È stato nominato dal presidente Gerald Ford. La sua giurisprudenza, inizialmente di tendenza moderata, si è gradualmente evoluta verso posizioni progressiste.Jeffrey Rosen, "The Dissenter," The New York Times Magazine (September 23, 2007).Charles Lane, "With Longevity on Court, Stevens' Center-Left Influence Has Grown," Washington Post, February 21, 2006.

Vita Di famiglia ricca (che tuttavia soffrì economicamente durante la grande depressione), Stevens ha studiato lettere all'università di Chicago ottenendo il bachelor nel 1941. Si è poi arruolato nella marina, dove è stato ufficiale dei servizi segreti nel teatro del Pacifico. Dopo la fine della guerra è rientrato nell'Illinois dove ha intrapreso gli studi di giurisprudenza alla Northwestern University, laureandosi con lode nel 1947. Nel 1942 Stevens ha sposato Elizabeth Jane Shereen, da cui ha divorziato nel 1979. Ha poi sposato Maryan Mulholland Simon. Stevens ha avuto quattro figli. È morto il 16 luglio 2019 a 99 anni, a seguito di un ictus, ed è stato sepolto nel cimitero nazionale di Arlington.

La carriera legale Nel 1947-48 è stato assistente del giudice della Corte Suprema Wiley Rutledge. Rientrato a Chicago, ha lavorato in uno studio legale, cominciando a occuparsi di diritto della concorrenza. Nel 1951 è stato consulente legale di una sottocommissione della commissione giustizia della Camera dei Rappresentanti. Nel 1952, di nuovo a Chicago, insieme ad alcuni giovani colleghi, ha fondato lo studio legale Rothschild, Stevens, Barry & Myers. Negli anni successivi si è specializzato nel settore antitrust, rivelandosi uno dei migliori avvocati del settore, e ha scritto alcune opere importanti sulla materia.John Paul Stevens, Exemptions from Antitrust Coverage, 37 Antitrust L.J. 706 (1972); John Paul Stevens, Cost Justification, 8 Antitrust Bull. 413 (1963); John Paul Stevens, The Regulation of Railroads, 19 Antitrust L.J. 355 (1961); John Paul Stevens, The Robinson-Patman Act Prohibitions, 38 Chicago Bar Rec. 310 (1956); John Paul Stevens, Tying Arrangements, in Northwestern Antitrust Conference on the Antitrust Laws and the Attorney General's Committee Report (1955); John Paul Stevens, Defense of Meeting the Lower Price of a Competitor, in 1953 Summer Institute on Federal Antitrust Laws, University of Michigan Law School; Book Review, 28 Notre Dame L. Rev. 430 (1952); Edward R. Johnston & John Paul Stevens, Monopoly or Monopolization – A Reply to Professor Rostow, 44 Ill. L. Rev. 269 (1949).

Nel 1969 è stato scelto come consulente legale dalla commissione d'inchiesta che doveva investigare su alcune accuse di corruzione rivolte a due giudici della Corte Suprema dell'Illinois. Si pensava che la commissione avrebbe coperto lo scandalo, ma le indagini approfondite di Stevens portarono infine alle dimissioni degli accusati.Manaster, Kenneth A. (2001). Illinois Justice: The Scandal of 1969 and the Rise of John Paul Stevens. Chicago, Illinois: University of Chicago Press.

La carriera di giudice

Il ruolo svolto da Stevens nella commissione d'inchiesta ha indotto il presidente Nixon a nominarlo giudice della Corte d'Appello Federale per il Settimo Circuito il 20 novembre 1970. Cinque anni più tardi il presidente Ford lo ha nominato alla Corte Suprema in sostituzione di William O. Douglas. La scelta era stata suggerita dal ministro della Giustizia Edward H. Levi, e fu favorita dalla reputazione di Stevens come giurista esperto, onesto e ideologicamente moderatoJeffrey Toobin, After Stevens, The New Yorker, 22 marzo 2010. Stevens ha assunto la carica il 19 dicembre 1975 dopo essere stato confermato dal Senato con il voto di 98 a 009 Stevens ha tenuto lezioni sull'importanza di apprendere dal lavoro e di trattare la legge con flessibilità, citando come esempio il suo atteggiamento rispetto alla affirmative action, un tempo contrario ma ora favorevole.

Al crescere della sua anzianità di servizio, Stevens ha avuto spesso la possibilità di assegnare (a se stesso o ad un collega) la stesura delle sentenze nei casi in cui il Giudice Capo è in minoranza. È tra i giudici che scrivono più di frequente opinioni dissenzienti. Dopo il pensionamento di Harry Blackmun nel 1994, Stevens è diventato il giudice della Corte con la maggiore anzianità. Come tale, esercita le funzioni di Giudice Capo (e quindi presiede la Corte) quando la carica è vacante o in casi di impedimento del titolare (questo è accaduto nel settembre del 2005, tra la morte di William Rehnquist e l'entrata in carica del suo successore John G. Roberts). Ha anche presieduto le sedute della Corte in alcune occasioni in cui il Giudice Capo era assente. Il 20 gennaio 2009 ha impartito il giuramento al vicepresidente Joe Biden.

Stevens è il secondo giudice per vecchiaia tra tutti quelli che hanno fatto parte della Corte, e il terzo per durata in carica. Il 9 aprile 2010 ha annunciato la sua decisione di andare in pensioneJustice Stevens retirement announcement, comunicato sul sito della Corte Suprema; il pensionamento è divenuto effettivo il 29 giugno, dopo la chiusura dei lavori della Corte per la sessione 2009-2010. Il 10 maggio 2010 il presidente Obama ha nominato a succedergli Elena Kagan.Comunicato della Casa Bianca sulla nomina di Elena Kagan alla Corte Suprema

Filosofia legale

Quando era in servizio alla Corte d'Appello, Stevens è stato giudice di inclinazione moderatamente conservatrice, e ha mantenuto questo orientamento nei suoi primi anni alla Corte Suprema. Ma nel corso degli anni ottanta, mentre la corte si andava spostando su posizioni più conservatrici, Stevens sempre più spesso si è schierato con i colleghi di tendenza progressista. Dalla metà degli anni novanta il suo ruolo di giudice anziano lo ha reso il leader di fatto dell'ala progressista della Corte.

Stevens non condivide la posizione secondo cui l'attività del giudice consiste puramente nell'applicazione del testo scritto della costituzione e della legge, escludendo ogni altra considerazione. Ha spiegato che «il parlamento lavora veramente insieme ai giudici, contrariamente all'idea che la legge così com'è scritta sia completamente definita in se stessa. Si intende che vi sono aree di interpretazione che dovranno essere definite in seguito, e i legislatori contano su ciò. Questo fa parte del funzionamento del sistema, e si vede chiaramente che non sono parti dello stato completamente separate, ma lavorano insieme». Esiste dunque uno spazio per l'interpretazione della legge da parte del giudice, che può basarsi anche su elementi come la storia legislativa, gli obiettivi del legislatore, le conseguenze delle proprie decisioni. Questo porta a considerare Stevens come un giurista di orientamento realista, e lo distingue da colleghi più conservatori, come ad esempio Antonin Scalia, che hanno un orientamento di tipo formalista.

Nel 2003 un'analisi statistica delle caratteristiche di voto dei giudici della Corte ha individuato Stevens come il più progressista.Lawrence Sirovich, "A Pattern Analysis of the Second Rehnquist Court," Proceedings of the National Academy of Sciences 100 (24 giugno 2003).

La sua giurisprudenza è stata spesso descritta come molto personale, o addirittura eccentrica, per la sua abitudine di scrivere molte opinioni aggiuntive alle sentenze, sia in accordo che in dissenso con la maggioranza. Inoltre scrive personalmente la prima bozza di ogni opinione, a differenza di quanto fanno di solito i suoi colleghi, che tendono a delegare questo compito a un assistente.

Libertà di espressione Stevens inizialmente è stato critico sul grado di protezione costituzionale di espressioni oscene. Ad esempio, nel caso Young v. American Mini Theatres del 1976Young v. American Mini Theatres, 427 U.S. 50 (1978) su Justia.com, che confermava il divieto di aprire cinema per adulti in alcune zone di Detroit, scrisse: «Anche se riconosciamo che il Primo Emendamento non tollera la soppressione totale di materiale erotico forse dotato di qualche valore artistico, è manifesto che l'interesse della società di proteggere questo tipo di espressione ha un'importanza totalmente diversa, e ben minore, di quello per un dibattito politico privo di ostacoli.» Tuttavia in seguito ha adottato un approccio molto più liberale, come mostra la sua opinione in Ashcroft v. ACLUAshcroft, Attorney General v. American Civil Liberties Union, 542 U.S. 656 (2004) su Justia.com del 2004 che dichiarava incostituzionale una legge contro la pornografia per violazione del primo emendamento. In questo caso Stevens ha scritto: «Come genitore, nonno e bisnonno, approvo [...] senza riserve» l'obiettivo della legge di proteggere i minori dalla pornografia; «Come giudice, tuttavia, devo ammettere un crescente senso di disagio quando l'interesse di proteggere i bambini da materiale osceno è invocato come giustificazione per l'utilizzo di limitazioni penali della libertà di parola al posto, o come sostegno, della sorveglianza da parte di adulti di ciò che i bambini vedono.»

Una delle caratteristiche più personali e insolite della giurisprudenza di Stevens è data dai suoi frequenti riferimenti alla seconda guerra mondiale. Ad esempio in Texas v. JohnsonTexas v. Johnson, 491 U.S. 397 (1989) su Justia.com (1989), in cui la Corte ha annullato una legge che puniva il vilipendio della bandiera, Stevens ha dissentito, scrivendo: «Le idee di libertà e di uguaglianza hanno avuto forza irresistibile nel motivare leader come Patrick Henry, Susan B. Anthony, e Abraham Lincoln, insegnanti come Nathan Hale e Booker T. Washington, gli Scout delle Filippine che combatterono a Bataan, e i soldati che scalarono la scogliera di Omaha Beach. Se vale la pena di combattere per queste idee (e la nostra storia dimostra che è così), non può essere vero che la bandiera che simboleggia il loro potere in modo tanto straordinario non sia degna di protezione dal vilipendio immotivato.»

Stato e religione Stevens ha sostenuto un'applicazione rigorosa del principio di separazione tra stato e religione. Ad esempio in Wallace v. JaffreeWallace v. Jaffree, 472 U.S. 38 (1985) su Justia.com (1985) la Corte ha annullato una legge dello stato dell'Alabama che prescriveva un minuto di silenzio "per la meditazione o la preghiera in silenzio" nelle scuole pubbliche. Nella sentenza, Stevens ha scritto: «Proprio come il diritto di parlare e quello di astenersi dal parlare sono componenti complementari di un più ampio concetto della libertà individuale di pensiero, così anche la libertà dell'individuo di scegliere il proprio credo è la controparte del suo diritto di astenersi dall'accettare il credo della maggioranza. Un tempo si pensava che tale diritto vietasse soltanto la preferenza di una determinata variante del cristianesimo rispetto alle altre, ma non richiedesse un uguale rispetto per la coscienza dell'infedele, dell'ateo, o dell'aderente a una fede non cristiana come l'islam o il giudaismo. Ma quando il principio alla base di ciò è stato esaminato alla dura prova del processo, la Corte ha concluso senza ambiguità che la libertà di coscienza individuale protetta dal Primo Emendamento comprende il diritto di scegliere qualunque fede religiosa, o di non sceglierne alcuna.»