La battaglia di Santa Cruz de Tenerife fu un'operazione anfibia tentata da una forza combinata inglese al comando del fresco contrammiraglio Horatio Nelson per la conquista del porto dell'isola di Tenerife contro la guarnigione spagnola comandata dal Generale Antonio Gutiérrez de Otero y Santayana. Gli scontri terrestri si protrassero dal 22 al 25 luglio 1797, terminando in un disastro per le forze da sbarco inglesi, che dovettero chiedere l'assistenza spagnola per ritirarsi; lo stesso Nelson vi perdette il braccio destro.
Contesto storico Dopo la vittoria a Capo San Vincenzo, la Royal Navy era all'apice della fiducia. Nelson, da poco promosso contrammiraglio, ricevette l'ordine di attaccare Santa Cruz de Tenerife, nelle Isole Canarie. L'obiettivo era duplice: interrompere le rotte commerciali spagnole e, soprattutto, catturare un leggendario carico di tesori che si diceva fosse custodito nel porto. Gli inglesi sottovalutarono gravemente la resilienza della guarnigione locale.
Svolgimento della battaglia Il piano di Horatio Nelson, concepito con l'audacia che lo contraddistingueva, naufragò quasi subito contro le dure realtà ambientali e strategiche di Tenerife. Fin dalle prime ore, le correnti marine, estremamente violente, dispersero le imbarcazioni britanniche, impedendo loro di mantenere una formazione coordinata e annullando l'effetto sorpresa che era vitale per il successo dell'operazione. Quando gli inglesi cercarono di sbarcare a Valleseco, si trovarono in una situazione logistica disastrosa: molti reparti non riuscirono nemmeno a localizzare la spiaggia designata, e la mancanza di bestiame per il trasporto dell'artiglieria rese impossibile consolidare le posizioni conquistate. In questa fase, il generale spagnolo Gutiérrez dimostrò una notevole sagacia tattica, riposizionando le sue forze in modo tale da far apparire la guarnigione locale molto più numerosa e organizzata di quanto non fosse in realtà, inducendo Nelson a richiamare le truppe a bordo delle navi dopo i primi, infruttuosi scambi di fuoco.
Nonostante il primo fallimento, Nelson non si arrese e decise di tentare un assalto diretto al cuore del porto di Santa Cruz. Nella notte del 24 luglio, circa 700 uomini tentarono di infiltrarsi nel porto. La loro presenza fu però rilevata dalla fregata spagnola San José, che aprì il fuoco dando l'allarme generale. L'approdo si trasformò istantaneamente in un inferno: il molo di San Cristóbal fu investito da un fuoco incrociato devastante proveniente dalle batterie costiere spagnole. In questo caos frenetico, un cutter fu affondato e ufficiali inglesi furono uccisi. Fu proprio in questo frangente, mentre cercava di mettere piede a terra, che Nelson fu colpito al braccio destro da un proiettile di moschetto, ferita che avrebbe cambiato per sempre la sua vita e la sua carriera.
Il dramma personale dell'ammiraglio divenne il simbolo della disfatta britannica. Soccorso dal figliastro, il tenente Nisbet, che gli applicò un laccio emostatico di fortuna, Nelson rifiutò categoricamente di farsi trasferire su una nave vicina per non abbattere il morale delle sue truppe con la vista di un comandante ferito. Tornato sulla nave ammiraglia Theseus, pretese che il chirurgo procedesse immediatamente all'amputazione del braccio, un'operazione rapida ma brutale che privò il futuro eroe di Trafalgar di un arto, gettato in mare secondo l'uso dell'epoca. Nel frattempo, a terra, la situazione stava degenerando: i soldati britannici rimasti bloccati erano sotto il fuoco costante non solo dei militari, ma anche dei cittadini comuni, che combattevano sparando dalle finestre e dalle terrazze delle proprie case, rendendo impossibile ogni avanzata verso la fortezza.
Con le truppe britanniche intrappolate nel convento di Santo Domingo e prive di qualsiasi possibilità di rinforzo, la resistenza britannica era giunta al termine. Il capitano Troubridge, consapevole della disperazione della situazione, tentò un'ultima carta, minacciando il generale Gutiérrez di radere al suolo la città se non avesse acconsentito alla resa della San José. Tuttavia, il veterano spagnolo, conscio della superiorità della propria posizione, rifiutò categoricamente qualsiasi capitolazione. La logica della guerra lasciò quindi il posto alla diplomazia: Gutiérrez, dimostrando una magnanimità che gli valse il rispetto del nemico, accettò di negoziare una tregua onorevole. Il 27 luglio venne firmato un accordo che permetteva agli inglesi di ritirarsi con le proprie armi e gli onori militari, a patto di sottoscrivere un impegno solenne: la flotta britannica non avrebbe mai più rivolto le proprie armi contro le Isole Canarie.
Conseguenze Il bilancio umano della battaglia evidenziò una sproporzione drammatica, con le forze spagnole che registrarono 30 morti e 40 feriti, a fronte di perdite britanniche ben più gravi: 250 caduti, 128 feriti e circa 300 soldati catturati. Nonostante l'esito cruento, il generale Gutiérrez scelse una linea di condotta caratterizzata da una magnanimità d'altri tempi, permettendo ai britannici catturati di ricongiungersi alla propria flotta con armi e bandiere e fornendo addirittura due golette a Nelson per facilitare il rientro degli uomini superstiti. Questo spirito cavalleresco diede vita a un celebre scambio epistolare, in cui Nelson ringraziò Gutiérrez inviandogli birra e formaggio inglese, mentre il generale ricambiò con vino e prodotti locali; tale corrispondenza, segno di un rispetto reciproco nato sul campo di battaglia, è ancora oggi conservata presso il Museo dell'Esercito di Toledo. Tuttavia, per Nelson, l'esperienza rimase un trauma indelebile, tanto da essere definita l'inferno più orribile mai sopportato.
Bibliografia
Altri progetti
Categoria:Guerra nel 1797 Santa Cruz Santa Cruz Santa Cruz Santa Cruz