Per storia della filosofia occidentale si intende la storia del pensiero occidentale così come si è espresso attorno a molteplici questioni filosofiche; iniziata con la nascita del pensiero speculativo greco nel VII secolo a.C., ha coinvolto i pensatori di tutta Europa durante l'Età Antica, il Medioevo, l'Era moderna e contemporanea, in un confronto continuo con i pensatori precedenti e con gli sviluppi di altri campi del sapere.
La comune base greca ha trasmesso alla tradizione filosofica occidentale un metodo di pensiero improntato all'antidogmatismo e la sensibilità verso una serie di problematiche ontologiche ed etiche che l'hanno caratterizzata rispetto ad altre tradizioni filosofiche. Non si può poi tralasciare, come secondo substrato della filosofia occidentale, la tradizione giudaico -cristiana che già dalla tarda antichità va ad instaurare un rapporto complesso con il pensiero laico, introducendo una serie di concetti inediti nel pensiero filosofico ed avviando quella dialettica tra fede e ragione variamente risolta nei secoli.
Dal punto di vista cronologico, gli storici della filosofia dividono solitamente la lunga storia della filosofia occidentale in quattro periodi: filosofia antica, filosofia medievale, filosofia moderna e filosofia contemporanea.
Filosofia antica
Anche senza arrivare ad affermare che «tutta la storia della filosofia occidentale non è che una serie di note a margine su Platone» (come scrisse Whitehead)«The safest general characterization of the European philosophical tradition is that it consists of a series of footnotes to Plato» (Alfred North Whitehead, in Process and Reality, Free Press, 1979, p. 39)., non si può tuttavia negare che i filosofi posteriori alla fioritura del pensiero antico abbiano avuto come punto di riferimento, anche in funzione polemica e distruttiva, le tematiche sollevate dai filosofi antichi (e da essi stessi risolte in modo eterogeneo) attorno al fine dell'agire morale, al rapporto tra l'uomo e la verità, tra intelletto e conoscenza.
I presocratici
Le prime testimonianze di un approccio allo studio della realtà che si possa definire filosofico risalgono al VII secolo a.C., in Asia Minore. Talete, un personaggio sulla cui storicità non è ancora possibile avere certezze, è identificato da una tradizione risalente ad Aristotele come il primo filosofo.La Metafisica di Aristotele è il primo testo di storia della filosofia in Occidente, il quale si apre con una disamina critica delle scuole presocratiche e dei profili biografici dei rispettivi autori. Con lui e con la sua scuola milesiana (Anassimandro e Anassimene) il pensiero per la prima volta si emancipa dall'impostazione religiosa e mitologica per ricercare spiegazioni razionali ai fenomeni naturali e alle questioni cosmologiche.
Con i milesiani si impose anche come centrale il problema dell'identificazione dell'archè (o «origine»), ossia l'elemento costitutivo e animatore di tutta la realtà, indagato anche da Pitagora ed Eraclito nello stesso periodo. Ed è dalle riflessioni sull’archè che si apriranno, con Parmenide e la scuola eleatica, le prime riflessioni ontologiche; e con esse la percezione di un conflitto irriducibile tra la logica che governa la dimensione intellettuale e il contraddittorio divenire dei fenomeni testimoniato dai sensi. Variamente risolto dai successivi filosofi del VI-V secolo a.C. (fisici pluralisti), la questione rimarrà centrale in tutta la storia del pensiero occidentale, dalla Scolastica a Martin Heidegger nel Novecento.
I classici Nel V secolo a.C. si assistette ad un mutamento nell'oggetto della riflessione filosofica: all'interesse per la natura si sostituì un'attenzione maggiore verso le problematiche che riguardano l'uomo. L'agire morale, se il bene e il male siano relativi, la possibilità per l'essere umano di accedere alla verità, il rapporto natura/cultura: questi ed altri furono gli argomenti all'attenzione, sebbene con impostazioni differenti, sia dei sofisti che di Socrate. L'importanza di quest'ultimo per la successiva storia della filosofia fu fondamentale: con lui si acquisì piena consapevolezza della peculiarità del metodo di indagine filosofica (maieutica), e la ricerca della verità venne intesa come la riscoperta di una conoscenza già posseduta, universalmente valida ma dimenticata.
Le scuole filosofiche immediatamente successive alla morte del filosofo - scuola megarica, cirenaica, cinica e platonica - costituirono tutte uno sforzo interpretativo degli insegnamenti socratici. Se per le prime tre si trattò di elaborazioni minori, per Platone il socratismo fu un punto di partenza per una rielaborazione globale, nel primo grande sistema filosofico, di tutte le problematiche trattate dai pensatori precedenti. Conciliando Parmenide ed Eraclito, Platone sostenne da un lato che tutta la realtà fenomenica «scorre» in un continuo mutamento; e che al contempo però essa tende a costituirsi non a caso, ma secondo forme atemporali che sembrano preesisterle. Questo era un punto che in particolare l'atomismo di Democrito non aveva saputo spiegare, ossia perché la materia si aggreghi sempre in un certo modo, per formare ad esempio ora un cavallo, ora un elefante. Dietro ogni animale deve pertanto esistere un'idea, cioè una «forma» precostituita per ogni tipo, spirituale e non materiale. In queste forme eterne ed innate risiede non solo l'Essere di Parmenide, ma anche l'origine di ogni nostra conoscenza. Ad esse Platone ricondurrà ogni teoria sull'etica e la politica.Platone, La Repubblica.
Con Aristotele, discepolo di Platone, la filosofia greca arrivò infine alla sua piena maturità: in lui la distinzione tra le particolarità accidentali da un lato, e le cause spirituali dall'altro in grado di guidare il perenne fluire dei fenomeni, diventa condizione della possibilità stessa di costruire scienza.Aristotele: «Del particolare non si dà scienza» (Opere, Metafisica, Laterza, Bari 1973, p. 323). La trasformazione di un uovo in una gallina ad esempio non può essere il risultato di semplici combinazioni fortuite della materia.Physica, β, 8-9. In proposito anche Non il caso ma ala finalità regna nelle opere della natura, dal De partibus animalium, I (A), 645 a. A differenza di Platone, però, ogni organismo deve avere in se stesso, e non in un'idea a parte, le leggi del proprio costituirsi. La metafisica, scienza teoretica per eccellenza, sarà allora la disciplina che studia le cause responsabili dell'evoluzione della natura, ricercandone le essenze immutabili e universali. Le altre opere di Aristotele trattano analogamente dalla fisica alla politica, dalla logica alla botanica, prestando attenzione alla specificità dei diversi campi del sapere, ma conferendo al tutto un'organicità di pensiero che segnò il trionfo della razionalità greca. Da ciò l'importanza del filosofo per la cultura occidentale in senso ampio.
L'ellenismo
Dopo Aristotele avrà quindi inizio il periodo ellenistico, in cui la cultura greca si fonderà con quella latina. Durante questo periodo si svilupparono tre principali correnti filosofiche: l'epicureismo, lo stoicismo, e il neoplatonismo. Rispetto alle altre correnti, il neoplatonismo sembrò concentrare ancora di più l'indagine sulla condizione umana e sulle possibilità date al singolo di trascendere il mondo quotidiano, mostrandone la contingenza. Il pensiero neoplatonico, il cui maggiore esponente fu Plotino, si proponeva così di essere un cammino di liberazione per l'uomo. Come molti altri platonici, Plotino pose uno scarto tra il mondo sensibile, sede dell'oscurità e della divisione, e il cosmo noetico, che è la vera realtà, prima manifestazione dell'essere e sede dell'Intelletto, generato a sua volta da un principio ineffabile (indicato da Plotino con il nome di Uno o Bene), e coglibile solo con un contatto di natura a-razionale chiamato epafé o henosis. L'Anima infine percorre l'universo plotiniano dal cosmo noetico al mondo materiale, verso cui essa discende per prendersene cura. La discesa dell'anima si trasforma per l'uomo in una caduta, causata dalla falsa credenza che scambia il mondo sensibile per la vera realtà, e dall'oblio della natura noetica di ciascuno di noi. La filosofia ha dunque il compito di riunire l'uomo alla sua patria intelligibile. Questa concezione dell'universo, e questo valore salvifico della filosofia sarà ripresa in tutte le forme che acquisirà dopo Plotino la filosofia neoplatonica.
Filosofia medievale
Il periodo medievale nella filosofia occidentale ebbe inizio approssimativamente tra il 400 e il 500 e si concluse tra il 1400 e il 1500. Una delle differenze fondamentali rispetto al passato è la sua attenzione alla religione cristiana.
Una delle distinzioni fondamentali rispetto alle filosofie precedenti risiede nell'accento posto sulla religione cristiana. L'imperatore Giustiniano, ad esempio, ordinò la chiusura di importanti scuole filosofiche, tra cui l'Accademia di Platone e l'attività intellettuale si concentrò principalmente nella Chiesa. Allontanarsi dall'ortodossia dottrinale poteva comportare rischi e per tale motivo, taluni considerano questo periodo come un'"età oscura" rispetto ai periodi precedenti e successivi. Temi centrali discussi in questo periodo furono il problema degli universali, la natura di Dio, le prove dell'esistenza di Dio e il rapporto tra ragione e fede. L'età alto medievale fu particolarmente plasmata dalla filosofia di Platone, mentre le idee aristoteliche divennero dominanti nei secoli successivi.
La patristica In Europa la filosofia medievale fu anticipata dal pensiero patristico, sviluppatosi in seguito alla diffusione del Cristianesimo all'interno dell'impero romano, e il cui maggiore esponente fu Agostino d'Ippona: questi divenne un vescovo neoplatonico, e conciliò la filosofia greca con la fede cristiana. Secondo Agostino ci sono dei limiti oltre i quali la ragione non può andare, ma se Dio illuminerà la nostra anima con la fede riuscirà a placare la nostra sete di conoscenza. E affermò che il male è soltanto "assenza" di Dio, dovuto alla disobbedienza umana. A causa del peccato originale nessun uomo è degno della salvezza, ma Dio può scegliere in anticipo chi salvare; ciò non toglie che noi possediamo comunque un libero arbitrio.Sant'Agostino, Il libero arbitrio
Alto medioevo
Agostino di Ippona (354–430 d.C.) fu influenzato dal platonismo e usò questa prospettiva per spiegare i concetti fondamentali e i problemi della teologia cristiana. Accettò l'idea neoplatonica secondo cui Dio è allo stesso tempo buono e incomprensibile. Ciò lo spinse ad affrontare il problema del male, cioè a tentare di spiegare come il male potesse esistere in un mondo creato da un Dio benevolo, onnisciente e onnipotente. La sua spiegazione (teodicea agostiniana) è che Dio ha dato agli esseri umani il libero arbitrio consentendo, quindi, a loro di fare il bene e il male ma conferendogli anche la responsabilità della loro scelta. Ulteriori idee influenti di Agostino furono le sue argomentazioni a favore dell'esistenza di Dio, la sua teoria del tempo e la sua teoria della guerra giusta.
Boezio (477–524 d.C.) dimostrò un vivo interesse per la filosofia greca. Tradusse molte delle opere di Aristotele e cercò di integrarle e conciliarle con la dottrina cristiana. Discusse il problema degli universali e formulò una teoria per armonizzare le opinioni di Platone e Aristotele cercando di raggiungere questo obiettivo sostenendo che gli universali esistono, in un certo senso, nella mente senza materia. Ma, continuò Boezio, esistono anche negli oggetti materiali in un altro modo. Questa idea ebbe influenza nel successivo dibattito medievale sul problema degli universali ispirando i cosiddetti nominalisti ad affermare che gli universali esistono solo nella mente. In rapporto alla dottrina cristiana, Boezio approfondì il problema della trinità, cioè la questione di come Dio possa esistere contemporaneamente in tre persone come Padre, Figlio e Spirito Santo.