Ricoprì la carica di luogotenente generale della Sicilia dal 1830 al 1835. Di orientamento liberale, negli ultimi anni del Regno delle Due Sicilie sostenne un'intesa con il Regno di Sardegna e aderì alla causa dell'unificazione italiana.
Biografia
Infanzia
Leopoldo nacque a Palermo il 22 maggio 1813, sestogenito e terzo figlio maschio di Francesco, duca di Calabria (futuro Francesco I delle Due Sicilie) e di Maria Isabella di Spagna. Apparteneva al ramo napoletano della casa di Borbone e, per linea dinastica, discendeva dalle case d'Asburgo-Lorena, Wettin, Farnese, Wittelsbach e Leszczyński. Ebbe una sorellastra, Carolina di Borbone-Due Sicilie, duchessa di Berry, nata dal primo matrimonio del padre con Maria Clementina d'Austria, e dodici fratelli e sorelle di sangue. Tra questi figuravano Ferdinando II, futuro re delle Due Sicilie, Maria Cristina, regina consorte e reggente di Spagna, Maria Antonia, futura granduchessa di Toscana, e Teresa Cristina, futura imperatrice del Brasile.
La sua nascita in Sicilia fu una conseguenza diretta delle guerre napoleoniche. Nel febbraio 1806, infatti, l'invasione del Regno di Napoli da parte delle truppe francesi costrinse la famiglia reale borbonica a rifugiarsi a Palermo, dove continuò a governare il solo Regno di Sicilia sotto la protezione della flotta britannica. Durante gli anni dell'esilio il padre Francesco rivestì un ruolo politico di primo piano e, nel 1812, fu nominato luogotenente generale di Sicilia, esercitando le funzioni di governo in nome del padre Ferdinando, il cui potere era stato limitato dall'introduzione della Costituzione siciliana. La famiglia reale fece ritorno a Napoli nel 1815, dopo la caduta di Gioacchino Murat e la restaurazione della monarchia borbonica.
Con la legge dell'8 dicembre 1816, i Regni di Napoli e di Sicilia furono unificati nel nuovo Regno delle Due Sicilie e Ferdinando assunse il titolo di Ferdinando I delle Due Sicilie. Leopoldo trascorse quindi i primi anni dell'infanzia a Palermo, prima di trasferirsi stabilmente con la famiglia alla corte di Napoli. Ricevette il titolo di conte di Siracusa.
Luogotenente della Sicilia
L'8 novembre 1830, poco dopo l'ascesa al trono del fratello maggiore Ferdinando II, fu nominato Luogotenente generale di Sicilia. Mantenne l'incarico fino al marzo 1835, distinguendosi per un'amministrazione moderata che gli procurò la stima degli ambienti liberali siciliani. Il suo improvviso richiamo a Napoli non fu mai ufficialmente motivato. Secondo diverse testimonianze dell'epoca, tra cui quelle giunte al cancelliere austriaco Klemens von Metternich, circolarono voci di contatti tra esponenti del liberalismo siciliano e i governi di Francia e Regno Unito, che avrebbero visto nel principe un possibile sovrano costituzionale della Sicilia o, quantomeno, un luogotenente dotato di ampi poteri.
A tali indiscrezioni si collegò anche il progetto di un matrimonio tra Leopoldo ed una principessa della casa d'Orléans, dinastia regnante francese. Secondo il principe di Cassaro, il re dei Francesi Luigi Filippo avrebbe auspicato l'instaurazione di un regno siciliano affidato alla propria seconda figlia, Maria, sul modello della monarchia belga; Luisa d'Orléans sposò il re Leopoldo I del Belgio. Ferdinando II si oppose fermamente al progetto, contribuendo ad deteriorare i rapporti con il fratello. La questione si chiuse con il matrimonio di Leopoldo con la principessa Maria Filiberta di Savoia, secondogenita del principe Giuseppe Maria di Savoia, conte di Villafranca e di Pauline de Quélen de Vauguyon, celebrato il 14 maggio 1837. L'unione, tuttavia, fu infelice: la principessa, profondamente religiosa e cresciuta nell'ambiente rigoroso della corte torinese, mal si adattò al carattere anticonformista del marito, noto per il suo scetticismo religioso e per una vita mondana. Leopoldo e Maria ebbero una sola figlia, Isabella, che morì infante.
Attività artistica
Dopo il richiamo dalla Sicilia Leopoldo rifiutò ogni ulteriore incarico pubblico, anche di carattere onorifico, ritirandosi dalla vita politica di corte. Si dedicò prevalentemente alla scultura e al mecenatismo artistico; tra le sue opere più note figura la statua di Giambattista Vico, oggi conservata nella Villa Comunale di Napoli.
Pur rimanendo fedele alla dinastia borbonica, maturò progressivamente convinzioni di orientamento liberale. Benedetto Croce lo definì un «costante assertore di libertà», ricordando come già negli anni precedenti ai moti del 1848 fosse il principale punto di riferimento dell'opposizione moderata all'indirizzo reazionario del governo di Ferdinando II. Uomo colto, brillante e protettore delle arti, mantenne rapporti con numerosi intellettuali, tra i quali l'archeologo Giuseppe Fiorelli, che nel 1848 fu suo segretario.
Ultimi anni e morte Dopo il fallito attentato di Agesilao Milano contro Ferdinando II, nel dicembre 1856, e in seguito alla malattia del sovrano nell'estate del 1857, i rapporti tra i due fratelli migliorarono. Nello stesso periodo Leopoldo promosse la rivista Il Giambattista Vico (1857-1858), alla quale collaborò, tra gli altri, il giovane storico Giuseppe De Blasiis. Realizzò inoltre un gruppo scultoreo allegorico raffigurante il Piemonte e Napoli che si stringono la mano sotto la figura dell'Italia, opera riprodotta in un opuscolo pubblicato a Firenze da Francesco Perez nel 1859.
Tra il 1859 e il 1860 intensificò i contatti con la diplomazia del Regno di Sardegna, seguendo gli orientamenti degli ambasciatori Salmour, Villamarina e, infine, dell'ammiraglio Carlo Pellion di Persano. Divenne così uno degli interlocutori utilizzati dalla politica di Camillo Benso di Cavour per favorire una soluzione negoziata della questione meridionale. Dopo l'ascesa al trono di Francesco II nel 1859, a seguito della morte di Ferdinando II, Leopoldo consigliò al nipote di stringere un'alleanza militare con lo stato sabaudo, ma il progetto non ebbe seguito.
Durante la spedizione dei Mille rese pubbliche le proprie convinzioni favorevoli all'unificazione italiana. Nelle lettere indirizzate a Francesco II il 3 aprile e il 25 agosto 1860, redatte su suggerimento di Cavour, invitò il sovrano ad abdicare per evitare un inutile spargimento di sangue. Il 31 agosto lasciò Napoli a bordo della nave sarda Costituzione, messa a disposizione da Persano, raggiungendo Genova e successivamente Torino. Dopo un breve soggiorno a Parigi, dove fu accolto con freddezza dagli ambienti favorevoli ai Borbone, si stabilì a Pisa, dove morì il 4 dicembre 1860.
Ascendenza
Note
Bibliografia
Altri progetti
Categoria:Borbone-Napoli Categoria:Sepolti nella basilica di Santa Chiara (Napoli) Leopoldo Categoria:Cavalieri dell'Ordine di San Gennaro Categoria:Cavalieri dell'Ordine di San Ferdinando e del Merito Categoria:Viceré di Sicilia