L'architettura moghul, un amalgama di architettura islamica, persiana, Verificato il: 20 gennaio 2009. e indiana, rappresenta in architettura le caratteristiche stilistiche distintive sviluppate dai Moghul durante il XVI e XVII secolo nei territori attualmente appartenenti a India, Pakistan, e Bangladesh. Acquisizioni dall'architettura pre-moghul Numerosi elementi presenti nell'architettura indiana precedente all'epoca moghul verranno ripresi durante l'epoca imperiale. In particolare si ricordano: l'utilizzo dell'arenaria rossa e del marmo bianco; la formula della sala sovrastata da cupola e addossata all'iwan, di derivazione iranico; la presenza di grate a chiusura delle finestre; l'utilizzo di piattaforme per sopraelevare alcuni edifici, elemento di derivazione indù; la pianta-tipo della moschea indiana, caratterizzata da un grande cortile, una sala di preghiera oblunga a una sola navata divisa in vari settori voltati a cupola; il pishtâk, proveniente dal mondo iranico; i chhatri, piccoli chioschi aperti sormontati da cupola; i chajjâ, pensiline poggianti su mensole per proteggere dal sole o dalla pioggia; i jharokhâ, o finestre di rappresentanza, che, come suggerisce il nome, sono finestre o comunque elementi architettonici appositamente dedicati alle apparizioni ufficiali dell'imperatore; la decorazione con piastrelle di ceramica, provenienti sia dalla tradizione rajput che islamica; la presenza di alcuni motivi di decorazione, come la stella a sei punte.
L'architettura sotto Babur (1526–1530) e Humayun (1530–1540 e 1555–1556) Poche opere superstiti di questo periodo, seppur degne di particolare interesse, sono giunte fino a noi da questo periodo. Babur è ricordato come colui che ha introdotto in India il chahar bagh (, chahār bāgh), ossia la divisione in quattro settori lungo due assi principali perpendicolari. Ciononostante, non esistono edifici collegabili alla sua opera di mecenatismo.
Humayun è celebre invece per aver comandato la fortezza di Din Panâh a Delhi nel 1533. È certo il suo patrocinio alla costruzione di diversi edifici, ma è difficile poter distinguere questi da quelli voluti da Sher Shah Suri – in Persiano شیر شاہ سوری – Šīr Šāh Sūrī – (1486-1545), che regnò tra il 1540 e il 1545 e non era Moghul. Si pensa che abbia fatto fortificare il Purana Qila (vecchio forte) della fortezza di Din Panah, alla quale avrebbe anche aggiunto una moschea, la moschea Qalʿai Kunah: è già presente in questi monumenti, lo stilema della stella a sei punte, ma rappresentata ancora con caratteristiche pre-moghul. Sono combinati all'interno della moschea tratti mediorientali (la pianta a unica aula, l'accostamento di arenaria rossa e marmo bianco) con caratteri indù (balconi, linee sinuose, coperture piane). Sher Shah ha anche commissionato una tomba monumentale nel Bihar, costruita tra il 1538 e il 1545 su pianta ottagonale, a tre livelli, dalle imponenti dimensioni di di diametro.
Il regno di Akbar (1556–1605)
Il primo grande monumento fatto costruire da Akbar, la tomba per il padre Humayun a Delhi, è edificato al centro di un grande giardino in chahar bagh, all'incrocio dei due assi principali. La tomba è costruita su una piattaforma dal lato di 99 metri e altezza di 6,50 che comprende in totale 124 camere voltate, tombe a loro volta di altrettanti principi e principesse moghul vissuti tra il XVI e il XIX secolo. Caratterizzata da arenaria rossa e marmo bianco, la tomba sviluppa una pianta centrale comune ai Moghul e definita in Iran hasht bihisht, ossia degli otto paradisi: otto spazi circostanti un nono centrale. La tomba si sviluppa su due livelli e mescola influenze timuridi (presenza dell'iwan, decorazione con stella a sei punte) e indù. Tale tipo di mescolanza di elementi è comune sotto Akbar, sottolineando ulteriormente la sua apertura di spirito.
Mentre Delhi fu la capitale del suo predecessore, Akbar dapprima scelse Agra (rinominata in via provvisoria Akbarabad, la città di Akbar), poi costruì una nuova città da zero, Fatehpur Sikri, a quaranta chilometri da Agra stessa. Sarà in seguito abbandonata nel 1585 in favore di Lahore fino al ritorno ad Agra nel 1598, lasciando in ognuna di queste città importante testimonianze architettoniche. Grande costruttore, Akbar promosse la costruzione di forti, palazzi e residenze secondarie anche in numerose altre città.
Agra
Agra sorge, a duecento chilometri circa a sudest di Delhi, lungo le rive del fiume Yamuna. Esisteva già una fortezza in loco quando Akbar scelse la città come sua nuova capitale: dalla pianta irregolare, più o meno semicircolare, era stata costruita dai Lodis. Il sovrano moghul vi si installò per procedere dunque ad aggiustamenti e ammodernamenti: iniziò così, nel 1565, a rimpiazzare le mura in mattoni con arenaria rossa, laddove si apre a ovest la porta di Amar Singh. Questa sarà in seguito rivestita esteriormente, come tutta la cinta muraria, sotto il regno di Aurangzeb, ma la porta interna è rimasta ancora oggi come ai tempi del regno di Akbar, decorata con ceramiche di vetro blu. Una seconda porta, la porta di Delhi, interrompe il muro a ovest.
Molti edifici sono stati costruiti nella fortezza, oltre cinquecento da Abu'l-Fazl, ma la maggior parte di questi fu distrutta sotto Shah Jahan. Tuttavia, il Taj Jahangiri, l'edificio principale dello Zenana (o gineceo), la sezione riservata alle donne, sembra essere sopravvissuto. Nonostante il nome, sarebbe in realtà il più antico edificio di questo forte Mughal. È organizzato a pianta quadrata intorno a due cortili circondati da portici, agli angoli dei quali si trovano quattro torri poligonali. Una delle facciate è rivolta verso il fiume, mentre l'ingresso, in risalto, è situato dalla parte opposta. La decorazione è scolpita a rilievo in arenaria e marmo bianco intarsiato. Qui troviamo il gusto per il mix di influenze: mentre le colonne dei portici evocano i talar dell'Asia centrale, le mensole e il profilo sinuoso molto lavorato richiamano all'India indù pre-Mughal; i motivi scolpiti in pietra e stucco, infine, derivano dall'arte timuride.
Un secondo edificio del forte di Agra, il Taj Akbari, è – come tradisce il nome – ovviamente stato patrocinato da Akbar. Organizzato come il precedente intorno ai grandi cortili centrali, è ora parzialmente distrutto, ma sembra avere molte caratteristiche in comune con il già citato Taj Jahangiri.
Fatehpur Sikri
Il trasferimento della capitale a Fathabad, "la città della vittoria", che diventerà Fatehpur Sikri, ebbe luogo nel 1571, dopo la vittoria contro i sultani del Gujarat. Il posto era già abitato: dove si estraeva la pietra arenaria, Babur aveva installato i suoi "giardini della vittoria" e vi sono inoltre una moschea e una piccola casa risalenti ai tempi di Humayun. Risiedeva nella città anche un mistico, Shaikh Salim Chishti (1479-1572) che Akbar amava visitare, specialmente durante i frequenti pellegrinaggi a Ajmer sulla tomba dello sceicco sufi Muʿīn al-Dīn Chishti. Oltre all'omaggio allo sceicco, però, altre motivazioni si sommavano: Akbar aveva infatti cercato di portare la corte in un luogo un po' appartato da Agra, che restava comunque la capitale economica e politica del paese (in particolare ad Agra si continuava a battere moneta) al fine di consolidare il proprio potere. Nel 1585, quando la situazione divenne più consolidata e la necessità di vivere in una città a parte risultava meno urgente, Fatehpur Sikri venne abbandonata.
La città è stata edificata intorno a un grande lago, su un altopiano, e circa una quarantina edifici sono pervenuti. Circondata da mura, la città contava una grande moschea, un caravanserraglio, la tomba dello sceicco Salim Chishti, un bazar, forse una zecca e diversi edifici palaziali (Diwan-i ʿAmm, Diwan-i Khass...).
La Grande Moschea, una delle più grandi in India, può essere datata intorno agli anni 1573-1574. Stranamente, il suo ingresso è posto a ovest e non verso i quartieri del palazzo: il fatto non è ancora stato spiegato dai ricercatori, sebbene siano state elaborate alcune ipotesi. Il complesso si compone di un ampio cortile rettangolare () circondato da portici sormontati da piccole cupole.
La facciata della sala della preghiera è divisa da un grande Iwan che conduce a un santuario con cupola circondato da due piccoli ambienti anch'essi coperti da cupole. Sull'asse della porta e della cupola principale, si trova all'esterno il santuario di Shaikh Salim. Due ingressi monumentali conducono alla moschea, il Badshahi Darvaza o Porta Imperiale, che conduce al palazzo, e la Darvaza Buland, cui si accede tramite una ripida scalinata e la cui pianta sviluppa il già citato tema del hasht in bihisht.
Nel cortile della moschea si trova un piccolo edificio a pianta quadrata ( di lato), interamente in marmo bianco. Si tratta della tomba destinata allo sceicco Salim Chishti, la cui sala centrale è schermata da grate complesse e lavorate, uno dei migliori esempi conosciuti di questo genere. La copertura del portico è sostenuta da eccezionali mensole a forma di serpente, mentre all'interno si trova un baldacchino di legno intarsiato con madreperla. L'uso del marmo bianco, senza associazione con l'arenaria rossa è fuori dal comune per il periodo storico di costruzione e ha portato a varie ipotesi: potrebbe esistere un modo per distinguere visivamente le tombe dei santi«The tomb is visually distinct as the only building in the city not constructed of red sandstone, for white marble was reserved in this period for saint's tombs» S. Blair, J. Bloom, Islamic art and architecture 1250 - 1800, Yale University Press, New Haven e Londra, 1994, p. 273? Oppure, l'edificio potrebbe essere stato ricostruito esattamente (le mensole sono sicuramente datate al regno di Akbar), ma in marmo bianco in un secondo momento: la questione non è ancora risolta.
Il quartiere palaziale è un complesso di grandi dimensioni (), diviso da quattro assi paralleli tagliati da sei assi perpendicolari, che formano così una sorta di griglia. I vari edifici sono organizzati secondo una successione di corti, fatto che pone talvolta qualche difficoltà a riconoscere la funzione delle singole costruzioni.
Il Diwan-i ʿAmm, o sala delle audizioni pubbliche, è una delle prime strutture del complesso e risulta terminato già nel 1573. Era utilizzato per ospitare udienze pubbliche, ma anche per feste private e di preghiera. C'è un jharôka al posto del miḥrāb tipico della moschea, destinato probabilmente a ricordare il luogo quasi divino scelto da Akbar, soprannominato "qibla del popolo." Il Diwan-i Khass, per contro, era forse l'edificio delle udienze private, ma non è garantito che questa fosse la destinazione d'uso originaria, in quanto i nomi sono stati dati durante il XIX secolo dai turisti britannici. Potrebbe trattarsi di un'incompiuta, alcuni ricercatori pensano che un'ulteriore cupola fosse destinata a sormontare il tutto; tuttavia, diversi altri studiosi, evidenziando le innovazioni e il sincretismo peculiare di questo periodo, tendono piuttosto a credere che il Diwan-i Khass fosse destinato a rimanere allo stato attuale. All'interno, un pilastro dalla base poligonale e il capitello composto da due ordini di mensole sinuose potrebbe essere stata usata come trono per l'imperatore. È collegato in corrispondenza degli angoli da ponti, che sono a loro volta collegati tra loro da un corridoio. Mentre la corte del pachisi si sviluppava come una scacchiera monumentale, un'altra corte, quella del Talao Anup era composta da un grande stagno e un piccolo edificio chiamato il palazzo del sultano di Turchia, dotato di una decorazione in bassorilievo con animali e uccelli che molto ricordano lo stile timuride. Il palazzo di Jodhbai è uno dei più enigmatici. Avrebbe potuto essere stato realizzato infatti prima il regno di Akbar, dato che la sua decorazione interna è Rajput.