La defenestrazione di Praga del 1618, spesso indicata come terza defenestrazione di Praga, avvenne il 23 maggio 1618 nel Castello di Praga e segnò l'inizio della rivolta degli Stati boemi contro la monarchia asburgica. Un gruppo di esponenti degli Stati non cattolici del Regno di Boemia, guidato tra gli altri da Jindřich Matyáš Thurn, fece irruzione nella Cancelleria boema e, dopo un confronto con i rappresentanti del sovrano, gettò da una finestra i governatori cattolici Vilém Slavata z Chlumu a Košumberka e Jaroslav Bořita z Martinic insieme al segretario Filip Fabricius. Tutti e tre sopravvissero alla caduta.The War Begins—The Defenestration of Prague (May 1618), German History in Documents and Images, German Historical Institute, fonte tratta da Documenta Bohemica Bellum Tricennale Illustrantia, vol. II, 1972, pp. 42–49, consultato il 24 settembre 2026.

La defenestrazione trasformò una crisi costituzionale e confessionale interna alla Boemia in un'insurrezione armata. La rivolta boema costituì la prima fase del conflitto che sarebbe divenuto la Guerra dei trent'anni.Geoff Mortimer, The Origins of the Thirty Years War and the Revolt in Bohemia, 1618, London, Palgrave Macmillan, 2015, ISBN 978-1-137-54384-4, DOI 10.1057/9781137543851.

Contesto politico e religioso

Dal 1526 la Corona di Boemia apparteneva alla Casa d'Asburgo, mentre la società boema era caratterizzata da una forte pluralità confessionale. Accanto ai cattolici erano presenti gli eredi della tradizione utraquista, i luterani, l'Unità dei Fratelli Boemi e altre correnti della Riforma.

Nel 1609 l'imperatore Rodolfo II, nella sua qualità di re di Boemia, emanò la cosiddetta Lettera di maestà, con la quale riconobbe agli Stati non cattolici ampie garanzie per l'esercizio della religione e istituì un collegio di defensores incaricato di tutelare tali diritti.The Bohemian Religious Peace (July 1609), German History in Documents and Images, German Historical Institute, consultato il 24 settembre 2026.

Il documento non eliminò tuttavia le controversie sull'estensione concreta di tali libertà. Una delle questioni più difficili riguardava le città situate su terre appartenenti a signori ecclesiastici o alla Camera reale: il testo non disciplinava in modo inequivocabile il loro diritto di costruire propri edifici di culto non cattolici.Jan Kilián, «Boj o kostely, aneb kauzy údajného porušování Rudolfova majestátu v předbělohorských Čechách», Historický časopis, vol. 66, n. 2, 2018, pp. 241–269, testo completo.

Le controversie di Hrob e Broumov

La crisi che precedette la defenestrazione fu alimentata soprattutto dalle controversie relative alle chiese protestanti di Hrob e Broumov. Entrambe le città si trovavano su domini ecclesiastici: Broumov dipendeva dall'abbazia benedettina di Břevnov-Broumov, mentre Hrob apparteneva a un territorio legato al monastero cistercense di Osek e all'arcivescovado di Praga.

Gli abitanti non cattolici delle due città interpretarono la Lettera di Maestà come autorizzazione a costruire proprie chiese. Le autorità cattoliche contestarono questa lettura. A Hrob la chiesa protestante fu infine demolita, mentre a Broumov le autorità tentarono di chiudere l'edificio di culto, incontrando la resistenza degli abitanti.

Secondo lo storico Jan Kilián, la controversia nasceva anche dall'ambiguità giuridica della Lettera di Maestà. Dal punto di vista strettamente legale dell'epoca, gli abitanti di Hrob e Broumov erano sudditi di signorie ecclesiastiche e non appartenevano al libero stato urbano cui erano riconosciuti determinati diritti di edificazione; gli Stati protestanti interpretarono tuttavia le misure prese contro le due comunità come esempi della violazione delle libertà religiose garantite nel 1609.

Nel marzo 1618 gli Stati non cattolici si riunirono a Praga per discutere questi casi e altre presunte violazioni della Lettera di Maestà. L'imperatore Mattia proibì una nuova assemblea prevista per maggio, ma gli esponenti dell'opposizione si riunirono ugualmente il 21 maggio.Klára Andresová, Třetí pražská defenestrace a začátek třicetileté války, Vojenský historický ústav Praha, 29 maggio 2018, consultato il 24 settembre 2026.

La preparazione dell'azione

La sera del 22 maggio alcuni dei principali esponenti dell'opposizione si incontrarono nel palazzo della famiglia Smiřický a Malá Strana. Tra i presenti figuravano Jindřich Matyáš Thurn, Václav Budovec z Budova e Albrecht Jan Smiřický. Secondo la ricostruzione del Vojenský historický ústav di Praga, in quella riunione fu concordato di passare il giorno seguente dall'opposizione politica a un'azione diretta contro i governatori imperiali.

La scelta della defenestrazione richiamava consapevolmente precedenti avvenuti a Praga nel 1419 e nel 1483. La pratica poteva assumere anche il significato simbolico di espulsione dall'ordine politico di persone considerate nemiche della comunità.Daniel Jütte, «Defenestration as Ritual Punishment: Windows, Power, and Political Culture in Early Modern Europe», The Journal of Modern History, vol. 89, n. 1, 2017, pp. 1–38, DOI 10.1086/690123.

Il 23 maggio 1618

La mattina del 23 maggio un gruppo numeroso di nobili e loro seguaci raggiunse il Castello di Praga. Intorno alle nove entrò nella Cancelleria boema, situata nell'ala di Ludovico dell'Antico Palazzo Reale.

Quel giorno erano presenti quattro governatori. Gli oppositori chiesero loro se avessero partecipato alla preparazione di una lettera imperiale che vietava agli Stati non cattolici di riunirsi e che essi ritenevano contraria alla Lettera di Maestà. Dopo un confronto, due dei quattro governatori, Adam von Sternberg e Matthew Leopold Popel von Lobkowitz, furono considerati estranei alla politica contestata e allontanati dalla sala.

L'accusa si concentrò quindi su Vilém Slavata z Chlumu a Košumberka e Jaroslav Bořita z Martinic, entrambi cattolici e noti oppositori della politica religiosa degli Stati non cattolici. I presenti li accusarono di essere nemici delle libertà religiose del regno e di aver contribuito alle misure considerate contrarie alla Lettera di Maestà.

Dopo una votazione tra i presenti, Martinic e Slavata furono dichiarati nemici della comunità politica boema. Martinic fu afferrato per primo e gettato da una finestra della Cancelleria. Subito dopo fu la volta di Slavata, che tentò di aggrapparsi al davanzale prima di precipitare. Il segretario Filip Fabricius, che si trovava nella sala, fu defenestrato a sua volta.

La finestra si trovava a circa 16–17 metri dal terreno. Martinic riportò ferite relativamente lievi; Slavata rimase maggiormente ferito, mentre Fabricius riuscì ad allontanarsi e successivamente raggiunse Vienna.

La sopravvivenza dei defenestrati

Il fatto che tutti e tre sopravvivessero alla caduta generò quasi immediatamente interpretazioni contrapposte. La propaganda cattolica attribuì la salvezza di Martinic e Slavata all'intervento divino e, in particolare, alla protezione della Vergine Maria.

Una successiva tradizione protestante attribuì invece la loro sopravvivenza alla caduta su un mucchio di letame o di rifiuti. Questa versione è diventata molto popolare nella narrazione dell'episodio, ma non costituisce una spiegazione accertata. Il Vojenský historický ústav indica come spiegazione più plausibile la forte pendenza del terreno sotto le finestre, che avrebbe attenuato l'impatto facendoli rotolare lungo il pendio.

Martinic aiutò Slavata, ferito, a raggiungere il vicino palazzo dei Lobkowicz. I due furono accolti da Polyxena z Lobkowicz, moglie del cancelliere supremo del Regno di Boemia, che fece curare Slavata e rifiutò di consegnare i due uomini quando alcuni rappresentanti degli insorti si presentarono al palazzo per reclamarli.

Fabricius riuscì invece a fuggire da Praga e raggiunse Vienna, dove informò la corte imperiale dell'accaduto.

Le conseguenze immediate

Il 24 maggio, il giorno successivo alla defenestrazione, gli Stati ribelli istituirono un governo provvisorio composto da trenta direttori. Il 25 maggio pubblicarono una prima Apologia, nella quale sostennero che l'azione non fosse diretta contro il sovrano, ma contro consiglieri ritenuti responsabili della violazione delle libertà del regno.

Le due parti iniziarono rapidamente a reclutare truppe e a cercare alleati. Quella che era iniziata come una disputa tra la monarchia e una parte degli Stati boemi divenne così una vera insurrezione armata.

Dopo la morte dell'imperatore Mattia nel marzo 1619, la crisi si aggravò ulteriormente. Gli Stati boemi rifiutarono Ferdinando II come loro sovrano e nell'agosto del 1619 lo deposero formalmente, eleggendo al suo posto Federico V del Palatinato.

La rivolta terminò militarmente con la sconfitta dell'esercito degli Stati nella Battaglia della Montagna Bianca dell'8 novembre 1620. Federico V abbandonò Praga poco dopo e il potere asburgico fu ristabilito in Boemia.

Rapporto con la Guerra dei trent'anni

La defenestrazione viene tradizionalmente indicata come l'evento che diede inizio alla Guerra dei trent'anni. La storiografia moderna distingue tuttavia tra l'episodio del 23 maggio e il successivo processo di espansione del conflitto. La defenestrazione aprì immediatamente la rivolta boema; attraverso la ricerca di alleati da parte di entrambe le fazioni e l'intervento progressivo di altre potenze, la guerra si estese successivamente oltre i territori della Corona boema.

Geoff Mortimer ha sostenuto che la rivolta boema non debba essere considerata soltanto una scintilla occasionale di una guerra europea comunque inevitabile, ma una componente sostanziale delle origini del conflitto. Secondo questa interpretazione, le cause immediate della Guerra dei trent'anni vanno ricercate in larga misura nella specifica crisi politica e confessionale boema culminata nel 1618.

Interpretazioni storiografiche

Gli studi moderni hanno ridimensionato una lettura della defenestrazione come semplice esplosione spontanea di violenza confessionale. La riunione del 22 maggio, la selezione dei governatori da punire e la procedura adottata nella Cancelleria mostrano che almeno una parte dell'azione era stata preparata in anticipo.

Lo storico Daniel Jütte ha inoltre studiato la defenestrazione nel contesto più ampio della cultura politica europea dell'età moderna, interpretando il gesto di gettare un avversario da una finestra come una forma di punizione politica ritualizzata, nella quale lo spazio architettonico assumeva un forte valore simbolico.

Note

Bibliografia Jan Kilián, «Boj o kostely, aneb kauzy údajného porušování Rudolfova majestátu v předbělohorských Čechách», Historický časopis, vol. 66, n. 2, 2018, pp. 241–269. Daniel Jütte, «Defenestration as Ritual Punishment: Windows, Power, and Political Culture in Early Modern Europe», The Journal of Modern History, vol. 89, n. 1, 2017, pp. 1–38, DOI 10.1086/690123. Geoff Mortimer, The Origins of the Thirty Years War and the Revolt in Bohemia, 1618, London, Palgrave Macmillan, 2015, ISBN 978-1-137-54384-4. Documenta Bohemica Bellum Tricennale Illustrantia. Tomus II. Der Beginn des Dreißigjährigen Krieges. Der Kampf um Böhmen. Quellen zur Geschichte des Böhmischen Krieges (1618–1621), Praha–Wien–Köln–Graz, Academia–Hermann Böhlaus Nachf., 1972.

Altri progetti

Categoria:Guerra dei trent'anni Categoria:Storia di Praga Categoria:Defenestrazioni di Praga