La Federconsorzi (nome abbreviato della Federazione italiana dei consorzi agrari, siglato FEDIT) era una istituzione privata ed organo fondamentale della politica agricola statale italiana, per tornare poi ad una struttura privatistica fino ad essere travolta nel 1991 da una vicenda scandalosa e da una crisi irreversibile.
Storia (1892-1991)
Fondazione e periodo iniziale La Federconsorzi fu fondata il 10 aprile 1892 a Piacenza. Frutto dell'incontro della borghesia illuminata, di formazione mazziniana, e degli ambienti più aperti dell'esperienza cattolica,Antonio Saltini. «Federconsorzi: storia di un’onta nazionale», Terra e vita n° 6, 6/2/1993. fu la prima grande svolta dell'agricoltura italiana che affrontava la crisi della devastazione della viticoltura ad opera della fillossera e della peronospora, nonché della crisi del mercato dei cereali per via del commercio internazionale dei grani, reso possibile dall'estendersi delle fattorie nelle pianure americane e dalla messa a coltura di vaste estensioni dell'Ucraina ed agevolato dalla diffusione della navigazione a vapore.
Fin dall'inizio fu costituita come cooperativa di secondo grado, avendo come soci i consorzi agrari, che in alcuni casi conservavano la vecchia denominazione di "comizi agrari". La Federconsorzi fu pensata soprattutto come strumento di acquisti collettivi per ottenere una calmierazione del mercato e una garanzia di qualità, soprattutto nei settori dei fertilizzanti e delle macchine agricole. Nella relazione finale del febbraio 2001, la Commissione parlamentare d'inchiesta istituita per indagare le cause del suo dissesto, premetteva ai suoi lavori una ricostruzione storica dei 99 anni di attività, sottolineando come la causa prima del sorgere dei consorzi agrari e della loro federazione fu proprio la necessità di coprire il fabbisogno di credito agrario.
L'origine storica della Federconsorzi viene, infatti, individuata ai monti frumentari, che nel 1863 erano ben 2.051, prima di essere "spazzati via" dalle riforme dirigistiche dello Stato unitario. Altro vanto della Federconsorzi dell'epoca fu l'istituzione delle cattedre ambulanti di agricoltura, una benemerita istituzione per diffondere la conoscenza della scienza agronomica negli ambienti rurali. Il primo direttore generale, poi nominato presidente nel 1905, fu Giovanni Raineri. La prima guerra mondiale, con l'importazione massiccia di derrate alimentari dal mercato americano, lanciò la Federconsorzi come importantissimo strumento annonario.
Il periodo fascista La Federconsorzi rivestì un ruolo importante tra le due guerre, appoggiando l'intera politica agraria del fascismo.idem, Federconsorzi: frumento e gagliardetti, ibidem, n. 10, 6 mar. 1993 L'economia basata sull'autarchia, attuata successivamente all'assedio societario, favorì la gestione ammassi: il grano e gli altri prodotti essenziali per l'alimentazione della popolazione dovevano essere "ammassati" obbligatoriamente presso i consorzi agrari, in modo da rendere più razionale ed efficiente il settore e mantenere una struttura più facilmente trasformabile in economia di guerra.
Tessera annonaria La struttura federconsortile fu dapprima chiamata a sostenere il peso dalla gestione degli ammassi durante il periodo del tesseramento alimentare, poi fu di nuovo lo strumento principale attraverso cui gli Stati Uniti rifornirono dapprima la parte d'Italia via via liberata e poi dell'intera Italia e degli aiuti del piano Marshall concretizzatisi nei fondi E.R.P.. La struttura Federconsortile era rimasta prevalentemente intatta, senza grossi traumi rispetto alla precedente esperienza fascista.
Il dopoguerra
Alla fine del secondo conflitto mondiale, con il nuovo ordinamento del 1948, i consorzi agrari, governati dalla Federconsorzi, divennero società private, ma con accesso al denaro pubblico. Per cui Paolo Bonomi, fondatore della Coldiretti, prese il potere per conto della Democrazia Cristiana, con lo scopo di controllare soldi e voti sfruttando la tradizione cattolica dei contadini ed il fatto che il Ministero dell'agricoltura era e sarebbe rimasto a lungo in mano allo Scudo Crociato. Così facendo, Bonomi divenne uno dei principali baluardi delle forze di centro rispetto alle sinistre.idem, Federconsorzi: conquista democristiana e riforma mancata ibidem, n. 12, 20 mar. 1993
Epiche furono le battaglie - condotte da cultori di scienze agrarie come Manlio Rossi-Doria,Antonio Saltini, Storia della Federconsorzi- “L'età degli ammassi e del "muro anticomunista", 5ª parte, 13 novembre 2015. giornalisti e polemisti coraggiosi, come Mario Pannunzio, Ernesto Rossi e il settimanale Il Mondo, da grandi tribuni parlamentari come Gian Carlo Pajetta - sulla situazione di privilegi di cui godeva la Federconsorzi, che, fu affermato, determinava l'elezione di un centinaio di parlamentari democristiani. Con l'uscita di scena di Bonomi, l'uomo di potere divenne Arcangelo Lobianco. Nel frattempo, la Federconsorzi perse alcune buone intuizioni, facendosi "soffiare" il business del mais e della soia (dal gruppo Ferruzzi) e l'organizzazione dei supermercati (dalla Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue).
La Coldiretti, nel tempo, non assicurava più quel serbatoio di voti di una volta e tra l'altro si era posta in netta contrapposizione con i vertici della DC, dai quali non riceveva più consensi; non ebbe dunque la forza di salvare la Federconsorzi dal disfacimento. Gli aspetti negativi non devono però far dimenticare i meriti della Federconsorzi, che per decenni fu pressoché l'unica istituzione che ha operato a favore dell'agricoltura italiana. La struttura commerciale della Federconsorzi, del resto, contribuì all'affermarsi dell'Anic e poi dell'EniChem Agricoltura nella produzione dei fertilizzanti, soprattutto urea e nitrato d'ammonio.
La crisi (dal 1991)
Secondo la relazione del 30 luglio 1991 tenuta al Senato in risposta alle interpellanze ed alle interrogazioni sull'argomento presentate dal ministro dell'agricoltura Giovanni Goria, che provvide al commissariamento della Federconsorzi (17 giugno 1991), la crisi dell'ente ebbe origine nella gestione del triennio 1988-1990.
Il commissariamento Il commissariamento, deciso da Goria dopo tre ore di riunione a porte chiuse a Palazzo Chigi con il presidente del consiglio, il ministro del bilancio, il sottosegretario alla presidenza del consiglio, il segretario della Democrazia Cristiana e il presidente della Coldiretti (Lobianco) fu il principio della fine: il mondo bancario, pesantemente esposto, revocò tutti i fidi. Il 4 luglio fu avanzata dai neo-nominati commissari di governo la domanda di concordato preventivo, approvata nel gennaio 1992.
Tra i professionisti che si sono succeduti nelle cariche di responsabilità della procedura, si segnalano Nicola Picardi, Enrico Gabrielli e Sergio Scicchitano.
L’omologazione del concordato Il Tribunale civile di Roma, in data 18/22 luglio 1991, in soli 15 giorni ammise la Federconsorzi alla procedura, ritenendo idonee le condizioni formali e sostanziali dell'impresa ai sensi dell'art.160 della legge fallimentare.
In merito, la Commissione parlamentare d'inchiesta si sarebbe espressa nel seguente modo: "che i tempi del tribunale per l'ammissibilità al concordato Federconsorzi, sono stati eccezionalmente rapidi e benevoli, la prassi dei giudici, era invece restrittiva, infatti, nel triennio 1990/92, fu concessa l'omologazione solo a tredici proposte di concordato preventivo su sessanta richieste, con una percentuale favorevole poco superiore al 20%".
Tale concordato in seguito fu oggetto di una lunga vicenda giudiziaria e da varie commissioni di indagine.
La previsione dello scioglimento Già nel 1999 con apposita legge si prevedeva lo scioglimento della Federconsorzi, ossia subito dopo la presentazione del rendiconto che doveva essere effettuato entro sei mesiCon l'articolo 9 della stessa legge, era stato fissato in 6 mesi il termine per la presentazione del rendiconto delle cessate gestioni delegate dallo Stato alla Federconsorzi e non ancora definite, ma la definizione si è trascinata per un decennio. La legge n. 410 del 1999, all'articolo 5, comma 2,wikisource aveva disposto lo scioglimento della Fedit, ai sensi dell'articolo 2544 c.c.In data 15 febbraio 2000, è stato nominato il commissario liquidatore nella persona del consigliere Giovanni Marrocco., era previsto lo scioglimento della vecchia Federconsorzi ma nel 2010 una nuova norma introdotta come emendamento nell'ambito del decreto milleproroghe ha cancellato questo obbligo.
Il seguito della procedura L'unica certezza conseguita, sotto il profilo legale, è che la Corte di appello di Roma alla fine del 2010 ha stabilito le modalità di calcolo degli interessi sui crediti vantati per la gestione degli ammassi, dopo che anni addietro i giudici ne avevano decretato l'esigibilità.
Nell'audizione alla Camera del 25 gennaio 2011, il ministro delle politiche agricole Giancarlo Galan dichiarò:
Per tale scopo, in virtù di quanto recita il decreto Ministeriale datato 9 dicembre 2010, a firma del ministro Galan, furono nominati un commissario ed un sub-commissario della Federazione italiana dei consorzi agrari, rispettivamente Andrea Baldanza e Paolo VenutiAndrea Baldanza, magistrato della Corte dei conti presso la Sezione regionale del controllo per la Regione Abruzzo e Paolo Venuti, dottore commercialista del Circondario del Tribunale di Padova, che ricopre numerosi incarichi di amministrazione e di controllo presso società pubbliche, private e a partecipazione pubblica., col seguente incarico: «i professionisti dovranno procedere alla ricognizione del contenzioso pendente, in particolare quello nei confronti del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali in ordine ai crediti derivanti dalla rendicontazione della gestione degli ammassi dei prodotti agricoli, nonché il contenzioso promosso dagli ex dipendenti della Federconsorzi e di alcune società da essa controllate, con il compito di definire, anche in via transattiva, i predetti contenziosi.»
Il 22 giugno del 2011 Luigi Farenga viene nominato commissario liquidatore di Federconsorzi dalla sezione fallimentare del Tribunale di Roma presieduta da Ciro Monsurrò. Professore di diritto commerciale a Perugia e commissario dell'ex gruppo Cirio, Farenga subentra al dimissionario Sergio Schicchitano. Quest'ultimo aveva lasciato l'incarico in seguito all'indagine promossa dalla Procura di Roma sulle false fatturazioni che lo vedeva coinvolto, insieme a Cesare Pambianchi (ex presidente di Confcommercio Roma) e Carlo MazzieriSecondo quanto riportato da blog.panorama.it/italia/ : "Scicchitano, è stato liquidatore della Federconsorzi dal 2003 al 2011. Otto anni con al centro il rovente contenzioso sul patrimonio che nel 1993 era finito nelle mani della S.G.R. di Capaldo, attraverso un contestatissimo "atto quadro", ossia un negozio giuridico nullo e illecito, come l'ha definito chiaramente la Corte d'Appello di Perugia nel 2004. Scicchitano, anziché recuperare i beni, nel 2008 aveva firmato una nuova transazione con la S.G.R., rinunciando a tutti i risarcimenti in cambio di crediti risalenti al 1993. Dopo le dimissioni di Scicchitano, il commissario governativo Andrea Baldanza, si è rifiutato di approvare il suo ultimo rendiconto: su 4,5 milioni di uscite nel 2010, i creditori hanno avuto 861.577 euro e 57 centesimi. Il grosso, 2,5 milioni è andato in spese di "contenzioso generale". Mentre per l'intera gestione, in otto anni ci sono stati incassi per 33 milioni e uscite per 55 milioni, ma i creditori ne hanno visti solo 15 di milioni. L'amministrazione, il contenzioso e il compenso del liquidatore, Scicchitano medesimo, si sono presi 40 milioni"..
Le assemblee societarie del 2011