiocesi di Adelaide, dove operava l'ordine la scomunicò per insubordinazione nel 1871. La suora è stata beatificata da Giovanni Paolo II nel 1995 e canonizzata da Benedetto XVI il 17 ottobre 2010.
Questa ricostruzione dei motivi della scomunica è stata messa in discussione. Secondo lo storico Luigi Castaldi essa è stata originata da un documentario della BBC del settembre 2010, «Mary, miracles and saints», ripreso poi dal quotidiano Sydney Morning Herald. La notizia, diffusa su tutti i principali giornali del mondo, è stata smentita da padre Gardiner sull'Australian. L'ipotesi di Gardiner è stata poi riportata come un fatto accertato dalla stampa italiana. In effetti prima del 25 settembre 2010 non si ha alcuna notizia di una denuncia di un prete pedofilo da parte di suor Mackillop.
XX secolo