Le operazioni per linee esterne o operazioni per linee divergenti sono operazioni di strategia militare che si basano sul fatto che, se il punto di forza del nemico non può essere soverchiato direttamente con le proprie forze, è necessario operare su un punto differente, in cui il nemico non abbia i vantaggi tattici di cui gode nel suo punto di forza.
Quando queste azioni vengono effettuate in campo tattico o operazionale sono indicate come diversioni, mentre in grande strategia si usa prevalentemente il termine approccio indiretto. Il concetto di operazioni per linee divergenti è applicabile in ambienti operativi puramente terrestri, ma generalmente è applicato in ambienti operativi in cui la potenza navale ha un peso significativo.
L'operazione per linee divergenti che ebbe il maggiore successo nell'antichità fu la campagna di Spagna della seconda guerra punica, con cui Scipione si costituì una base di operazioni da cui operare direttamente contro Cartagine, costringendo quindi Annibale a ritirarsi dall'Italia. In epoche più recenti la strategia per linee divergenti fu ampiamente utilizzata dall'Impero Britannico.
Storia Clausewitz, il teorico più coerente dell'approccio diretto«Poiché l'impiego della forza fisica in tutta la sua portata non esclude affatto la cooperazione dell'intelligenza, colui che impiega tale forza senza restrizione...acquista il sopravvento sopra un avversario che non faccia altrettanto e gli detta, di conseguenza, la propria legge», Clausewitz, op. cit. pag 20, ammette che la guerra non può essere ridotta ad un puro scontro unico che concluda tutto in un'unica azione, quindi, su questa base, si può anche dire che l'arte della guerra è l'arte della diversione, ed i pareri fra i vari teorici variano essenzialmente sull'importanza e l'estensione delle diversioni stesse. Lo studio delle operazioni su linee divergenti è presentato praticamente da tutti gli studiosi dell'arte bellica, a partire da Sun Zi«Attaccare il nemico dove è impreparato, apparirgli dove non se l'aspetta» (Sun Zi, op. cit., I.5 pag 39), «ottenere cento vittorie in cento battaglie non è prova di suprema eccellenza: il massimo dell'abilità consiste nel piegare il nemico senza combattere» (Sun Zi, op. cit. III.1 pag 43) fino agli scrittori del XX secolo, in pratica si tratta di provocare danni al nemico su una linea di approccio che il nemico stesso ritiene secondaria (e quindi utilizza meno risorse per la sua difesa). Ad una concezione così diffusa, fa riscontro un uso pratico dell'approccio per linee divergenti da parte di quasi tutti coloro che sono considerati i maggiori comandanti militari della storia Annibale, Scipione Africano, Subedei, Marlborough, Bonaparte nel primo periodo della sua carrieraTutti questi sono citati da Liddel Hart in Strategy of indirect approach.
La più antica strategia politica (o grande strategia) basata sull'approccio indiretto fu quella dell'Impero romano d'oriente, che, nel corso della sua storia, evitò, per quanto possibile, gli scontri diretti contro i vari nemici che si presentarono, privilegiando invece la diplomazia rivolta verso gli eventuali antagonisti dei nemici del momento. Con un mix di opzioni militari con truppe ad alto livello di addestramento e di diplomazia (talvolta supportata da cospicue donazioni di oro) verso i popoli che potevano minacciare le frontiere del nemico, l'impero riuscì a sopravvivere a tutti i successivi invasori fino al 1204 (caduta e saccheggio di Costantinopoli da parte dei crociati)Luttwark, op. cit., Parte Prima, L'invenzione della strategia bizantina, pag 13-109)..
La conseguenza immediata dell'utilizzo di un approccio indiretto è che le forze armate nemiche non diventano più l'obiettivo principale delle proprie azioni, ma solamente uno degli obiettivi possibili, e, se le circostanze lo permettono, è meglio far crollare le forze armate nemiche senza impegnarle direttamente e lungo la linea di previsione naturale(line of natural expectation) Vedi Lidell Hart, Strategy of indirect..., pag 4 e segg., mentre la distruzione delle forze nemiche è solo un mezzo per arrivare allo scopo, che è distruggere la volontà di combattere del nemicoLiddel Hart, A greater than..., pag 44. In un certo senso l'approccio indiretto è un'azione finalizzata a squilibrare il dispositivo nemico, in modo da utilizzare i suoi movimenti come leva per la sua cadutaLidell Hart, Strategy of indirect..., pag 181). Un concetto comune a tutti i fautori dell'approccio indiretto è che la massima capacità militare è quella di ottenere la vittoria decisiva senza arrivare ad un combattimento con la massa del nemico«..ottenere cento vittorie su cento battaglie non è prova di suprema eccellenza: il massimo dell'abilità consiste nel piegare il nemico senza combattere», Sun Zi, op. cit. III.1 pag. 43; «la perfezione della strategia quindi dovrebbe essere di arrivare alla decisione senza avere combattimenti rilevanti», Liddel Hart, Strategy of indirect..., Cap. XI, pag 190).
Naturalmente la superiorità marittima favorisce notevolmente l'uso di linee di approccio indiretto, in quanto permette di operare su un fronte più ampio, comprendente anche le coste del nemicoLiddel Hart, Strategy of indirect..., pag 11. In particolare l'approccio indiretto fu utilizzato dall'Impero britannico nel corso del XVIII secolo, prima nella Guerra di successione di Spagna, in cui, di fronte agli attacchi francesi nelle Fiandre Marlborgh operò una serie di diversioni contro la Baviera, partendo dalla sua base di operazioni sulla Mosa (1704) e ottenendo la vittoria di BlenheimLiddel Hart, Strategy of indirect..., pag 98 e segg. Nel corso di quella stessa guerra l'Inghilterra utilizzò la sua potenza navale nel Mediterraneo per occupare due punti strategici di estrema rilevanza, cioè Gibilterra (4 agosto 1704) e Port Mahon a Minorca (1708), praticamente senza mettere a repentaglio le proprie forze marittime, ma guadagnando la possibilità di tenere sotto scacco qualsiasi azione navale franceseNotare che all'epoca la Francia era il più pericoloso antagonista navale dell'Inghilterra, Mahan, op. cit., per le considerazioni sull'occupazione di Gibilterra e Port Mahon, vedi cap. V, Guerra di Successione spagnola, 1702-1713 - Battaglia navale di Malaga pag 229-256. Successivamente, nel corso della guerra dei sette anni, l'Inghilterra si disinteressò alla guerra continentale in Europa, fornendo solo un sostegno finanziario alla Prussia, ma operò principalmente in America Settentrionale ed in India, ottenendo risultati strategicamente molto brillanti in entrambi i teatri (la cacciata della Francia dal Québec e dall'India), acquisendo così, con la pace, un incremento notevole del suo impero coloniale, senza aver corso rischi contro le forze principali (terrestri) del nemicoVedi Mahan. op. cit. Cap VIII, Guerra dei sette anni..., pag 301-347, Liddel Hart, Strategy of indirect..., pag 112-120.
Esempi storici Campagna di Scipione in Spagna e Africa Successivamente alla battaglia di Canne la situazione in Italia era arrivata ad uno stallo, nessun generale romano aveva la temerarietà di sfidare Annibale in campo aperto e Annibale stesso non aveva le risorse necessarie per attaccare direttamente Roma, tanto che arrivò fino in vista dell'Urbe, ma non riuscì ad andare oltrePolibio, op. cit, Libro IX, 5-7, pag 525-526. Dall'altra parte i romani, sia pure con il nemico alle porte, nel senso letterale, conservavano un morale abbastanza alto da trovare offerenti per l'acquisto dei terreni su cui Annibale era accampato. La gestione militare dell'esercito romano, ora affidata a Fabio Massimo, permetteva di impedire ulteriori successi ad Annibale, ma non a sconfiggerlo, almeno in tempi brevi.
La Spagna era il punto critico di Annibale, in quanto i rifornimenti ed i rinforzi potevano giungergli via mare solo fino a che i cartaginesi avessero controllato almeno la Sicilia Meridionale o via terra solo attraverso la SpagnaLiddel Hart, A greater than... pag 30. Con la caduta di Siracusa (212 a.C.) le rotte marittime non erano più sicure per le navi cartaginesi, quindi tutti i collegamenti fra Cartagine ed Annibale passavano attraverso la Spagna. Nel 211 a.C. era avvenuto quello che per le armi romane poteva essere considerato un disastro: i due eserciti consolari presenti in Spagna erano stati attaccati in battaglia separatamente ed entrambi sconfitti, ed erano caduti entrambi i comandanti, i fratelli Publio Scipione il Vecchio e Cneo Scipione, ormai tutto il territorio spagnolo a sud dell'Ebro era saldamente in mano ai cartaginesiLiddel Hart, A greater than... pag 26. A Roma fu deciso di nominare un proconsole, e la scelta popolare cadde su Publio Cornelio Scipione, figlio di Publio il Vecchio, che era stato edile nel 212 a.C.Polibio, op. cit, Libro X, 5, pag 553. Scipione nel 210 a.C. trasferì in Spagna 10000 fanti e un migliaio di cavalieri con trenta quinqueremiLiddel Hart, A greater than... pag 28, giungendo a Tarraco, dove raccolse le truppe rimaste in Spagna al comando di Marcio insieme ai propri rinforzi, studiando inizialmente la situazione e cercando di acquisire la benevolenza degli iberici rimasti fedeli ai romani. La base operativa cartaginese in Spagna era la città di Cartagena (Carthago Nova)Polibio, op. cit, Libro X, 8, pag 555, da cui però gli eserciti cartaginesi presenti nella penisola erano separati da un minimo di dieci giorni di marciaPolibio, op. cit, Libro X, 7, pag 555. Scipione riuscì a conquistare Cartagena in poco più di una settimana dopo il passaggio dell'Ebro, ed a quel punto si trovò in posizione centrale rispetto agli eserciti cartaginesi, che, per di più, avevano perso la base operativaSituazione fortemente caldeggiata da Jomini, «La più grande arte, quindi per dirigere correttamente le linee di operazione è di fissarle riferendosi alle basi ed ai movimenti dell'esercito e tagliare le comunicazioni del nemico senza mettere in pericolo le proprie, ed è il problema più importante e più difficile nella strategia» Jomini, op. cit. pag 120. Scipione, comunque, pur occupando la posizione centrale, evitò di agire per linee interne, utilizzando, per tutta la campagna di Spagna, come sua base principale Tarraco, conservando comunque a Carthagho Nova una guarnigione sufficiente a vanificare qualsiasi tentativo di occupazione fatto dai cartaginesi.
La campagna di Scipione in Spagna proseguì con la vittoria di Becula, in cui costrinse Asdrubale Barca a ritirarsi verso nord-ovest e tentare il ricongiungimento con il fratello AnnibalePolibio, op. cit, Libro X, 39, pag 575, portando con sé il grosso delle forze di Magone, venendo bloccato definitivamente ala foce del Metauro. L'anno successivo, per sostituire Asdrubale Barca, i cartaginesi inviarono in Spagna un nuovo comandante, Annone, mentre Magone rientrò dalle Baleari, dove aveva reclutato nuove truppe, contemporaneamente Asdrubale di Giscone muoveva dalla Lusitania per bloccare Scipione a Tarragona. Scipione fece muovere solo le truppe leggere, che, al comando del suo luogotenente Silano, sconfissero i celtiberi comandati da Magone e successivamente catturarono Annone con le sue truppe. È notevole che quell'anno fu il primo in cui Annibale, a causa della mancanza di rifornimenti da Cartagine, fu costretto all'inattività in ItaliaLiddel Hart, A greater than... pag 232. A questo punto, assicuratosi da attacchi alle spalle, Scipione mosse subito contro Asdrubale, che, ritiratosi, fu costretto a dividere l'esercito in distaccamenti per fornire guarnigioni alle città da lui controllate. Nel 206 a.C. Scipione mise fine definitivamente alla presenza cartaginese in Spagna sconfiggendo Asdrubale a Ilpia, compiendo così la missione per cui era stato messo a capo delle sue forze. Gli anni successivi in Spagna furono spesi per pacificare la regione dalle tribù ribelli, senza che nel teatro fossero più presenti grossi eserciti cartaginesi.