La protesi Argus è un tipo di impianto epiretinale molto promettente.
Il Dottor Humayun, che già aveva partecipato allo sviluppo della protesi MARC, ha sfruttato l'esperienza acquisita per continuare a ampliare il progetto di sviluppo di una protesi visiva artificiale capace di restituire la vista agli individui che l'hanno persa a causa della degenerazione delle cellule fotorecettici della retina.
Il nuovo team di ricerca, chiamato Intraocular Retinal Prosthesis Group, con sede presso il Doheny Retina Institute della University of Southern California, è nato dalla collaborazione tra il Dottor Humayun e il Dottor Eugene de Juan. L'Intraocular Retinal Prosthesis Group ha provveduto alla progettazione di un dispositivo per il ripristino della visione all'avanguardia e si è affidato alla compagnia privata Second Sight per gran parte della sovvenzione e per la realizzazione materiale del dispositivo stesso, battezzato Argus.Jason Dowling, “Artificial human vision”. Expert Review of Medical Devices 2(1), 2005. 13:73-85.
Funzionamento della protesi
Il principio di funzionamento di Argus è analogo a quello della protesi MARC.
Una telecamera montata su un paio di occhiali riprende le immagini esterne, che vengono poi digitalizzate da un'unità di videoprocessamento; questi segnali sono quindi trasmessi al vero e proprio impianto via onde radio, attraverso una piccola antenna montata dietro l'orecchio.
Tale impianto è composto da due parti, di cui una extraoculare e una intraoculare. L'electronic case extraoculare viene attaccato chirurgicamente all'area temporale del cranio e un piccolo cavo subcutaneo lo collega all'electrode array intraoculare. L'electrode array delle protesi Argus sino ad ora realizzate ha dimensioni 4x5 mm2 ed è composto da 16 microelettrodi di forma circolare in platino disposti in una griglia 4x4, ma nel corso dell'ultimo anno il team di ricercatori è riuscito a sviluppare un dispositivo con 60 elettrodi e si presume sia possibile arrivare anche a 1000 elettrodi, con una sempre maggiore definizione delle immagini.
Studi su efficacia, resistenza e biocompatibilità della protesi
La protesi Argus in ogni fase sperimentale ha dimostrato di possedere ottimi requisiti di sicurezza e biocompatibilità. I ricercatori sono riusciti a stabilire il range ottimale di intensità degli stimoli elettrici forniti dai microelettrodi necessari per ottenere l'evocazione di fosfeni (sensazioni luminose puntiformi) chiari, senza compromissioni a carico di occhio e corteccia visiva.
Un potenziale problema avrebbe potuto essere lo spostamento della protesi dovuto ai movimenti oculari, con conseguente danneggiamento della retina o distacco della retina, ma in realtà questo problema non si è mai presentato.
Una strategia di particolare interesse riguarda il rivestimento e la protezione delle parti elettroniche e circuitali interne della protesi: i ricercatori hanno infatti sviluppato un diamon coating per il dispositivo. Questo sottile film di diamante con struttura ultrananocristallina (UNCD) fornisce un sigillo ermetico estremamente resistente, che isola elettricamente l'impianto e garantisce sicurezza e lunga durata.
Procedura d'impianto della protesi
La procedura d'impianto prevede il posizionamento per via chirurgica in anestesia generale delle componenti interne della protesi. L'electronic case viene attaccato all'area temporale del cranio; il cavo di collegamento viene fatto passare attraverso una scanalatura nel cranio, all'interno dello spazio perioculare e poi, attraverso un'incisione della sclera di 5mm, all'interno dell'occhio; l'electrode array viene posizionato sulla retina, vicino alle cellule gangliari. Dopo l'operazione viene testata la conduttività degli elettrodi, per assicurarsi che tutti i fili elettrici e le connessioni siano intatte.Mark S. Humayun, Eugene de Juan Jr. et al., “Visual perception in a blind subject with a chronic microelectronic retinal prosthesis”. Vision Research, 2003. 43:2573-2581.
Primi risultati della fase di sperimentazione clinica
Nel 2002 l'Intraocular Retinal Prosthesis Group ha ricevuto l'approvazione da parte della FDA per cominciare una serie di test volti a stabilire gli effettivi benefici derivanti dall'impianto di una protesi Argus in pazienti colpiti da cecità in seguito a degenerazione dei fotorecettori della retina.
Dal 2002 al 2004 il gruppo ha potuto effettuare 6 impianti monoculari sperimentali su volontari umani, con risultati molto promettenti e bassi segni di rigetto. La durata media di questi primi impianti è stata di 3 anni, un tempo sufficiente a raccogliere molti dati importanti per l'ottimizzazione e l'ulteriore sviluppo della protesi.
Nell'aprile 2008, presso il Moorfield Eye Hospital di Londra, due pazienti inglesi affetti da retinite pigmentosa sono stati sottoposti all'impianto semi-definitivo della protesi Argus II (Argus II rappresenta la seconda generazione di protesi Argus): la tecnica è ancora in fase del tutto sperimentale, ma sembra sia in grado di ripristinare un livello di visione di base in bianco e nero, permettendo la distinzione di contorni, di luci e di ombre.
Stato attuale del progetto
Il gruppo sta attualmente proseguendo la sperimentazione clinica e nel contempo ricerca una continua evoluzione tecnica della protesi. Si dovrà aspettare per sapere se la protesi Argus potrà, in futuro, risolvere i problemi di tutti i pazienti affetti da malattie degenerative della retina, ma attualmente questa protesi è una delle più grandi e concrete promesse nel campo del ripristino della visione attraverso l'impiego di dispositivi artificiali.
Note
Bibliografia
Categoria:Protesi mediche