L'Incursione giapponese nell'Oceano Indiano, nota anche come 'Battaglia di Ceylon ' fu portata nella prima decade dell'aprile 1942 dalla totalità della 1ª Flotta aerea del viceammiraglio Chūichi Nagumo (reduce dalla vittoria di Pearl Harbor) e da parte della 2ª Flotta del viceammiraglio Nobutake Kondō (che aveva il comando generale dell'operazione) nel Golfo del Bengala e contro l'isola di Ceylon, per affrontare e sconfiggere le deboli difese britanniche nella regione e in particolare distruggere le forze navali alleate raggruppate nella Eastern Fleet.

L'offensiva ottenne alcuni spettacolari successi, dimostrò la schiacciante superiorità delle forze aeree giapponesi della Marina Imperiale, scatenò grandi preoccupazioni nei comandi militari e anche nella dirigenza politica alleata, ma non si trasformò in una concreta offensiva strategica allo scopo di invadere l'India e cercare il collegamento con gli alleati dell'Asse nella regione del Mar Rosso e del Golfo Persico.

La flotta inglese e le difese di Ceylon vennero pesantemente sconfitte e la Eastern Fleet ripiegò addirittura sulla costa africana, ma già a metà aprile le portaerei di Nagumo abbandonarono l'Oceano Indiano e ritornarono nel Pacifico in vista di nuove operazioni contro la Flotta americana, perdendo forse una grande occasione di ottenere risultati strategici di grande importanza per l'esito della guerra.

Situazione strategica Il 18 gennaio 1942, a Berlino, le tre Potenze dell'Asse firmarono la convenzione militare del Tripartito che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto stabilire e organizzare dettagliatamente la collaborazione militare e coordinare la pianificazione operativa dei tre alleatiAA.VV. Germany and the second world war, volume VI: the global war, part II:the war in the Pacific, Oxford press 1991.. In realtà, la mancanza di una reale volontà politica dei dirigenti delle tre potenze, la sfiducia reciproca, e la visione grettamente egoistica della conduzione della guerra, in particolare di Hitler e dei militari giapponesi (a differenza della maggiore volenterosità di Mussolini e del Comando Supremo, dopo i fallimenti della "Guerra Parallela" del 1940R. De Felice Mussolini l'alleato, Einaudi 1990.) impedirono subito una concreta ed efficace collaborazione e, naturalmente, resero impossibile l'organizzazione di una struttura di comando unificato (a parte le inefficaci commissioni militari costituite nelle tre capitali) sul tipo del "Combinated Joint Chiefs Staff" anglosassone; ostacolata indubbiamente anche dalle oggettive difficoltà geografiche legate alla lontananza del Giappone e alla mancanza di solide vie di comunicazione.

La convenzione, quindi, si limitava a considerazioni generali di principio e ad una sommaria divisione di sfere di influenza e di responsabilità operative (secondo il progetto giapponese e nonostante alcune obiezioni tedesche); questa linea di separazione venne stabilita nel 70º meridiano est, assegnando le aree geografiche e i mari a oriente all'Impero Giapponese; e i territori e le acque a occidente di questa longitudine alle due potenze europee. Inoltre, veniva anche stabilita la possibilità da parte del Giappone di oltrepassare questa linea nell'area dell'Oceano Indiano in relazione a possibili, concrete necessità operativeAA.VV. Germany and the second world war, volume VI: The global war, part II: The war in the Pacific, Oxford press 1991; R.DeFelice Mussolini l'alleato, Einaudi 1990.. In pratica, le tre potenze continuarono a pianificare e eseguire autonomamente le diverse operazioni militari, senza reale coordinamento e senza preventiva consultazione, a scapito dell'efficienza e dei risultati.

In realtà la Marina tedesca (Kriegsmarine) aveva subito riposto grande importanza nella possibile collaborazione nipponica per organizzare una guerra marittima globale e minacciare le vie di comunicazione oceaniche delle due potenze anglosassoni; in particolare il 25 febbraio 1942, propose in un documento dell'OKM, di individuare nell'area del Medio Oriente e dell'Oceano Indiano la possibile zona geografica di collaborazione operativa su cui sarebbero dovuti convergere gli sforzi militari delle potenze del Tripartito; si prevedeva quindi una marcia delle forze del generale Rommel sul canale di Suez; un'irruzione delle Esercito tedesco attraverso il Caucaso nel Medio Oriente e verso il Golfo Persico e un'avanzata aeronavale della marina giapponese nell'Oceano Indiano in direzione del Mar Rosso e delle coste africane per congiungersi con le forze italo-tedescheAA.VV. Germany and the second world war, volume VI: The global war, part II: The war in the Pacific, Oxford press 1991.; in questo modo, oltre ad acquisire enormi risorse di materie prime strategiche, le tre potenze avrebbero ottenuto un collegamento geografico concreto e avrebbero provocato il crollo della potenza britannica nel Vicino e nel Medio Oriente, isolando inoltre il sub-continente indiano (già in fermento e vicino alla rivolta contro il potere ingleseR. Cartier, La seconda guerra mondiale, Mondadori 1993.).

Queste iniebrianti prospettive sarebbero presto svanite di fronte alle enormi difficoltà militari reali, alle opportune contromisure della crescente potenza degli Alleati e alla mancanza di volontà collaborativa tra la Germania e il Giappone.

Effettivamente, fin dal gennaio 1942, anche il capitano di vascello Kameto Kuroshima, capo ufficio operazioni del Quartier generale della Flotta combinata (Rengō Kantai) dell'ammiraglio Isoroku Yamamoto, aveva proposto, durante le discussioni in corso tra gli alti ufficiali della Marina Imperiale riguardo allo sviluppo da dare alle operazioni strategiche dopo il completamento della prima fase dell'offensiva nel Sud-Est asiatico, di sfruttare audacemente la superiorità aeronavale acquisita dopo l'attacco di sorpresa contro la Marina americana a Pearl Harbor. Egli quindi proponeva, dopo il completamento della conquista della Malesia, la imminente caduta di Singapore e l'invasione vittoriosa delle Indie Orientali olandesi, di proseguire l'offensiva in direzione dell'Oceano Indiano per minacciare l'India britannica, conquistare Ceylon, penetrare nel Golfo Persico e nel Mar Rosso, tagliare le comunicazioni delle forze britanniche del Medio oriente (che circumnavigavano l'intero continente africano passando per la rotta del Capo) venendo quindi in aiuto delle forze dell'Asse schierate in Libia e in EgittoE. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, volume 4, DeAgostini 1971; H.A.Jacobsen/J.Rohwer Le battaglie decisive della seconda guerra mondiale, Baldini&Castoldi 1974..

Questo piano, presentato ufficialmente al Quartier generale Imperiale il 27 gennaio 1942, incontrò subito una dura opposizione da parte delle altre autorità della complicata organizzazione gerarchica dei comandi giapponesi; in particolare Kuroshima non convinse né l'ammiraglio Yamamoto e il suo capo di stato maggiore, ammiraglio Matome Ugaki, desiderosi soprattutto di schiacciare definitivamente le pericolose portaerei americane per mezzo di una grande battaglia navale, minacciando di nuovo le Hawaii o le Isole Midway; e neppure l'ammiraglio Nagano, ministro della Marina, e il suo vice, ammiraglio Fukudome, propensi invece a invadere, o almeno isolare, l'Australia, considerata una pericolosa base di operazioni per un'eventuale controffensiva americana.

Probabilmente, in realtà, un'offensiva generale nell'Oceano Indiano (che avrebbe richiesto un grande impegno prolungato delle portaerei giapponesi e anche di numerose unità dell'Esercito imperiale) presentava grossi rischi, esponendo le nuove regioni conquistate e lo stesso territorio metropolitano giapponese ad un possibile attacco della Flotta del Pacifico americana, ancora pericolosa con le sue moderne portaerei, anche se priva momentaneamente di corazzate moderne.

Ulteriori difficoltà sorsero inoltre per l'atteggiamento negativo dell'Esercito Imperiale, che non solo rifiutò un impegno massiccio in Australia (che avrebbe richiesto l'impiego di almeno dodici divisioni) ma anche di partecipare alla eventuale puntata nell'Oceano Indiano fornendo una divisione di fanteria per l'invasione di Ceylon. In questa fase l'Esercito giapponese era principalmente concentrato sull'invasione della Birmania e sulla conseguente interruzione delle vie di rifornimento alleate per la Cina (sempre considerato il teatro di guerra principale e più impegnativo)E. Bauer, Storia controversa della seconda guerra mondiale, volume 4, DeAgostini 1971; Jean L. Margolin L'esercito dell'Imperatore, Lindau, 2009..

Decisioni giapponesi e preparativi britannici Dopo lunghe e accanite discussioni, il 14 febbraio 1942 la decisione del Quartier generale Imperiale stabilì l'abbandono di grandiosi, e forse impraticabili, piani di conquista nel sub-continente indiano e degli irrealistici progetti di congiungimento con i lontani alleati dell'Asse (in mancanza di una reale volontà politica e di una seria collaborazione tra le tre Potenze); si decise, invece, di completare la conquista delle Indie Orientali Olandesi, di coprire la penisola Malese occupando le isole Andamane e Nicobare e inoltre di accelerare la conquista della Birmania (già in corso dal 19 gennaio 1942) con uno sbarco alla foce dell'Irrawaddy a sud di Rangoon.

Per facilitare e salvaguardare queste operazioni la 1ª Flotta aerea dell'ammiraglio Nagumo avrebbe proseguito la sua crociera (dopo una puntata sulle coste dell'Australia settentrionale e dopo aver appoggiato la conquista di Giava) spingendosi nell'Oceano Indiano, affrontando e distruggendo il nuovo concentramento navale inglese individuato a sud di Ceylon, bombardando quest'isola e intralciando il traffico mercantile nel golfo del Bengala.

La manovra navale nell'Oceano Indiano, quindi, si riduceva, da grande manovra strategica offensiva (come ipotizzata dal capitano Kuroshima), ad incursione temporanea delle potenti forze aeronavali giapponesi per intimorire e possibilmente distruggere la flotta inglese, paralizzare le difese nemiche a Ceylon e nelle coste orientali indiane, proteggere le offensive giapponesi in Birmania e nelle Andamane e Nicobare. Ottenuti questi risultati, le portaerei di Nagumo sarebbero rapidamente ritornate nel Pacifico per partecipare alle nuove operazioni contro la flotta americana, al momento in discussione nel quartier generale di YamamotoH. A. Jacobsen/J. Rohwer, Le battaglie decisive della seconda guerra mondiale, Baldini&Castoldi 1974; E.Bauer Storia controversa della seconda guerra mondiale, volume 4, DeAgostini 1971; Basil H. Liddell Hart, Storia militare della seconda guerra mondiale, Mondadori 1996..

Il 9 marzo 1942 l'ammiraglio Yamamoto diramò gli ordini dettagliati per la nuova missione della potente forza aeronavale giapponese, reduce dal riuscito bombardamento di Darwin del 19 febbraio e ora posizionata nell'isola Celebes; significativamente l'alleato tedesco non venne affatto informato della nuova operazione e quindi rimase all'oscuro degli scopi e degli obiettivi reali della manovra che potenzialmente avrebbe potuto alleviare in modo decisivo la situazione delle forze italo-tedesche nel Mediterraneo e in AfricaH. A. Jacobsen/J. Rohwer, Le battaglie decisive della seconda guerra mondiale, Baldini&Castoldi 1974; AA.VV. Germany and the second world war, volume VI: The global war, part II: The war in the Pacific, Oxford press 1991..

Nei giorni seguenti le forze giapponesi procedettero a sviluppare con la consueta efficienza e precisione le operazioni pianificate in precedenza: l'11 marzo sbarcarono alla foce dell'Irrawaddy, il 12 marzo a Sebang, nella punta settentrionale di Sumatra (già in parte occupata nelle regioni centrale e meridionale), il 23 marzo conquistarono Port Blair, capitale delle Isole AndamaneB.Millot La guerra del Pacifico, BUR 2000..