Se questo è un uomo è un'opera memorialistica di Primo Levi scritta tra il dicembre 1945 e il gennaio 1947. Rappresenta la coinvolgente, ma meditata, testimonianza di quanto vissuto dall'autore nel campo di concentramento di Auschwitz. Levi sopravvisse infatti alla deportazione nel campo di Monowitz, lager satellite del complesso di Auschwitz e sede dell'impianto Buna-Werke di proprietà della I.G. Farben.
Scrittura e pubblicazione Il testo venne scritto non per muovere accuse ai colpevoli, ma come testimonianza di un avvenimento storico e tragico. Lo stesso Levi diceva testualmente che il libro era «nato fin dai giorni di lager per il bisogno irrinunciabile di raccontare agli altri, di fare gli altri partecipi» ed è scritto per soddisfare questo bisogno. L'opera, durante la sua genesi, fu comunque oggetto di rielaborazione. Al primo impulso da parte di Levi, quello di testimoniare l'accaduto, seguì un secondo, mirato a elaborare l'esperienza vissuta, il che avvenne grazie ai tentativi di spiegare in qualche modo la verità dei lager nazisti.Primo Levi, Se questo è un uomo, ed. a c. di Giovanni Tesio, Einaudi scuola, introduzione, p. XIII.
Il destino del libro doveva rivelarsi in qualche modo imprevedibile, paragonabile da questo punto di vista alla sorte umana con i suoi più impensati alti e bassi.Primo Levi, Se questo è un uomo, Tascabili Einaudi, pag. 329 (paragone dell'autore) Infatti, il manoscritto fu rifiutato da Einaudi in due occasioni: nel 1947, visto sfavorevolmente sia da Natalia Ginzburg, che era allora consulente della casa editrice e che comunicò a Levi la bocciatura, sia da Cesare Pavese, secondo il quale erano già usciti troppi libri sui campi di concentramento;Marco Belpoliti intervistato da Antonello Caporale, «Per capire le tragedie servono narratori come Primo Levi», «Il Fatto Quotidiano», sabato 23 gennaio 2016, p.19 nel 1952, morto Pavese, il rifiuto einaudiano si ripeterà. L'autore fu costretto a rivolgersi quindi alla piccola casa editrice Francesco De Silva, fondata e diretta da Franco Antonicelli, che stamperà l'opera nell'autunno del 1947 in sole 2500 copie, nonostante la pubblicazione, a scopo promozionale, di alcuni capitoli in anteprima su giornali di Vercelli, L’amico del popolo, e su Il Ponte, prestigiosa rivista letteraria diretta da Piero Calamandrei. Fu Franco Antonicelli, direttore della casa editrice, ad accettare di sostituire il titolo scelto da Levi, che nella stesura iniziale pubblicata su L'amico del popolo era Sul fondo e nella versione proposta alle case editrici I sommersi e i salvati, con il celeberrimo Se questo è un uomo, suggerito da Renzo Zorzi e subito accettato da Antonicelli e Levi stesso.Manila Brandoni, Rossella Gaudenzi, Tiziana Sorrentino, Se questo è un uomo - Da De Silva a Einaudi, Oblique Studio, 2012 Per la copertina della prima edizione fu scelto uno schizzo preparatorio di Francisco Goya da El tres de mayo del 1808.Stefano Ciavatta, Se questo è un bestseller, Il Tascabile, 2017
Dai versi introduttivi dell'opera, pubblicati per la prima volta nel maggio 1946 su L'amico del popolo con il titolo Salmo, e ispirati all'antica preghiera dello Shemà, è tratto e si spiega il titolo definitivo.
Il successo e la notorietà del libro si fecero attendere fino al 1958, anno in cui l'opera venne pubblicata finalmente proprio dalla casa editrice dello Struzzo nella collana Saggi con un risvolto di copertina anonimo, scritto da Italo Calvino. Nel 1964 Primo Levi ne produsse una riduzione radiofonica che venne trasmessa il 25 aprile dello stesso anno alla quale avrebbe fatto seguito nel 1966 la riduzione teatrale di Pieralberto Marchesini.
Anche dopo la pubblicazione del libro, la scrittura dell'esperienza personale vissuta nel campo di sterminio rimase un lavoro in corso. Successivamente a Se questo è un uomo pubblicò La tregua, che descrive l'interminabile itinerario nei paesi dell'Europa Centrale che Levi attraversò sulla via del ritorno in Italia dopo la liberazione del campo. Quest'opera deve il suo titolo al fatto di rappresentare una fase in cui la mente del protagonista resta in parte libera dal pensiero assillante della prigionia. Un pensiero che comunque lo avrebbe riassalito al momento di ritornare a casa e anche negli anni successivi. Nel 1986, infatti, pubblicò il saggio I sommersi e i salvati, che ritornava a trattare la tematica del lager nazista.
Tematiche Dopo i versi introduttivi, la prefazione spiega quanto importante sia stato, per l'interessato, il fatto di essere stato internato solo nel 1944, periodo in cui le condizioni dei prigionieri erano ormai migliorate. L'autore precisa di non aver inventato nessuno degli avvenimenti narrati.
È essenziale, da parte dell'autore, lo scopo di alternare la testimonianza del vissuto ad altri scorci in cui egli assume la prospettiva dello scienziato (si ricorda che Primo Levi era un chimico e che svolse queste mansioni anche nel campo di concentramento):Primo Levi, Se questo è un uomo, ed. a c. di Giovanni Tesio, Einaudi scuola, pp. 91-92. la società dei detenuti funziona secondo regole complesse e incomprensibili per chi vi è appena arrivato, ma senz'altro oggetto di analisi da parte del narratore.
Ricoprono tra l'altro un ruolo di primo piano le descrizioni dei rapporti sociali: Levi si concentra spesso sulla psicologia e sulle dinamiche di gruppo dei detenuti, indicando come diverse regole della civilizzazione umana vengano, per cause di forza maggiore, messe a tacere.Primo Levi, Se questo è un uomo, ed. a c. di Giovanni Tesio, Einaudi scuola, p. 92. Hanno del resto un ruolo di primo piano le doti di carattere, gli stratagemmi e i sotterfugi necessari per appartenere al gruppo dei privilegiati che sopravvivranno, se non all'intera durata della detenzione, almeno al prossimo periodo di crisi e terrore.Primo Levi, Se questo è un uomo, ed. a c. di Giovanni Tesio, cap. I sommersi e i salvati, passim.
Tra le tematiche che pervadono il testo, si possono inoltre citare: la conservazione di un minimo di dignità umana e dell'amicizia, nei limiti ristrettissimi in cui è possibile farlo nel lager; alcuni isolati episodi di carità e di solidarietà tra prigionieri; la fame, condizione che assilla in permanenza i prigionieri sottoalimentati; l'insensatezza e l'arbitrarietà delle regole e degli ordini che governano la vita nel campo; la concentrazione dei prigionieri sul presente, sulla necessità di sopravvivere giorno per giorno, con l'incapacità di raffigurarsi un futuro e la rimozione del passato.Cesare Segre 2005. In: Primo Levi, Se questo è un uomo, Torino: Einaudi, coll. Super ET, 2005, ISBN 978-88-06-21935-2.
Riassunto
L'enunciazione di eventi e situazioni segue tendenzialmente l'ordine cronologico, nonostante vi siano numerose eccezioni.
Il primo capitolo (Il viaggio) spiega la situazione degli ebrei italiani deportati a Fossoli nel campo di transito. Il trasferimento in Germania è comunque imminente e la maggior parte dei prigionieri sa di andare incontro alla morte quasi sicura. Il treno fa tappa al Brennero, a Salisburgo, a Vienna e ancora in Polonia. Nella carrozza ferroviaria i deportati vengono trasportati in condizioni disumane e parecchi di loro muoiono. Nel secondo (Sul fondo) vengono descritte le prime scene nel campo di concentramento. A ciascuno dei prigionieri, chiamati in tedesco Häftling,In tedesco, ä viene pronunciato come e aperta. viene assegnato un numero che costituisce la loro nuova identità con decorrenza immediata (Levi è il numero 174517). Si tratta di una identità carica peraltro di significati fin dall'inizio. Al suo arrivo, il protagonista ignora ancora che grazie a quelle cifre è possibile stabilire provenienza e grado di anzianità dei vari prigionieri; si tratta di informazioni che implicano anche una certa posizione nella gerarchia che viene a stabilirsi tra i detenuti. Fin troppo in fretta si apprendono le prime leggi del campo, come quella di non fare domande, di fingere di capire tutto, di saper apprezzare il valore di oggetti essenziali alla sopravvivenza come le scarpe e il cucchiaio. Il terzo capitolo (Iniziazione) si concentra sul variegato panorama linguistico del lager, compreso l'uso di termini specifici tedeschi in tutte le lingue. A proposito di questo paesaggio linguistico, Levi propone un paragone tra il lager e la città di Babele.Cesare Segre 1989. In: Primo Levi, Se questo è un uomo, ed. a c. di Giovanni Tesio, Einaudi scuola, p. 191. Ka-Be è il nome abbreviato dell'infermeria (baracca detta Krankenbau) che dà il titolo al quarto capitolo. In seguito a una ferita a un piede, Levi viene assegnato a questo blocco, fatto che gli concede una sorta di tregua per venti giorni, ma non di vera e propria speranza. Come dovrà capire, il numero che il protagonista porta tatuato sul braccio si trova di poco al di sotto di duecentomila: dato che il campo ospita poche decine di migliaia di persone, è logico pensare che centinaia di migliaia di persone siano state uccise o siano morte di stenti prima ancora della deportazione del protagonista. Del resto, nel campo regna qualcosa come la certezza matematica che la maggior parte dei vivi è destinata a morire a medio termine. È questo quanto un gruppo di prigionieri ebrei fa capire a Levi, non senza fargli sentire un certo disprezzo. Questo atteggiamento ostile è in parte dovuto al fatto che il protagonista - essendo italiano - non parla la loro lingua, lo yiddish. Il quinto capitolo (Le nostre notti) contiene tra l'altro una celebre pagina in cui il protagonista illustra il suo dormiveglia, una situazione nella quale i confini tra realtà e sogno si dissolvono. Si tratta dunque di un sonno che non regalerà mai il necessario riposo. Ogni notte infatti Levi, come gli altri internati, è periodicamente assalito da due incubi ricorrenti: Il primo riporta l'autore a casa, ignorato dai suoi amici e familiari mentre racconta le atrocità subite nel lager; il secondo illude invece Levi d'aver davanti a sé del cibo che poi scompare repentinamente ogni volta che prova a mangiarlo. Il sesto capitolo (Il lavoro) illustra tra l'altro la scarsa predisposizione di Levi ai lavori pesanti: dovendo trasportare carichi di grosse dimensioni, il protagonista rischia di morire estenuato. Ciononostante, Levi approfitta della solidarietà del compagno di origini francesi Resnyk, il quale lo aiuta generosamente nei compiti più gravosi. Il settimo capitolo (Una buona giornata) presenta una nuova fase di tregua nella vita del lager. Il fatto di poter mangiare a sazietà costituisce un evento eccezionale per i prigionieri, dato che le dosi di cibo previste dai regolamenti non coprono il fabbisogno energetico giornaliero. La parvenza di un minimo di normalità, d'altro canto, favorisce il riemergere della tristezza, altrimenti rimossa durante le giornate dominate dalle percosse, dalla fame e dalla spossatezza.