Ha assunto la sua attuale denominazione dal 12 maggio 1881 per regio decreto: in precedenza il paese venne denominato Montebodio e Montalboddo; la prima attestazione del toponimo originale (Mons Bodii, Monte Bodio) risale al XII secolo.

L'attuale abitato non si deve confondere con l'antica città romana di Ostra, dalla quale deriva l'attuale denominazione e che si trova in località Le Muracce di Ostra Vetere.

Geografia fisica Adagiata su una delle caratteristiche colline del paesaggio marchigiano, sovrastante la valle del Misa, Ostra rappresenta per numero di abitanti il principale comune (assieme a Corinaldo) dell'entroterra di Senigallia, dalla quale dista solo . Poco lontana è anche la città di Jesi () mentre il capoluogo di regione (Ancona) si trova a circa .

Il territorio comunale si estende per e comprende, oltre al capoluogo, anche le frazioni di Pianello, Casine e Vaccarile. Le prime due, di dimensioni maggiori, sono situate a valle lungo la strada provinciale Arceviese e per questo motivo sono caratterizzate da una notevole espansione edilizia.

Storia La leggenda Nell'anno 410 d.C. l'antico municipio romano di Ostra (le cui rovine si trovano oggi in località "Le Muracce" di Ostra Vetere) venne distrutto dai Visigoti di Alarico. Secondo la leggenda, i cittadini sopravvissuti decisero allora di rifugiarsi su un colle poco distante, di proprietà del loro concittadino Bodio, dove venne stabilito di rifondare il centro abitato. Nacque così Monte Bodio (o Montalboddo), che mantenne questo nome fino al 1881: in questo anno, infatti, si decise di tornare all'antico appellativo di Ostra, proprio per avvalorare la diretta discendenza del borgo attuale dall'antico municipio romano. L'origine medievale Non esistono tuttavia documentazioni ufficiali che testimonino un simile andamento dei fatti, tanto che il nome "Monte Bodio" comparve per la prima volta nel 1194, anno di costituzione del comune. Prima di questa data le terre ostrensi erano state inizialmente parte dell'Esarcato di Ravenna e quindi, donate alla Chiesa da Pipino il Breve, sottoposte al dominio dell'Arcivescovo della stessa città romagnola, senza che mai fosse menzionata la presenza di un vero e proprio centro abitato.

La nascita del Comune, il dominio ravennate e quello jesino

La nascita ufficiale del Comune, avvenuta come detto nel 1194, ebbe luogo attraverso il cosiddetto Patto d'Argenta, stipulato nel castello dell'omonima cittadina romagnola dinnanzi all'Arcivescovo di Ravenna, il quale emanò per Montalboddo i Capitula Comunis (statuti). Il patto, sebbene sancisse la nascita del Comune, non faceva altro che confermare la sottomissione di Montalboddo al dominio dello stesso Arcivescovo; una sottomissione che ebbe fine solo nel 1230 quando, dopo due anni di rivolte, i cittadini montebodiesi riuscirono a spezzare il dominio ravennate e a conquistare, sotto la protezione della Chiesa di Roma, la loro indipendenza.

L'autonomia amministrativa del comune durò tuttavia appena un ventennio poiché, nel 1255, Ostra fu saccheggiata ed entrò sotto l'influenza della vicina Jesi, nonostante un patto di alleanza tra i due comuni stipulato quattro anni prima. Il dominio jesino su Montalboddo durò circa un secolo.

Il periodo delle Signorie Sebbene Montalboddo contasse nel '300 circa abitanti, non poté che assistere passivamente alle lotte di espansione delle casate più potenti, trovandosi spesso a cambiar dominio. La prima famiglia che prese il potere, nel 1320, fu quella dei Paganelli, di origine romagnola. Diventati signori indiscussi di Montalboddo, i Paganelli beneficiarono dapprima della protezione degli Ordelaffi di Forlì per poi sottomettersi, nel 1355, al "rinato" potere pontificio, ottenendo, nel 1366, l'emanazione di un nuovo Statuto Comunale da parte del cardinale Egidio Albornoz. Venuta di nuovo meno l'autorità papale, il potere tornò nelle mani dei Paganelli, protetti dai vicini conti di Montefeltro.

A partire dal 1399, quando i Paganelli vennero sconfitti da Galeotto Belfiore Malatesta di Rimini, che vi morì durante l'assedio; numerose signorie si alternarono alla guida di Montalboddo: nel 1416 gli stessi Malatesta vennero sopraffatti da Braccio da Montone, signore di Perugia, al quale seguì il dominio dei Montefeltro, quello brevissimo di Francesco Sforza ed infine il ritorno dei Paganelli che, con Roberto (detto da Montalboddo), sconfissero definitivamente gli sforzeschi e si allearono con i Malatesti. Infine, il 9 giugno 1454, stanchi dei continui avvicendamenti al potere e delle varie Signorie, i cittadini di Montalboddo cacciarono i Paganelli e fecero atto di dedizione alla Chiesa. Firmato il nuovo patto presso Arcevia ed entrato in vigore il nuovo Statuto Comunale, fu abbattuta la rocca del castello affinché a nessun signore venisse più in mente di conquistarla.

La rinascita economica e il titolo di Città

L'aver cambiato così tante volte padrone, molto spesso a seguito di guerre e rivolte, aveva gravemente danneggiato lo sviluppo economico di Montalboddo, la cui popolazione era diminuita di circa un terzo. Sotto il dominio della Chiesa si verificò invece una spettacolare ripresa economica e demografica, nonostante alcuni periodi di carestia e pestilenze che segnarono la popolazione; l'agricoltura era l'attività dominante: vennero messe a coltura nuove terre anche al di fuori della cinta muraria, nelle quali sorsero grandi case coloniche.

Nel quadro della Marca Anconitana e dello Stato Pontificio, l’assetto istituzionale cittadino conobbe in età moderna (XVI-XVIII secolo) una tendenza alla chiusura degli organi di governo. Il restringimento dell’accesso ai consigli e alle magistrature favorì il consolidamento dell’oligarchia cittadina come nobiltà civica.

La nobiltà ostrense acquistò maggiore importanza e potere: con esso nacquero inevitabilmente dissidi e violente faide tra le maggiori famiglie, che si conclusero soltanto nel 1574 con la sottoscrizione di una pace tra i vari ceppi nobiliari. A cavallo tra il XVII ed il XVIII secolo Montalboddo visse un periodo di pace e prosperità, risultando, secondo lo storico locale Agostino Rossi (1694), «uno dei territori più ricchi e fertili della Marca anconitana».

Questo diffuso benessere portò le nobili famiglie ad ampliare ed abbellire i propri palazzi mentre la cittadinanza edificò il Palazzo comunale; anche i vari ordini religiosi costruirono importanti conventi che, come gli edifici civili, furono decorati con pitture, stucchi ed opere d'arte. A coronamento di questo sviluppo economico, culturale e religioso, il 30 luglio 1790 papa Pio VI conferì a Montalboddo il titolo di Città, attraverso il breve Apostolicae sedis Maiestati.

Da Montalboddo a Ostra: la storia contemporanea Nel XIX secolo, dopo aver subito l'occupazione francese ed essere tornata sotto il dominio pontificio, Montalboddo partecipò alle lotte risorgimentali, venendo annessa per pubblico plebiscito al Regno di Vittorio Emanuele II (1860). Il 12 maggio 1881 un decreto del Re d'Italia Umberto I accolse la richiesta dei cittadini di Montalboddo, modificando in Ostra il nome della città. Con il nuovo appellativo il comune ha condiviso le sorti dell'Italia nel corso del XX secolo, passando attraverso gli anni difficili delle due guerre mondiali e quelli della rinascita post-bellica. Oggi Ostra custodisce numerose testimonianze del suo storico passato che si offrono suggestive ai sempre più numerosi ospiti della città.

Simboli Nel corso dei secoli Ostra ha cambiato vari stemmi comunali. La più antica documentazione giunta sino a noi è del 1371. Quell'antico sigillo riportava: sette monti in linea, le chiavi della chiesa e a destra la croce di Cristo, quale atto di dedizione. Dal secolo XV sino al 1528 troviamo i cinque monti solamente. In quella data vi venne aggiunta la croce che ancora oggi si innalza al centro. In seguito si ebbe la variante dei monti sovrapposti con sopra la croce, stemma che è rimasto fino ad oggi.

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture religiose Chiesa di San Francesco Risale al 1283 e fu ricostruita nel 1350. La facciata con portico neogotico e coronamento baroccheggiante fu invece edificata dopo il 1860, quando la navata della chiesa venne accorciata per ampliare la piazza.

Basilica collegiata di Santa Croce Situata nella parte "bassa" del centro storico, la Basilica collegiata di Santa Croce è la chiesa principale di Ostra. Edificata dopo il Mille, fu inizialmente abbazia dei monaci benedettini. Nel novembre 1795 papa Pio VI eresse la Chiesa di Santa Croce a collegiata, affidandola ad un "collegio dei canonici" e ad un arciprete, di nomina papale. Nel novembre 2008 la chiesa fu elevata alla dignità di basilica minore. La vecchia chiesa romanica, detta "delle quattro colonne" fu completamente ricostruita tra il 1848 e il 1851, in quanto ormai troppo piccola e in grande decadenza. Dopo la guerra fu anche ricostruito il campanile, danneggiato dai colpi di cannone.

Santuario della Madonna della Rosa Il Santuario della Madonna della Rosa, situato a poca distanza dal centro storico, fu costruito nel 1754 per contenere il grande afflusso di pellegrini all'edicola della Vergine. La tradizione vuole che, nel 1666, un giglio posto da una fanciulla di fronte all'immagine della Madonna restò fresco e profumato per diversi mesi, come fosse stato appena colto. La facciata ed il campanile vennero edificati nel XIX secolo su progetto dell'architetto Francesco Vespignani di Roma. Ancora oggi è meta di numerosi pellegrinaggi, custodendo al suo interno numerosi ex voto, tra cui due bandiere turche.

Chiesetta di San Rocco L'edificio venne costruito fra il 1528 e il 1545 come chiesa dell'annesso Convento delle Clarisse del Buon Gesù. Semplice nella sua architettura, custodisce fastosi stucchi barocchi e pregevoli pitture di Giacinto Brandi e Pietro da Cortona; fra le quali, sull'altar maggiore, è Gesù bambinoadorato dai Santi Girolamo e Rocco, del Brandi. Inoltre vi è un organo Callido del 1771. Le Clarisse del Buon Gesù abbandonarono definitivamente il monastero e la chiesa il 5 aprile del 1894. Oggi è proprietà comunale.

Santuario di Santa Maria Apparve Il Santuario di Santa Maria Apparve sorge vicino ad un'edicola dove, nel 1527, la Vergine Maria sarebbe apparsa ad un pastorello rivelandogli che avrebbe protetto da una pestilenza la popolazione ostrense se questa avesse eretto una chiesa in suo onore. Secondo il rito sacro, nel 1529 venne perciò consacrata la chiesa e durante i secoli XVI e XVII tante furono le grazie ricevute. Un ampliamento della chiesa, ad un'unica navata, si è avuto nel 1885, anno in cui subentrarono i frati minori cappuccini che costruirono il convento. Vi si trova un'effigie della Madonna con bambino e angeli sull'altare maggiore.

Architetture civili

Ostra conserva numerosi edifici di origine nobiliare, principalmente posti all'interno della cinta muraria: Palazzo Comunale L'imponente edificio, con alto portico, domina la centrale Piazza dei Martiri. Venne retto nel 1749 dall'architetto Giuseppe Carbonari.

Palazzo dei Padri Conventuali Adiacente alla Chiesa di San Francesco, con ingresso principale situato su via Gramsci, fu edificato nel XVIII secolo come sede dei Padri Francescani Conventuali. Oggi è sede della biblioteca comunale, dell'archivio storico cittadino e della pinacoteca civica. Annualmente, nel mese di agosto, i suoi locali ospitano la mostra nazionale dell'antiquariato e artigianato artistico.

Palazzo Gherardi Situato sul corso Mazzini edificato nel 1666 dalla famiglia Gherardi che ancora lo possiede.

Palazzo Menchetti