Il gabellotto (in siciliano gabelloto), noto nel catanese come arbitriante, era colui che non era proprietario di un fondo agricolo, ma lo aveva in affitto (gabella). Figura storico descrittiva Figura tipicamente diffusa nella Sicilia del XIX secolo e prima metà del XX secolo, si distingueva quindi dal proprietario, che in genere apparteneva alla classe nobiliare, ma anche dal mezzadro. Fra i gabellotti si trovava quella piccola borghesia imprenditoriale agricola che successivamente, approfittando dell'incapacità della classe nobiliare di gestire i propri feudi, se ne appropriò passando dalla condizione di affittuario a quella di proprietario.

I gabellotti rappresentavano il gruppo sociale nuovo nelle campagne siciliane del primo Ottocento ed erano il perno dell'economia quasi esclusivamente agricola della Sicilia occidentale. Essi erano i discendenti dei "servi" del feudatario e provenivano dalla corte dei signori; alcuni - pochi - fra essi guadagnavano tanto da arrivare a comprare interi feudi o parti di cui il signore si liberava; fra di loro nacquero i "baroni" (detti in siciliano cappeddi, ossia cappelli, ceto cui quel copricapo era riservato, mentre ai contadini competeva la coppula o birritta, coppola o berretto) che, con la terra, compravano il titolo dai feudatari in difficoltà economiche. Erano in stragrande maggioranza "capitalisti" ma non proprietari, perché la terra era ancora in mano ai nobili; i gabellotti possedevano il denaro contante, le sementi, le macchine agricole, il bestiame; soprattutto dalle loro file uscivano i preti, gli avvocati, i medici. Erano in prima linea, insieme coi nobili, in quella usurpazione e occupazione delle terre demaniali e degli usi civici che i contadini patiranno senza avere le armi per opporsi. I gabellotti segnarono il passare del tempo nelle arcaiche comunità agrarie della Sicilia: avevano un potere enorme, fare e disfare matrimoni, dare e togliere lavoro. In tutti questi anni, anche all'interno di una dipendenza "personale" dal signore feudale, i gabellotti seppero consolidare la loro posizione sociale, perché provvidero a tramandare all'interno delle loro famiglie i redditi e lo stesso mestiere di gabellotto, tanto da assumere i connotati di veri e propri "clan" o "consorterie".Michele Pantaleone, Mafia e politica: 1943-1962, Torino, Einaudi, 1962.

Letteratura La figura del gabellotto è protagonista della novella La roba (1880) e del romanzo Mastro-don Gesualdo (1889), entrambi scritti da Giovanni Verga; appare anche nel Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e nel romanzo L'arte della gioia di Goliarda Sapienza.

Note

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