La scultura romana si sviluppò in tutta la zona di influenza dell'Impero romano, con il suo centro nella metropoli, tra il VI secolo a.C. e il V secolo d.C. Roma ebbe una propria arte e scuola autoctona e indipendente, anche se inserita nei continui rapporti e traffici in tutto il bacino del Mediterraneo e oltre. In origine si ispirò alla scultura greca, principalmente attraverso la mediazione etrusca, e poi direttamente, attraverso il contatto con le colonie della Magna Grecia e con la stessa Grecia continentale nel periodo ellenistico.
La tradizione greca continuò ad essere un riferimento costante durante tutto il corso dell'arte scultorea a Roma, ma contraddicendo un'antica e diffusa opinione che i Romani fossero solo meri copisti, ora si riconosce che non solo furono capaci di assimilare e sviluppare le loro fonti con maestria, ma anche di apportare un contributo originale e importante a questa tradizione, visibile specialmente nel ritratto, genere che godette di singolare prestigio e che lasciò esempi di grande perizia tecnica e alta espressività, e nella scultura decorativa dei grandi monumenti pubblici, dove si sviluppò uno stile narrativo di grande forza e carattere tipicamente romano.Barral i Altet (1987), pp. 260-261
Dopo il consolidamento dell'Impero romano, altre influenze straniere, soprattutto orientali, determinarono una progressiva separazione dal canone greco verso una semplificazione formale di tendenza astratta, che stabilì le basi dell'arte bizantina, paleocristiana e medievale. Questo processo, tuttavia, si intercalò con vari periodi di recupero del classicismo, che oltre a rafforzare il vincolo simbolico con il passato furono utili per il mantenimento della coesione culturale e politica del vasto territorio. Neanche la cristianizzazione dell'impero poté determinare l'esclusione dei riferimenti classico-pagani dalla scultura romana, e fino al V secolo, quando l'unità politica si ruppe definitivamente, i modelli classici continuarono ad essere imitati, ma adattati ai temi del nuovo ordine sociale, politico e religioso che si era instaurato.
Per quanto questa sintesi tenti di mantenersi in una cronologia più o meno ordinata e cerchi di stabilire la specificità di ciascuna fase, lo studio della scultura romana si è rivelato una sfida per i ricercatori essendo la sua evoluzione tutt'altro che logica e lineare. I tentativi di imporre un modello di sviluppo formale come un sistema organico sulla storia della scultura romana si mostrano inaccurati e poco realistici. Malgrado le divergenze tra gli studiosi su molti punti, ormai si ha un'idea più o meno chiara sulle caratteristiche generali di ogni tappa evolutiva, ma il modo in cui tali caratteristiche si evolsero e si trasformarono da una tappa all'altra ha dimostrato di essere un processo molto complesso che è ancora lontano dall'essere ben compreso. Una tendenza duratura allo storicismo e all'eclettismo, ancora più pronunciata di quella osservata durante l'Ellenismo, insieme alla presenza di stili ben differenziati nella scultura prodotta in uno stesso momento storico per le diverse classi sociali, e anche dentro un'unica classe, tenendo conto delle necessità di ogni tema e situazione, rendono la questione ancora più intricata.
Oltre al grande merito intrinseco della produzione scultorea romana, l'abitudine generalizzata della copia di opere greche più antiche e la permanenza di allusioni al classicismo greco lungo tutta la sua storia, anche attraverso il Cristianesimo primitivo, mantenne viva una tradizione e un'iconografia che in altra forma avrebbero potuto perdersi. Dobbiamo a Roma, così, buona parte della nostra conoscenza della cultura e dell'arte della Grecia antica, e in più la scultura romana – insieme a quella greca – ebbe un'importanza fondamentale nella formulazione dell'estetica del Rinascimento e del Neoclassicismo, attestando la sua vitalità e il suo significato nei tempi moderni, oltre ad essere considerata oggi come uno dei corpi artistici più importanti della cultura occidentale, come provano l'immensa quantità di studi specializzati di cui è oggetto e il fascino che ancora esercita sul grande pubblico.
Il ruolo della scultura nella società romana
Era una società fortemente visiva. Con la maggioranza della sua popolazione analfabeta e incapace di parlare il latino erudito che circolava fra l'élite, le arti funzionavano come una specie di letteratura accessibile alle grandi masse, che confermava le ideologie e divulgava l'immagine di eminenti personalità. In questo contesto, la scultura godette di una posizione privilegiata, che occupava tutti gli spazi pubblici e privati e riempiva la città con innumerevoli esempi di varie tecniche. Gran parte della scultura prodotta a Roma appartiene alla sfera religiosa o è in qualche maniera ad essa legata. Perfino i ritratti avevano frequentemente associazioni con il sacro, e così come in tutte le culture, Roma non si discostò dalla pratica di produrre immagini propriamente di culto, che erano presenti dai grandi templi pubblici fino alla più modesta delle abitazioni. Non solo i grandi generi scultorei in bronzo e in marmo divennero comuni – la statuaria, i grandi sarcofagi, i rilievi architettonici, i cammei intagliati in pietre preziose –, ma più ancora le statuette in terracotta, le semplici lastre funerarie, le maschere mortuarie in cera, il cui costo era alla portata delle classi più basse, e senza parlare delle monete, che possono essere viste come una specie di rilievo in miniatura ed erano diffuse anche tra la massa del popolo. Jaś Elsner dice:
Quando il Cristianesimo diventò la religione ufficiale, il ruolo dell'arte cambiò radicalmente, anche se non aveva perso la sua importanza centrale. Il dio cristiano non era conosciuto attraverso le immagini, ma attraverso le scritture e i loro profeti e commentatori. Tuttavia, la scultura e il suo repertorio di rappresentazioni naturalistiche convenzionali fu adottata dalla chiesa nascente per la composizione di allegorie e continuò ad essere praticata nella sfera laica pubblica e privata come decorazione, come registro storico o per il ritratto fino al crollo finale dell'impero, anche come modo di enfatizzare l'eredità classica condivisa da tutti e al fine di stabilire l'unità culturale in un momento in cui le periferie cominciavano a sviluppare culture proprie con un alto grado di indipendenza e diventava sempre più complicato il compito di mantenere il territorio unificato.Elsner (1988), pp. 12-13
Contesto storico
L'origine di Roma è controversa, probabilmente fu fondata a metà dell'VIII secolo a.C. da una mescolanza di popoli italici che vivevano nella regione del Lazio dal X secolo a.C. Alcuni sostengono la tesi che fu fondata dagli Etruschi, che vivevano al nord, e il mito dice che la sua fondazione si deve a Romolo e Remo, discendenti di Enea, eroe di Troia. Altre evidenze suggeriscono fortemente la presenza di gruppi di immigranti transalpini, celtici e germanici, che avrebbero lasciato i loro tratti fisici in alcune famiglie dell'aristocrazia romana, come i Flavi, e sarebbero stati la causa della presenza di nomi come Rufus e Rutilius (rispettivamente «rosso» e «arrossato») in un popolo di carnagione fondamentalmente scura.
Tradizione etrusco-romana Tra il VII e il VI secolo a.C. gli Etruschi dominarono la parte centro-settentrionale della penisola italiana, e almeno alcuni dei semi-leggendari re di Roma furono etruschi. La loro arte, che già era in larga misura un'interpretazione dello stile greco arcaico, divenne l'arte dei Romani. Così come avrebbero fatto più tardi con l'arte greca, i Romani non solo copiarono i modelli formali etruschi, ma nelle proprie guerre contro di loro si appropriarono delle loro opere d'arte e le presero per la decorazione della propria capitale. Le prime sculture realizzate a Roma di cui si ha notizia datano dal VI secolo a.C. e il loro stile è totalmente etrusco. Il famoso Apollo di Veio, di questa epoca, ci dà una buona informazione sulle tendenze estetiche allora vigenti.
Gli Etruschi erano esperti in vari generi scultorei, dalla statuaria funebre e dai sarcofagi fino ai gruppi monumentali, e in molti aspetti anticiparono l'estetica del prosaico che i Romani avrebbero sviluppato più tardi. Furono maestri nelle «scene di genere», che rappresentavano la vita comune, persone del popolo in attività caratteristiche, e anche nel ritratto si mostrarono artefici di prim'ordine. Ma forse dove erano stati più originali fu nell'arte funeraria. Svilupparono una tipologia specifica per le urne funerarie, che consisteva in una cassa decorata con rilievi e chiusa da un coperchio nella quale vi era un ritratto reclinato del defunto, a corpo intero, a volte accompagnato dal proprio coniuge, un modello che i Romani avrebbero adottato in molti dei loro sarcofagi. Il Sarcofago degli Sposi del Museo nazionale etrusco, e l'Ipogeo dei Volumni, una cripta a Perugia con vari sarcofagi, sono esempi ben conosciuti. Malgrado il progressivo abbandono della tradizione etrusca durante la fase ellenistica che sarebbe venuta in seguito, tracce di essa si troveranno ancora fino all'epoca di Augusto.
Ellenismo e Neoatticismo Intanto, la Grecia evolveva verso il suo classicismo, il cui apogeo si verificò nel IV secolo a.C. In quell'epoca Roma iniziò la sua espansione verso il sud, già indipendente dagli Etruschi dopo quasi un secolo di lotte per la supremazia regionale, entrando in contatto più intimo con l'arte greca attraverso le colonie della Magna Grecia, la cui cultura sofisticata impressionava i Romani. Poi, i nobili di Roma cominciarono a desiderare opere greche nei loro palazzi, e ingaggiarono artisti greci perché realizzassero copie delle composizioni più celebri, a volte pagando prezzi favolosi per esse.
Poco più tardi, Alessandro Magno conquistò la Grecia e portò la sua arte fino all'India passando per la Persia e arrivando anche all'Egitto. L'impatto di questa espansione ebbe due significati, uno sui popoli conquistati, definendo nuovi orientamenti per la loro cultura e la loro arte, e uno inverso sulla stessa cultura greca, che assimilò una varietà di elementi orientali. Con la frammentazione dell'impero alessandrino dopo la morte del conquistatore, si formarono vari regni di radice locale – Bitinia, Galazia, Paflagonia, Ponto, Cappadocia, l'Egitto della dinastia tolemaica –, che incorporarono nuovi costumi greci, evolvendo poi in maniera propria. A questa fusione di influenze orientali e greche si deve il nome di Ellenismo. L'interesse per il passato fu una caratteristica distintiva del periodo. Si fondarono i primi musei e biblioteche, come a Pergamo e ad Alessandria, uscirono biografie degli artisti più notevoli, la critica d'arte si sviluppò e i viaggiatori descrissero la geografia, la storia e i costumi delle varie regioni che visitavano nelle prime guide turistiche mai scritte.
Lo storicismo del periodo fece sì che stili anteriori fossero emulati in una sintesi eclettica, ma con una progressiva secolarizzazione nella tematica e una preferenza per opere drammatiche e movimentate, la cui intensità espressiva è stata paragonata da alcuni allo stile barocco. L'infanzia, la morte e la vecchiaia, e anche l'umorismo, temi quasi senza precedenti nell'arte greca classica, furono introdotti e largamente coltivati. Inoltre, si sviluppò tra le élite di vari paesi un gusto febbrile per il collezionismo di opere d'arte, dove i Romani si sarebbero rivelati i più entusiasti.Strong (1969), pp. 37-38
Nel 212 a.C., i Romani conquistarono Siracusa, una ricca e importante colonia greca in Sicilia, adornata con una profusione di opere d'arte ellenistica. Tutto fu saccheggiato e portato a Roma, dove sostituì la linea della scultura etrusca che era ancora coltivata. Il saccheggio di Siracusa fu l'impulso finale per lo stabilimento definitivo della norma greca nel cuore della Repubblica, ma trovò anche opposizione.