La lingua greca moderna è una lingua flessiva di origine indoeuropea; le parlate greche moderne (demotiche) derivano dalla koinè ellenistica e la grammatica standard del greco moderno è conforme sostanzialmente a quella demotica ereditata, con qualche influsso della katharèvousa.

Caratteristiche generali Sintassi L'ordine più usuale delle parole nella frase è "SVO" (Soggetto Verbo Oggetto, come in italiano), ma non sono infrequenti costruzioni alternative come "VSO".

Nella coppia nome-aggettivo, l'attributo precede il sostantivo (ο καλός σκύλος, il buon cane), oppure lo segue con articolo raddoppiato (ο σκύλος ο καλός). I possessivi, sia pronominali sia sostantivali al genitivo, generalmente seguono il sostantivo a cui si riferiscono (η αδερφή μου, mia sorella; ο αδερφός της μητέρας, il fratello della madre).

Avendo una flessione verbale differenziata nelle varie persone, il greco moderno usualmente non esprime i soggetti desumibili, se non per scopi enfatici, come fa anche l'italiano.

Morfologia Il greco moderno ha conservato sia una flessione verbale (distinta in tempi, modi, persone e numero) sia una flessione nominale (distinta in genere, caso e numero). Vi è tuttavia stata una certa semplificazione rispetto al greco antico: fra le persone verbali e nominali è scomparso il duale (già assente in alcuni dialetti antichi e di uso sporadico nel greco classico), fra i modi verbali non si sono conservati l'ottativo e l'infinitoL'infinito è scomparso dall'uso e le proposizioni infinitive sono costruite esplicitamente (voglio andare > voglio che io vada); tuttavia è rimasto un relitto morfologico dell'infinito chiamato απαρέμφατο, formato sul tema dell'aoristo attivo e passivo, usato solo in composizione con il verbo έχω (έχω λύσει, έχω λυθεί, έχοντας λύσει, έχοντας λυθεί ecc.) per formare il perfetto.; fra i tempi, gli antichi futuro e perfetto, sintetici, sono stati sostituiti da forme perifrastiche (θα λάβω, prenderò; έχω λάβει, ho preso). La flessione nominale ha inoltre perso il dativo, le cui funzioni sono state assunte nei pronomi personali dal genitivo (σου δίνω, ti do), nei nomi dalla forma σε+accusativo (δίνω στο Μάρκο, do a Marco).

La morfologia verbale si è semplificata con la perdita delle classi atematiche sia nel presente sia nell'aoristo. Quest'ultimo ha generalizzato le desinenze dell'aoristo debole, estese anche all'imperfetto.

Il sistema delle tre declinazioni si è riorganizzato: la terza in particolare è pressoché scomparsa, sopravvivendo in poche forme neutre arcaiche (del tipo di το έτος, του έτους, l'anno) e in qualche plurale femminile (η πίστη la fede, assorbito dalla prima declinazione, conserva al plurale πίστεις e il genitivo των πίστεων). Per il resto, maschili e femminili della terza si sono reinseriti, a partire dall'accusativo antico in -a, nella prima declinazione (ο πατέρας il padre, η ελπίδα la speranza), mentre altri femminili in -ις, a causa dell'assonanza dovuta alla pronuncia /i/ di η, sono passati alla più regolare prima declinazione (πίστις > πίστη).

Alfabeto

L'alfabeto utilizzato nel greco moderno è lo stesso che veniva utilizzato in epoca classica. Esso è composto da 24 lettere, alcune delle quali hanno subito modificazioni della pronuncia nel corso dei secoli:

+ Alfabeto greco Lettera Nome Pronuncia Traslitterazione latina Greco Trascrizione latina Α α άλφα alfa [a] a Β β βήτα vita [v] v Γ γ γάμμα gamma [j]/[ʝ] prima di [ɛ] o [i]; altrimenti [ɣ] g Δ δ δέλτα delta [ð] d Ε ε έψιλον epsilon [ɛ] e Ζ ζ ζήτα zita [z] z Η η ήτα ita [i] i Θ θ θήτα thita [θ] th Ι ι ιώτα iota [i] i Κ κ κάππα kappa [k] k Λ λ λάμδα lamda [l] l Μ μ μυ mi [m] m Ν ν νυ ni [n] n Ξ ξ ξι xi [ks] ks Ο ο όμικρον omicron [ɔ] o Π π πι pi [p] p Ρ ρ ρω ro [r] r Σ σ σίγμα sigma [s] s ς sigma finale [s] Τ τ ταυ taf [t] t Υ υ ύψιλον ypsilon [i] y Φ φ φι phi [f] f Χ χ χι chi [x] ch, h Ψ ψ ψι psi [ps] ps Ω ω ωμέγα omega [ɔ] o

Note

La lettera δ è una fricativa dentale sonora , ossia equivale al th inglese sonoro di this. La lettera θ è una fricativa dentale sorda , ossia equivale al suono th inglese sordo di both. La lettera γ è una fricativa velare sonora , ossia è come il ch tedesco sonorizzato. La sua pronuncia è questa davanti alle consonanti (tranne un'altra gamma, nel qual caso il gruppo si legge ) e alle vocali orali , mentre davanti alle vocali palatali () oscilla fra la semiconsonante palatale e una fricativa palatale sonora , ossia una i semiconsonante particolarmente schiacciata. La lettera χ è la fricativa velare sorda , come il ch tedesco o la j spagnola; la sua pronuncia è questa davanti alle consonanti e alle vocali orali , mentre davanti alle vocali palatali () diventa una fricativa palatale sorda . La lettera κ si pronuncia come la c dura di cane davanti alle consonanti e alle vocali orali ; tuttavia, davanti alle vocali palatali si palatalizza e la sua pronuncia oscilla fra un'occlusiva velare sorda seguita da approssimante palatale () e un'occlusiva palatale sorda : καιLa palatalizzazione di και è particolarmente evidente quando è seguito da una parola che inizia per vocale. In questo caso il dittongo nella scrittura può essere sostituito dalla sola semiconsonante: ad esempio, και εγώ si può infatti anche scrivere κι εγώ, riflettendo l'effettiva pronuncia. ~, καινός ~. La lettera σ si pronuncia sempre come la "s" sorda di sasso; contrariamente all'italiano, non si sonorizza se intervocalica. Tuttavia, si sonorizza davanti alle consonanti sonore β, γ, μ, ν: σβήνω , Σμύρνη , σνίχι . ς è la grafia di σ usata solo in fine di parola. La lettera ζ scrive la s sonora di rosa, mai la zeta italiana di zaino: ζωή Fra ο e ω non c'è differenza nella pronuncia, che è solitamente una o aperta; l'apertura o chiusura delle vocali non è distintiva in greco. La loro distribuzione nel greco moderno risponde solo a principi etimologici. Non c'è inoltre nessuna differenza fonetica fra tutti i modi in cui si scrive il suono . Anche in questo caso la ragione di questa scrittura anomala è nel principio etimologico su cui si fonda l'ortografia del greco moderno. Non c'è differenza fra la pronuncia di ε e quella del dittongo αι, che è solitamente una e aperta; l'apertura o chiusura delle vocali non è distintiva in greco. La presenza di ν prima di una consonante ne causa la sonorizzazione, anche a cavallo fra due parole: τον πατέρα sarà quindi pronunciato τοm bατέρα (se non anche το bατέρα, con caduta della nasale), στην Κρήτη diventa στηŋ Gρήτη (oppure στη Gρήτη), λύνονται diventa λύνοndαι (o λύνοdαι). L'approssimante palatale tende ad essere pronunciata con molta enfasi, tanto da farla diventare una fricativa palatale sonora o sorda o anche quasi una nasale palatale, a seconda del contesto: γιος ~, πια ~, μια ~.

Consonanti e dittonghi Gruppo Pronuncia αι e ει i οι i υι i αυ av davanti a vocali e alle consonanti sonore, af davanti alle consonanti sorde e prima di una pausa. ευ ev davanti a vocali e alle consonanti sonore, ef davanti alle consonanti sorde e prima di una pausa. ου u γγ /ŋɣ/ ~ /ɣ/ + /a o u/, /ɲɟ/ ~ /ɟ/ + /ɛ e i/ (esempio: άγγελος ànghelos "angelo" ) γχ /ŋx/ + /a o u/, /ɲç/ + /ɛ e i/ γκ /g/ a inizio di parole e /ŋg/ ~ /g/ in corpo di parola; in corpo di parola nelle parole native greche solitamente si può pronunciare sia ng che g, nei prestiti invece dipende dalla parola originaria. ντ /d/ a inizio e fine di parola e /nd/~/d/ in corpo di parola; in corpo di parola nelle parole native greche solitamente si può pronunciare sia nd che d, nei prestiti invece dipende dalla parola originaria. μπ /b/ a inizio e fine di parola e /mb/~/b/ in mezzo alla parola: in corpo di parola nelle parole native greche solitamente si può pronunciare sia mb che b (con qualche eccezione come μπαμπάς babàs), nei prestiti invece dipende dalla parola originara. λι esiste solo in corpo di parola e si pronuncia , ossia il suono gli di aglio. Lo si trova ad esempio nelle parole ήλιος o αγκαλιά . νι si pronuncia (come la gn di gnomo). Si trova ad esempio nella parola μπάνιο

Note

Nei dittonghi l'accento si pronuncia sempre sulla prima lettera, anche se è scritto sulla seconda. Si deve fare attenzione a pronunciare correttamente poiché un semplice spostamento di accento cambia la pronuncia della parola. Ad esempio: "αποστολείς" si legge "apostolìs", "αποστολέις" si legge "apostoléis". Nei gruppi γγ, γκ, ντ e μπ in corpo di parola è molto comune nelle parole native greche far cadere la nasale. In greco moderno non esistono parole, salvo quelle di origine straniera, che iniziano o terminano con i gruppi γγ, γκ, γχ, ma possiamo comunque trovarli nella trascrizione di parole straniere. Ad esempio γκρούπ non è una parola di origine greca, ma semplicemente la trascrizione della parola "group" inglese.

Accentazione Con la riforma ortografica del 1982 è stato abolito il sistema politonico introducendo quello monotonico: ora non esistono più i tre diversi tipi di accento (grave, acuto e circonflesso) né gli spiriti che nella pronuncia del greco antico indicavano se la vocale iniziale di una parola fosse o meno aspirata.

I testi che adottano il sistema politonico non hanno ovviamente una pronuncia particolare: i vari accenti e gli spiriti nel greco moderno sono solo orpelli grafici arcaizzanti. Il passaggio al sistema monotonico ha semplificato il sistema di accentazione rendendolo più coerente con la pronuncia moderna.

Nel greco moderno l'accento, che è solo quello acuto, viene posto sulla vocale tonica dei polisillabi, mentre i monosillabi restano inaccentati, tranne nei casi di omografia in cui l'accento ha funzione diacritica (ad esempio η "la", ή "oppure"). L'accento non può cadere prima della terzultima sillaba.

A seconda della posizione dell'accento su ciascuna parola, questa si dice:

ossitona: quando l'accento cade sull'ultima sillaba (αγορά, παιδί) parossitona: quando l'accento cade sulla penultima sillaba (βιβλίο, κρεβάτι) proparossitona: quando l'accento cade sulla terzultima sillaba (άλογο, παράθυρο)

Nei dittonghi αυ, ευ / αι, ει - quando sono tonici - l'accento viene scritto sempre sulla seconda vocale.

Le leggi dell'accento Nei dittonghi, quando accentati, l'accento viene posto sempre sul secondo elemento, sebbene sia pronunciato sul primo. Sulle parole monosillabiche di norma non viene posto accento. Ci sono tuttavia alcune parole monosillabiche che lo mantengono, per differenziarsi da altre omografe, su cui non viene posto l'accento. Ad esempio ή (o, oppure), πώς (come), πού (dove). Una parola proparossitona seguita da un pronome personale prende un secondo accento, per non avere più di tre sillabe non accentate, ad esempio: τα χρήματά μου (le mie ricchezze). In questi casi si pronuncia solo il nuovo accento d'enclisi e quello originario viene tralasciato: Quando una sillaba accentata cade, l'accento non si sposta, ma cade anch'esso: potremmo quindi trovare due parole atone: θα 'θελα (= θα ήθελα, vorrei). Le parole che divengono monosillabiche in seguito ad un'elisione mantengono il proprio accento: από δώ (= από εδώ, da qua). Dopo un imperativo bisillabico, il primo di eventualmente due pronomi atoni prende l'accento: δείξε μού το, fammelo vedere.

Articolo L'articolo è rimasto quello del greco antico, con l'unica differenza che il dativo non esiste più. L'articolo concorda in caso, genere e numero con il sostantivo a cui si riferisce. L’articolo determinativo greco è “ο, η, το”, rispettivamente maschile - femminile - neutro:

Singolare

Maschile Femminile Neutro Nominativo ο η το Genitivo του της του Accusativo τον τη(ν) το