Vigatto è un quartiere di Parma. Costituì un comune autonomo fino al 1962, quando fu sciolto e annesso al capoluogo di provincia. Prende il nome dall'omonima frazione situata lungo strada Martinella e comprende vari nuclei abitati sparsi nel territorio.
Geografia fisica La località di Vigatto sorge lungo strada Martinella in posizione pianeggiante, sulla sponda sinistra del torrente Parma,.. e dista dal centro della città.
I confine del quartiere sono determinati dalla Tangenziale Sud a nord, dal torrente Parma a est, dai comuni di Langhirano e di Felino a sud e dal torrente Baganza a ovest; il quartiere è inoltre attraversato dal torrente Cinghio, che bagna le frazioni di Carignano e Gaione.
Origini del nome La località, detta in epoca medievale Vicocatulo e successivamente Vigatulo, deriva forse il suo nome dal latino Vicus Catuli, in onore del console romano Quinto Lutazio Catulo, che nel 101 a.C. avrebbe utilizzato come guerrieri alcuni coloni del piccolo centro abitato nella vittoriosa battaglia dei Campi Raudii contro i Cimbri;. secondo altre ipotesi, l'origine sarebbe più recente, dal germanico Vicus Gatuli..
Storia Secondo alcune ipotesi, il primo insediamento abitato sarebbe sorto in epoca romana, all'epoca della centuriazione del territorio per scopi agricoli, oppure sarebbe stato fondato dai Longobardi nell'Alto Medioevo, con funzioni prevalentemente militari.
La più antica testimonianza scritta dell'esistenza del villaggio risale al 1º giugno 880, quando Vicogatuli fu citata in un documento.
L'abitato fu menzionato anche nel 994 e nel 995, in due donazioni, e nuovamente nel 1028, in un atto di vendita di numerose terre da parte di Ildegarda, moglie del longobardo Oddone; altre citazioni di Vicogatuli in documenti notarili risalgono al 1041 e al 1092. Il 12 aprile 1138 con una bolla il papa Innocenzo II confermò alla badessa Agnese di Sant'Alessandro di Parma il possesso di numerose proprietà, tra cui alcuni beni a Vigattuli.
Agli inizi del XV secolo il territorio di Vigatto apparteneva ai fratelli Pietro e Giacomo de' Rossi; tra il 1403 e il 1405 il borgo fu depredato in più riprese dai Terzi e dai loro alleati durante gli scontri con la famiglia rivale e nel 1408 fu conquistato dalle truppe di Ottobuono de' Terzi..
Durante la guerra dei Rossi, nel 1482 le milizie di Guido de' Rossi occuparono l'abitato prima di proseguire per Alberi, ove conquistarono la torre appartenente ad Andrea Bajardi, alleato di Ludovico il Moro..
In epoca napoleonica, per effetto del decreto Nardon del 1806, fu istituito il nuovo comune (o mairie) di Vigatto, comprendente le frazioni di Alberi, Antognano, Carignano, Corcagnano, Gaione e San Ruffino, cui fu aggiunta tre anni dopo Panocchia, inizialmente assegnata a San Martino Sinzano; la sede del municipio fu posta a Corcagnano.
Nel 1866 Vigatto perse una porzione di territorio a nord-ovest, a vantaggio del comune limitrofo di San Pancrazio Parmense; nel 1923 seguì un nuovo sembramento della zona settentrionale dell'Antognano, a vantaggio della città.
Nel 1943, con la legge n. 337 del 14 aprile firmata dal re d'Italia Vittorio Emanuele III, il comune di Vigatto e quelli di Cortile San Martino, Golese, San Pancrazio Parmense e San Lazzaro Parmense, tutti attigui a Parma, furono sciolti e aggregati alla città.
Tuttavia, dopo il termine della seconda guerra mondiale gli abitanti dell'ex comune di Vigatto si opposero all'unione e costituirono un comitato per richiedere l'indipendenza al Ministero dell'interno. Dopo un parere inizialmente contrario, l'istanza venne accettata e il 4 novembre 1951 un decreto del presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi ricostituì il comune coi precedenti confini, con effetto dal 14 gennaio 1952. Il decreto fu impugnato dal comune di Parma e il 13 giugno 1959 la quinta sezione del Consiglio di Stato dispose l'annullamento del decreto presidenziale; tuttavia tale sentenza non trovò applicazione pratica e lo status amministrativo di Vigatto rimase incerto, finché il 26 ottobre 1962 il sindaco di Parma Giacomo Ferrari, con una cerimonia presso il municipio di Corcagnano, prese in consegna il comune di Vigatto, che nel 1963 divenne delegazione del comune di Parma.
Nel 1979, con la costituzione delle circoscrizioni cittadine, le delegazioni Vigatto e Montanara furono unite e tali rimasero fino al 2002, quando, con l'istituzione dei quartieri, Vigatto tornò autonoma, col confine a nord tracciato lungo la Tangenziale Sud di Parma.
Stemma
Lo stemma usato del comune aveva la seguente blasonatura:
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Pieve di San Pietro a Vigatto
Edificata probabilmente in epoca altomedievale, la pieve originaria fu menzionata per la prima volta nel 1005 nell'Ordo Archipresbiterorum Plebium voluto dal vescovo di Parma Sigefredo II; riparata nel 1685 in quanto in pessime condizioni, fu restaurata nel 1714 e nel 1742; profondamente modificata in stile neoclassico tra il 1779 e il 1793, fu nuovamente risistemata nel 1834; danneggiata da un terremoto nel 1983, fu ristrutturata entro il 1986. La chiesa, affiancata da tre cappelle per lato, è internamente decorata con affreschi sulle volte realizzati da Latino e Renzo Barilli nel 1937 e conserva varie opere di pregio, tra cui la pala di Martirio di san Pietro, dipinta nel 1612 da Giulio Cesare Amidano, vari dipinti, una croce astile del 1596 e due testi sacri della metà del XVI secolo....
Chiesa di San Lorenzo ad Alberi
Menzionata per la prima volta nel 1146, la cappella originaria di Alberi, collocata sulla sponda del torrente Parma, fu elevata a sede parrocchiale nel 1564; abbandonata nel 1582, fu sostituita con una nuova chiesa, costruita, secondo la tradizione, ampliando un piccolo oratorio medievale affiancato da una torre di avvistamento; ristrutturata in stile neoclassico nel 1738, fu restaurata nel 1965, riportando alla luce le forme originarie romaniche degli esterni e le bifore del IX secolo del campanile, e ancora tra il 1990 e il 1995. La chiesa in pietra, decorata internamente sulle volte a botte con affreschi, conserva la pala raffigurante il Martirio di san Lorenzo, dipinta nel 1853 da Francesco Pescatori..
Chiesa di Sant'Andrea Apostolo in Antognano
Menzionata per la prima volta nel 1195, la cappella di Sant'Andrea Apostolo in Antognano divenne sede parrocchiale autonoma; ristrutturata in forme neoclassiche nel 1893, fu restaurata intorno al 1950; nel 1985, in seguito alla costruzione di una nuova chiesa parrocchiale in via Antonio Berzioli, ne divenne sussidiaria. L'edificio, interamente intonacato, si sviluppa su una navata unica, affiancata da una cappella per parte.
Chiesa di San Pietro Apostolo a Carignano
Menzionata per la prima volta nel 1005, la pieve di Carignano fu completamente ricostruita in stile barocco nel 1712 per volere di Giuseppe Cervi e arricchita dalla monumentale facciata nel 1741; decorata internamente nel 1937 da Anselmo Govi, fu completamente restaurata negli esterni tra il 2015 e il 2016; l'interno, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da tre cappelle per lato, conserva una pregevole pala d'altare raffigurante il Martirio di san Pietro, dipinta da Gaetano Gandolfi nel 1770.
Chiesa di Santa Lucia a Corcagnano
Edificata originariamente entro il XII secolo, la cappella romanica di Corcagnano fu menzionata per la prima volta nel 1145; trasformata in stile neoclassico in epoca imprecisata, la chiesa fu restaurata nel 1853 e nel 1877 e consolidata strutturalmente nel 1930; decorata interiormente con affreschi nel 1941, fu notevolmente ampliata nella zona presbiteriale tra il 1962 e il 1965; l'edificio conserva nella cantoria della controfacciata l'organo realizzato nel 1888 da Angelo Cavalli.
Pieve dei Santi Ippolito e Cassiano a Gaione
Edificata originariamente tra il VII e l'VIII secolo sui resti di una villa romana, la pieve di Gaione fu completamente ricostruita in stile romanico nell'XI secolo; profondamente modificata tra il XVI e il XVII secolo, fu ristrutturata nel 1952, riportando alla luce l'aspetto medievale dell'edificio, e nuovamente restaurata nel 2003; al suo interno sono visibili i rivestimenti, i pilastri, i basamenti delle tre absidi e parte della pavimentazione originari, oltre ad alcuni affreschi risalenti al XVII e al XVIII secolo.
Chiesa di San Donnino a Panocchia
Menzionata per la prima volta nel 1230 quale cappella dipendente dalla pieve di San Martino di Arola, la chiesa romanica di Panocchia fu abbattuta e completamente ricostruita in stile neoclassico tra il 1750 e il 1771, su probabile progetto dell'architetto Ottavio Bettoli; restaurata tra il 1950 e il 1980, conserva al suo interno alcune opere di pregio, tra cui una serie di dipinti settecenteschi di Stanislao Campana e il coevo coro ligneo.
Chiesa di San Ruffino a San Ruffino
Menzionata per la prima volta nel 1230, la chiesa medievale di San Ruffino fu ricostruita in stile barocco intorno alla metà del XVIII secolo; decorata internamente nel 1859, fu restaurata e adornata nel 1928; danneggiata dal sisma del 2008, fu risistemata e consolidata strutturalmente tra il 2013 e il 2015.
Architetture militari Torre degli Alberi ad Alberi
Edificata nel 1402 dai Rossi, la fortificazione di Alberi fu rasa al suolo nel 1405 per volere di Ottobuono de' Terzi; ricostruita e assegnata ai conti Bajardi, fu riconquistata dai Rossi nel 1482 e parzialmente distrutta durante gli scontri; assorbita successivamente dalla Camera Ducale di Parma, fu acquistata alla fine del XVIII secolo da privati e adibita in parte a uso residenziale e in parte a uso agricolo. Della struttura originaria, costituita da una corte merlata con torrioni angolari, si conserva soltanto una torre, che emerge tra gli edifici medievali adiacenti del Serraglio..
Castello di Panocchia
Costruito entro il XVII secolo dai conti Cantelli, il castello di Panocchia, in seguito modificato, passò nel 1736 ai marchesi Bevilacqua Cantelli, feudatari di Panocchia, che lo utilizzarono come residenza estiva; della struttura originaria l'edificio conserva i torrioni cinquecenteschi con beccatelli.
Ville Villa Meli Lupi a Vigatto
Costruita originariamente nel XVI secolo dai conti Toccoli, la villa passò intorno al 1850 al conte Luigi Tarasconi; ereditata dal marchese Luigi Lupo Meli Lupi di Soragna, fu riedificata verso la fine del XIX secolo in stile neobarocchetto lombardo su progetto dell'architetto Antonio Citterio e affiancata da una nuova ala detta "Annèxe", contenente i locali di servizio; nel 1895 fu annessa al parco la settecentesca Villa Magawly-Cerati, che il Citterio ristrutturò in stile neogotico. I due edifici si trovano all'interno di un parco all'inglese ricco di piante secolari, anch'esso sistemato dall'architetto milanese.
Villa Peroni a Vigatto