Con battaglia del mar Mediterraneo si fa riferimento agli scontri avvenuti durante la prima guerra mondiale all'interno del bacino del mar Mediterraneo, il quale divenne uno dei teatri in cui le forze navali degli imperi centrali si scontrarono con quelle degli stati della Triplice intesa; nonostante l'impegno profuso da entrambe le parti per un dominio sul mare che bagna le coste interne dell'Europa, nessuno dei contendenti riuscì mai ad affermarsi in modo deciso, durante una guerra che anche in mare fu cruenta e tragica.

La situazione generale

Le forze in campo La k.u.k kriegsmarine

Allo scoppio del conflitto l'Impero austro-ungarico possedeva una flotta di medie dimensioni,Approfondimento sulla Marina austro-ungarica . e soprattutto disponeva di uno sbocco sul mare decisamente irrisorio (all'incirca da Trieste a Cattaro nell'odierno Montenegro) a confronto con la vastità del suo impero, inoltre l'Austria-Ungheria non possedeva colonie e quindi non disponeva di basi navali al di fuori di quel tratto di costa, che come se non bastasse era distante poche miglia dalle ben protette coste del nemico italiano, e dalla sua flotta.

La Marina austro-ungarica non era assolutamente attrezzata per una guerra offensiva. Sebbene le sue quattro potenti e moderne navi da battaglia monocalibro della classe Tegetthoff fossero il fulcro di una potente squadra da battaglia, insieme alle varie pre-dreadnought tra cui la classe Habsburg (tre unità) e le navi da difesa costiera come la classe Monarch (tre unità), dotate però solo di cannoni calibro 240 mm, non potevano confrontarsi su un piano di parità con le navi della Regia Marina, ben più numerose. A esse si affiancavano gli incrociatori corazzati , e , tutti esemplari unici, e un buon numero di incrociatori leggeri della classe Helgoland; un punto di forza dovevano essere i quattordici cacciatorpediniere della classe Huszár e i sei moderni della classe classe Tátra, oltre ad alcune decine di torpediniere e una trentina di sommergibili. I principali porti da cui operava erano i già citati Trieste e Cattaro oltre che da Pola. A causa dello sbarramento alleato nel canale d'Otranto i tedeschi non riuscirono a far arrivare se non pochi sommergibili di rinforzo nelle basi all'alleato austriaco, uno dei quali affondò l'incrociatore italiano Amalfi nel 1915.

La Regia Marina

La squadra da battaglia della Regia Marina, oltre a sei moderne corazzate di tipo Dreadnought monocalibro con cannoni da 305 mm (quattro in servizio allo scoppio della guerra, la e le tre della Classe Conte di Cavour, più due della classe Caio Duilio varate ma ancora in allestimento), contava sei pre-dreadnought tra le due della classe Regina Margherita e le quattro della classe Regina Elena, sempre dotate di pezzi da 305 mm. A queste si aggiungevano gli incrociatori corazzati della classe Giuseppe Garibaldi, della classe San Giorgio e quelli in parte obsoleti della classe Pisa, oltre ad altri minori e unità di seconda linea usate nelle colonie.

Parecchi cacciatorpediniere (circa sessanta), principalmente delle classi Indomito, Soldato e Pilo, completavano la squadra; alcune decine di torpediniere, anche se obsolete, e di MAS aumentavano il potenziale offensivo. Una ventina di sommergibili completavano il naviglio. Le basi principali della Regia Marina erano La Spezia, Taranto e Napoli, con forze minori a Brindisi, Augusta, Messina, Venezia e Palermo. Taranto divenne il fulcro delle operazioni navali italiane, mentre naviglio leggero fu concentrato a Brindisi.. Venezia fu difesa dagli attacchi austro-ungarici ma non ospitò mai una squadra da battaglia, vista l'esposizione alla minaccia dei sommergibili nemiciPer una descrizione dettagliata della difesa di Venezia si può consultare il volume di Favre, vedi: ..

L'Italia assisté con molta preoccupazione nei primi mesi del conflitto all'ingresso nel mare Adriatico della flotta francese, la quale ebbe una corazzata gravemente danneggiata e un incrociatore affondato in breve tempo, nonostante l'obiettivo fosse quello di bloccare nei porti la flotta austro-ungarica senza cercare lo scontro. La decisione finale di entrare in guerra a fianco delle potenze dell'Intesa fu quindi accolta con sollievo, poiché la Regia Marina diventava così la protagonista della guerra in Adriatico..

Durante tutto il conflitto la Regia Marina, concentrò tutti i suoi sforzi nella lotta contro il nemico austriaco nel Mar Adriatico,La Regia marina nella IGM. che sfociarono in una serie di operazioni navali nel tentativo di entrambe le parti di surclassare l'avversario con ogni mezzo, dai bombardamenti costieri, alla guerra sottomarina, e alla nuova arma italiana rappresentata dai MAS, che ebbero notevole successo (anche mediatico) durante la guerra.

Durante la prima parte del conflitto entrambe le marine mantennero un atteggiamento passivo,Le Operazioni costiere. senza grosse sortite offensive, anche se la Regia Marina nel 1915 perse la Benedetto Brin (27 settembre) e l'anno successivo perse la Leonardo da Vinci (2 agosto 1916), a causa di due esplosioni avvenute all'interno di entrambe le corazzate (anche se alcuni storici parlano di sabotaggio austriaco). Nell'ultima parte della guerra però, la Regia Marina sviluppò una nuova arma che permise vittoriose sortite contro ben più grandi imbarcazioni, il Motoscafo armato silurante MAS, che al comando di Luigi Rizzo, nel dicembre 1917 causò l'affondamento della corazzata guardiacoste austriaca Wien e della corazzata S. Izsvan (Santo Stefano) al largo dell'isola di Premuda.Articolo del NY Times sull'affondamento della Wien .

La marina italiana verso la fine del conflitto sviluppò anche un'altra più piccola e insidiosa arma, il Siluro a Lenta Corsa (SLC) un minisommergibile che consentiva a due operatori muniti di respiratori, di effettuare azioni subacquee contro imbarcazioni nemiche, e che consentirono il 1º novembre 1918 agli ufficiali Raffaele Rossetti e Raffaele Paolucci di entrare di soppiatto nel porto di Pola e affondare la nave ammiraglia della flotta austro-ungarica la SMS Viribus Unitis.

Che le 387 miglia di coste adriatiche italiane fossero esposte ad attacchi a sorpresa nemici destava molta preoccupazione soprattutto per le pesanti ripercussioni sull'opinione pubblica che avrebbero avuto. Fu quindi gradatamente messa a punto dal comando dell'ammiraglio Paolo Thaon di Revel una complessa organizzazione di difesa consistente in batterie costiere, treni armati di cannoni ogni 60 chilometri, sorveglianza aerea, pattuglie di MAS.

Thaon di Revel dette un forte impulso anche all'uso dell'aviazione che passò dall'effettuare solo 261 missioni nel 1915 ad effettuarne nel 1918 ed arrivando a contare 640 aerei (in grande maggioranza idrovolanti) e 19 dirigibili.

La Royal Navy La presenza britannica nel Mediterraneo era incentrata sulla Mediterranean Fleet sotto il comando di Sir Archibald Berkeley Milne, con basi a Malta e Gibilterra. Delle tre unità originarie della classe Invincible di incrociatori da battaglia, che entrarono in servizio nella prima metà del 1908, due (l' e l') si unirono alla Mediterranean Fleet nel 1914. Assieme all', formarono il nucleo della flotta britannica all'inizio della guerra, quando le forze della Royal Navy furono impegnate nell'inseguimento del Goeben e del Breslau..

La marina britannica fu da subito impegnata nel Mediterraneo non appena scoppiò la guerra, con varie unità dislocate nelle storiche basi di Gibilterra, Malta e Alessandria d'Egitto, a protezione della rotta del Mediterraneo, vitale per il collegamento tra la madrepatria e le sue colonie dell'Oriente. Le unità inglesi più pesanti arrivarono nel Mediterraneo in occasione dello sbarco nei Dardanelli, ma dopo l'entrata in guerra dell'Italia varie unità leggere e una divisione di incrociatori pesanti presero base a Brindisi, oltre a vari pescherecci armati che assicuravano il mantenimento delle reti antisommergibile poste lungo il canale di Otranto.

La Marine Nationale La Marine nationale era tra le prime al mondo e all'inizio della guerra schierava quattro navi da battaglia monocalibro classe Courbet, diciassette pluricalibro, ventidue incrociatori corazzati e tredici protetti, 35 cacciatorpediniere e 160 torpediniere, oltre a 50 sommergibili. Di queste unità, nel Mediterraneo erano schierate nella 1ere Armée Navale al comando dell'ammiraglio Auguste Boué de Lapeyrère tutte le 21 navi da battaglia (tra cui le 6 pre-dreadnought della classe Danton), 15 incrociatori, oltre 43 cacciatorpediniere e 15 sottomarini. La sua forza sarebbe cresciuta nel dicembre 1916 dopo la cattura della flotta greca al Pireo e fino alla restituzione delle navi alla Grecia nel 1917. All'inizio della guerra la sua base di operazioni fu Malta ma, dopo l'entrata in guerra dell'Italia, varie unità leggere furono dislocate a Brindisi e Corfù.

La marina francese venne coinvolta all'inizio solo marginalmente, ma anch'essa venne pesantemente impegnata nell'attacco ai Dardanelli e con unità leggere a sostegno del blocco del Canale di Otranto.

La Kaiserliche Marine I tedeschi portarono nel Mediterraneo solo sommergibili, visto che lo sbarramento di Gibilterra impediva l'ingresso di unità di superficie avversarie; le uniche navi di superficie nel Mediterraneo erano presenti all'inizio delle ostilità, la SMS Goeben e la SMS Breslau, ma vennero presto passate formalmente alla marina turca (aumentandone sensibilmente il potenziale d'azione) anche se rimasero con equipaggio e comando tedesco.

La Osmanli Donanmasi La marina turca-ottomana, che prima dell'entrata in guerra aveva diverse unità leggere, posamine e qualche sommergibile, ma poche unità da battaglia tranne le due obsolete corazzate della classe Brandenburg Turgut Reis e Barbaros Haireddin; ricevette un significativo potenziamento dall'arrivo della Goeben e della Breslau, che la resero una minaccia soprattutto nel Mar Nero, impedendo alla flotta russa di congiungersi con le flotte alleate nel Mediterraneo.

Si aprono le ostilità

Nel Mar Mediterraneo, la guerra impegnò fin dall'inizio le grandi potenze in guerra, la Francia scortava le flotte alleate in tutto il Mar Mediterraneo a difesa di incursioni nemiche, diverse navi britanniche furono inviate a Malta per rafforzare la flotta britannica del Mediterraneo; dal canto suo la Mittelmeerdivision dell'Impero tedesco diede "ufficialmente" inizio alle ostilità in mare, quando all'alba del 5 agosto 1914 l'incrociatore da battaglia SMS Goeben e l'incrociatore leggero SMS Breslau bombardarono rispettivamente Philippeville e Bona, nell'Algeria francese. Il Kaiser Guglielmo II aveva ordinato che, in caso di guerra, la Goeben e la Breslau avrebbero dovuto sia condurre dei raid nel Mediterraneo occidentale per impedire il transito di truppe francesi dal nord Africa all'Europa,Halpern, p. 51. sia cercare di forzare Gibilterra e tornare in acque tedesche attraverso l'Atlantico, a discrezione del loro comandante.Herwig, p. 153. Il 3 agosto 1914, la due navi dirigevano verso l'Algeria quando il contrammiraglio Wilhelm Souchon ricevette la notizia della dichiarazione di guerra alla Francia. La Goeben bombardò il porto di Philippeville (oggi Skikda, Algeria) per circa 10 minuti, la mattina del 3 agosto, mentre la Breslau colpiva Bône (oggi Annaba) seguendo gli ordini del Kaiser.Halpern, p. 52. Gli ammiragli Alfred von Tirpitz e Hugo von Pohl gli trasmisero, successivamente, degli ordini segreti di dirigersi verso Costantinopoli, in contrasto con la volontà del Kaiser ed a sua insaputa.