È uno dei quattro Padri della Chiesa d'Oriente che portano il titolo di "Grande" insieme ad Antonio Abate, Basilio e Fozio di Costantinopoli (quest'ultimo non riconosciuto dalla Chiesa cattolica). Le chiese copta, cattolica e ortodossa lo venerano come santo. La Chiesa cattolica lo annovera tra i 38 dottori della Chiesa. È ricordato inoltre nel calendario anglicano e luterano dei santi. La sua festa è celebrata concordemente da tutte le Chiese il 2 maggio (data della morte), con esclusione della chiesa Greco-ortodossa che lo ricorda il 18 gennaio (giorno della nascita). In alcune località è noto come "Atanasio liberatore" o anche "San Liberatore".
Biografia Atanasio fu per tutta la vita testimone e strenuo difensore dei principi contenuti nel Credo Niceno, e per questa sua fermezza dovette subire cinque condanne all'esilio negli anni che vanno dalla sua nomina a vescovo (328), alla sua morte. Profondo conoscitore della natura umana, poté però sempre contare sull'affetto e la fedeltà del suo clero e del suo popolo, che non avrebbe esitato a prendere anche le armi in sua difesaEdward Gibbon, Decadenza e caduta dell'Impero romano, Avanzini & Torraca Ed., vol. III, cap. XXI, pag. 210 e seg.. La sua vita fu legata al grande sforzo che la Chiesa dovette sostenere per dirimere l'accesa controversia sulla Trinità, alla cui difesa Atanasio si dedicò con tutte le sue energie. Da monaco a vescovo
Atanasio nacque ad Alessandria d'Egitto tra il 293 e il 295, pochi anni prima dell'ultima grande persecuzione contro i cristiani scatenata dall'imperatore Diocleziano (303-305). Figlio di genitori cristiani, gli fu impartita un'educazione classica. Studiò grammatica, retorica e filosofia (dialettica). Le sue opere mostrano una buona conoscenza di Omero, Platone, Aristotele e del neoplatonismo. Il suo maestro alla Scuola catechetica di Alessandria fu Pietro, rettore dell'istituto e successivamente Patriarca (300-311). Dopo l'ottima formazione teologica Atanasio decise di abbracciare la vita monastica. Si trasferì nel deserto, dove ebbe modo di conoscere Antonio Abate, che gli fu maestro di vita. Atanasio scrisse anni dopo una sua biografia, che è ancora oggi fondamentale per gli studi sul grande monaco.
Tornato ad Alessandria, rivestì da subito ruoli di responsabilità nella Chiesa locale. Nel 318 era già segretario del Patriarca Alessandro (313-328). Probabilmente collaborò alla redazione del decreto del 321 in cui Alessandro condannò l'arianesimo. La Chiesa di Alessandria era attraversata in quel periodo da divisioni causate da diverse interpretazioni del dogma della Trinità. Secondo la tradizione le tre persone costituivano un'unica ipostasi. Invece Ario, all'epoca presbitero, predicava ad Alessandria la creazione e non la generazione del Figlio ad opera del Padre. Ario negava che il Figlio potesse essere eterno: solo il Dio sommo, il Padre è eterno ed ingenerato (ossia non da altri), mentre il Figlio è generato e quindi ha avuto un inizio, è divenuto (gennáo=gíinomai). In altre parole, pur non negandone la divinità, metteva la persona del Figlio in subordinazione a quella del Padre. Infine Melezio, vescovo di Licopoli nel Basso Egitto aveva fondato una sua Chiesa, chiamata "Chiesa dei martiri", che si poneva in contrasto alla Chiesa patriarcale.
Ancora diacono, Atanasio accompagnò il vescovo Alessandro al primo Concilio di Nicea del 325, voluto dall'imperatore Costantino per discutere della questione sollevata dalla predicazione di Ario. Il concilio elaborò un "simbolo", cioè una definizione dogmatica relativa alla fede in Dio, nel quale compare, attribuito al Cristo, il termine ὁμοούσιος homooùsios (tradotto in latino con consubstantialis Patri e quindi in italiano «consustanziale al Padre», ma letteralmente "della stessa essenza"), che costituisce, tuttora, la base dogmatica del Cristianesimo storico.
Inizio del ministero episcopale (328) e 1° esilio (336-337) Il 26 febbraio 328 morì Alessandro. La scelta del nuovo Patriarca cadde su Atanasio, che fu ordinato vescovo l'8 luglio. Aveva poco più di trent'anni. I fedeli apprezzavano in lui "un uomo probo e virtuoso, un asceta, un vero vescovo". Dopo la sua elezione, Atanasio iniziò un'importante opera pastorale verso monaci, clero e laici per una migliore convivenza e armonizzazione dei rispettivi ruoli nel contesto ecclesiastico. Sviluppò anche una forte azione antisettaria, con l'obiettivo principale di diffondere la dottrina nicena, ovvero della consustanzialità del Padre e del Figlio. Ma la fazione dei meleziani, che pur si era sottomessa ad Alessandro, ricusò di riceverlo e si unì con gli ariani per avversarlo. Colsero l'occasione per denunciarlo di fronte all'imperatore accusandolo di violenze e persecuzioni nei loro confrontiSozomeno (Historia ecclesiastica, libro II, cap. 25) riferisce alcuni episodi di questa presunta persecuzione.. Nel 331 Atanasio si difese abilmente, riuscendo anche ad ottenere la benevolenza dell'imperatore.
Nel 333 Costantino riabilitò Ario. Rivoltosi ad Atanasio, l'imperatore gli propose di riaccoglierlo nella sua diocesi, ma Atanasio oppose un deciso rifiutoSalvato Cappelli, Cronaca e storia dei Concilii, Mondadori Editore, 1964.Ario si trasferì a Costantinopoli e proseguì la sua predicazione nella capitale dell'impero, ottenendo un largo seguito.. Subito ariani e meleziani si mossero con rinnovata determinazione. Eusebio di Nicomedia, un influente vescovo ariano, convinse l'imperatore ad indire un sinodo a Cesarea marittima, ma Atanasio si rifiutò di presentarsi contestando la legittimità di quella sede a giudicare il Primate d'Africa, essendo composta prevalentemente di vescovi orientali. Atanasio sapeva infatti che si trattava di una congiura premeditata nei suoi confronti. Pur forte della sua innocenza, era consapevole che sarebbe stato giudicato dagli stessi che avevano mosso le accuse contro di lui. Costantino convocò per l'anno 335 un nuovo sinodo a Tiro, sede metropolitana della Fenicia, pertanto non suscettibile di faziosità. Al Concilio di Tiro Atanasio si presentò con ben 40 vescovi al seguito, convinto che gli episcopi del suo Patriarcato avrebbero riequilibrato la quota, inevitabile, di vescovi ariani. Ma i rapporti di forza furono comunque a lui sfavorevoli: i vescovi ariani giunsero in 60.
Sin dall'inizio del dibattito la sua condanna apparve sicura. Gli vennero mosse diverse accuse, tra cui l'uccisione del vescovo di Ipseli, il meleziano Arsenio, la rottura del calice Ischyros (un calice sacro), ed altro ancora. Atanasio stupì l'assemblea allorché fece entrare Arsenio, mostrando a tutti il vescovo dato per morto. Nonostante le accuse fossero regolarmente confutate, il sinodo volle nominare una commissione episcopale d'inchiesta. La commissione fu composta da Teognide di Nicea, Valente di Mursa e Ursacio di Singiduno. Prima che i tre vescovi si pronunciassero, Atanasio riuscì ad incontrare personalmente Costantino, ottenendone una richiesta imperiale indirizzata ai vescovi del sinodo affinché giustificassero la loro posizione intransigente. I tre vescovi non trovarono una sicura prova né a favore né a sfavore dell'accusato.
Costantino dunque convocò un nuovo sinodo (il terzo) per l'anno seguente, il 336. Questa volta l'assemblea si tenne a Costantinopoli presso il palazzo reale. Sei soli vescovi ariani si presentarono: Eusebio di Nicomedia, Eusebio di Cesarea, Teognide di Nicea, Valente di Mursa, Ursacio di Singiduno e Patrofilo di Scitopoli. Il sinodo, alla presenza degli inviati del Patriarcato di Alessandria, accusò Atanasio di aver fermato le navi di grano dirette a Costantinopoli e di averne requisito il contenuto. I sei padri conciliari pronunciarono una condanna di deposizione e di esilio, che venne comunicata a Costantino. L'imperatore si convinse che la pace in Egitto poteva essere assicurata solo con l'allontanamento del vescovo Atanasio. Quindi lo degradò e lo mandò in esilio a Treviri, nella Gallia Belgica, senza tuttavia deporlo. Gli ariani ottennero quindi una vittoria a metà. Atanasio fu allontanato ma non fu sostituito da un vescovo ariano sulla cattedra di Alessandria. La sede rimase vacante. Giunto a Treviri, Atanasio trascorse il suo esilio ospite del vescovo locale Massimino. Durante questo periodo completò il doppio trattato Contro i Gentili – sull'Incarnazione, nel quale espose le sue argomentazioni sull'identità di Cristo come vero Dio e vero uomo.
Con la morte di Costantino I nel 337, l'Impero fu diviso tra i suoi tre figli, e la Gallia fu assegnata a Costantino II. Approfittando dell'amnistia generale concessa per l'insediamento sul trono, e del fatto che il nuovo sovrano era più favorevole alla posizione ortodossa, Atanasio chiese di essere reintegrato nella sua sede di Alessandria, che però rientrava nella giurisdizione di Costanzo II, che invece aveva simpatie arianeMarilena Amerise, Il battesimo di Costantino il Grande, Franz Steiner Verlag, 2005, ISBN 3-515-08721-4, p. 54.. Costantino scrisse al fratelloSocrate Scolastico, Historia ecclesiastica 2.17-18., affermando che il reinsediamento di Atanasio sul trono vescovile di Alessandria era stato un desiderio del padre che solo la morte gli aveva impedito di soddisfareAtanasio, Apol. sec., 87, ripresa da Teodoreto di Cirro, Storia ecclesiastica, 85-87.. Costanzo II acconsentì malvolentieri al rientro di Atanasio nella sua città, dove fu accolto trionfalmente.
Ritorno ad Alessandria e nuovo esilio (337-346) La morte di Costantino II, nel 340, espose di nuovo Atanasio alla persecuzione dei suoi avversari, che l'anno successivo si riunirono ad Antiochia (Concilio di Antiochia, 341). In occasione della consacrazione della Domus Aurea, iniziata da Costantino il Grande e terminata da Costanzo, trenta vescovi ariani (sui novanta presenti, originari delle province africane ed orientali dell'Impero) si riunirono formalmente e decisero che un vescovo dichiarato decaduto da un sinodo non potesse essere reintegrato se non per decisione di un altro sinodo. Il decreto di Costantino era pertanto nullo e Atanasio non aveva il diritto di sedere sulla cattedra di San Marco. Subito insediarono al suo posto l'ariano Gregorio di Cappadocia. Costanzo II intervenne ordinando che il nuovo vescovo e le deliberazioni del sinodo fossero sostenute con la forza.