Girifalco (AFI: , Cirifarco, Cirifarcu o Jirifarcu in calabrese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Catanzaro, in Calabria. Adagiato ai piedi del Monte Covello, si trova esattamente al centro dell'istmo di Catanzaro, il punto più stretto della penisola italiana.
Geografia fisica Territorio Sorge a nord dei monti delle preserre catanzaresi affacciandosi sull'istmo, nel quale si trova in posizione centrale e proiettato leggermente a nord-est adagiato a (altezza minima 224, massima 889) ai piedi del monte Covello, dai cui punti più elevati si possono osservare entrambi i mari. Il territorio comunale ha una superficie di e si estende tra la zona montana e submontana del monte Covello, il pianoro di Girifalco (nord-est) e l'altopiano che degrada verso sud-est in direzione della valle, detta Caria, che va in direzione del golfo di Squillace.
Idrografia Girifalco si trova tra due corsi d'acqua, i torrenti Ghetterello e Pesipe. Il primo nasce sulle pendici orientali del monte Covello e attraversa il territorio nella parte sud-est fino al bosco Farnoso e sfociando nelle acque del golfo di Squillace insieme al torrente Alessi. Il Pesipe attraversa la parte nord-ovest del territorio scendendo dal monte Covello.
Origini del nome L'etimologia del nome di Girifalco da sempre desta grande incertezza e le sue origini si perdono nella leggenda, come quella popolare che vuole la nascita del nome da un falco che volteggiava ad ali spiegate nel cielo azzurro dall'alto di una torre, così com'è rappresentato nello stemma cittadino, che venne tuttavia realizzato nel XVII secolo quando veniva già denominato così da secoli nella sua forma antica Girifarcum. Le ipotesi razionali, dunque, sono altre:
Com'è scritto in un vecchio articolo del giornale La tribuna illustrata, il nome fu dato agli abitanti dei villaggi Toco e Caria (posti leggermente a sud-est dell'attuale centro) distrutti dei saraceni, che in seguito fondarono il nucleo più antico di Girifalco stabilendosi su una rupe per difendersi. Quei primissimi abitanti furono definiti una Sacra Falange e quel termine, in greco (''Ιερή Φάλαγγα'' - ''Ierí Fálanga''), diede il nome al luogo in cui si insediarono.
Tuttavia il nome Girifalco potrebbe avere origine dalla latinizzazione delle parole ''Ieros'' e ''Fajecon'', Sacri Feaci (Phaiakes, "falchi") gli abitanti di Scheria (Skera), città che secondo alcuni studiosiI fratelli Hans e Armin Wolf, scrittori e accademici, lo affermavano nei loro scritti: Der Weg des Odysseus (1968) e Die wirkliche Reise des Odysseus (1983 e 1990). nacque in un punto imprecisato all'interno dell'Istmo di Catanzaro.
Giovanni Alessio nel Saggio di toponomastica calabrese lo fa derivare da Kurios Falcos o Dominus Falcus, ossia "Signore/Dio Falco", mentre Niccolò Tommaseo nel Dizionario della lingua italiana, alla voce Girifalco scrive che la prima parte del vocabolo può essere il greco ierax (falco) avendo così la ripetizione dello stesso termine in due lingue diverse. Ma senza dubbio il rapace ha a che fare con il nome del borgo come affermava, tra gli altri, lo storico e viaggiatore inglese Henry Vollam Morton il quale visitò il sud Italia, e così scrisse su Girifalco: È plausibile che dei falconieri Normanno/Svevi risiedessero nella terra di Girifalco, visto che questa zona in alcuni periodi dell'anno costituisce un passaggio obbligato per questi rapaci (tra cui il falco pecchiaiolo) e la zona montana del borgo ma anche la rupe Pietra dei Monaci sono frequentate dal gheppio, ed è possibile che diedero il nome, dall'antico vocabolo nordico ''geirfalki'' (girifalco), al luogo dove addestravano questi falchi in onore del rapace del nord Europa, loro terra d'origine.
Storia Antichità e origini medievali
Storicamente, la nascita di Girifalco è fatta risalire al dominio bizantino, nel IX secolo. Tuttavia erano presenti degli insediamenti precedenti alla Magna Grecia, come dimostrato da alcuni ritrovamenti nella valle denominata Caria, nella parte alta del torrente Ghetterello fino al bosco Farnoso, circondato da alcuni megaliti e al bosco Valentino nel quale ci sono tracce di mura poligonali. La necropoli, con delle tombe a lastroni di pietra rinvenuta durante gli ultimi anni del XIX secolo dallo storico e archeologo Armando Lucifero nella quale reperì il cranio di CariaArchivio storico del Comune di Crotone, Delibera di Giunta n. 289 del 26 maggio 1934, risale al Neolitico superiore e consente di affermare che nel territorio erano presenti delle popolazioni autoctone che si erano stanziate nella sopracitata valle.
Anticamente presso la valle Caria passava la via istmica greca che collegava, passando per il pianoro di Girifalco (storico crocevia), lo Ionio al Tirreno.
Il territorio di Girifalco risulta essere strategico fin dall'antichità, quando il console Marco Claudio Marcello durante la seconda guerra punica, pose i suoi presidi militari sul monte Covello per la particolarità di poter controllare contemporaneamente i due golfi (lo Scilletinico e il Nepetinico) in una località denominata successivamente Setto di Marcello dove sono state ritrovate delle punte di lancia e delle piccole anfore di epoca romana, testimonianza di antiche postazioni in questa terra.
La Girifalco sorta in epoca bizantina deriva da due antichi insediamenti lungo il torrente Caria (che prende il nome dall'omonima valle) e dei quali non si conoscono, ad oggi, dimensioni e natura e che vennero abbandonati in seguito a qualche evento causando l’esodo degli abitanti i quali fondarono l’antica Girifarcum Castellum su una rupe chiamata Pietra dei Monaci. L'esistenza di quegli antichi insediamenti è stata confermata dai numerosi ritrovamenti nelle contrade Caria e Toco e sotto la rupe sopracitata in contrada San Vincenzo, dove è stata ritrovata un’ulteriore necropoli con sei tombe a camera risalenti al VI o VII secolo d.C. dove all’interno di una di esse è stata ritrovata una sorta di Menorah ebraica a cinque punte e in altre erano sepolte delle genti di alto rango, forse patrizi o dei magister. I villaggi Toco (dal greco toíchoi, "mura" o teíchos, "muro") e Caria, erano remoti insediamenti di popolazioni autoctone presenti nella vallata fluviale, oppure risalivano all'epoca romana o alle migrazioni greche e probabilmente non vennero mai conquistati dai Bruzi perché si trovavano a pochi chilometri dell'antica Skylletion, essendo questi in continuo conflitto con le città magnogreche.
In epoca bizantina nel territorio di Girifalco, nelle contrade prossime al bosco Farnoso, sorse il monastero basiliano di San Nicola de Montibus, del quale oggi rimangono pochi ruderi tra gli arbusti, non distante dal monastero di San Fantino vicino al corso del Ghetterello verso Squillace.
Un vecchio articolo del giornale La tribuna illustrata del 7 febbraio del 1937 parla delle sue origini medievali:
Prima dell'arrivo dei Normanni in Calabria, in piena epoca bizantina, per difendersi dalle incursioni dei saraceni che infestavano quelle contrade intorno al IX secolo, nell'anno 836 la popolazione si rifugiò in un luogo più alto e sicuro dal quale era visibile l'intera valle sottostante. Tuttavia, il nucleo urbano può aver avuto origine in seguito all'invito del generale bizantino Niceforo Foca il vecchio, che si preoccupò di rafforzare le difese dei territori dalle incursioni saracene durante la vittoriosa campagna nel biennio 885-886, a stabilirsi sui Kastellion, ovvero borghi posti sulle alture facilmente difendibili grazie alla conformazione naturale del terreno. Quel luogo era una rupe, in seguito conosciuta come Pietra dei Monaci perché in quella zona sorse un cenobio o un convento bizantino, dove nacque il primo nucleo abitativo della Girifalco antica (Pioppi), tipico borgo medievale elevato che si popolò degli abitanti della vallata e che gradualmente venne fortificato. Il luogo del primo nucleo urbano girifalcese probabilmente assunse il nome Pioppi dopo qualche tempo per la presenza di alberi di pioppo in quella zona, dal latino populus che in antichità era associato al popolo, ossia l'albero del popolo che arrivò dalla vallata, gli abitanti di Toco e Caria.
XIII secolo - Età normanno-sveva Con l’arrivo dei Normanni in Calabria, a metà dell’XI secolo, si diffuse il sistema feudale e la terra di Girifalco fu assegnata al feudo di Maida.
Per la sua posizione centrale all'interno dell'istmo, punto più stretto della penisola italiana, la terra di Girifalco era un crocevia e un passaggio obbligato tra i due golfi (seguendo i percorsi dei fiumi Ghetterello e Caria a est e del Pesipe a ovest) e un punto strategico per l’installazione di guarnigioni, potendo controllare entrambi i mari dalle vette del monte Covello. Nella corte di Federico II von Hohenstaufen, all'epoca Re di Sicilia, erano presenti i falconieri e lui stesso era un grande falconiere. Sostava spesso nella sua abitazione nell'antica Nicastro e andava a caccia con il falcone spingendosi fino ai boschi nella terra di Girifalco avendo creato una grande riserva nei territori del feudo di Maida rendendo dunque probabile la presenza dei falconieri normanni nella terra di Girifalco visto che il suo territorio costituisce da sempre un passaggio migratorio di questi rapaci. L’influenza normanna in questa terra può essere spiegata nell'antico patrono cittadino San Michele Arcangelo con relativa chiesaNel XVII secolo l'antica chiesa di San Michele fu intitolata a san Rocco, nuovo patrono del paese., del quale Federico II estese il culto nel meridione d'Italia.
Sotto gli svevi dopo la VI crociata, quindi dopo il 1229, fu costruita una struttura fortificata sulla collina a nord ovest della terra vecchia (Pioppi) il quale in epoche successive (XVII secolo) venne convertito nel palazzo ducale.Riferimento all'attuale ex palazzo ducale situato in piazza Umberto I. Girifalco a quei tempi, dovette raggiungere un assetto socio economico stabile visto che venne fondato un insediamento musulmano quando nel 1233 Federico II vi portò (oltre che a Lucera in Puglia e Acerenza in Basilicata) una colonia di saraceni insorti in Sicilia, per farli integrare con le popolazioni del luogo, e probabilmente usarli come soldati, evitando di farli ritornare sull'isola a creare insurrezioni. Quella colonia durò fino al 1239 quando gli arabi furono tutti confinati in quella di Lucera, la più distante dall'isola Siciliana. L’insediamento di Girifalco venne descritto come un castello distante cinque miglia da Squillace:
Dopo il 1234, era signore di Girifalco il nobile veronese Giulio Maffei, già governatore nello Stato della Chiesa e giustiziere della Calabria Ultra al servizio di Federico II, che per riconoscenza lo nominò signore di questa terra, mentre nel 1258 Manfredi confermò il possedimento al figlio, Scipione Maffei. Padre Giovanni Fiore da Cropani nella sua opera Della Calabria illustrata scriveva che ai tempi di Manfredi, quindi tra il 1258 e il 1266, era signore del castello di Girifalco un cavaliere spagnolo di nome Annibale, al servizio della corona. Per i servigi fatti al re si era meritato la terra di Girifalco con il suo castello e per il lungo possesso che ne aveva avuto, prese per cognome il nome della terra stessa. I suoi successori (il figlio e il fratello) vennero mandati in esilio da Carlo I per la vicinanza con Manfredi, facendo così cadere la terra di Girifalco nel patrimonio del Regno di Sicilia.
Dal 1300 al 1600 - Terra contesa, Signoria e Baronia Dall’istituzione del Regno di Napoli (1302) la terra di Girifalco passò per diversi feudi sotto diverse casate come Signoria e in seguito come Baronia.