Il materialismo è la concezione filosofica solitamente monista per la quale l'unica realtà che può veramente essere detta esistere è la materia e tutto ciò che deriva dalla sua continua trasformazione. Ciò vale a dire che, fondamentalmente e sostanzialmente, tutte le cose hanno una natura materiale; ovvero che il fondamento e la sostanza della realtà sono materiali.
Secondo questa filosofia, le realtà definite spirituali non esistono (essendo solo parole che definiscono le sensazioni prodotte da impulsi fisici) oppure sono anch'esse, come in Epicuro, composte da materia più leggera. Questa concezione si contrappone al dualismo tra materia e spirito, alle varie forme di spiritualismo, nonché all'immaterialismo più radicale di alcune filosofie come quella di Berkeley, e di quelle religioni monistiche per le quali lo spirito è l'unica realtà. Posizioni intermedie sono quelle che non fanno invece alcuna distinzione tra materia e spirito, oppure che giustificano il materialismo come un proiezione inevitabile del modo di funzionare della mente umana pur ritenendolo inconsistente.Tale fu la posizione di Friedrich Albert Lange, che giustifica il materialismo sulla base della psicofisiologia, secondo cui non percepiremmo il mondo qual è, ma per come viene modellato dai nostri organi di senso (cfr. Storia del materialismo e la critica della sua importanza nel nostro tempo, 1866).
Nella misura in cui nega l'esistenza di alcuna realtà non materiale, il materialismo è spesso inteso quasi come sinonimo di ateismo. Tuttavia in un senso più ristretto si può definire come materialista una concezione ontologica secondo la quale l'unica sostanza esistente è la materia, nelle sue varie forme. In questo senso, si può parlare persino di materialismo religioso, laddove si neghi l'esistenza dell'anima come sostanza distinta dal corpo, come ad esempio in alcune filosofie induistiche e in alcune teologie (minoritarie) ebraico-cristiane (secondo le quali il concetto di anima è un inserto estraneo di derivazione greca del quale si potrebbe fare a meno).
Aspetti Dal punto di vista ontologico il materialismo si inquadra storicamente all'interno del monismo.
La materia, quindi, fonda e sostanzia (in senso aristotelico) la realtà tutta, e ciò significa che ciò che non appare come materiale è comunque riconducibile a essa, o come effetto materiale non riconosciuto o come suo epifenomeno. Questo concetto di epifenomenismo di ciò che è materia ma non appare tale è stato espresso dal biologo e pensatore materialista Thomas Huxley, che vedeva nel concetto di "coscienza" l'espressione di un fenomeno del sistema nervoso in determinati stati tale da venire considerato solo impropriamente come "non attribuibile" a esso.
Il termine ‘'materialismo'’ nel suo significato moderno compare nel 1674 a opera di Robert Boyle, il grande chimico inglese, che in ‘'The Excellence and Grounds of the Mechanical Philosophy'’ indica con esso (ma senza condividerlo) un indirizzo di pensiero che individua nella materia la causa unica dellessere. Va da sé che la concezione materialistica può venire anche compresa e definita nella sua opposizione alle dottrine idealiste, di cui la prima e rimasta più famosa è quella di Platone. Non meno oppositiva rispetto alle dottrine spiritualiste di tipo asiatico – Vedānta, Buddhismo, Taoismo – che concepiscono la realtà come fondamentalmente monistica, senza distinguere materiale e spiriturale, a volte in forma panteistica, come nel taoismo.History of Indian Materialism, Ramakrishna Bhattacharya
Forme di materialismo sono però riscontrabili sin dalla metà del Quattrocento e messe opportunamente in rilievo da Georges Minois nel suo Storia dell'ateismo (1988). Minois vede infatti nella nascita del principio della doppia verità intorno all'inizio del Quattrocento il precedente di una dicotomizzazione fede/scienza, dove la prima si occupa dello spirito (del divino) e la seconda della materia (la realtà percepibile). Il pieno Rinascimento del Cinquecento è già decisamente immerso in derive materialistiche, a cominciare da Pietro Pomponazzi per arrivare a Giulio Cesare Vanini, con il quale il materialismo, in forma panteistica, si fa sempre più evidente, scatenando le reazioni dell'Inquisizione.
Il termine soffre anche di una notevole equivocità. Esso viene infatti identificato impropriamente con ateismo, ma ciò non è vero in assoluto, perché se è pur vero che l'ateismo è quasi sempre materialistico, esistono anche forme di ateismo che è possibile definire spiritualistico (pur non essendoci una netta divisione, come detto, in quanto i concetti teorici vengono considerati illusori e vuoti, all'interno di una filosofia non monista, ma anche non dualista), come il Buddhismo delle origini (in cui il Buddha ignora spesso volutamente, nei propri discorsi, il concetto di divinità, ritenendolo non utile) e la Shamkhya, mentre vi sarebbero forme definite di "teologia materialistica", come quella di Thomas Hobbes in epoca moderna.Roberto Terrosi, Teologia materialista: discorso sull'esistenza di Dio nella società dell'informazione, 1997, 28-29 Un'originale fusione occidentale moderna di materialismo atomistico e spiritualismo neoplatonico, in un pensiero monistico e panteistico, è presente invece nella concezione filosofica di Giordano Bruno.
Un altro comune fraintendimento è quello che associa il materialismo a un tipo di etica priva di legittimazione metafisica, e quindi proiettata a soddisfare solo i bisogni più materiali ed egoistici. In questo caso diventa impropriamente sinonimo di edonismo o di pragmatismo.
Nel tempo Introduzione Una delle difficoltà maggiori nell'approccio al materialismo sta nel districarsi tra la molteplicità dei suoi indirizzi storicamente identificati o nelle qualifiche che, specialmente in epoca moderna, i vari teorizzatori di esso hanno dato come sua “forma” specifica. Basti ricordarne alcuni (cosmologico, metafisico, gnoseologico, metodologico, meccanicistico, vitalistico, storico, dialettico, culturale, psicofisico, ecc.) per rendersi conto di come sia necessario comprendere bene quali siano veri indirizzi teorici e quali no.
Una distinzione essenziale da porsi a proposito di materialismi può anche essere quella di distinguere i materialismi su base ontologica da quelli su base etica o sociologica. Da questo punto di vista sono materialismi ontologicamente fondati quelli di Meslier, di La Mettrie, di d'Holbach e di Diderot, non quelli di Marx ed Engels, o di Nietzsche, dove la tesi materialistica di fondo è solo un puntello teorico per una rifondazione dei rapporti politici o sociali. Antichità Nell'antichità sono rilevabili due indirizzi principali del materialismo, uno in India e uno nella Grecia Ionica. Il primo è perlopiù noto come Chārvāka, ma anche come Lokayata o come Nastikà (negazione dell'anima). La Grecia Ionica è invece la fucina culturale nella quale si sviluppa quell'indirizzo di pensiero che dai cosiddetti Naturalisti (Talete, Anassimandro, Anassimene) porta nel V secolo a.C. ad Anassagora e a Leucippo, ed è a questi (dopo il suo trasferimento da Mileto ad Abdera) che va attribuita la prima formulazione dell'Atomismo come forma più antica e coerente di materialismo, che viene poi sviluppata da Democrito.
Della dottrina Chārvāka si sa pochissimo poiché i materialisti indiani non erano dei teorici, limitandosi a proclamare l'assenza dell'anima e di ogni altra entità immateriale. Le uniche testimonianze su di loro le abbiamo da coloro che li combattevano. Tra le poche notizie pervenute, quelle di un certo Kesambali (citato nel Diganikàya) che negava il "Saṃsāra" (il ciclo delle rinascite), e dei versi di memento mori di intonazione materialista ed edonista (affini all'occidentale carpe diem), attribuiti a Brihaspati.
Sull'atomismo greco siamo ben documentati per quanto gli scritti originali siano stati completamente distrutti. Grazie al lavoro straordinario di Hermann Diels (1848-1922) abbiamo a disposizione, oltre alle testimonianze e interpretazioni di Aristotele, una raccolta di frammenti forse trascritti da originali che ci permettono di definirne abbastanza bene alcuni aspetti (Doxographi Graeci del 1879 e Fragmente der Vorsokratiker del 1903, rivisto poi da Walter Kranz nel 1922). Ma altri, soprattutto quelli di carattere ontologico, appaiono molto contraddittori ed equivoci. Questo dipende dal fatto che la figura di Leucippo è sfuggente (Epicuro addirittura ne negava l'esistenza) e i suoi scritti sono rifluiti in quelli democritei.
Si sa per certo che l'abderita Democrito è stato allievo di Leucippo, ma essendoci soltanto pervenuto un corpus democriteum di scritti, che non fa distinzione tra il maestro e l'allievo, diventa molto difficile capire ciò che sia farina del sacco di questo rispetto a quello. Quel che è certo è che le contraddizioni sono plateali, specialmente per quanto riguarda l'ambiguo alternarsi di necessità e caso come cause del movimento degli atomi, ciò che genera i corpi materiali e l'’'essere'’ in generale. L'atomismo è stato fortemente combattuto da Platone e dalla sua scuola, ed è probabile che la distruzione degli scritti atomistici sia stata più intenzionale che determinata da eventi naturali.
Un'importante scuola materialistica è quella dei filosofi noti come Cirenaici, dal nome della città del Nord-Africa, Cirene appunto, in cui essa nasce grazie ad Aristippo (435-366 circa a.C.), che, come il suo avversario Platone, fu uno dei discepoli di Socrate. Essi non avevano interessi teorici, ma esclusivamente etici, e il loro è perciò un materialismo "pratico", che li porta a un edonismo "fisico" e materialistico radicale. Epicuro guarderà in minima parte a essi, perché il suo sarà un edonismo piuttosto "intellettuale".
Per i Cirenaici il fine primario è perseguire i piaceri del corpo e gli aspetti positivi e "pratici" del vivere con gli altri, anche con una certa spregiudicatezza. Aristippo teorizzava anche l'"autosufficienza", ovvero il saper non dipendere da nessuno nel proprio vivere, e potere così fare a meno di tutti, all'occorrenza, per realizzare se stessi, senza tenere conto delle esigenze degli altri, considerate dei condizionamenti intollerabili. I piaceri del corpo andavano perseguiti senza esitazioni e remore, essendo negato dai Cirenaici ogni riferimento all'anima o a qualsiasi altra entità che non fosse materiale e corporea.
Dopo la morte di Democrito l'indirizzo atomista sembra cadere in un certo oblìo, finché Epicuro, alla fine del IV secolo a.C., non lo riporta in auge e i suoi allievi lo esportano nel mondo romano, soprattutto in ambito campano. L'aspetto più rilevante del pensiero epicureo dal punto di vista ontologico sta nell'aver conferito agli atomi il peso, mentre in Leucippo e Democrito essi erano forme, ma soprattutto nell'aver definito l'indeterminismo dei processi formativi, teorizzando il caso quale causa della parenklisis, la deviazione degli atomi in caduta verticale, solo grazie alla quale erano possibili gli scontri atomici. È però anche nell'etica che il materialismo di Epicuro trova un'importante espressione, specialmente in ragione della valorizzazione e del perseguimento dell'amicizia, ma anche della frugalità, della tranquillità d'animo (atarassia) e dell'eliminazione di ogni paura della morte. Il rapporto dell'uomo con la morte è infatti alternativo: "finché noi ci siamo essa non c'è, e quando c'è lei è perché noi non ci siamo già più".
Epicuro riprende e amplia le basi teoriche di Democrito.