Sant'Angelo in Pontano è un comune italiano di abitanti della provincia di Macerata nelle Marche.
Geografia fisica Territorio Le coordinate geografiche riferite al centro della piazza N. A. Angeletti: sono ; le coordinate secondo il sistema UTM (proiezione universale trasversa di Mercatore) riferite sempre al centro della Piazza sono 4773262.
Il territorio di Sant'Angelo in Pontano si estende dal meridiano avente longitudine Est 0° 54' 46" da Monte Mario a quello avente longitudine Est 0° 59' 20" sempre da Monte Mario, e si estende dal parallelo 43° 04' 20" Nord al parallelo 43° 08' 13" Nord.
Nella direzione est-ovest la distanza massima tra due punti di confine, misurata in linea retta, è di 5,325 km. Tale distanza esiste tra il confine di Fiastra, lungo il fiume, verso le Campanelle di San Ginesio ed il confine di Moelano con Falerone. Tra due punti di confine nord-sud è di 6,800 km tra l'estrema punta dell'Appezzana, sulla strada per San Lorenzo di Loro Piceno ed il confine con Monte Polino, a Collezampone.
La distanza massima tra due punti di confine del territorio comunale di 7,575 km e si ha diagonalmente in direzione NE-SO fra la confluenza del Tifa coll'Ete morto, a Salti, ed il confine con Gualdo a Collezampone, verso Villa Morrone..
Il territorio ed il paesaggio sono quelli tipici delle colline dell'entroterra maceratese, ad eccezione della zona pianeggiante di Passo Sant'Angelo, sulla valle del Fiastra.
Storia In epoca romana questo territorio doveva essere un vicus o un pagus. Con l'arrivo del Cristianesimo si diffuse il culto di san Michele Arcangelo che, ancora oggi, compare nel nome e nello stemma comunale. In epoca longobarda il paese aveva raggiunto una dimensione considerevole e faceva parte del Ducato di Spoleto, più precisamente nel Gastaldato di Ponte, da cui deriva "in Pontano" aggiunto al nome di questa località per distinguerla da altre omonime..
Nel VII secolo fu costruito il convento Santa Maria delle Rose da parte dei benedettini e poco dopo il paese passò sotto il controllo dell'abbazia di Farfa.. Nel X secolo prendono il potere nobili locali. Nel dicembre 1263, Sant'Angelo in Pontano diventa Libero comune., ma dopo pochi anni si sottomette alla città di Tolentino, e successivamente a Fermo. Alla metà del XIV secolo, in seguito al tentativo del cardinale Albornoz di ridurre i castelli della Marca sotto il dominio del Papa, Sant'Angelo subì l'assedio e la conquista da parte delle truppe pontificie..
Nel 1413 fu possesso dei Da Varano per poi tornare a Fermo, vent'anni più tardi, a seguito della campagna di Francesco Sforza.. Ripreso dai pontifici, fu messo a sacco e gravemente danneggiato.. Ben presto furono però riparati i danni e ritornò a far parte del territorio di Fermo di cui seguì le sorti sino al periodo napoleonico quando fu compreso nel Dipartimento del Tronto. Nel 1860, al momento della soppressione della provincia fermana, entrò a far parte di quella di Macerata.
Seconda guerra mondiale La lotta per il grano Durante i duri mesi dell’occupazione la popolazione fu coinvolta in più occasioni nella cosiddetta "battaglia" per la sottrazione del grano ai nazifascisti. Vari furono i tentativi da parte degli abitanti. Essendo un alimento essenziale, i partigiani tentarono di prenderlo per sfamare la miseria locale. In vista di ciò, il 29 gennaio 1944 nella frazione Valle stanca vari civili e alcuni partigiani, saccheggiarono circa 138 quintali di grano in un consorzio e il 15 febbraio, un centinaio di partigiani bloccarono le strade di accesso alla città per distribuire a pagamento circa 2000 quintali di grano alla popolazione, poco prima prelevati dai magazzini del Consorzio Agrario di Passo Sant'Angelo, azione che fu ripetuta nella notte tra 24 e il 25 aprile. Nel consorzio di Passo Sant'Angelo si rifornirono anche gli abitanti della frazione Passo San Ginesio.
Il capo della provincia Ferazzani, per provvedere a non far valicare i rapporti tra civili e partigiani, diede l'ordine di multare i comuni, tra cui Sant'Angelo in Pontano, con una multa di seicento mila lire.
I gruppi partigiani Nel mese di maggio, nel territorio maceratese nacquero quattro gruppi politici comunisti non militarizzati, tra cui uno nel paese, comandato dall'ex militare Carmine Di Palma. Il compito di Di Palma e del suo gruppo era il controllo dei rifornimenti nazisti nelle linee ferroviarie.Relazione sulla Missione "Man", inviata dal generale di brigata Salvatore Melia al Comando Supremo, 17 luglio 1944.
Nello stesso mese, alcuni affiliati al gruppo bloccarono e incendiariarono alcune cisterne di carburante destinato a veicoli nazisti. Durante le contanne che seguirono nel dopoguerra, il questore di Ascoli Piceno, riguardo all'evento disse:
Sempre nella stessa zona operava la banda Rani, anch’essa parte del gruppo bande controllate da Decio Filipponi, come quella di Di Palma. Originariamente il gruppo era al comando dell'ex squadrista e Sciarpa Littorio Rolando Gibertini, che pur di mantenere i suoi affiliati, creava danno ai negozianti locali. Ciò scatenò una rivolta da parte dei gruppi controllati dal Filipponi e insieme a Girolamo Casà e Dusan Labovic, Gibertini venne disarmato e tolto al comando, dando così vita alla nuova "banda Rani".
Nella metà di giugno avvenne una delle più importanti azioni di sabotaggio da parte del gruppo del Filipponi. Vedendo l'avanzata del fronte nemico, i vari gruppi prepararono numerosi agguati da attuare durante i rastrellamenti in vista della ritirata nazista verso il nord Italia. Tutto ciò avvenne lungo le linee ferroviarie e i soldati nazisti furono costretti ad arrendersi e cedere i loro possedimenti, tra cui radio e armi. In una relazione del 3 giugno 1945 il comandante Rossetti racconta:
Simboli Nello stemma comunale è rappresentato un angelo posto sopra un ponte a tre archi che brandisce con la mano destra alzata una spada e impugna con la sinistra una bilancia. Il gonfalone è un drappo di azzurro.
Monumenti e luoghi d'interesse Collegiata del Santissimo Salvatore La chiesa, in stile romanico-gotico risale alla prima metà del XII secolo. L'interno è diviso in tre navate, di cui quella centrale ha il soffitto a capriate, mentre quelle laterali sono a crociera. La pianta divenne a croce greca con l'aggiunta di due cappelle laterali nel 1700. La cripta, come il campanile, è stata aggiunta nel XIV secolo ed è vasta quanto la chiesa soprastante, con archi in laterizio e volte a crociera. All'interno, alcune pregevoli acquasantiere ricavate da antichi capitelli, e sul quarto pilastro di destra, un affresco, forse da attribuire alla cerchia dei Salimbeni di Sanseverino, raffigurante la Madonna con il Bambino. Conserva un organo del Crudeli della fine del XVIII secolo recentemente restauratoF. Capponi, N. Marucci, L. Zega, P. Peretti, B. Formentelli e N. Vasco, L'organo Crudeli del 1789 Collegiata SS. Salvatore, storia e restauro, Parrocchia SS. Salvatore in S. Angelo in Pontano, Centobuchi (AP), tipografia Linea Grafica, 2003.
Fin dal 1169 si hanno notizie della vicina Canonica, guidata da un abate e fedele alla regola di Sant'Agostino. Divenne prioria e, nel 1807, arcipretura..
Chiesa di San Michele Dedicata a san Michele Arcangelo da cui il paese prende il nome. Prima della costruzione dell'attuale chiesa era presente una cappella longobarda di cui un bassorilievo all'esterno dell'edificio tiene traccia.
Rocca di San Filippo Non si hanno molte notizie sull’edificio, soprattutto per quanto riguarda le sue origini e la sua costruzione. La più antica notizia, che specificatamente si riferisce con certezza a questa rocca, risale alla metà del secolo XVII, quindi ad epoca molto più tarda rispetto alla sua edificazione, e si tratta di un libro stampato nel 1652 in cui si dice: «Circa la positura di questa Terra, n'era piantata parte nel piano, e parte sopra a due Poggi alquanto rilevati alla destra, e sinistra di esso piano, dove alle mura verso la Montagna sopra la strada publica, e di passo per Roma vi era (si come dalle vestigie si vede) una Fortezza, quale al presente è ridotta in una Colombara de' Signori Angelini.»
L'edificio, almeno nel suo primo nucleo originale che doveva essere costituito dalla sola torre centrale, risale alla prima metà del sec. XIV. Negli antichi documenti (pergamene presso l’Archivio di Stato di Fermo) si parla della rocca, ch'era nel punto più alto del paese, e di altre torri costruite, da costruire e demolite ma, come già detto, niente di specifico si trova su questa costruzione.F. Allevi, Poesia delle rovine. Contributi storico-artistici-letterari d'una valle Picena, Roma 1956, pp. 150-165 (vedere a p. 163).F. Capponi, Sant’Angelo in Pontano. Notizie storiche. Volume I – dalle origini alla fine del sec. XV, Il Segno editrice, S. Pietro in Cariano 1992 (vedere pp. 270-272, tenendo però presente anche quanto riportato dallo stesso autore in Gli Agostiniani a Sant'Angelo in Pontano…, cit., p. 63, nota 151; figg. alle pp. 251 e 263).M. Mauro, Castelli rocche torri cinte fortificate delle Marche, vol. II, tomo primo, Ist. It. dei Castelli, Sez. Marche, Piediripa di Macerata 1996, p. 275.F. Capponi, Gli Agostiniani a Sant'Angelo in Pontano e fra' Nicola Giovannetti, priore generale dell'ordine dal 1614 al 1620, Parrocchia Collegiata SS. Salvatore S. Angelo in P., Falerone 1996.F. Capponi, Toponimi di Sant’Angelo in Pontano, Parrocchia SS. Salvatore, tipografi Linea Grafica Centobuchi (AP) 2002. Monografia (vedere i toponimi: Palazzina – Palazzo a p. 199 e S. Filippo alle pp. 254-255; vedere anche il disegno a p. 152).
La dizione "di S. Filippo" è successiva al 1711, anno in cui il sacerdote Giuseppe Angelini, della famiglia dei proprietari e canonico della cattedrale di Fermo, fece edificare vicino alla rocca la chiesa, ancora oggi esistente ma sconsacrata, intitolata appunto a san Filippo Neri.
Chiesa e convento di San Nicola Dedicata al patrono del paese san Nicola da Tolentino, nato e cresciuto in santità a Sant'Angelo, sorge sulla sua parte più alta, in un piazzale panoramico accanto al convento degli Agostiniani. L'originale chiesa di S. Pietro di Posmonte, annessa al primo convento e probabilmente in seguito ricostruita, fu intitolata a sant'Agostino. Fu dopo il 1446, anno della canonizzazione di Nicola di Compagnone, che la sua dedicazione fu cambiata in quella di San Nicola. Alla fine del '500 tutto il complesso aveva bisogno di un radicale adeguamento e ristrutturazione. All'inizio del XVII secolo, fra' Nicola Giovannetti priore a S. Angelo e Provinciale della Marca promosse il progetto di risistemazione e la chiesa venne ristrutturata e ampliata con l'aggiunta nella sua parte orientale della cappella di San Nicola, affrescata da Domenico Malpiedi di San Ginesio. La chiesa conserva diverse pregevoli opere tra cui un paliotto d'altare in legno intagliato e dorato, un dipinto attribuibile al Malpiedi, alcune tele di Antonio Liozzi, pittore della seconda metà del '700 di Penna San Giovanni, e un coro ligneo sempre eseguito in quegli anni. Ospita al suo interno anche un organo dei primi del Settecento, ristrutturato a seguito della caduta di un fulmine nell'aprile del 1758 dall'organaro Francesco Fedeli, della famosa famiglia di organari della Rocchetta di Camerino.F. Capponi, Chiesa e convento di San Nicola in Sant'Angelo in Pontano - notizie storiche ed artistiche, Parrocchia SS. Salvatore, Sant'Angelo in Pontano, Pasqua 2009, pp. 3-4, 12.
Teatro Comunale "N.A. Angeletti"