Militello Rosmarino (Militeḍḍu in ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Messina in Sicilia.
Origini del nome
Storia
Sono due, secondo l'interpretazione del Dizionario Topografico della Sicilia di Vito Amico, le possibili spiegazioni etimologiche di Militello. La prima è mitologica e si riferisce al carattere forte e bellicoso degli abitanti. Rocco Pirri, nella sua opera Sicilia Sacra nomina le "civitates et castella", assegnate dal Gran Conte Ruggero tra il 1081 e il 1082, alla Diocesi di Troina; fra di esse individua anche Miletum. Nel 1197-98, nella Sicilia Sacra della Diocesi di Messina, si elencano le terre a essa appartenenti, ancora una volta compare Miletum. Dalle notizie riportate, notiamo come Militello sia sempre nominata accanto a S. Marco e come nel 1082 e nel 1198, fu chiamata Mileto e nel 1176, Militello. La citazione di Militello, compare anche negli Atti della Regia Cancelleria Aragonese.
Preistoria Sono scarse le notizie che abbiamo dei primi secoli della vita di Militello, per la mancanza di documenti. In corrispondenza delle antiche linee di riva che incidono le propaggini dei monti Nebrodi intorno al territorio del comune di Sant'Agata di Militello, si riscontrano due insediamenti: S. Teodoro e Scordoni, risalenti al Paleolitico Superiore. In questi insediamenti, si presume che la vita organizzata si sia succeduta quasi ininterrottamente fino alla media età del bronzo (1400-1300 a.C.), quando per via delle continue incursioni da parte di popolazione bellicose provenienti dalle coste della penisola, si staccarono da essi alcuni nuclei, che andarono a fondare nuovi villaggi come quelli di Monte Scurzi e Priola, quest'ultimo in territorio santagatese.
Il villaggio indigeno, sito in contrada Priola è rimasto in vita fin oltre il III secolo a.C.; la preoccupazione principale di tale villaggio era la sicurezza, come dimostrato dalla sua disagevole posizione. A Scurzi, sono stati effettuati saggi di scavo, che hanno portato alla luce nell'ambito del villaggio ceramiche, fuseruole e fittili che fanno ritenere la pratica della filatura e tessitura una voce importante per l'economia di quelle genti; quest'insediamento si estinse intorno al V secolo a.C.
Antichità Classica Periodo greco Guerre puniche (264-146 aC) Periodo Romano (dal 150 a.C. al 450 d.C.) Numerose sono le memorie di ritrovamenti di reperti romani.
Alto Medioevo Periodo germanico e bizantino (dal 450 al 900) Con il disfacimento dell'Impero romano questo territorio, pertinente a latifondi, dove continua a esistere una frequentazione a scopi agricoli, era interessato per la sua vicinanza alla costa e al principale percorso costiero, dalle vicende militari ed economiche che porteranno a una progressiva aggregazione in casali internati e all'affermarsi dell'elemento greco-bizantino.
Periodo musulmano (da 900 a 1050) Periodo vichingo (da 860 a ) La conquista normanna della Sicilia, dalle prime incursioni al definitivo assoggettamento, durò circa trent'anni (1060-1091). All'arrivo normanno gli abitanti di queste terre si sentirono liberati dall'oppressione araba.
Alto Medioevo Periodo Normanno (dal 1091 al 1194) Dal "Magnun Capibreve" di Giovan Luca Barberi, apprendiamo che Militello, al tempo dei Normanni e degli Svevi, fu sicuramente terra demaniale, vale a dire sotto la diretta dipendenza della Corona.
Regno degli Hohenstaufen (1194–1266) Innocenza III conferma in Laterano, 17 giugno 1210 Regina Costanza di Sicilia la dote che le fu data dal Re F(riedrich) di Sicilia.http://www.jstor.com/stable/j.ctv8pzd4g.5 pagina 151.
Tardo Medioevo Angioini e Vespri Siciliani (1266-1302) Periodo aragonese (1300-1479) Sotto gli Aragonesi, Militello divenne terra feudale e il primo a esserne investito, fu il regio milite Gania Sancio del Grua. Costui n'ebbe la signoria, ma essendosi reso traditore, gli fu confiscato ogni bene. Militello passò, intorno al 1320, a Sancio d'Aragona figlio illegittimo del re Federico II. Dalle nozze di quest'ultimo, nacquero due figli, a uno dei quali, Federico, conte di Cammarata, furono confermati i beni paterni e fu rinnovato il baronato di Militello e di S. Marco, nel 1335. Sposò Giovanna d'Auria che diede alla luce due figli, Sanciolo e Vinciguerra. Il primo di questi, sposò Lucia Palizzi da cui nacque Matteo che morì senza prole, motivo per questo, gli successe il fratello Vinciguerra (1364). Vinciguerra d'Aragona, certamente una delle figure più interessanti del Medioevo siciliano, fu gran sostenitore di Federico III che ebbe a dargli molta parte nella direzione del Regno. Nel 1371 gli fu confermata la terra col castello di Militello.
Nel governo di Militello, successe a Vinciguerra il figlio Federico, maestro razionale, signore di S. Marco e dei suoi casali, Longi e S. Fratello e capitano a vita d'Alcara. Fu tra i baroni rivoltosi al tempo del re Martino I e per questo gli furono confiscati i beni, ma pare che con un atto di clemenza, il 10 ottobre 1396, Martino I gli avesse riconfermato la concessione di S. Fratello, Mirto e Alcara, anche se alcune fonti (Amico, De Spuches) concordarono nell'affermare che Federico, allontanato dalla sua terra, morì da esule. Le fonti archivistiche documentano come nel settembre del 1400, Martino I, volendo porre fine allo stato di rivolta dei suoi sudditi e premiare i servigi resi allo Stato, abbia voluto concedere la terra di Militello a Bernardo di Caprera, il quale, con l'approvazione regia, lo scambiò con Enrico Rosso –Gran Cancelliere del Regno- ricevendone il feudo di Monterosso.
Rinascimento La famiglia Rosso dei Conti d'Aidone, discendente da Ugone Rosso, figlio di un Altavilla, signoreggiò a Militello per tutto il secolo XV, con il titolo di baronato, avendo la potestà di "mero e misto impero" (giurisdizione civile e criminale) e tutti i diritti reali ottenuti da Guglielmo, nipote di Damiano Rosso, per 60 once nell'aprile del 1442. Pietro Ponzio, figlio di Guglielmo, fu investito nel 1455 della baronia di Militello, Cerami e Pardo, conservandone i diritti fino alla morte.
Il figlio Enrico gli successe ottenendo l'investitura il 18 aprile 1505; costui capitano d'armi, per varie città del Regno negli anni 1480-1484 e 1499, a titolo di reggente per conto del padre, risiedeva in quel tempo a Militello e a lui è dovuto un fervore amministrativo che trova nella promozione edilizia e artistica, significativo e imprevisto avvio verso un nuovo processo di sviluppo urbanistico, la sua più esplicita manifestazione. Nel 1508, alla morte d'Enrico, fu investito della baronia di Militello il figlio Girolamo Rosso, e a questi successe, nel 1515, Vincenzo Girolamo, che morì senza discendenza. Si concludeva così dopo oltre un secolo la signoria di casa Rosso a Militello.
Nel 1536 il messinese Antonio La Rocca acquistò il titolo di barone e prese possesso delle terre e del castello di Militello per sé e i suoi discendenti; qualche anno dopo acquisì il "mero e misto imperio". Baronia, terre e castello passarono a Giovanni del Carretto conte di Racalmuto, sposo della figlia di Vincenzo Girolamo Rosso, rimasta vedova. Il conte, nel nome della moglie, riscatta da Filippo La Rocca la baronia, la terra e il castello di Militello, donando il titolo e i beni, senza mai averne avuto investitura, a Girolamo Gallego e Rosso nel 1573, nato dall'unione di Giovanni Gallego e Angela Rosso. I baroni Gallego avevano assunto la signoria di Militello nel 1573; Girolamo, figlio di don Giovanni Gallego nato da un cavaliere aragonese e da una principessa azteca e castellano del Salvatore a Messina, aveva sposato donna Angela Rosso, discendente di un casato che dal tempo dei Martini aveva posseduto la cittadina. Nel 1600 titolo e beni passarono al figlio Vincenzo, il quale nell'aprile 1620 ottenne dalla Regia Curia il mero e misto imperio con facoltà di fabbricare un castello presso le torri "vocatis di S. Agata distantibus a terra Militelli circa quattuor mille passus, quam aedi ficatione intendit proseguere illaque parentibus et turribus munire pro offensione et defensione ad inimicis nostrae sanctae fidei".
Dovettero essere frequenti e feroci in quel tempo le incursioni piratesche, tanto da esigere una maggiore difesa della costa.
Figlio di don Girolamo e di donna Margherita Requisens, Vincenzo Gallego fu investito nel 1600 della signoria di Militello. A questi, promotore assieme alla madre dell'istituzione del convento domenicano (1615), si rivolsero i naturali della Marina per chiedere protezione dai frequenti attacchi pirateschi, dopo che, nel 1580, otto galere di corsari erano sbarcate sulla spiaggia e dopo avere depredato ogni cosa avevano deportato molti abitanti, ridotti in schiavitù, in Africa. Fu Luigi, nato da don Vincenzo e donna Francesca Giambruno, succeduto al padre, a ottenere nel 1628, il "mero e misto imperio" e la facoltà di costruire un castello alla Marina. Questo, che fu costruito sulle torri già esistenti, creò le condizioni per far nascere e accrescere rapidamente una realtà insediativa (S. Agata) presso la costa, ormai più sicura e dunque interessata da attività produttive e itinerari commerciali. Presso la torre esistevano un caricatoio, una falegnameria e alcune case dei pescatori. Ingegneri e architetti militari offrirono un quadro della situazione delle torri costiere alla fine del XVI secolo e sollecitarono il rafforzamento della torre, facendo comparire per la prima volta, il toponimo sulle antiche carte.
Dall'esame dei Riveli delle terre feudali, esistenti presso l'Archivio di Stato di Palermo, datati 1584, possiamo avere un quadro abbastanza chiaro della situazione urbanistica di Militello. Essi documentano, inoltre, che l'attività agricola era molto diffusa, presso il litorale e le colline adiacenti (vigneti a S.E.A.T.O., seminativi a S.I.P.R.A. e Serrabernardo).
Periodo borbonico-inglese Tuttavia i Gallego mostrarono d'avere prospettive ancora più ampie. Nell'arco del XVII secolo, Vincenzo e Luigi Gallego chiesero e ottennero la licentia aedificandi per costruire un gran palazzo accanto alle torri, ottenendo per la famiglia il titolo di "marchesi di S. Agata" e poi di principi (1658). Luigi ottenne ancora la licentia populandi da re Filippo IV (1657) per promuovere nello stesso sito la fondazione di un villaggio, vero e proprio insediamento urbano su cui si baserà il futuro sviluppo della cittadina. Le informazioni tratte dai "Riveli" attestano una maggiore agiatezza, dovuta al buon esito dell'allevamento del baco da seta e della produzione di olio e vino. L'economia feudale si fondava ancora sui diritti, sulle proprietà, su gabelle, censi, dogane, dazi. Luigi muore il 19 settembre 1662, un giorno prima della morte prematura di suo figlio Vincenzo, nato dall'unione con Anna Spadafora. Quindi, a Luigi, succede il fratello Girolamo, secondo principe di Militello, nel 1664, che morì senza eredi. Lo Stato di Militello, passò, dunque, al nipote Vincenzo (1678). A lui successe, nel 1693, il fratello Gaetano, che fu investito quarto principe di Militello e marchese di S. Agata. Nel 1722, lo Stato di Militello passò a Giuseppe, quinto principe di Militello e marchese di S. Agata, per poi passare al figlio Francesco Paolo (1755), e ancora al figlio di quest'ultimo, Giuseppe (1777). L'ultimo principe di Militello fu don Giuseppe Gallego Naselli, che nel 1815 era stato coinvolto in processi politici, accusato di appartenere alla Carboneria.