Ciminna (Čiminna in ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Palermo in Sicilia.
Geografia fisica Clima
Origini del nome Per molto tempo si è creduto erroneamente, e tutt’ora tanti insistono a crederci, che il toponimo "Ciminna" fosse di origine araba, da Soemin, teoria avanzata dal Dott. Vito Graziano nel 1911, con il significato di grasso, pingue, indicando la fertilità del territorio di Ciminna.V. Graziano, Ciminna Memorie e documenti 1911, p.35).
Già nel 1947, il Prof. G. Alessio aveva proposta una sua origine greca e di parere simile era per il Prof. Caracausi, che nel suo Dizionario Onomastico, riporta il seguente: Ciminna com. PA: l’uscita in –nna e l’accento iniziale di είς τήν κύμινναν CUSA 5 (a 1097) Τά κίμιννα ib. 471 (a. 1123), poi adattato alle regole latine in Chimigna RRS I 199 (a.1282), Chiminna De Citella II 382 (a. 1299), Ciminum RDS 128 e Cimina ib. 131 (aa. 1308-1310), terra Chimine Barberi I 205, fan pensare giustamente a Alessio (EG 48 e nota 4, II 15) che si tratta di un relitto del sostrato mediterraneo.Caracausi, 'Dizionario Onomastico 1994, p.398)
Mentre un grande esperto di toponomastica, il Prof. G.B. Pellegrini, nel Dizionario Toponomastico (UTET) riporta il seguente: Ciminna (PA): Nei diplomi figura come Κύμινναν, Κίμιννα (Cusa 4) e l’etnico era in – ίηζς. Cfr Rocca Ciminnita, Ciminniti (S. Angelo di Brolo). L’Alessio 1947 pensa ad una base del tipo *Ciminna da confrontare con Ciminius mons in Etruria e Cemenelum mons in Liguria, forse anche Κέμεννος / Cebenna (Cévennes) in Francia. È comunque verosimile che il tipo toponimico sia pre-grecoUTET: Dizionario di Toponomastico, 1990, p.208.
Gli esperti di cui sopra non menzionano mai Soemin e tanto meno Graziano, perché il toponimo non è di origine araba. L'archeologo e storico A. Masi nel suo lavoro Ciminna. Notizie storiche e archeologiche, 2017, ed. Kalós, a tale proposito ha avanzato l'ipotesi che il toponimo potrebbe derivare da Chimenna, nome documentato a Termini su due lapidi (oggi esiste solo una) di epoca romana dove vengono riportati i nomi di due donne, Domitia Chimenna (CIL X 7400) e Coponiae Chimenna (CIL X 7394).
Secondo la Prof.ssa Livia Bivona, queste donne possono essere dei liberti delle rispettive "gens" e sottolinea che il nome Chimenna non compare fra i nomi greci delle iscrizioni urbaneL. Bivona, Iscrizioni lapidarie del Museo Civico di Termini Imerese, in Kokalos, IX, 1994, p.339, Tav.B2.
Un altro studioso, Kalle KorhonenK. Korhonen, Osservazioni sul collezionismo epigrafico siciliano, Helsinki, 2002. , sostiene che il suffisso -εννα (-enna) di Chimenna, non ha una chiara classificazione linguistica ma è molto comune nell’onomastica etrusca, soprattutto nei gentilizi maschili. È anche presente tra le donne, per esempio Perpenna, Sisenna, Vibenna. Inoltre, il prof. Korhonen mette in evidenza un fattore molto interessante, infatti, sostiene che dal punto di vista fonologico il suffisso - εννα (- enna) è molto vicino nell’onomastico greco al suffisso dei nomi femminili –ιννα (-inna), per esempio Corinna, Erinna, Glycinna. Considerando ciò, Masi propone che il “cognomen” “Χίμεννα”, Chimenna, si sia trasformato successivamente in “Χίμιννα”, Chiminna, un passaggio di “ellenizzazione”, tipico nell’onomastico indigeno, sia Siculo che Sicano ed Elimo. Il Prof. Korhonnen conclude sostenendo che il cognome Chimenna “può essere un raro rappresentante dell’onomastica indigena sicula."K. Korhonen, Osservazioni sul collezionismo epigrafico siciliano, Helsinki, 2002, pp.17-18.
L'archeologo Masi ha avanzato l'ipotesi che Chimenna potrebbe essere, certamente di origine indigena sicula come sostiene Korhonen, ma più precisamente di origine elima.<ref>A. Masi, Ciminna. Notizie storiche e archeologiche', 2017, p.95</ref> Tale ipotesi si basa sugli studi del prof. Agostiniani sulle iscrizioni Elime.L. Agostiniani, Iscrizioni anelleniche di Sicilia. Le iscrizioni Elime. Firenze 1977 Il professore Agostiniani mette in evidenza una ricorrenza di “grecizzare” nomi locali aggiungendo un suffisso greco al nome elimo. Inoltre, il Prof. Agostiniani mette in evidenza che i nomi Elimi richiamano formule onomastiche Latine e Italiche. Nelle iscrizioni Elime la sequenza finale dei nomi è composta da una serie di segni ricorrenti che trova analogie con l’onomastica Italica dove la ricorrenza di queste sequenze finali sono pure attestati nei nomi individuali.Agostiniani: 1977, p.170 Tra i graffiti studiati sui frammenti ceramici un frammento di kylix riporta la sequenza finale -ννα (-nna)Agostiniani, 1977, p.69 cat.262, che ci rimanda al nostro nome Chimenna.Nel territorio di Contessa Entellina (PA), area Elima, furono raccolti durante ricognizioni archeologiche 4 frammenti di tegole con bolli che riportano il nome "Sisenna". Secondo il Prof. Garozzo si tratta di un nome attestato in Tarquinia (Etruria) non solo sui laterizi ma anche su anfore Dressel 6B rinvenute in Veneto, e aggiunge che “…il nome Sisenna rimanda all’onomastica Etrusca e a questo proposito si ricorda che a Termini è documentato il “cognomen” Chimenna”B. Garozzo: Nuovi dati sull’instrumentum domesticum bollato, in Atti I, Quarte giornate internazionali di studi sull’area Elima 2003, pp. 626-7, Cat. nn.64-65-66 e 67
Qualunque sia l'origine del nome Chimenna, Etrusca o Elima, è chiaro che siamo di fronte ad un nome e ad un toponimo raro se non addirittura unico ma certamente non è di origine araba come tanti ancora sostengono. Per motivi culturali il nome Chimenna (Χίμεννα), divenne Chiminna (Χίμιννα), e infine Ciminna. Tre passaggi semplici di un toponimo che ha origini nel nome di una donna e che affonda le sue radici e le sue origini nel passato più profondo della nostra storia.<ref>A. Masi Ciminna. Notizie storiche e archeologiche', 2017, Palermo ed. Kalós, Cap. IV, pp.87-97.</ref>
Storia Il toponimo Chiminna compare per le prime volte in documenti scritti in greco del 1098, 1123, 1176 alludenti ad un centro abitato che con molta probabilità si trova in contrada Cernuta, e che intorno al 1230 si spostò per cause che si ignorano sull'attuale sito, in prossimità di un castello esistente sul colle Santa Anania. Nel Trecento sotto la signoria di Matteo Sclafani è citata come Terra (cittadina). Intorno al 1490 il centro abitato si trovava in parte diroccato a causa delle frane, e ciò causò nel corso del Cinquecento un notevole sviluppo edilizio verso occidente. Tra il '400 e il '600 furono eretti numerose chiese e conventi dotate di numerose e preziose opere d'arte, che fecero meritare al paese l'appellativo di Palermu lu nicu. Nell'Ottocento i ciminnesi parteciparono numerosi ai moti risorgimentali e antiborbonici. L'emigrazione degli inizi del Novecento portò ad un primo spopolamento del paese e fino agli anni cinquanta era sede della Pretura, del Carcere, dell'Ufficio imposte, dell'Ufficio registro.
Simboli Lo stemma comunale è stato concesso con regio decreto del 31 agosto 1928. È uno scudo troncato: la parte superiore è d'oro, al grifone di nero passante sopra una scala orizzontale; nella parte inferiore, d'azzurro, una mammella femminile. Lo stemma è composto dall'unione del grifone nero, simbolo dei nobili Grifeo (campo color di oro, con tre sbarre d'azzurro, abbassate sotto una fascia dello stesso, sormontata da un Grifone nero passante con la branca erta combattente), ultima famiglia ducale che ebbe in signoria feudale il comune, e il campo color oro della famiglia Ventimiglia. La fusione dei due blasoni avvenne con il matrimonio tra Mario III Grifeo e Antonia Ventimiglia agli inizi del XVII secolo. La mammella, simbolo di fertilità e di abbondanza della Universitas Terrae Ciminnae, potrebbe anche derivare da minna che in siciliano significa "seno". Questo stemma venne introdotto ufficialmente quando Mario III Grifeo, II principe di Partanna, divenne il primo duca di Ciminna con privilegio concesso nel 1634 dall'imperatore spagnolo Filippo IV.
Il gonfalone è un drappo di bianco.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa di Santa Maria Maddalena (chiesa madre) Chiesa di San Giovanni Battista Chiesa di Santa Maria del Carmine Chiesa di San Francesco d'Assisi Chiesa di San Francesco di Paola Tribuna dellEcce Homo, edificata nel 1794 con una donazione del frate don Salvatore Bufalo dei minori conventuali. Ingrandita nel 1798 ad opera di Giuseppe Guarneri (Corleone, 19 settembre 1736 - documentato a Ciminna fino al 1798), presenta un fronte con un arco a tutto sesto chiuso da una ricca cancellata in ferro battuto, affiancato da due esili paraste sormontate da un timpano triangolare. Nell'altare di marmo, del 1795, trova posto la statua il legno policromo dellEcce Homo realizzata da Giacomo Quattrocchi nel 1802. Chiesa di San Domenico Chiesa di San Sebastiano martire Chiesa di Santa Lucia Chiesa di San Giacomo (ex sinagoga ebraica) Chiesa delle Anime Sante Chiesa di San Giuseppe (del Collegio di Maria) Chiesa dell'Assunta (dei Cappuccini) Chiesa di San Vito (patrono) Chiesa di Loreto Chiesa del cimitero Chiesa dell'Ospedale (della Pentecoste) Chiesa del Purgatorio Chiesa Sant'Antonio abate Cappella Maria Santissima di Monserrato Chiesa della Nostradonna Oratorio Maria Santissima del Rosario Oratorio Santissimo Nome di Gesù
Architetture religiose trasformate o distrutte Fra le varie chiese di Ciminna scomparse o adibite nei secoli ad altri utilizzi si ricordano: Chiesa della Madonnuzza: esisteva già nel 1741, quando Don Andrea Grimaldi, con testamento del 14 gennaio, dispose la celebrazione di una messa festiva offrendo una donazione. Distrutta nel XVIII secolo, non ne esiste più alcuna traccia; fino al 1837 vi era ancora una via denominata "della Madonnuzza". Chiesa della Santissima Trinità e Maria Santissima Addolorata: la chiesa fu fatta costruire nel 1740 da Don Alonso Spatafora, barone di Ciminna, a sue spese e nelle sue terre. In una lapide, un tempo murata sul prospetto della chiesa si leggeva: O vos omnes, qui transitis per viam, attendite et videte si est dolor sicut dolor meus. Chiesa di San Nicasio: di fondazione ignota, esisteva già nel 1613. Già nel 1656 necessitava di rifacimenti; nel 1787 per il cattivo stato di conservazione dell'edificio, la Chiesa venne chiusa al culto e il quadro del titolare San Nicasio venne trasportato in una cappella concessa dai rettori del Carmine. Chiesa di San Vincenzo: la chiesa esisteva già nel XVII secolo, quando Vincenzo Billingri, il 26 ottobre 1680, le versò un canone. Chiuse i battenti nel XVIII secolo. Chiesa di Santa Barbara: si ergeva probabilmente sulla vetta di Monterotondo. Nel XVI secolo risultava già distrutta. Chiesa di Santa Maria dei Miracoli: detta anche "Santa Maria della Neve", venne fondata nel 1603. Vi aveva sede una Confraternita, che si divise all'inizio del XVIII secolo. Chiesa di Santa Maria della Consolazione: detta anche "degli Occhi grandi", non ne è rimasta alcuna traccia. Chiesa di Santa Maria di Gesù: risaliva al XVI secolo. Vi si conservava un gonfalone con figure ad intaglio eseguito dal palermitano Vincenzo Pernaci, come si rileva da un documento del 31 ottobre 1542. Sconosciuta la data della scomparsa
Società Evoluzione demografica
Tradizioni e folclore La principale ricorrenza religioso-folcloristica è la festa del Santissimo Crocifisso (Patri di li grazi) che si svolge ogni anno la prima domenica di maggio, essa venne effettuata la prima volta nel 1651 in seguito ad avvenimenti miracolosi.