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La quarta stagione della serie televisiva L'ispettore Coliandro è stata trasmessa in prima visione in Italia da Rai Due dal 19 al 26 marzo 2010.

nºTitolo italianoPrima TV Italia1 Anomalia 21Quest'episodio riprende le vicende dell'episodio La pistola della seconda stagione e vede il ritorno dei personaggi di Jelena (Xhilda Lapardhaja) e Scognamiglio (Antonino Iuorio). 26 marzo 2010La Rai, per ragioni di opportunità, ha deciso di invertire l'ordine di trasmissione degli episodi, facendo quindi saltare la continuity della serie (l'episodio Anomalia 21 precede temporalmente 666). Questo spostamento è stato inizialmente giustificato dalla Rai con il fatto che l'episodio 666, dedicato alle sette sataniche, rischiava altrimenti di finire pericolosamente programmato a ridosso del Venerdì santo; Marco Manetti ha invece sostenuto che lo spostamento sarebbe stato dettato dal fatto che 666 era, a detta della Rai, l'episodio "meno riuscito" tra i due, così l'azienda avrebbe scelto unilateralmente di programmarlo per primo, lasciando Anomalia 21 per secondo poiché ritenuto "migliore".2 666Questo episodio vede il ritorno del personaggio di Angelica (Dalila Ansalone), nipote di Coliandro, già vista nell'episodio Vendetta cinese della prima stagione. 19 marzo 2010

Anomalia 21 Diretto da: Manetti Bros. Scritto da: Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi. Trama

Dal carcere di Bologna viene fatto uscire un uomo che si copre il volto per la vergogna, e viene caricato dentro un furgone della polizia penitenziaria, per essere scortato in un posto non ben definito. Ufficialmente, quell'uomo dovrebbe essere il ragioniere del Clan dei Casalesi, ma si tratta di un diversivo escogitato dalla Longhi. Quell'uomo è un poliziotto che sostituisce il vero ragioniere, che si trova dentro una macchina civile lì vicino, con due poliziotti in borghese che gli chiedono di non mancare di rispetto al loro collega che sta rischiando la vita per attuare questo diversivo. I due poliziotti fanno del sarcasmo sull'uomo che devono scortare. Ha lavorato per tanti anni con i casalesi, poi è stato arrestato e ha deciso di diventare un collaboratore di giustizia, ottenendo quindi una nuova identità. I due poliziotti riflettono sul fatto che lo Stato ha maggiore riguardo per i "pentiti" che per loro. Prima di iniziare una nuova vita con la nuova identità, il ragioniere deve però testimoniare in un processo molto importante. Lui afferma che nella vita bisogna sapersi vendere (prima alla camorra, poi allo Stato). Mentre i tre viaggiano tranquillamente, convinti di non correre nessun pericolo, un camioncino nero inizia a sbandare contro la loro auto: è un agguato. I camorristi uccidono a mitragliate i due poliziotti, poi fanno fuori anche il ragioniere che inutilmente li supplica di non farlo.

Dopo essere stato per tanto tempo all'ufficio scomparsi, Coliandro adesso è stato assegnato all'ufficio passaporti. Tuttavia, ci sono dei problemi: un misterioso bug nel database della questura sta facendo saltare i vari dati dei cittadini, rendendo impossibile il rilascio dei passaporti. Questo bug è chiamato Anomalia 21, e finora non è stato possibile risolverlo. Fuori dall'ufficio passaporti ci sono diversi cittadini inferociti perché non hanno ottenuto il loro passaporto. Nel frattempo, in procura la Longhi sta discutendo con un suo collega e pari grado, il sostituto procuratore Costantino (presente solamente in questo episodio), e con il commissario De Zan. La Longhi si chiede chi può aver spifferato ai camorristi che il loro bersaglio era stato fatto viaggiare in un'auto civile e non nel camioncino della polizia penitenziaria. De Zan garantisce l'assoluta integrità dei suoi, e la Longhi dice che è impossibile scoprire chi sia la talpa, perché troppe persone erano a conoscenza di quel diversivo.

In carcere, ritroviamo il boss Scognamiglio, che era ritenuto morto dello spettatore (perché il gangster serbo gli aveva dato una coltellata al collo e poi gli aveva sparato all'addome), ma che incredibilmente è sopravvissuto. L'avvocato gli comunica che l'attentato contro il ragioniere e i due poliziotti è riuscito perfettamente, ma ha saputo che la Longhi vorrebbe recuperare Jelena Nikovic per farla testimoniare contro di lui. Scognamiglio si adira: sa che se gli venisse assegnato il regime detentivo del 41 bis, per lui sarebbe davvero la fine, perché non potrebbe più comandare. Parlando con l'avvocato, gli ribadisce che devono utilizzare il più possibile la persona che pagano (confermando quindi che effettivamente c'è un funzionario corrotto, ma senza specificare se è in procura oppure in questura) per farsi dare le informazioni necessarie per rintracciare anche Jelena e ucciderla.

A causa del bug noto come Anomalia 21, Coliandro è entrato in possesso dei dati riservati sul luogo in cui si trova adesso Jelena. Va alla macchinetta della caffè, dove incontra Gargiulo e il giovane Costantino. Non avendolo mai incontrato prima, e lasciandosi ingannare dalla sua giovane età, Coliandro pensa che Costantino sia un poliziotto di grado inferiore a lui, e quindi gli si rivolge con un atteggiamento di superiorità, e non gli consente nemmeno di qualificarsi. Coliandro rivela a Gargiulo di aver saputo che Jelena adesso sta a Budrio, e ha deciso di andare da lei per consegnarle il passaporto. Poi si chiarisce l'equivoco, e il pm può finalmente dire di chi è. Coliandro va via imbarazzato.

Quando arriva a Budrio, ritrova finalmente Jelena, che lo saluta calorosamente. La contentezza reciproca nel rivedersi, però, è disturbata dai due poliziotti della scorta, che esortano l'ispettore ad andare via perché hanno fretta di trasferire Jelena in un'altra località. Jelena, fingendo di scambiare effusioni amorose con Coliandro, riesce a dirgli a bassa voce che qualcosa non torna. Non aveva mai visto quei due uomini prima d'ora, hanno un atteggiamento strano e guarda caso proprio oggi la devono portare via con loro. Coliandro, allora, chiede ai due se possono salutargli l'ispettore Rana che lavora alle scorte come loro, e ottiene una risposta positiva. A questo punto, il protagonista estrae immediatamente la sua pistola e ordina ai due di non muoversi. Non esiste nessun ispettore Rana, quindi è chiaro che quei due non sono poliziotti, bensì camorristi che stavano portando via Jelena con l'intenzione di ucciderla.

Jelena e Coliandro si allontanano con la moto di lei, anche se i due camorristi sparano contro di loro, riuscendo a danneggiare la moto. Una volta scampato il pericolo, Jelena si ferma e dice a Coliandro di non fidarsi più di nessuno, visto che stava quasi per essere ammazzata. Coliandro le dice che devono andare subito in questura per raccontare l'accaduto a De Zan, ma lei si rimette in sella e scappa via da sola, lasciando a piedi l'ispettore. Coliandro allora va da solo a riferire alla Longhi e a De Zan che purtroppo si è fatto scappare la testimone, ma le ha comunque salvato la vita. La Longhi e De Zan si chiedono come è possibile che i camorristi siano riusciti persino a trovare Jelena a Budrio. È presente anche il sostituto procuratore Costantino, il quale racconta che, un po' di ore prima, Coliandro era allegramente in questura e parlava ad alta voce di Jelena, rivelando chiaramente i suoi dati. De Zan e la Longhi si infuriano con l'ispettore, e De Zan gli ordina tassativamente di tornarsene all'ufficio passaporti. Poi il sostituto procuratore Costantino suggerisce alla collega Longhi di arrendersi: con il ragioniere ucciso e la montenegrina fuggita chissà dove, è impossibile vincere il processo contro Scognamiglio. La Longhi, però, non vuole rassegnarsi e vorrebbe ritrovare Jelena. L'ispettore, quella sera, fa rientro a casa sua e inaspettatamente trova proprio Jelena, che era andata da lui per avere il passaporto. Coliandro la convince a testimoniare contro Scognamiglio, e telefona alla Longhi per fissarle un incontro con la giovane montenegrina per il giorno successivo. Coliandro dice a Jelena che lui va a dormire sul divano, ma lei invece inizia a baciarlo e gli fa capire che vuole fare sesso con lui. L'ispettore, naturalmente, non si tira indietro.

Il mattino seguente, la Longhi esce di casa a piedi e sta facendo le sue solite azioni di routine prima di andare a lavorare: va in edicola a comprare alcuni giornali, poi fa colazione al bar. Qualcuno non identificato, però, la spinge con violenza dal marciapiede verso la strada, facendola investire da un autobus. Coliandro e Jelena si sono svegliati tardi, perché erano parecchio stanchi dopo l'intensa attività sessuale della notte precedente. Jelena inizia a fare la doccia e propone a Coliandro di raggiungerla per farla insieme. Mentre la giovane montenegrina lo aspetta dentro il box doccia, qualcuno suona il campanello. Coliandro va ad aprire e si trova davanti due carabinieri, che devono eseguire un mandato di cattura nei suoi confronti. Gli mostrano il mandato, e Coliandro, leggendo il cognome del pm che lo ha firmato, esclama ad alta voce che è stato quello stronzo del dottor Costantino. Jelena si è nascosta, ma sta sentendo tutto. Coliandro chiede ai carabinieri di poter telefonare alla Longhi, ma uno dei due gli spiega che la Longhi è stata ricoverata d'urgenza in ospedale, e quindi la titolarità delle indagini è passata a Costantino.

Proprio Costantino va in carcere e consegna l'ordine di scarcerazione per Scognamiglio. Quando i due parlano senza che nessuno possa sentirli, viene svelato che il funzionario corrotto è Costantino. La decisione di fare uccidere la Longhi (che però è sopravvissuta) è stata presa di concerto dai due farabutti, così Costantino ha potuto prendere il suo posto in procura. Costantino chiede al boss di fare in modo che i suoi uomini trovino al più presto la montenegrina, e la uccidano. Mentre Scognamiglio si prepara per andare via, nel carcere viene introdotto Coliandro, che deve consegnare tutti i suoi effetti personali, compreso il tesserino. Una guardia carceraria gli comunica che andrà in una cella insieme ad un altro poliziotto corrotto. Scognamiglio sta percorrendo il corridoio per arrivare all'uscita, incontra Coliandro che lo sta percorrendo in senso inverso, e scoppia a ridergli in faccia, anche se le guardie carcerarie cercano di impedirglielo.

Più tardi, De Zan, la Bertaccini e Gamberini si trovano nel reparto di rianimazione, dove stanno osservando la dottoressa Longhi che è intubata e priva di conoscenza. I tre poliziotti parlano di ciò che è successo a Coliandro, e sono tutti e tre d'accordo nel ritenere totalmente sbagliata la decisione di arrestarlo per favoreggiamento. Giunge lì anche lo stesso Costantino: i tre poliziotti vanno via, ma De Zan chiede al PM di poter interloquire con lui più avanti, perché vuole parlargli di Coliandro. Il PM corrotto osserva la Longhi, rammaricandosi tra sé e sé del fatto che sia sopravvissuta. Arriva anche Jelena, che approfittando della distrazione del receptionist è riuscita a sottrarre una divisa da infermiera. Tuttavia, la caposala di quel reparto le dice ad alta voce che lei non può stare lì. Costantino, allora, si volta e capisce di avere trovato la montenegrina. Le spiega di essere il titolare delle indagini e le garantisce aiuto e protezione. Poi telefona al commissario De Zan chiedendo che mandino qualcuno a prenderli: in realtà non sta telefonando a De Zan, ma a Scognamiglio, che manda subito i suoi scagnozzi per prendere la ragazza. Lei, però, dopo che Costantino ha detto il suo cognome nella finta telefonata a De Zan, si ricorda di Coliandro che aveva esclamato quello stronzo del dottor Costantino: la ragazza allora si rende conto di essere in pericolo e non vuole scendere al piano terra insieme a lui. Costantino, allora, cerca di costringerla con la forza, ma lei lo colpisce con un potente calcio sui testicoli e si libera di lui.