La Campania è una regione italiana ricca di eredità storica. Vi si possono trovare resti preistorici, sanniti, romani, greci, normanni oltre che di svariate altre culture. La regione fu infatti assai popolata fin dall'antichità per via delle favorevoli condizioni climatiche-ambientali, oltre che per la sua importanza nei traffici commerciali.

Preistoria Le evidenze più antiche della presenza di ominidi in Campania sono quelle del sito archeologico di Ciampate del Diavolo nelle vicinanze del vulcano Roccamonfina in provincia di Caserta, dove si conservano impronte umane fossili attribuiti allHomo heidelbergensis, ominide che visse nella zona circa anni fa.

In seguito ad alcuni scavi archeologici, si è capito che la regione venne popolata già 70 000 anni fa. In quell'epoca gli Appennini erano ricoperti di fitte foreste dove gli uomini si recavano per cacciare e raccogliere i frutti del bosco, poiché non erano in grado di coltivare piante né di allevare animali. Al Paleolitico medio, ossia all'epoca dell'uomo di Neandertal, risalgono infatti le selci lavorate e scheggiate (forse usate come coltelli o raschiatoi) che emergono in talune aree appenniniche e in particolare sull'altipiano della sella di Ariano, nei cui pressi è stato anche rinvenuto il villaggio neolitico de La Starza, il più antico insediamento stabile della regione, nonché una delle più antiche comunità neolitiche europee.

In provincia di Salerno è stata attestata la presenza di neanderthaliani, nelle grotte di Castelcivita (47.000 e 43.000 anni dal presente), nella grotta Taddeo a Camerota e nel riparo del Molare a Scario, a partire almeno dal paleolitico medio. La grotta di Castelcività è stata frequentata anche primi europei (EEMH, da European early modern humans in inglese), 43.000-42.000 anni dal presente (uluzziano e protooaurignaziano), circostanza di interesse nello studio delle cause che portarono alla sostituzione dei Neaderthal con i Sapiens.

A La Starza in provincia di Avellino sono stati rinvenuti reperti che testimoniano un'occupazione pluri-millenaria e pressoché ininterrotta durante tutto il neolitico e l'età del bronzo. I resti più antichi sono riferibili a un villaggio di capanne risalente alla fase antica del neolitico (V millennio a.C.), mentre più cospicui ed elaborati sono i rinvenimenti dell'età dei metalli (cuspidi di frecce, asce, lame ecc.), dai quali si evince la presenza di un quartiere artigianale specializzato nelle lavorazioni metallurgiche. Assai numerosi sono anche i reperti in ceramica locale risalenti principalmente all'età del bronzo medio (XVI-XIV secolo a.C.). Al neolitico appartengono diversi reperti litici e ceramici ritrovati nella grotta delle Noglie a Massa Lubrense sulla penisola sorrentina, e quelli rinvenuti nel sito di Masseria Sanguigno ad Acerra, riferibili alla cultura di Serra d'Alto (V millennio a.C.).

Alla prima età del bronzo risale il villaggio preistorico di Afragola, che potrebbe attestare la presenza dei Micenei in Campania, dove, oltre alle tracce dell'abitato preistorico, sono state trovate migliaia di impronte umane ed animali (tra i quali tori, capre, asini o cavalli, cani, gatti, cervi, porcospini e scoiattoli) impresse su diversi depositi sia all'interno del villaggio che su un raggio di 1 km; si ipotizza che alcune di queste appartenessero ad individui che stessero scappando dall'abitato per mettersi al riparo da un'eruzione vulcanica del Vesuvio. Sempre all'età del bronzo si fa risalire il villaggio di Croce del Papa a Nola, preservato dall'eruzione delle Pomici di Avellino che lo ricoprì. L'eccezionalità del sito, con la struttura ed il tetto in paglia delle capanne perfettamente conservate nello "stampo" creato dalla cenere vulcanica, testimonia lo stile di vita, l'economia e l'organizzazione di queste prime civiltà campane. Tra le oltre 10.000 sepolture ritrovate a Pontecagnano, le più antiche risalgono all'età del rame.

Sull'isola di Vivara nel golfo di Napoli sono state trovate evidenze di insediamenti databili tra il XVII e il XIV secolo a.C., se non micenei, quantomeno proto-micenei, che fanno ipotizzare che l'isola costituisse un nodo di collegamento e di commercio in una rete di comunicazioni marittime che collegava le regioni dell'alto Tirreno, sede di importanti affioramenti di minerali metallici, fra i quali il rame, con il Mediterraneo orientale. Il sito di Longola a Poggiomarino, una serie di abitati, sovrapposti l'uno all'altro, databili dalla tarda età del Bronzo (1000 a.C. circa) è attribuito al popolo dei Sarrasti, che abitava la valle del Sarno in epoca preromana.

Nell'attuale territorio di Poggiomarino sono state rinvenute tracce di insediamenti dei Sarrasti, un popolo di origine osca, risalenti invece alla media età del Bronzo (2000–1750 a.C.) fino agli inizi del VI sec.a.C. Il villaggio era costruito su una rete di isolotti artificiali poggiati su palafitte. Gli isolotti erano circondati da canali navigabili nei quali i Sarrasti si spostavano grazie all'utilizzo di apposite imbarcazioni lunghe e strette.

Sotto i resti della rocca medievale Montis Dragonis, posta in posizione dominante sulla piana dove sorge l'odierna Mondragone, sono stati ritrovati resti di un abitato dell'età del Ferro, IX e la fine del VII sec. a.C., noto come Villaggio dei Ciclamini, composto da oltre 80 capanne, attribuito agli Aurunci, una popolazione osca di origine indoeuropea.

Antichità Nell'antichità, soprattutto tra i Greci, era diffusa l'idea che le Sibille fossero delle donne capaci di leggere il futuro. A Cuma vi era la famosa Sibilla cumana, che, per dare risposta a coloro che volevano sapere il loro futuro, scriveva una parola per volta del suo responso su delle foglie e poi le gettava al vento. Allora colui che aveva fatto la domanda doveva raccoglierle e interpretare il responso della sibilla. L'antro della Sibilla, un nascondiglio di 131 metri scavato nella roccia, venne costruito dai Greci nel V secolo a.C.

Greci Nella seconda metà dell'VIII secolo a.C. in Campania arrivarono i Greci che vi fondarono fiorenti colonie o, più semplicemente, ampliarono insediamenti già esistenti. A Ischia fondarono Pithecusa, sulla costa della penisola Cuma, Ercolano, Pompei, Partenope (l'odierna Napoli) e Posidonia, che in epoca romana diverrà Paestum.

Etruschi, Sanniti e Lucani Mentre in alcuni tratti della costa si sviluppava la civiltà greca, nelle vaste pianure dell'Agro campano vi fu l'insediamento degli Etruschi. In breve tempo costituirono una federazione di città detta Dodecapoli, che aveva come capitale Capua.

La zona collinare e montuosa della regione fu occupata dai Sanniti sin dall'VIII secolo a.C. In particolare, sul territorio erano stanziate tre delle quattro tribù sannitiche: i Pentri (presenti anche in Molise), i Caudini e gli Irpini.

Le colonie greche del sud della Campania furono poi conquistate dai Lucani, una popolazione affine ai Sanniti-Irpini. Caso celebre è Paestum, che da Poseidonia assunse il nome di Paistom.

Romani

Tra il IV e il III secolo a.C. la Campania venne conquistata dai Romani e conobbe uno dei periodi più fiorenti della sua storia. Tra gli esempi eccellenti di questo impero in Campania sono le fornaci romane di Eboli, alcune delle pochissime in Italia risalenti all'insediamento Romano. Importante era anche l’utilizzo della sabbia del litorale di Liternum, particolarmente fine e bianca, per la produzione del vetro. Nel 79 d.C. avvenne la famosa eruzione del Vesuvio sopra Pompei ed Ercolano, dove tra la popolazione morì lo scrittore Plinio il Vecchio; l'eruzione verrà raccontata dal nipote Plinio il Giovane e per secoli rimarrà nell'immaginario collettivo, specialmente dopo la riscoperta della città sepolta nel XVIII secolo.

La provincia romana, istituita nel 7 a.C. da Augusto assieme al Lazio, era governata da magistrati detti correctores, a cui erano subordinate le magistrature dei municipia e delle curiae; dal 324 d.C. venne governata dai consulares; per brevi periodo essa venne però amministrata da proconsoli. La Campania divenne per breve tempo nel 378 sotto Graziano "provincia consolare" nel tentativo di frenare tendenze scissioniste in campo religioso, affidando governatori ortodossi che avevano un'ampia gamma di potere di intervenire in questioni di capillare importanza. Verso la metà del IV secolo d.C. le dimensioni della provincia vennero ridotte, il Samnium fino ad allora faceva parte della Campania, e venne scorporato per forma re una regione a sé. L'istituzione della nuova provincia del Samnium sarebbe avvenuta nel 346 o 352 d.C., dopo un terremoto del 346 che distrusse molte città. In quel tempo la provincia era molto produttiva ed era uno dei principali territori a rifornire di grano Roma, nonché di produzione vinicola.Nel 395 per decreto dell'imperatore Onorio 528,042 iugeri di terreno incolto vennero esentati dalla tassazione, una riforma voluta da Teodosio e realizzata dal figlio; in questo modo vennero sgravate dalla tassazione le aree meno produttive. Alle difficoltà economiche si aggiunsero le incursioni dei barbari, che portarono man mano alla disgregazione delle strutture economiche e amministrative. Nel 410 i Goti di Alarico perpetrarono il sacco di Roma, saccheggiando anche la Campania, tentando invano di espugnare Napoli. Nel 413 Onorio concesse 5 anni di esenzione dalle tasse della provincia, dati i danni subiti; tuttavia ciò non servì a risollevare le sorti economiche del territorio, che subì altre invasioni dai Vandali e l'eruzione del Vesuvio del 472.

Nel 476 cadde l'Impero Romano d'Occidente, e l'imperatore Romolo Augusto fu imprigionato dal generale barbaro Odoacre nel Castrum Lucullanum a Napoli, dove morì nel 511.

Medioevo

Dalle invasioni barbariche al Ducato di Benevento

Tra il 535 e il 553 l'Italia fu invasa dall'esercito romano-orientale dei Bizantini, condotto dal generale Belisario, che nel 536 occupò Napoli e l'intera Campania, per poi risalire verso Roma. La Campania dunque tornò a essere una provincia, ma dell'Impero Romano d'Oriente di Bisanzio. Qualche anno dopo il re dei Goti Totila sconfisse Belisario e conquistò la Campania, ma si tratto di un'azione effimera; perché fu ucciso dal generale bizantino Narsete, riuscendo a imporre definitivamente il controllo bizantino in Italia meridionale.Dopo la distruzione di molte città, la Campania fece fatica a riprendersi: i senatori, accusati di essere filo bizantini, furono privati da Totila dei loro averi e molti morirono d'inedia, e molta gente emigrò a Costantinopoli. L'eccessivo fiscalismo bizantino portò la popolazione di Roma a lamentarsi di Narsete di fronte all'imperatore bizantino Giustino II. Con la rimozione dall'incarico di Narsete, fu favorita la discesa dei Longobardi in Italia meridionale, che già stavano conquistando il nord nel 568.

L'interno campano, soprattutto il territorio di Benevento, fu popolato da federati longobardi fin dalla prima guerra gotica; Narsete infatti, riconoscente nei loro confronti per averlo aiutato nel vincere i Goti, permise loro di insediarsi nella zona beneventana con funzione di difesa; questo costituì il nucleo primitivo del Ducato di Benevento, il cui primo duca fu Zottone. Dopo la sconfitta imperiale inflitta dai Longobardi al bizantino Badurario, Zottone si rese indipendente da Bisanzio e fondò il ducato longobardo nel 571, che divenne campo dello stato di Langobardia Minor, ossia buona parte del meridione italiano. Le città campane vennero ricostruite e fortificate, e grande importanza assunsero Benevento e specialmente Salerno; intorno al 584 l'imperatore d'Oriente Maurizio (582-602) trasformò la prefettura in esarcato. Il governatore d'Italia veniva detto "esarca" e rappresentava la massima autorità civile e militare del territorio governato. Per quanto riguarda la Campania bizantina, a uno Iudex Provinciae venne affiancato il dux designato dall'esarca.