Soprannominato il professore per la sua carriera accademica, è stato docente universitario di economia e politica industriale all'Università di Bologna, ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato nel governo Andreotti IV (1978-1979), presidente dell'IRI dal 1982 al 1989 e dal 1993 al 1994, presidente della Commissione europea dal 1999 al 2004 (Commissione Prodi) e dal 17 gennaio al 6 febbraio 2008 ministro della giustizia ad interim.
Fondatore e leader de L'Ulivo, dal 23 maggio 2007 è stato presidente del comitato nazionale per il Partito Democratico, e con la fondazione di quest'ultimo ne è stato Presidente dell'Assemblea Costituente Nazionale dal 14 aprile 2007 al 16 aprile 2008.
Il 1º settembre 2008 ha creato la Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli. Dal 12 settembre 2008 presiede il gruppo di lavoro ONU-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa. Nell'ottobre 2012 è stato nominato inviato speciale del segretario generale delle Nazioni Unite per il Sahel. Dal 21 febbraio 2014 è presidente dellInternational advisory board (IAB) di UniCredit. Collabora come editorialista con Il Messaggero.
Biografia Note familiari
È l'ottavo dei nove figli di Mario Prodi (1895-1970), ingegnere, e di Enrichetta Franzoni (1903-1990), maestra elementare. La famiglia era composta da sette fratelli e da due sorelle: Giovanni (1925-2010), Maria Pia (1926-2026), Giorgio (1928-1987), Fosca (1931), Paolo (1932-2016), Quintilio (1935-2023), Vittorio (1937-2023) e Franco (1941). Quasi tutti i fratelli, incluso Romano, sono o sono stati docenti universitari: Giovanni di analisi matematica, Vittorio di fisica (oltre che europarlamentare), Paolo di storia moderna, Franco di fisica dell'atmosfera, Giorgio di patologia generale; mentre Quintilio era architetto.
Nel 1969 si è sposato, in una celebrazione presieduta dall'allora sacerdote (e poi cardinale) Camillo Ruini, con Flavia Franzoni (1947-2023), a quel tempo studentessa e in seguito divenuta anch'ella economista e docente universitaria. Dal matrimonio sono nati due figli: Giorgio (1971) e Antonio (1974).
Attività accademica e culturale
Iniziò i suoi studi al liceo classico Ariosto di Reggio Emilia. Dopo aver vinto una borsa di studio per il Collegio Augustinianum, s'iscrisse all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dove si laureò con lode nel 1961 in giurisprudenza, presentando una tesi sul protezionismo nello sviluppo dell'industria italiana con Siro Lombardini. Approfondì i suoi studi a Milano, Bologna e alla London School of Economics, sotto la supervisione di Basil Yamey.
Nel 1963 iniziò la sua carriera accademica come assistente di Beniamino Andreatta alla cattedra di economia politica della facoltà di scienze politiche dell'Università di Bologna. Con quest'ultimo, fece parte del comitato scientifico dell'Istituto lombardo di studi economici e sociali, quale ricercatore.
Nel 1973 ebbe l'incarico per l'insegnamento di "Economia e politica industriale" all'Università degli Studi di Trento, il cui rettore era all'epoca il fratello Paolo Prodi, mentre l'anno successivo l'Università di Harvard negli Stati Uniti lo chiamò come visiting professor. Come professore ordinario, tenne la cattedra di "Economia politica e industriale" all'Università di Bologna fino al 1999. È stato anche visiting professor presso lo Stanford Research Institute. Ha insegnato presso il Johns Hopkins University - SAIS - Bologna Center.
Fra il 1974 e il 1978 ha presieduto la casa editrice il Mulino, nel 1982 divenne direttore delle riviste Energia e L'Industria. Nel 1981 ha fondato, assieme ad altri economisti, Nomisma, una società di studi economici e consulenza.
I temi delle sue ricerche hanno riguardato principalmente lo sviluppo delle piccole e medie imprese, dei distretti industriali e la politica contro i monopoli. In un secondo momento si è anche interessato delle relazioni fra Stato e Mercato e della dinamica dei diversi modelli di capitalismo.
Ha collaborato con i maggiori quotidiani nazionali tra cui il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore con numerosi articoli ed editoriali e inoltre è stato conduttore nel 1992 di una serie di trasmissioni su Rai Uno: Il tempo delle scelte, in cui teneva delle vere e proprie lezioni di economia.
Il 6 febbraio 2009 è stato nominato professore presso l'Istituto di Studi Internazionali della Brown University.
È membro del comitato esecutivo dell'Aspen Institute Italia e del comitato consultivo del Torino World Affairs Institute (T.wai).
Il 6 giugno 2021, in occasione della commemorazione della morte di Camillo Benso Conte di Cavour, è stata annunciata l'assegnazione a Prodi dell'annuale Premio Cavour.
Attività politica e amministrativa
Nel 1963 si affacciò per la prima volta in politica, venendo eletto consigliere comunale a Reggio Emilia per la Democrazia Cristiana, carica che però lasciò poco dopo per le difficoltà a conciliare l'impegno amministrativo con quello accademico a Bologna.
Negli anni '70 ebbe un primo incarico manageriale come presidente della Maserati e della società nautica Callegari e Ghigi, imprese in difficoltà gestite dall'istituto finanziario pubblico GEPI, allo scopo di risanarle.
Successivamente fu ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato dal novembre 1978 al marzo 1979, nel quarto governo Andreotti (marzo 1978 - marzo 1979). In tale veste, promosse un decreto legge che porta il suo nome (legge Prodi), volto a regolamentare la procedura di amministrazione straordinaria dello Stato per il salvataggio delle grandi imprese in crisi.
Su nomina del Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini, nel 1982 e fino al 1989 fu presidente dell'Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI), allora il maggiore ente pubblico economico italiano, che controllava varie società di rilievo operanti nel mercato in diversi settori economici e che in quel momento si trovava in forti difficoltà economiche. La nomina di un economista (seppur sempre politicamente di area democristiana, come il predecessore Pietro Sette) alla guida dell'IRI costituiva in effetti un segno di discontinuità rispetto al passato. La ristrutturazione dell'IRI durante la presidenza Prodi portò a: la cessione di 29 aziende del gruppo, tra le quali la più grande fu l'Alfa Romeo, privatizzata nel 1986; la diminuzione dei dipendenti, grazie alle cessioni e a numerosi prepensionamenti, soprattutto nella siderurgia e nei cantieri navali; la liquidazione di Finsider, Italsider e Italstat; lo scambio di alcune aziende tra STET e Finmeccanica; la tentata vendita della SME al gruppo CIR di Carlo De Benedetti, operazione che venne fortemente ostacolata dal governo di Bettino Craxi. Fu organizzata una cordata di imprese, comprendente anche Silvio Berlusconi, che avanzarono un'offerta alternativa per bloccare la vendita. L'offerta non venne poi onorata per carenze finanziarie, ma intanto la vendita della SME sfumò. Prodi fu accusato di aver stabilito un prezzo troppo basso (vedi vicenda SME).
Il risultato fu che nel 1987, per la prima volta da più di un decennio, l'IRI riportò il bilancio in utile, e di questo Prodi si fece sempre un vanto, anche se a proposito di ciò Enrico Cuccia affermò:
È comunque indubbio che in quegli anni l'IRI aveva per lo meno cessato di crescere e di allargare il proprio campo di attività, come invece aveva fatto nel decennio precedente, e per la prima volta i governi cominciarono a parlare di "privatizzazioni".
Nel 1993, in seguito alla caduta del primo governo Amato, Prodi fu in lizza, assieme a Mario Segni e Carlo Azeglio Ciampi, per l'incarico di Presidente del Consiglio a capo di un governo tecnico. Tale carica fu però assegnata all'allora governatore della Banca d'Italia Ciampi, che richiamò Prodi a guidare l'IRI, allora settimo conglomerato al mondo per dimensioni, con oltre 67 miliardi di dollari di fatturato, nonostante la prima fase di smobilitazione delle sue partecipazioni., Osservatorio Globalizzazione, 8 gennaio 2020 Alla guida dell'IRI Prodi operò una serie di privatizzazioni di diverse società del gruppo.
Esordi in politica
Allievo di Beniamino Andreatta, aderì alle correnti riformiste della Democrazia Cristiana (DC) ed ebbe buoni rapporti con Giulio Andreotti, tant'è che fu proprio quest'ultimo che il 25 novembre 1978 lo scelse come ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato per sostituire Carlo Donat-Cattin. Anche se non volle mai diventare un vero e proprio militante del partito (il suo risultava infatti un ministero "tecnico") Prodi, così come i capi della corrente morotea (Aldo Moro e Benigno Zaccagnini su tutti) e come Amintore Fanfani, non fu ostile né al compromesso storico tra DC e il Partito Comunista Italiano né alla partecipazione diretta dei comunisti al governo.
La sua azione economico-manageriale trovò l'appoggio del governo guidato da Ciriaco De Mita. Fu Giovanni Spadolini a collocare Prodi ai vertici dell'IRI nel 1982, ove rimase fino al 1989.
Il 25 maggio 1994 Prodi si reca a Palazzo Chigi per un colloquio di un'ora col nuovo Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il presidente dell'IRI ha probabilmente deciso di dimettersi ritenendo esaurito l'incarico di risanamento ricevuto l'anno prima da Ciampi, ma le dimissioni saranno formalizzate il 31 e rese effettive dal 22 luglio.
Dopo l'IRI, l'11 agosto Prodi annuncia alla Gazzetta di Reggio l'intenzione di entrare in politica: «Adesso ho mente e animo liberi. Un impegno in politica diventa un dovere, vista la situazione». Pochi mesi prima aveva rifiutato la proposta del neonato PPI di candidarsi alle elezioni europee.
Nascita de L'Ulivo In seguito alla scomparsa dei principali partiti di riferimento che avevano segnato la storia repubblicana, come la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista Italiano e il Partito Socialista Italiano, agli inizi degli anni 1990 la vita politica italiana volgeva verso la prospettiva del bipolarismo, dopo l'esperienza delle elezioni politiche del 1994, in cui aveva prevalso la coalizione di centro-destra guidata da Silvio Berlusconi, andata in crisi dopo pochi mesi. A tale alleanza di centro-destra si opponevano una coalizione centrista, il Patto per l'Italia (PPI-Segni-PSDI-PRI), e una di sinistra, l'Alleanza dei Progressisti (PDS-PRC-PSI-Verdi-RS-CS-AD).
In seguito alla sconfitta del '94, tra i partiti della sinistra riformista e le forze del centro italiano si svilupparono rapporti di consultazione politica. Dopo la caduta del governo Berlusconi I nel dicembre 1994, tuttavia, l'Italia fu per un anno governata da una squadra di tecnici guidati da Lamberto Dini, che ebbe il sostegno di un'inedita maggioranza trasversale, formata da Progressisti (meno Rifondazione Comunista), PPI e Lega Nord. La fine del governo Dini nel 1996 portò dunque a nuove elezioni, nelle quali lo stesso Dini si presentò con un suo partito di natura moderata e centrista: Rinnovamento Italiano, che scelse di entrare subito nel nascente schieramento di centro-sinistra.
Dall'unione della maggior parte delle forze di centro (esclusi solo i settori centristi di Forza Italia e il CCD-CDU) e le forze della sinistra riformista nacque una nuova coalizione di "centro-sinistra". Questa era così formata da partiti moderato-riformisti di centro e centrosinistra (PPI, RI, AD, La Rete, PSI) alleati con partiti collocati nell'ambito della sinistra moderata e democratica (Rinascita Socialista, Verdi, Cristiano Sociali, PDS). Tale coalizione riconobbe come proprio leader l'ex Presidente dell'IRI ed ex ministro dell'industria Prodi, da sempre vicino ai settori riformisti e "morotei" della Democrazia Cristiana e perciò ben visto tanto dai settori centristi quanto da quelli di sinistra dello schieramento.