È stata proclamata beata da papa Gregorio XVI il 7 aprile 1843 e successivamente santa da papa Benedetto XVI il 17 ottobre 2010.
Biografia Origini Camilla da Varano nacque a Camerino il 9 aprile 1458. Figlia naturale del signore e condottiero Giulio Cesare da Varano e della nobildonna Cecchina di Mastro Iacopo, venne introdotta alla vivace vita di corte del ducato di Camerino e qui formata alle lettere, alla musica, all'arte, alla lingua latina e alla cultura umanistica, entrando in contatto con alcune delle famiglie nobili più importanti del periodo, come gli Sforza di Milano, i da Montefeltro di Urbino, i Malatesta di Rimini e i Trinci di Foligno.
Accanto alla formazione umanistica e letteraria Camilla ricevette a palazzo una profonda educazione religiosa da parte della madre adottiva Giovanna Malatesta (1443-1511) dei signori di Rimini, già terziaria francescana e sposa legittima di Giulio Cesare da VaranoBlasucci 1969, coll. 950-953..
Vocazione e ingresso in Monastero a Urbino Nel 1466 iniziò un vero e proprio percorso spirituale a seguito delle predicazioni del Vicario provinciale dell’Osservanza marchigiana Fra Domenico da Leonessa e all'invito a «versare almeno una lacrimuccia» ogni venerdì in segno di partecipazione spirituale e personale alla Passione di CristoDa Varano 1958, p. 10..
Successivamente, tra profondi contrasti interiori e nuovi propositi alimentati da una rinnovata spiritualità, prese avvio un importante rapporto di discepolato tra Camilla e alcuni frati francescani dell'Osservanza minoritica marchigiana, al punto che lo studioso Giacomo Boccanera la definì «creatura dell'Osservanza Francescana»Boccanera 1975, p. 144..
Nel 1479 fa voto di castità e matura la decisione di entrare in monastero: decisivo è in tal senso l'ascolto della predica del frate minore osservante Francesco da Urbino.
Nel 1481 entra nel Monastero delle Sorelle Povere di Santa Chiara a Urbino, dove segue l'originaria regola di Santa Chiara prendendo il nome religioso di suor Battista.
Seguendo la preliminare suggestione di fra Domenico da Leonessa in merito alla Passione di Cristo all'inizio del suo percorso spirituale, suor Battista ne fece l'oggetto specifico della sua spiritualità, con risvolti importanti nella sua successiva produzione letteraria.
Il ritorno a Camerino Nel 1484 suor Battista fece ritorno a Camerino su pressione del padre Giulio Cesare da Varano. L’antico monastero degli Olivetani di Santa Maria Nova in Camerino fu così ceduto alle Clarisse, e a partire dal 1493 suor Battista vi fu più volte eletta badessa.
In coincidenza con il ritorno a Camerino nel 1484 avvenne l’incontro spirituale con la figura di fra Pietro da Mogliano, successore a fra Domenico da Leonessa nella carica di Vicario Provinciale degli Osservanti nelle Marche che scelse come confessore e guida spirituale. L’approccio alla spiritualità di fra Pietro da Mogliano condizionò profondamente la riflessione teologica di suor Battista, come si evince dalla profondità della sua produzione letteraria del periodo.
In seguito alla morte nel 1490 di fra Pietro da Mogliano, il 28 marzo 1492 avvenne il primo incontro con l’olivetano Antonio di Segovia, suo successivo direttore spirituale e confessore. A conferma del legame spirituale con il monaco spagnolo resta l’autografo della cosiddetta Memoria dell’Olivetano Antonio di Segovia (Spagna), conservato presso il Monastero di Camerino, nel quale la religiosa definisce il monaco «vero servo et amico perfettissimo» di CristoDa Varano 1958, p. 115.
L'esilio Nel 1501 la scomunica papale emessa da papa Alessandro VI Borgia nei confronti del padre Giulio Cesare da Varano determinò l’esilio di suor Battista, che trovò rifugio nel monastero delle Clarisse di Atri, negli anni 1502-1503Luzi 1989, pp. 100-101..
Ad Atri – sotto la protezione dei duchi d’Acquaviva – fu raggiunta dalla triste notizia dell’uccisione del padre e di tre fratelli.
La rifondazione dei monasteri Il successivo rientro a Camerino agli inizi del 1504 fu momentaneamente interrotto dall’iniziativa promossa da papa Giulio II, che designò suor Battista – «maestra di vita religiosa francescana» - come riformatrice di sedi monastiche.
In tal senso va letto il trasferimento a Fermo nel 1505 per formare nella regola di santa Chiara una comunità locale di monachePicciafuoco 1984-1987, pp. 191-213., e può essere interpretato il successivo spostamento a San Severino Marche nel 1521-1522, dove suor Battista si adoperò per raccogliere elemosine per il monastero di Camerino e per istruire e formare nella Regola di santa Chiara le monache della città, che nel 1519 erano passate dalla regola del III Ordine francescano regolare a quella del II OrdineLuzi 1989, pp. 102-103. Quest'ipotesi è stata messa in discussione da Paciaroni 2008, pp. 128-129..
Gli ultimi anni Gli ultimi anni della vita di suor Battista sono poveri di notizie dirette di cronaca, ad eccezione del suo intervento a favore di un condannato a morte documentato da un atto notarileLuzi 1989, p. 104..
Il 31 maggio 1524 suor Battista morì a Camerino durante un’epidemia di peste.
Esperienze mistiche Nella Vita Spirituale suor Battista racconta le sue esperienze mistiche, che si dividono orientativamente in due tipi: il primo coinvolge immagini reali, il secondo immagini simbolicheCapriotti 2013.. Nel primo caso la religiosa ha delle visioni che possono essere paragonate a immagini reali o a iconografie codificate. Nel secondo caso, l’immagine simbolica resta invece impressa nel suo corpo, nella sua mente, a seguito di un contatto diretto con Gesù, che in più occasioni passa nella sua anima. Mentre nel primo caso la visione è il frutto dell'estasi, ovvero dell’uscita dell'anima della religiosa dal corpo, nel secondo caso l’immagine simbolica resta dentro di lei come l’effetto di un’esperienza simile alla possessione divina (inabitazione).
Tra le visioni del primo tipo, legate ad esperienze estatiche, è possibile annoverare quella provocata dal canto di una lauda che, insieme a sora Costanzia, aveva cominciato a intonare di fronte al focolare, mentre l’una filava e l’altra cuciva:La suora racconta dunque di essere caduta in deliquio proprio a seguito del canto polifonico di una lauda, le cui parole incitano a guardare i luoghi delle stimmate: mane (le mani), pei (i piedi), lato (il lătŭs latino, il fianco, il costato). La prima immagine vista da suor Battista è una Pietà (Vesperbild), ovvero la Vergine che tiene tra le sue braccia il figlio morto. Alla visione si aggiunge poi la percezione uditiva e durante l’estasi suor Battista sente anche le voci lacrimose della Vergine, della Maddalena, di San Giovanni e delle altre Marie. Attraverso questa dimensione sonora, l'immagine si allarga e si trasforma nella tradizionale iconografia del Compianto su Cristo morto. Questa visione sembra essere dunque modellata su immagini realmente esistenti, note e familiari, che vivono nella mente della suora e si riattivano durante l’esperienza misticaQuesto rapporto tra visione e immagini realmente esistenti si ritrova in moltissimi testi di mistiche medievali. Cfr. Frugoni 1983.. Suor Battista descrive anche i lamenti che sente durante l'estasi, le quali non annullano le voci reali delle sorelle che cercano di rianimarla, ma queste ultime svaniscono del tutto quando aumentano le grida di dolore della VergineSulla dimensione uditiva delle esperienze mistiche di Suor Battista cfr. Capriotti 2015.. Sempre nella Vita Spirituale suor Battista racconta un'esperienza mistica che coinvolge invece immagini simboliche, le quali si formano nella sua mente a causa di un contatto diretto con Gesù. Dopo aver ascoltato una predica sull'Annunciazione, recitata dal francescano osservante fra Francesco da Urbino, suor Battista racconta di aver fatto un voto alla Vergine, mettendosi in attesa di sentire la stessa scintilla che Maria aveva sentito nell'AnnunciazioneDa Varano 1958, p. 20. Quando finalmente Dio passa nella sua anima, chiamandola alla consacrazione, proprio come aveva fatto con la Vergine, la religiosa afferma: «per darme certo segno che esso era stato nell’anima mia, me lassò tre vernanti e odoriferi gigli». Questi tre gigli hanno per suor Battista un preciso significato simbolico, che la religiosa spiega nel testo: il primo è «uno odio del mondo», il quale le sembra solo un inferno; il secondo è «una cordiale umiltà», cioè la convinzione d’essere la massima peccatrice; il terzo «uno infocato desiderio de mal patire» come aveva sofferto CristoDa Varano 1958, pp. 30-31.. I tre gigli, che rappresentano le componenti fondamentali della sua vita spirituale, sono descritte come il lascito di un contatto diretto con Cristo passato dentro di lei. Queste immagini simboliche possono essere dunque considerate “immagini mentali” che funzionano come imagines agentes, "immagini della memoria", efficaci strumenti mnemonici che servono a colpire l’animo del lettore e a facilitare la memorizzazione di un contenuto o di un insegnamento. L'immagine dei tre gigli con la scritta "Ave Maria Gratia Plena" compare tra gli stalli del coro del monastero e diviene un attributo iconografico della santa, presente in molti suoi ritratti.
Culto Il 7 aprile 1843 papa Gregorio XVI ne approvò il culto dichiarandola Beata, mentre papa Benedetto XVI la dichiarò santa il 17 ottobre 2010, chiudendo così il processo di canonizzazione avviato da papa Leone XIII il 19 dicembre 1878.
Nel 1877 una bambina di Camerino affetta da rachitismo guarì miracolosamente dopo essere stata condotta per tre giorni consecutivi presso l'urna della santa.
Il culto della santa è attestato anche nella diocesi di Filadelfia - negli Stati Uniti d'America - con l'istituzione di una confraternita a lei dedicata e la successiva titolazione di un altare nella cattedrale cittadina.
Attualmente, a seguito del terremoto del 2016, le spoglie di Santa Camilla Battista da Varano sono custodite ed esposte al culto nella chiesa del nuovo monastero in legno adiacente all’antico monastero di Camerino.
Opere letterarie Nei secoli XV e XVI sono molte le puellae licteratae provenienti da ceti aristocratici ed entrate nei monasteri di clarisse. Erano giovani donne che conoscevano il latino, il greco, la letteratura sacra e profana, la filosofia e la teologia, che sapevano scrivere in versi e in volgare, consuete alla musica e alle arti. Suor Battista da Varano non fa eccezione. La sua fervente attività letteraria, iniziata precocemente durante il noviziato ad Urbino nel 1483 con I Ricordi di Gesù, è contrassegnata da un'intensa vivacità intellettuale e culturaleDa Varano 2017, pp. 6-10.. Ne è ulteriore riprova il suo stile e la sua scrittura: conviviale, emotiva, a tratti ironica e in continua comunicazione con l'altro, umano e divinoLuzi 1989..
Alla luce degli studi più recenti, lo status questionis degli scritti di santa Camilla Battista da Varano continua ad essere interessato da problematiche connesse allo studio dei testimoni manoscritti apocrifi e di dubbia attribuzioneServenti 2010.. Ciononostante, in attesa di edizioni critiche ed indagine bibliografiche e filologiche più approfondite, è comunque possibile stilare un elenco delle opere della santa camerte.
Scritti storico-autobiografici Il felice transito del beato Pietro da Mogliano
L'importanza che ebbe fra Pietro da Mogliano nell'esperienza formativa di suor Battista da Varano è testimoniata dall'opera Il felice transito del beato Pietro da MoglianoDa Varano 2007., composta nel 1491, e narrante gli ultimi ventitré giorni di vita di fra Pietro, dal 2 al 25 luglio 1490. Dedicata a Elisabetta Gonzaga duchessa di Urbino, la meticolosità e il rigore storico-filologico alla base di questa "memoria" la rendono una dei documenti più importanti per la ricostruzione del profilo anagrafico e spirituale del santo moglianese. Memoria dell'olivetano Antonio da Segovia Vita spirituale