Di professione, Sacco era operaio in una fabbrica di scarpe. Vanzetti, invece, che gli amici chiamavano Trômlin, dopo aver a lungo girovagato negli Stati Uniti d'America facendo molti lavori diversi, rilevò da un italiano un carretto per la vendita del pesce e svolse questo lavoro per pochi mesi. I due furono arrestati, processati e condannati a morte con l'accusa di omicidio di un contabile e di una guardia del calzaturificio Slater and Morrill di South Braintree.

Sulla loro colpevolezza vi furono molti dubbi già all'epoca del loro processo; a nulla valse la confessione del detenuto portoghese Celestino Madeiros (già condannato a morte per avere ucciso un cassiere durante una rapina), che li scagionava. I due furono giustiziati sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927 nel penitenziario statale di Charlestown, non lontano da Boston.

Con il tempo, varie opere letterarie, musicali e cinematografiche celebrarono la vicenda di Sacco e Vanzetti come simbolo di mali quali l'errore giudiziario, il razzismo e l'intolleranza. A cinquant'anni esatti dalla loro morte, l'allora governatore dello Stato del Massachusetts, Michael Dukakis, riconobbe ufficialmente gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la loro memoria.

L'incontro Bartolomeo Vanzetti aveva raggiunto New York sulla nave La Provence il 19 giugno 1908, all'età di vent'anni; Nicola Sacco, invece, viaggiò sulla motonave Principe di Piemonte e giunse a Boston il 2 maggio del 1913. I due non si conoscevano.

Al processo, Vanzetti descrisse così l'esperienza dell'immigrazione: «Al centro immigrazione ebbi la prima sorpresa. Gli emigranti venivano smistati come tanti animali. Non una parola di gentilezza, di incoraggiamento, per alleggerire il fardello di dolori che pesava così tanto su chi era appena arrivato in America.» In seguito, scriverà: «Dove potevo andare? Cosa potevo fare? Quella era per me come la Terra Promessa. Il treno della sopraelevata passava sferragliando e non rispondeva niente. Le automobili e i tram passavano oltre senza badare a me.»

Vanzetti nacque a Villafalletto, in provincia di Cuneo, l'11 giugno del 1888, primogenito dei quattro figli di Giovanna Nivello (1862-1907) e Giovanni Battista Vanzetti (1849-1931), modesto proprietario terriero e gestore di una piccola caffetteria. Pur non vivendo in ristrettezze economiche, a spingerlo a emigrare negli Stati Uniti d'America furono soprattutto l'improvvisa e tragica morte dell'amata madre, che lo portò quasi alla follia, e probabilmente una consuetudine familiare poiché anche il padre era stato emigrante per un breve periodo, dal 1881 al 1883 in California. Fece molti lavori, accettando tutto ciò che gli capitava. Lavorò in varie trattorie, in una cava, in un'acciaieria e infine in una fabbrica di cordami, la Plymouth Cordage Company. Spirito libero e indipendente, era un avido lettore soprattutto delle opere di Marx, Darwin, Hugo, Gorkij, Tolstoj, Zola e Dante. Nel 1916 guidò uno sciopero contro la Plymouth e per questo motivo nessuno volle più dargli un lavoro. Più tardi, nel 1919, si mise in proprio facendo il pescivendolo fino al momento dell'arresto.

Sacco nacque a Torremaggiore, in provincia di Foggia, il 22 aprile 1891 da una famiglia di produttori agricoli e commercianti di olio e vino. Trovò lavoro in una fabbrica di calzature a Milford dove, nel 1912, sposò Rosina Zambelli, con la quale andò ad abitare e con la quale ebbe un figlio, Dante, e una figlia, Ines. Lavorava 6 giorni la settimana, 10 ore al giorno. Nonostante ciò, partecipava attivamente alle manifestazioni operaie dell'epoca, attraverso le quali i lavoratori chiedevano salari più alti e migliori condizioni di lavoro e, in tali occasioni, teneva spesso dei discorsi. A causa di queste attività, fu arrestato nel 1916.

Nel 1916 Sacco e Vanzetti si conobbero ed entrarono entrambi a far parte di un gruppo anarchico di italoamericani. Allo scoppio della Grande Guerra, tutto il collettivo fuggì in Messico per evitare la chiamata alle armi. Per un anarchico, infatti, non c'era niente di peggio che uccidere o morire per uno Stato. Nicola e Bartolomeo fecero ritorno nel Massachusetts al termine del conflitto, non sapendo però di essere stati inseriti in una lista di sovversivi compilata dal dipartimento della giustizia, così come di essere pedinati dagli agenti segreti statunitensi. Nella stessa lista era inserito anche un amico di Vanzetti, il tipografo Andrea Salsedo, originario dell'isola di Pantelleria. Questi, il 3 maggio del 1920, fu trovato sfracellato al suolo alla base del grattacielo di New York dove al quattordicesimo piano aveva sede il B.O.I. (Bureau of Investigation), laddove era tenuto illegalmente prigioniero ormai da lungo tempo, insieme a Roberto Elia.

Vanzetti organizzò un comizio, su invito di Carlo Tresca, per protestare contro la vicenda, comizio che avrebbe dovuto avere luogo a Brockton il 9 maggio, ma insieme a Sacco fu arrestato prima poiché trovati in possesso di una rivoltella e di una pistola semiautomatica (con relative munizioni)Bisogna ammettere che le due armi sequestrate avevano una certa rilevanza indiziaria.La Colt cal. 32 semiautomatica presentava una generica compatibilità balistica con un'arma effettivamente usata nella rapina imputata ai due italiani, mentre il revolver era dello stesso tipo (sparito dalla scena del delitto) di quello posseduto dalla guardia giurata assassinata nell'occorso, una Harrington & Richardson. e Vanzetti di alcuni appunti da destinarsi alla tipografia per l'annuncio del comizio di Brockton. Pochi giorni dopo furono accusati anche di una rapina avvenuta a South Braintree, un sobborgo di Boston, poche settimane prima del loro arresto; in tale occasione erano stati uccisi, a colpi di pistola, Frederick Albert Parmente, il cassiere del calzaturificio Slater and Morrill, ditta in cui lavorava Vanzetti, e una guardia giurata, Alessandro Berardelli.

Il processo Verdetto condizionato A parere di molti, alla base del verdetto di condanna da parte di polizia, procuratori distrettuali, giudice e giuria vi furono pregiudizi, e una forte volontà di perseguire una politica del terrore promossa dal procuratore generale Palmer e culminata nella vicenda delle espulsioni.

Sotto questo aspetto, Sacco e Vanzetti erano considerati due agnelli sacrificali, utili per testare la nuova linea di condotta contro gli avversari del governo. Erano immigrati italiani con una comprensione imperfetta della lingua inglese ed erano inoltre note le loro idee politiche radicali. Il giudice Webster Thayer li definì senza mezze parole due bastardi anarchici. Il governatore del Massachusetts Alvan T. Fuller, che avrebbe potuto impedire l'esecuzione, rifiutò infine di farlo, dopo che un'apposita commissione da lui istituita per riesaminare il caso riaffermò le motivazioni della sentenza di condanna.

Si trattava di un periodo della storia statunitense caratterizzato da un'intensa paura dei comunisti, la paura rossa del 1917-1920. Né Sacco né Vanzetti si consideravano comunisti e Vanzetti non aveva nemmeno precedenti con la giustizia, ma i due erano conosciuti dalle autorità locali come militanti radicali coinvolti in scioperi, agitazioni politiche e propaganda contro la guerra.

L'ultimo discorso di Vanzetti alla corte Sacco e Vanzetti si ritenevano vittime del pregiudizio sociale e politico. Vanzetti, in particolare, prima della sentenza definitiva, ebbe a dire rivolgendosi per l'ultima volta al giudice Thayer:

Reazioni Proteste

Quando il verdetto di morte fu reso noto, si tenne una manifestazione davanti al palazzo del governo del Massachusetts, a Boston. La manifestazione durò ben 10 giorni, fino alla data dell'esecuzione. Il corteo attraversò il fiume e le strade sterrate fino alla prigione di Charlestown. La polizia e la guardia nazionale li attendevano dinanzi al carcere, sopra le cui mura vi erano mitragliatrici puntate verso i manifestanti.

L'intervento del governo italiano Il caso di Sacco e Vanzetti scosse molto l'opinione pubblica italiana di allora e anche il governo fascista prese posizione e si mosse attivamente a sostegno dei due connazionali, nonostante le loro idee politiche, tant’è che Benito Mussolini ritenne il tribunale statunitense «pregiudizialmente prevenuto» nel giudicare Sacco e Vanzetti. Di conseguenza, a partire dal 1923 fino all'esecuzione della condanna a morte nel 1927, i funzionari del Ministero degli esteri, l'ambasciatore italiano a Washington e il console italiano a Boston operarono presso le autorità degli Stati Uniti per ottenere prima una revisione del processo e poi la grazia per i due italiani.

Lo stesso Mussolini, un mese prima dell'esecuzione, scrisse direttamente una lettera in cui chiedeva all'ambasciatore statunitense a Roma, Henry Fletcher, di intervenire presso il governatore del Massachusetts per salvare la vita dei due condannati a mortePhilip Cannistraro, "Mussolini, Sacco-Vanzetti, and the Anarchists: The Transatlantic Context," in Journal of Modern History, vol. 68, No. 1 (March 1996), 31-62.

Intellettuali pro Nick e Bart ed epilogo

Molti famosi intellettuali, compresi George Bernard Shaw, Bertrand Russell, Albert Einstein, Dorothy Parker, Edna St. Vincent Millay, John Dewey, John Dos Passos, Upton Sinclair, Alice Hamilton, H. G. Wells e Arturo Giovannitti (il quale fu protagonista di un caso simile) sostennero a favore di Nick e Bart (come venivano chiamati) una campagna per giungere a un nuovo processo. Perfino il premio Nobel francese Anatole France invocò la loro liberazione sulle pagine del periodico La Nation, paragonando l'ingiustizia da loro subita a quella di Alfred Dreyfus. Purtroppo tutte queste iniziative non produssero alcun risultato rilevante per la grazia dei due condannati.

Il 23 agosto 1927 alle ore 00:19, dopo 7 anni di udienze, i due uomini vennero uccisi sulla sedia elettrica a distanza di 7 minuti l'uno dall'altro (prima Sacco, poi Vanzetti)quotidiano la Stampa del 22/08/2002, Cuneo, p.33. La loro esecuzione innescò rivolte popolari a Londra, Parigi e in diverse città della Germania. Nel 1928, una bomba, di probabile matrice anarchica, devastò l'abitazione del giudice Webster Thayer, il responsabile della condanna di Sacco e Vanzetti; il giudice era assente e la bomba non colpì l'obiettivo, ferendo però la moglie e una domestica.

I corpi dei due anarchici furono cremati e le due urne contenenti le ceneri furono trasportate da Luigina Vanzetti in Italia, dove sono custodite nei cimiteri dei loro comuni d'origine, Torremaggiore per Sacco e Villafalletto per Vanzetti; le ceneri di quest'ultimo sono conservate nella tomba dove riposano i genitori, le sorelle e il fratello. I due comuni hanno dedicato ciascuno una via ai due anarchici e una scuola a Bartolomeo Vanzetti.

Le ceneri Sulle ceneri di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti si è da sempre fantasticato, il più delle volte a sproposito, narrando su di esse le storie più incredibili relative alla loro conservazione, al loro rientro in Italia, alle loro incerte e svariate mescolanze, trasformandole in oggetto di culto e di curiosità anche morbosa. La loro storia è invece, nel travaglio legato alla drammatica vicenda dei due anarchici italiani, abbastanza chiara e lineare, segnata addirittura dalla presenza di documenti notarili. In sintesi cronologica le tappe più importanti:

1927, 28 agosto. Presso il cimitero di Forest Hills a Boston avviene la cremazione. Le ceneri, divise, vengono collocate in due distinte urne. Il funzionario che preside all’operazione dichiara che Nicola e Bartolomeo sono morti per «Judicial homicide» (omicidio giudiziario). I contenitori vengono presi in carico da Joseph Langone, titolare dell’impresa di pompe funebri che si è occupato del funerale.«Cremation record», Forest Hills Cemetery, Boston, 1927.08.28.