Il lago di Nemi è un piccolo lago vulcanico, più in alto di 25 metri rispetto al lago Albano, sui Colli Albani nel territorio dei Castelli Romani.

Aspetti geografici ed ambientali

Si tratta di un lago vulcanico dalle caratteristiche simili a quelle del lago Albano, rispetto al quale è notevolmente più piccolo. Dal punto di vista geologico, fa parte della zona detta complesso vulcanico dei Colli Albani (oppure del Vulcano Laziale ).

Secondo il rapporto di Goletta dei Laghi del 2009, il lago risulta balneabile per la sua interezza ad eccezione della zona antistante il Museo delle Navi.

Una volta era rigogliosa la coltivazione delle fragole.

Il lago di Nemi è l'unico lago italiano in cui vive il pesce re, specie sudamericana introdotta per favorire la pesca.S. Zerunian, Condannati all'estinzione? Biodiversità, biologia, minacce e strategie di conservazione dei Pesci d'acqua dolce indigeni in Italia, Edagricole, 2002.

Aspetti storici

Il lago era un apprezzato luogo di divertimenti e villeggiatura degli antichi romani. Tra l'altro, nelle vicinanze erano situati un bosco e un luogo di culto dedicati alla dea Diana; "Nemi" infatti prende il nome (e lo attribuisce anche al paese che sorge sulle sue sponde) dal Nemus Dianae, bosco sacro dedicato alla dea; l'edificio di età romana a lei dedicato, il tempio di Diana, sorgeva originariamente sulle rive del lago ma ora ne è relativamente distante per la diminuita capienza del bacino. L'emissario, anch'esso di epoca romana, nel suo tratto sotterraneo è lungo 1650 metri, passa sotto Genzano attraversando il recinto craterico del Vulcano Laziale e si riversa incanalato nella Vallericcia.

L'importanza storica di questo luogo è confermata dalla ricchezza archeologica.

La leggenda del lago di Nemi Sin dall'antichità il lago di Nemi fu oggetto di una leggenda riguardante due navi favolose di dimensioni gigantesche, costruite in epoca romana, ricche di sfarzo e forse contenenti dei tesori, che sarebbero state sepolte sul fondo del lago per ragioni misteriose. Tale leggenda prese a circolare probabilmente sin dal I secolo d.C., e poi per tutto il Medioevo, accreditata ogni tanto dal ritrovamento occasionale di strani reperti da parte dei pescatori del lago.

Queste voci avevano in effetti un fondamento di verità. Le due navi, lunghe 70 metri e larghe più di 25, erano state fatte costruire dall'imperatore Caligola, in onore della dea egizia Iside e della dea locale Diana protettrice della caccia. Frutto di un'ingegneria avanzata e splendidamente decorate, Caligola le utilizzava come palazzi galleggianti in cui abitare o sostare sul lago, o con cui simulare battaglie navali. Ma in seguito alla sua morte avvenuta nel 41 d.C., il Senato di Roma (di cui l'imperatore era stato acerrimo avversario politico) per cancellarne il ricordo fece distruggere tutte le opere di Caligola, tra cui anche le navi di Nemi che furono affondate sul fondo del lago. Da allora la storia delle navi, unita al ricordo della loro magnificenza, fece presto a diventare leggenda.

Recupero delle antiche navi romane

Tra i primi a dare credito alle numerosi voci sulle Navi di Nemi fu, attorno alla metà del XV secolo, il Cardinale Prospero Colonna, il quale affidò a Leon Battista Alberti il compito del recupero. Il tentativo fu effettuato con l'ausilio di una grande zattera e l'intervento di nuotatori genovesi. Furono recuperate alcune fistole di piombo che permisero una datazione più precisa dell'epoca di costruzione delle navi.

Quasi un secolo dopo, il 15 luglio 1535, il bolognese Francesco De Marchi fece un tentativo avvalendosi di una specie di campana. Fu riportato in superficie "tanto legname da caricarne due muli". Nel 1827, a opera del Cavalier Annesio Fusconi, si riprende l'esplorazione del fondo del lago con una campana di Halley.

Vengono recuperate pezzi di pavimento in porfido e serpentino, smalti, mosaici, frammenti di colonne metalliche, chiodi, laterizi e tubi di terracotta. Il 3 ottobre 1895 un provetto palombaro individua una delle navi e recupera una bellissima testa di leone in bronzo.

A condurre l'operazione è l'antiquario Eliseo Borghi autorizzato dai Principi Orsini. Su indicazione dei pescatori, il 18 novembre, viene localizzata anche la seconda nave che fornisce altro abbondante materiale. La presenza dei reperti testimonia dell'adibizione del lago a sede di riti sacri e battaglie navali simulate.()

Il recupero delle navi vere e proprie, avvenuto per volere del Governo fascista e del Ministro della pubblica istruzione Pietro Fedele, fu un'opera mastodontica che richiese, in un tempo di quasi 5 anni (ovvero dall'ottobre del 1928 all'ottobre del 1932), l'abbassamento del livello del lago per mezzo di idrovore. Dopo quell'intervento, anche dopo il successivo riempimento del lago il livello dell'acqua non tornò mai più ad essere quello originario.

L'impresa di recupero fu resa possibile dall'Ing. Guido Ucelli che fece sì che le idrovore necessarie fossero fornite dalla società Riva Calzoni di Milano e, in tale occasione, fu insignito del titolo "di Nemi".

Per fare defluire le acque aspirate dalle idrovore fu utilizzato un preesistente emissario artificiale, risalente all'epoca romana, restaurato proprio in occasione del recupero delle navi. Queste furono accolte nel Museo delle navi romane di Nemi, concepito appositamente in loro funzione.

La distruzione delle navi Nella notte tra il 31 maggio e il 1º giugno del 1944 le due navi andarono misteriosamente distrutte, insieme a gran parte dei reperti che erano custoditi con esse, a causa di un incendio di origine presumibilmente dolosa, la cui colpa venne quasi subito addossata ai tedeschi, accusati di avere piazzato una batteria di cannoni a 150 metri circa dal museo che conteneva le navi. Venne istituita una commissione d'inchiesta composta da autorevoli esperti italiani ed esteri che giunse alla conclusione, di seguito riportata, tratta da un brano del libro indicato in calce:

Il termine "verosimiglianza", piuttosto vago, destò molte perplessità che portarono ad un supplemento d'inchiesta che non aggiunse nulla di nuovo. Molti giornali si interessarono all'argomento,Elenco di alcuni dei maggiori giornali che trattarono l'argomento: Risorgimento liberale, 26 maggio 1944 Italia libera, Roma, 10-11 giugno 1944 Ricostruzione, Roma 21 giugno 1944 Corriere di Roma, Roma, 6 luglio 1944 Cantachiaro, Roma, 16/23 dicembre 1944 Il Mondo Libero n. 15, agosto 1944 L'Illustrazione Italiana, 25 febbraio 1945 La Civiltà Cattolica, 1.9.1945 L'Illustrazione Italiana, 28.7.1946) Brancaleone, Roma, marzo/aprile 1947 Il lunedì del Giornale dell'Emilia, 7.2.1949 tra i quali il Cantachiaro e il Brancaleone, che misero in dubbio le conclusioni della commissione, facendo ricadere la colpa sui partigiani. . un giornale locale, "Omnia" ha trattato di nuovo l'argomento in varie puntate Altre versioni raccontavano che l'incendio fosse stato causato non dai tedeschi ma da persone senza scrupoli al fine di recuperare il piombo fuso a causa dell'incendio e poi rivenderlo visto l'alto valore - in tempo di guerra - del metallo.

Riapertura del caso Analisi storiche più recenti, condotte nel 2023 come vere e proprie indagini, hanno fatto affiorare responsabilità diverse, addebitabili a bombardamenti statunitensi, i cui ordigni avrebbero sfondato il tetto e incendiato il museo.

Questa possibilità, secondo gli storici che si sono occupati di queste nuove ricerche, era stata tenuta nascosta dalla commissione postbellica, che non riteneva politicamente opportuno attribuire responsabilità di questo tipo agli Alleati, già pesantemente criticati dall'opinione pubblica mondiale per la barbara devastazione dell'abbazia di Montecassino avvenuta pochi mesi prima, in un contesto geopolitico in cui l'Italia, uscita sconfitta dalla guerra, aveva bisogno di mantenere buoni rapporti con i vincitori che in quel momento controllavano il territorio.

Note

Voci correlate Lago Albano Museo delle navi romane di Nemi Navi di Nemi

Altri progetti

Collegamenti esterni

Franco Medici e Carlo Testana, Le "gallerie filtranti" e il bilancio idraulico del lago di Nemi, luglio 2009

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