L'assedio di Tobruch avvenne durante la campagna del Nordafrica della seconda guerra mondiale, quando le forze dell'Asse circondarono quelle alleate, in particolar modo australiane, poste a difesa della cittadina omonima. All'occupazione della fortificazione da parte dagli Alleati il 21 gennaio 1941, seguirono nei mesi successivi una serie di offensive e controffensive da ambo le parti.

Durante l'assedio, gli Alleati lanciarono varie operazioni militari in Cirenaica, tra cui l'operazione Brevity, l'operazione Battleaxe e l'operazione Crusader, la quale permise di occupare la città il 27 novembre. Tobruch fu tuttavia riconquistata dall'Asse il 21 giugno 1942 con la battaglia di Ain el-Gazala, dove fu nuovamente messa sotto assedio.

La difesa della città privò l'Asse di un porto su cui far fluire rifornimenti e materiali bellici, relativamente vicino al confine con l'Egitto, e senza il quale le linee di rifornimento di italiani e tedeschi si estesero per 900km, fino a Bengasi. Inoltre, le truppe assedianti e diverse unità aeree, di entrambi gli schieramenti, non poterono contribuire agli scontri lungo il confine. Le forze navali alleate invece entrarono in porto ripetutamente, portando rifornimenti e prelevando feriti e prigionieri.

Contesto strategico Terreno Tobruch era al'epoca l'avamposto meglio difeso e fortificato dell'intera fascia nord africana lungo la via Balbia, unica strada asfaltata della regione. A circa 240 km nell'entroterra cominciava la distesa del deserto sabbioso libico che, allungandosi verso l'Egitto, diveniva roccioso ma altrettanto impraticabile.. In primavera ed estate le giornate sono estremamente calde e le notti molto fredde. Lo scirocco sferza il deserto sollevando nubi di sabbia che riducono la visibilità a pochi metri e danneggiano equipaggiamento, veicoli e aerei... Dal deserto il terreno diventava una piana dura che scendeva a gradoni fino alla costa, tagliata da burroni. Gli italiani avevano realizzato una serie di difese attorno a Tobruch: il perimetro esterno comprendeva un doppio semicerchio di postazioni trincerate con mura di cemento e postazioni d'osservazione avanzate. Più all'interno vi era un fosso anticarro, parte del quale dietro del filo spinato, dove erano state posizionate anche trappole esplosive. Infine vi erano altre postazioni fortificate vicino al porto, all'incrocio stradale tra Bardia e El-Adem e in direzione di Forte Pilastrino..

La situazione in Libia nel 1940-1941 Dopo aver incontrato ben poca resistenza, le truppe italiane, numerose ma piuttosto sfornite di mezzi motorizzati e meccanizzati, si diressero verso est fino a Sidi Barrani a circa 100km oltre il confine egiziano. Costretti successivamente a ripiegare di fronte alla potente controffensiva delle forze britanniche motorizzate, gli italiani furono costretti a chiedere più volte l'aiuto dei tedeschi.

Questi, provando una forte diffidenza verso i soldati italiani, ritennero che sarebbe stato più efficace inviare proprie truppe in Libia piuttosto che lasciare in mano incerte i loro preziosi Panzer. Hitler stesso, fatta eseguire una ricognizione durante lo stallo venutosi a creare negli ultimi mesi del 1940 (ancor prima della disfatta italiana), scrisse a Mussolini comunicandogli che, al momento, non gli avrebbe inviato gli aiuti richiesti ma che avrebbe aspettato che i suoi uomini sfondassero le linee a Marsa Matruh.

Dopo aver ricacciato indietro gli italiani, i britannici ebbero il totale controllo del Mar Mediterraneo, potendo contare sul libero afflusso di rifornimenti e sul controllo del canale di Suez. Questo temporaneo colpo di fortuna permise al generale inglese Archibald Wavell di organizzare al meglio le proprie forze, riempiendo i vari buchi lasciati dai soldati del Regio Esercito con il minor numero di truppe disponibili sul campo. Infatti il successivo obiettivo degli alleati in Nordafrica sarebbe stato quello di eseguire un'operazione simile a quella in Cirenaica ma da attuare in Grecia. L'impossibilità di avere un punto di sbocco nel Mediterraneo incominciava a preoccupare i tedeschi che, dopo un accordo con Mussolini, cominciarono a usufruire delle basi aeree italiane. Il 10 gennaio 1941, il X Fliegerkorps, un distaccamento a parte dotato di ogni tipo di aereo antinave, sorvolarono il Mediterraneo e aprirono le ostilità contro i convogli inglesi.

La convinzione che il canale di Suez fosse da conquistare per l'approvvigionamento delle risorse necessarie ai tedeschi impegnati nell'area era giustificata dal fatto di dover circumnavigare l'Africa e superare il Capo di Buona Speranza, rallentando dunque le spedizioni, cosa che invece gli inglesi non erano tenuti a fare. Perciò Hitler, a distanza di pochi mesi dal precedente rifiuto, informò Mussolini che avrebbe rinforzato le sue unità con una divisione corazzata completa, a condizione che egli riuscisse a mantenere il settore della Sirte. Il 6 febbraio Erwin Rommel venne inviato in fretta e furia a Tripoli e il 19 febbraio la formazione in Nordafrica prese il nome di Deutsches Afrikakorps.

La preparazione alla campagna fu lenta e dispendiosa per entrambi gli schieramenti. Mentre Rommel tentava disperatamente di far affluire il maggior numero di divisioni possibili, facendo avanzare squadre di ricognitori in avanscoperta con l'obbiettivo di mostrare alle unità inglesi e australiane la poderosa capacità tedesca di saper reagire, il comandante in capo della controparte, il tenente generale Philip Neame, si stava concentrando sull'obbiettivo di trasportare di un quantitativo cospicuo di uomini in Grecia. Cercando di calcolare con esattezza i tempi di ripresa degli avversari, Neame confidava sul fatto che la sconfitta, subita dagli italiani, avesse rallentato le operazioni nel Nordafrica. Dunque, diede disposizione che le rimanenti forze che avevano sconfitto il Regio Esercito, comandato dal generale d'armata Italo Gariboldi, si schierassero in posizioni strategiche come Msus, Tecnis, Marturba, Mechili e Tmimi, dove avrebbero potuto facilmente ripiegare e sfruttare i relativi depositi di munizioni.

Queste si trovavano, più o meno, sulla strada per Tobruch ed erano costantemente presidiate da sparute unità, lo scheletro di quell'esercito che aveva respinto Gariboldi fuori dalle regioni della Libia orientale, e perciò particolarmente fragili. Il 1º marzo Rommel fu felice di constatare che i britannici non accennavano ad avanzare né a tentare qualche manovra per mettere fuori combattimento le sue autoblindo da esplorazione Sd.Kfz. 232 e tuttavia il 19 dello stesso mese, recatosi a Berlino per ricevere di persona la risposta, la richiesta del Generalleutnant di poter avere altre unità corazzate venne bruscamente respinta; non avrebbe potuto avere altro se non la 15ª Divisione Panzer, disponibile solamente dopo maggio.

Le prime vere scaramucce ebbero inizio il 23 marzo, dopo una serie di intercettazioni radio da parte dei tedeschi, che videro le forze tedesche in netta superiorità rispetto al nemico. El-Agheila e Marsa Brega caddero nel giro di pochissimi giorni di distanza l'una dall'altra, rispettivamente il 24 e il 31 marzo, e, riconquistati i territori della Libia orientale, le forze dell'Asse si apprestavano adesso ad affrontare i sabbiosi e torridi deserti della Cirenaica.

Gli eventi Gli scontri iniziali

Premettendo che l'eccessivo impeto dei tedeschi venne messo a dura prova a causa di molteplici fattori quali la totale mancanza di esperienza in operazioni militari nel deserto, il sovrastimato fabbisogno idrico e l'asperità del territorio, le prime fasi dell'attacco ebbero un esito univoco, segnato da una continua serie di vittorie da parte dei tedeschi. Le tempeste di sabbia e le condizioni del terreno su cui si trovarono a combattere i due schieramenti furono le principali cause di rallentamento durante le operazioni. In particolare gli ingegneri e meccanici tedeschi non si capacitavano del motivo per cui i loro carri erano stranamente più vulnerabili di quelli italiani, lo stesso del motivo per cui questi stessi dovevano essere sottoposti più frequentemente a revisioni. I primi mesi dell'anno servirono a Erwin Rommel a studiare geograficamente le varie zone per poter guidare i suoi da un Fieseler Fi 156 Storch, mentre Neame, sotto diretta approvazione di Wavell, attendeva con impazienza l'arrivo di rifornimenti (armi e cannoni anticarro), gestendo nel contempo la situazione in Cirenaica attraverso una tattica difensiva. Sfortunatamente per lui, caduta Mersa Brega, i britannici avevano già perso ben sei carri armati e numerosi autocarri e altri veicoli, contro soli tre Panzer delle forze avversarie (due Panzer III e un Panzer IV).

Le forze dell'Asse si spinsero verso quello che era l'ultimo obbiettivo ufficiale della missione in Africa e si mossero in linea percorrendo la Via Balbia, conquistando dapprima Agedabia e successivamente Zuetina, sulla costa. Scavalcando a più riprese le proteste di Gariboldi, Rommel diresse le sue truppe, divise in due colonne, che comprendevano il 5º Reggimento Panzer e l'8º Battaglione Mitraglieri da una parte e il 2º Battaglione Mitraglieri dall'altra, all'inseguimento degli alleati in rotta, spingendosi nel cuore della Cirenaica. Il 3 aprile, due plotoni motociclisti dell'8º Reggimento bersaglieri e la 60ª Divisione fanteria "Sabratha" precedettero l'ingresso delle colonne tedesche a Bengasi: l'operazione ideata dal colonnello Gino Fabris fu soprattutto un successo politico e propagandistico. Poco dopo giunsero a Bengasi gli altri reparti del 3º Battaglione Esploratori tedesco e i carri, completando così l'occupazione della città. Con la città evacuata, la 9ª Divisione di Fanteria australiana ripiegò oltre il confine della provincia di Derna sotto il fuoco pesante dell'aviazione della Regia Aeronautica.. Da questo momento in poi i tedeschi avrebbero dovuto fermarsi, per continuare semplicemente a fare pressione sulle unità britanniche e australiane incastonate tra il martello delle truppe del Generalleutnant e l'incudine della Siria collaborazionista di Vichy. Parallelamente, dopo il tentativo fallito di invadere la Gran Bretagna dal cielo, gli interessi del Führer si spostarono rapidamente da ovest a est, in direzione dell'Unione Sovietica; questo spiega il progressivo scarso interesse per un'azione in Africa su larga scala.

Tuttavia, nonostante Rommel fosse l'ufficiale preferito da Hitler proprio per via della sua abilità e aggressività, era anche quello più odiato dai suoi colleghi di pari grado o superiore poiché aveva l'abitudine di prendere iniziative che gli erano state esplicitamente negate. Quindi, non curante dell'alto comando tedesco, la “volpe del deserto” continuò a far marciare i suoi uomini verso Msus e separò gli italiani in due forze da spedire una verso l'interno, a Maaten el Grara, e l'altra verso nord a percorrere tutta la costa. Nel frattempo Neame, raggiunto da Wavell per una serie di resoconti sulla situazione, si vide presto affiancato dal collega Richard O'Connor, anch'egli tenente generale. Archibald Wavell era propenso a cedere il terreno necessario per far sì che le sue sparute forze si raggruppassero in punti strategici più vicini tra loro, portandosi dietro l'ingente carico dell'equipaggiamento sottratto agli italiani.