Al sinodo di Pavia del 698, convocato per volere del re Cuniperto, Pietro accetta di rientrare nell'ortodossia cattolica (nello spirito di Calcedonia) e pone così fine allo scisma.

Il re convocò i vescovi tricapitolini e cattolici a Pavia nel palazzo regio.

Nel sinodo Ticinese i vescovi discussero ampiamente ed alla fine gli Aquileiesi presentarono un'interpretazione dei canoni del secondo concilio di Costantinopoli (fino ad allora non riconosciuti e che avevano dato luogo allo scisma dei tre capitoli) che si dichiaravano disposti ad accettare se anche i cattolici giuravano di sottoscrivere; e in questi termini chiesero la garanzia del re. Il compromesso (è significativo che il vescovo di Aquileia conservò il titolo di patriarca) fu accettato e insieme tricapitolini e cattolici entrarono nella chiesa di S.Michele, dove fu giurata la concordia. Su questa composizione fu però richiesta da Cuniberto l'approvazione papale e vennero inviate a Roma le legazioni di vescovi e giurisperiti delle due parti. Al sinodo di Roma fu presentata la carta dell'unione, che venne approvata dal papa Sergio, e lo scisma, circa nel 698-9, venne definitivamente chiuso.

Riconobbe anche il patriarcato di Grado, che a partire da tale data fu ufficialmente separato dal patriarcato di Aquileia.

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