Il processo ad Agostino Tassi per lo stupro di Artemisia Gentileschi fu intentato da Orazio Gentileschi alla fine del febbraio 1612 a Roma.
Orazio Gentileschi era un pittore di origini pisane al tempo attivo a Roma, Tassi era un pittore paesaggista arrivato da poco in città, che collaborava con Orazio e frequentava abitualmente la sua casa. L'accusa è lo stupro, avvenuto almeno un anno prima, della figlia Artemisia Gentileschi, anche lei pittrice. La vicenda era stata taciuta per molto tempo; quando finalmente Gentileschi decide di sporgere denuncia, l'evento suscita numerose dicerie, tanto che in più occasioni il processo si trasforma in uno strumento di diffamazione di Artemisia che, vista con sospetto per aver taciuto per tanto tempo, è ritenuta consenziente dall'opinione pubblica.
Agostino Tassi: la collaborazione con Orazio e la personalità Agostino Tassi doveva essere arrivato a Roma intorno al 1610Artemisia, a cura di Roberto Contini e Gianni Papi, con un saggio di Luciano Berti, Roma, Leonardo de Luca, 1991, p. 21.. Scipione Borghese commissionò a lui e ad Orazio la decorazione della loggia del Casino delle Muse, lavoro che iniziò nel settembre 1611, quindi dopo la violenza ai danni di ArtemisiaArtemisia, a cura di Roberto Contini e Gianni Papi, con un saggio di Luciano Berti, Roma, Leonardo de Luca, 1991, p. 48.. Nello stesso periodo, Orazio spendeva molte energie per promuovere la figlia (basti pensare alla lettera alla granduchessa di Toscana Cristina di LorenaArtemisia Gentileschi. La pittura della passione, (a cura di) Tiziana Agnati e Francesca Torres, Edizioni Selene, Milano, 2008.) e per favorirle l'accesso a un'istruzione più completa. Dopo il rifiuto da parte dell'Accademia dei Pittori, secondo alcune fonti Orazio si rivolse al collega Tassi, maestro di prospettiva appena giunto a Roma, ammirato per le competenze d'avanguardia: questi accettò di istruire Artemisia. In ArtemisiaVedasi Artemisia (Contini-Papi), opera citata in bibliografia, Luciano Berti definisce Tassi «uno smargiasso, un avventuriero, un soggetto da galera», «un ostentatore di gran tono e intimo dei potenti». Berti pare essersi fatto un'opinione ben precisa di come si sviluppò esattamente il rapporto tra l'artista e la ragazza, schierandosi palesemente dalla parte di quest'ultima e descrivendo il pittore addirittura come un "puttaniere" che aveva sfruttato Artemisia e l'aveva "circuita" con il suo carismaArtemisia, a cura di Roberto Contini e Gianni Papi, con un saggio di Luciano Berti, Roma, Leonardo de Luca, 1991, p.19.
I biografi contemporanei descrissero Tassi con più indulgenza, sottolineandone l'ingegno. Lo stesso Gentileschi, nella sopracitata lettera a Cristina di Lorena, lo descrisse come un poco di buono, raccontandole delle sue tre sorelle prostitute, dell'incesto con la cognata (anche lei descritta come una meretrice) e dei due fratelli, anche loro con precedenti penali (uno era stato impiccato, l'altro condannato all'esilio per aver fatto da mezzano ai sodomitiOrazio e Artemisia Gentileschi, a cura di Keith Christiansen e Judith W.Mann, Milano, Skira, 2001, p. 264.). Dopo il processo, Passeri racconta che i rapporti tra Tassi e Gentileschi si rasserenarono, tanto che tornarono a lavorare insieme. La natura dei rapporti tra i due è complicata dalla deposizione di Antonio Mazzantino, decoratore che lavorava al Casino delle Muse: i due, nell'estate 1611, erano in amicizia. Non c'è invece alcuna fonte che ci informi della presenza di Artemisia al cantiere, ma è plausibile che sia Tassi che Gentileschi abbiano taciuto su questo aspetto nelle loro deposizioniArtemisia, a cura di Roberto Contini e Gianni Papi, con un saggio di Luciano Berti, Roma, Leonardo de Luca, 1991, p. 49.
Lo stupro e lo sviluppo della relazione Lo stupro di Agostino Tassi su Artemisia Gentileschi del 1611 ha dato luogo a una delle cosiddette causes célèbres del Seicento, epoca ricca di artisti maledetti e bohémien. Il reato è ampiamente documentato dalle testimonianze raccolte al processo dell'anno successivo, iniziato nel marzo 1612 e durato sette mesi.Mary D. Garrard, op. cit,, p.20 Sotto giuramento, Artemisia sostenne di aver subito una violenza sessuale da parte di Tassi il 6 maggio 1611Orazio e Artemisia Gentileschi, a cura di Keith Christiansen e Judith W.Mann, Milano, Skira, 2001, p. XV.. In un interrogatorio la pittrice raccontò delle frequenti visite di Tassi nella sua casa e della sospetta amicizia che egli aveva stretto con Tuzia, locataria del padre Orazio. Secondo il suo racconto, Agostino l'avrebbe a lungo corteggiata con insistenza, avvalendosi dei consigli dell'amico Cosimo Quorli, furiere, e della stessa Tuzia.
La difesa del Tassi insinuò una promiscuità della pittrice, accusa a cui Artemisia ribatté con disprezzo di essere vergine al momento della deflorazione forzata subita da Tassi. Artemisia fu sottoposta alla «tortura della Sibilla» (sibille), cosiddetta perché attraverso essa si voleva ottenere la verità. Fu comunque smentita dalla visita ginecologica di due ostetriche ordinata dal giudice: non era più vergine da tempo. L'accusa approfittò della nuova prova per ribadire la promiscuità sessuale della giovane pittrice, che a sua volta si difese appassionatamente accusando ripetute violenze.
Tuzia, inquilina dei Gentileschi dall'aprile 1610, portò una testimonianza sorprendentemente svantaggiosa per Artemisia, descrivendo i liberi costumi della pittrice e contrapponendole il comportamento dignitoso del Tassi, nonché la fedele lealtà al padre di lei. Artemisia accusò il colpo: Tuzia era per lei - ragazza orfana di madre, unica femmina tra quattro figli - il riferimento principale. Ciò può spiegare perché in molti quadri, di datazione immediatamente successiva al processo, la pittrice includa il tema della solidarietà femminile. Dopo lo stupro in maggio, Tassi promise ad Artemisia di sposarla, e quest'ultima dovette credergli: il matrimonio era l'unico mezzo per riabilitarla nella società e per cancellare l'onta della violenza e l'"impurità" che ne derivava. Tassi è descritto nelle fonti come uomo ammaliante, di circa trent'anni al momento dello stupro: è plausibile che Artemisia avesse ormai riposto fiducia in lui, tanto più che egli ostacolava ogni legame con altri uomini.
Nei mesi successivi il pittore, però, evitò accuratamente di farsi vedere in pubblico con la Gentileschi, e continuò gli incontri amorosi nell'intimità degli appartamenti di lei, complice la discretezza di TuziaMary D. Garrard, op. cit., pp. 21-22.. Elizabeth CohenE. S.Cohen, The Trials of Artemisia Gentileschi: A Rape as History, in “The Sixteenth Century Journal”, 31/1 (2000), pp. 47-75. ha condotto uno studio approfondito sul complesso sistema di "codici d'onore" vigente a Roma agli inizi del Seicento: Artemisia fu violentata all'interno della casa di Orazio, fattore che aggravava la situazione e comprometteva oltremodo l'onore di Gentileschi. Secondo la studiosa, il reato di violenza sessuale nella prima età moderna in Italia non era percepito come aggressione alla donna.
Le promesse di Tassi Gli storici dell'arte che hanno approfondito la biografia di Artemisia Gentileschi sono propensi a credere ad una passione tra lei ed Agostino Tassi. Durante il processo Artemisia sostenne che Agostino l'aveva violentata una prima volta, salvo poi prometterle che le avrebbe salvato l'onore sposandola. È da precisare che Tassi a Roma, noto come celibe, in realtà era sposato e già in precedenza era stato coinvolto in cause giudiziarie per un incesto con la cognata. Artemisia, credendolo disimpegnato, affermò che Tassi l'aveva rassicurata più volte sul fatto che l'avrebbe sposata, «e con questa promessa mi ha indotto a consentir doppo amorevolmente più volte alle sue voglie». Orazio confermò che Agostino aveva promesso ad Artemisia il matrimonio, tanto da confidarlo a Cristina di Lorena nella lettera del 1612, nella quale le diceva che Tassi avrebbe voluto condurre con sé Artemisia a Firenze per farla conoscere alle personalità di spicco della cittàArtemisia, a cura di Roberto Contini e Gianni Papi, con un saggio di Luciano Berti, Roma, Leonardo de Luca, 1991, p. 24..
Il processo L'esitazione di Gentileschi e la causa scatenante Alla fine del febbraio 1612 Orazio Gentileschi denunciò Agostino Tassi per lo stupro della figlia, avvenuto a maggio del 1611. Il processo iniziò a marzo e si protrasse fino ad ottobre, concludendosi poi con la condanna di Tassi. Il denunciante scrisse una supplica al papa Paolo V per istituire il processo contro il violentatore, con la consulenza del notaio Giovan Battista Stiattesi. Gentileschi accusava Tassi della deflorazione e il suo amico Cosimo Quorli di essersi reso suo complice e di aver trafugato alcuni quadri, firmando una falsa cessione a nome di Artemisia:
La decisione di Gentileschi di denunciare Tassi dopo così tanto tempo dallo stupro scatenò un circolo di dicerie e pettegolezzi nel quartiere in cui i Gentileschi abitavano. D'altra parte, la denuncia era la scelta più vantaggiosa, perché spesso i processi per stupro si risolvevano con l'elargizione di una dote da parte del colpevole, che ristabiliva immediatamente l'onore della donna violentata e aumentavano per lei le possibilità di un matrimonio con un gentiluomoOrazio e Artemisia Gentileschi, a cura di Keith Christiansen e Judith W.Mann, Milano, Skira, 2001, p.263.. Artemisia giustificò il ritardo dicendo di aver incalzato Tassi a mantenere la sua promessa di matrimonio per tutto quel tempo; la testimonianza di Giovambattista Stiattesi ravvivò lo scandalo, dal momento che egli sosteneva che Tassi non aveva tenuto fede alla promessa per via di un accordo con il suo benefattore, Cosimo Quorli, che a sua volta rivendicava la paternità di Artemisia e affermava di aver cercato di possederla. Tutto ciò contribuì a ritardare una risoluzione del processo.
Attraverso le testimonianze raccolte si venne a sapere che Quorli aveva cercato di estorcere a Tassi il quadro che questi aveva ricevuto da Artemisia. Resta tutt'oggi ignoto se Artemisia avesse donato di sua spontanea volontà il quadro (raffigurante una "Iuditta di capace grandezza" che - come si ricava dalla maggior parte delle deposizioni - era stato da lei dipinto), anche perché Orazio si rivendicò suo autore. Eva Menzio ha suggerito l'ipotesi che Orazio si sia deciso nel febbraio 1612 a denunciare Tassi - finalmente - proprio nel momento in cui Tassi entra in possesso del quadro (tralasciando le modalità con cui ciò avviene).
Se il quadro sia stato davvero la molla che ha spinto Gentileschi padre ad accusare il collega, per Gianni Papi è difficile da spiegare: l'accusa di stupro sarebbe stata, a questo punto, inventata per rovinare Tassi? Difficile crederlo dal momento che Artemisia fu sottoposta a maldicenze ed umiliazioni di ogni genere, mettendo in serio pericolo la dignità di pittrice che aveva faticosamente - grazie soprattutto al padre - conquistatoArtemisia, a cura di Roberto Contini e Gianni Papi, con un saggio di Luciano Berti, Roma, Leonardo de Luca, 1991, pp.41-42.. La Garrard ha avallato l'ipotesi che il quadro fosse la prima raffigurazione del soggetto di Giuditta da parte di Artemisia (soggetto visitatissimo da entrambi i Gentileschi), copia della Giuditta e la sua ancella con la testa di Oloferne conservata a Hartford e datata 1610-12. Proprio questa copia, secondo la Garrard, sarebbe il quadro oggetto della disputaMary D. Garrard, op. cit., pp. 31-32..
L'accusa: la deposizione di Artemisia Gentileschi