Nel 2023 lenergia nucleare in Francia ha generato di energia elettrica, pari al 64,8% della produzione totale francese. Nel 2024 la produzione è salita a di energia elettrica, pari al 67,3% della produzione totale francese.IAEA - PRIS database - Nuclear Power Plant Information - Nuclear Share in Electricity Generation.

A gennaio 2025, sono attive in questa nazione 18 centrali elettronucleari che dispongono complessivamente di 57 reattori operativi, 56 di tipo PWR e 1 di tipo PWR-EPR, e 7 dismessi.

Vi sono anche altre 4 centrali elettronucleari chiuse, 3 con un reattore ciascuna (EL-4 a Monts d'Arrée e le due centrali autofertilizzanti veloci Phénix e Super-Phénix rispettivamente a Chusclan e Codolet e a Creys-Mépieu) e 1 con due reattori (Marcoule sull'omonimo sito a Linguadoca-Rossiglione).

Storia La Francia è oggi l'unico paese al mondo ad avere una percentuale di produzione nucleare così elevata,Fino al 31 dicembre 2009 anche la Lituania aveva una produzione paragonabile a quella transalpina da fonte nucleare in quanto in genere nel resto del mondo i paesi dotati di centrali nucleari generano mediamente attorno al 20-30% dell'energia elettrica della nazione. Questo fatto, congiunto ad un basso costo dell'elettricità, portano la Francia ad essere il primo esportatore netto di elettricità al mondo.

Nella metà del 2010, l'Agenzia internazionale dell'energia ha esortato la Francia ad assumere un ruolo strategico come fornitore di energia a basso costo e a basse emissioni di carbonio per il carico di base di potenza per l'intera Europa, piuttosto che concentrarsi sulla indipendenza energetica, che aveva guidato la politica energetica dal 1973.

I reattori nucleari francesi costituiscono il 90% della capacità produttiva dell'EDF, sono quindi utilizzati per il carico di base e spesso sono chiusi durante i week end, questo comporta un fattore di carico molto basso per gli standard mondiali, a meno del 76% contro l'80% mondiale ed il 90% statunitense, mentre il fattore di disponibilità è in linea con la media mondiale (quasi 79% contro 81% mondiale) ed in aumento.

Prima fase: utilizzo dei reattori a gas

La prima fase di sviluppo del nucleare francese è stata incentrata sullo sviluppo dei reattori a gas di tipo UNGG sviluppati dalla CEA, una derivazione dei Magnox britannici. Parallelamente a questo fu comprato anche un reattore PWR americano della Westinghouse da circa , nell'odierno impianto di Chooz A.

L'EDF scelse successivamente come suo modello base i reattori PWR al posto del GCR, grazie alla nuova capacità di arricchimento nazionale.

Seconda fase: l'era dei reattori PWR francesi

A seguito della crisi energetica del 1973 la Francia decise di puntare intensamente sulla generazione nucleare. Questa decisione fu presa dal contesto economico ed ingegneristico per i seguenti motivi: la presenza di una elevata conoscenza della materia nucleare e dell'ingegneria pesante francese, le poche risorse energetiche indigene, la volontà di ridurre al minimo le importazioni, un costo del combustibile nucleare esiguo rispetto al costo totale elettrico, la volontà di raggiungere un elevato standard di sicurezza energetica. Con una politica molto spinta verso il nucleare, la Francia riuscì quindi a raggiungere un notevole grado di indipendenza energetica, uno dei più bassi costi dell'elettricità in Europa ed un basso impatto ambientale per il comparto della produzione di energia elettrica, essendo il 90% del fabbisogno fornito da nucleare ed idroelettrico.

Fra la fine degli anni 1970 e l'inizio degli anni 1980 sono stati costruiti 32 reattori Classe 900, fra la fine degli anni 1980 e l'inizio degli anni 1990 sono stati costruiti 20 reattori Classe 1300, mentre gli ultimi 4 reattori di tipo N4 sono della fine degli anni 1990. Mentre i primi due tipi erano di derivazione statunitense, l'ultima è una evoluzione totalmente francese del modello PWR.

I reattori FBR

In Francia sono stati costruiti due importanti reattori di tipo FBR. Vicino Marcoule è stato costruito il reattore Phénix da che entrò in funzione nel 1974 e fu di proprietà congiunta di CEA ed EDF. È stato chiuso per modifiche nel periodo 1998-2003, ritornando quindi a e per sei anni, cessò la produzione di energia nel marzo 2009, anche se continuò a rimanere in funzione per test e mantenere i programmi di ricerca fino all'ottobre successivo.

Una seconda unità da e, denominata Super-Phénix, è stata avviata nel 1996, ma è stata chiusa per motivi politici alla fine del 1998 ed è ora in fase di smantellamento. Il funzionamento di Phénix è stato fondamentale per la ricerca della Francia sullo smaltimento dei rifiuti, in particolare la trasmutazione degli attinidi.

Terza fase: i reattori di III generazione

Nel 1999 dibattiti parlamentari hanno ribadito i tre assi principali della politica energetica francese: sicurezza per l'approvvigionamento (il paese importa più di metà della propria energia), il rispetto per l'ambiente (in particolare riguardante i gas serra) e la giusta attenzione per la gestione dei rifiuti radioattivi. È stato evidenziato che il gas naturale non ha vantaggi economici per il carico di base e i suoi prezzi sono troppo volatili; nonostante poi intensi sforzi verso misure di risparmio energetico e nella produzione di energia rinnovabile, non è vista altra soluzione nell'utilizzo dell'energia nucleare nel prossimo futuro. All'inizio del 2003 è stato quindi annunciato un nuovo piano energetico nazionale, e come primo passo è stato iniziato un dibattito per la definizione del mix energetico francese dei successivi 30 anni, nel contesto dello sviluppo sostenibile a livello europeo e globale. Nel 2005 è stata varata una legge per orientare la politica energetica e di sicurezza, ribadendo il ruolo centrale dell'energia nucleare, e stabilendo linee guida specifiche riguardanti il Reattore EPR, in particolare sulla costruzione della prima unità della serie, per poi poter decidere entro il 2015 la costruzione di una serie di circa 40 unità totali nel corso degli anni. Oltre a questo, sono state impostate le linee guida per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie energetiche innovative a basso impatto ambientale e definito il ruolo delle energie rinnovabili nella produzione di energia elettrica, negli usi termici e nei trasporti.

A metà 2004 il consiglio di EDF ha deciso in linea di principio di costruire la prima unità della serie prevista di EPR Areva. Questa decisione è stata confermata nel maggio 2006, dopo il dibattito pubblico, quando si approvò la costruzione di una nuova unità nel sito di Flamanville, in Bassa Normandia, accanto a due attuali Classe 1300. La decisione è stata vista come "un passo essenziale nel rinnovamento mix di generazione nucleare di EDF". Il costo di costruzione era prevista per 3,3 miliardi di € (valore del 2005), e generando quindi energia ad un costo di 4,63 c€/kWh (più o meno come da nuova turbina a gas a ciclo combinato ai prezzi del gas naturale del 2005 senza alcuna carbontax). I costi di produzione in serie dei reattori sono stati prospettati essere circa il 20% inferiori. Nell'ambito di un accordo del 2005 con EDF, l'Enel ha acquisito una quota del 12,5% del reattore, acquisendo i diritti di e di capacità e di essere coinvolta nella progettazione, costruzione e gestione di esso. All'inizio del 2007 EDF cambiò indirizzo ed affermò che avrebbe costruito l'impianto da sola acquisendo tutto l'impianto, rettificando però la decisione nel successivo novembre quando fu firmato un accordo di conferma dell'investimento Enel sul 12,5% di Flamanville (del costo ipotizzato di €450 milioni) più la stessa quota di altri cinque impianti dello stesso modello. L'accordo consente a EDF di partecipare alla costruzione e gestione di future centrali nucleari ENEL in Europa o nel Mediterraneo.

I lavori preliminari del sito di Flamanville sono stati completati a fine 2007, e nel dicembre dello stesso anno è stata versata la prima colata di cemento, con la costruzione prevista essere di 54 mesi e l'esercizio commerciale per maggio 2012. Nel gennaio 2007 EDF ha ordinato la parte principale del reattore Areva. La sezione turbina-generatore è stata ordinata nel 2006 ad Alstom, una unità Arabelle da e. Il programma di costruzione slittò in avanti di circa nove mesi, slittamento che avrebbe comportato il primo avvio del reattore nel 2012 e l'esercizio commerciale nel 2013. Alla fine del 2008 la stima dei costi è stata aggiornata con un aumento del 21% a circa €4 miliardi (2434€/kWh) portando il costo di produzione a circa 5,4 c€/kWh (rispetto sempre ai 6,8 c€/kWh di una turbina a gas a ciclo combinato e 7 c€/kWh per il carbone, con le "più basse ipotesi per una carbontax"), costi poi confermati a metà 2009, quando le spese totali fatte erano arrivate a circa 2 miliardi di €. Nel luglio 2010 il costo totale è stato rivisto a circa 5 miliardi di € e l'allacciamento alla rete previsto nel corso del 2014 (con quindi due anni di ritardo), mentre nel luglio 2011 il completamento è stato spostato al 2016 a causa della rivalutazione delle opere di ingegneria civile da prendere in atto in considerazione delle interruzioni occorse durante la prima metà dell'anno. A causa di problemi di coordinamento dei 9 principali sub-appaltatori, EDF sperava che con il nuovo calendario la costruzione procedesse "in condizioni ottimizzate", il costo totale è salito quindi a circa 6 miliardi di €. Nel dicembre 2012 l'accordo fra Enel ed EDF è stato poi terminato, a seguito dell'esercizio della clausola del diritto di recesso, per il mutato futuro del nucleare francese e per il nuovo aumento dei costi del reattore, che hanno raggiunto gli 8 miliardi di €.

Nel gennaio 2009 il presidente Sarkozy ha confermato che una seconda unità EPR sarebbe stata costruita nel sito di Penly in Alta Normandia, che come il sito di Flamanville dispone già di due unità Classe 1300 e la capacità di accoglierne altri due. Come partner dell'accordo erano originariamente previsti GDF Suez al 25% (che ha rinunciato preferendo partecipare al successivo reattore Atmea1), Total all'8,3%, Enel all'8% o al 12,5%, mentre la tedesca E.ON valutava l'entrata con una quota dell'8%. Sul progetto si era concluso nel 2010 un dibattito pubblico, mentre la costruzione era prevista essere avviata per il 2012, con l'entrata in produzione commerciale nel 2017. Successivamente EDF ha fermato il progetto di Penly 3, dichiarando che non aveva intenzione di costruire ulteriori reattori prima del 2025.

Dibattito e post-Fukushima

A seguito del Disastro di Fukushima, lo stato francese ha condotto degli stress test sugli impianti nucleari che hanno portato ad esito positivo.

A seguito delle elezioni presidenziali in Francia del 2012, il nuovo presidente francese François Hollande intende portare il mix di generazione nucleare elettrica francese al 50% del totale entro il 2025, con quindi la chiusura di tutti i reattori Classe 900 a cominciare da quello di Fessenheim entro la fine del suo mandato (il 2017). Nell'ottobre 2014 la legge sulla transizione ed incentivo alle energie verdi è stata approvata. Questa ribadisce l'intento di portare la porzione di nucleare nel mix nazionale al 50%, e di porre un limite alla capacità produttiva nucleare a 63.2 GW, che quindi impone ad EdF di chiudere parte della propria capacità produttiva per poter accendere Flamanville 3; oltre a questo, la legge impone limiti alle emissioni ed al consumo di combustibili fossili.