L'Appartamento Borgia è una serie di sei ambienti monumentali nel palazzo Apostolico della Città del Vaticano, facenti oggi parte del percorso dei Musei Vaticani in cui è in parte ospitata, dal 1973, la Collezione d'arte religiosa moderna. Le sale dell'appartamento Borgia vennero create come residenza privata di papa Alessandro VI e della sua famiglia, e decorate da uno straordinario ciclo di affreschi di Bernardino Pinturicchio e aiuti, databile al 1492-1494. Dopo la morte del pontefice vennero di fatto abbandonate e riaperte al pubblico solo alla fine del XIX secolo.

Storia Nel corpo quattrocentesco dei Palazzi Vaticani edificato sotto Niccolò V, papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia, fece rinnovare e abbellire sei grandi stanze, aggiungendo anche una torre, che in seguito fu ribassata e trasformata. I lavori di decorazione interna vennero affidati al Pinturicchio, che procedette con una notevole solerzia, grazie a un articolato gruppo di collaboratori, iniziando nell'autunno 1492 e terminando, forse già in sua assenza, nel 1494. Si trattò dell'impresa più impegnativa della carriera del pittore, un progetto artistico così vasto ed ambiziosamente unitario che non aveva precedenti nell'Italia rinascimentale, fatta eccezione per il ciclo della Cappella SistinaAcidini, cit., pag. 192..

Il risultato fu uno scrigno di decorazioni preziose e raffinate, in cui baluginano continuamente i riflessi dell'oro su pareti e soffitti, legato al retaggio del gotico internazionale fuso con la sovrabbondanza del gusto ispano-moresco legato alle origini valenciane del committente. Il programma iconografico fondeva la dottrina cristiana con continui richiami al gusto archeologico allora in voga a Roma, e fu quasi sicuramente dettato dai letterati della corte papale, quali Annio da Viterbo, maestro di Palazzo di Alessandro VI, Paolo Cortesi, successore del Platina alla Biblioteca vaticana, e forse Francesco Colonna, autore del testo ermetico Hypnerotomachia PoliphiliAcidini, cit., pag. 193..

L'opera, pur citata da Vasari, non ebbe praticamente seguito nell'arte romana del primo Cinquecento, anche per la difficile accessibilità degli ambienti. Giulio II, successore di papa Alessandro, fece abbandonare l'Appartamento e fece affrescare le Stanze di Raffaello con il chiaro intento di superare l'impresa del proprio predecessore e rivaleRiess, 1984.. Vasari stesso riferì che alla sua epoca (prima del 1568) gli stucchi dorati erano in alcuni punti guasti. Leone X fece ridipingere una delle sale, quella "dei Pontefici", a Giovanni da Udine e Perin del Vaga.

Nel corso del XIX secolo l'appartamento divenne la biblioteca del cardinale Angelo Mai e il complesso decorativo, ampiamente danneggiato da infiltrazioni, venne restaurato per la prima volta tra il 1889 e il 1897 su iniziativa di Leone XIII, che affidò l'impresa al pittore preraffaellita Ludwig Seitz. Questi intervenne con estesi rifacimenti sui soffitti e sulle pareti, ricche di trompe l'oeil di "credenzini", cioè armadietti a muro con suppellettili illusoriamente aperti. In quell'occasione vennero anche restaurati i pregiati pavimenti quattrocenteschi di piastrelle in maiolica policroma, provenienti da Manises, in Spagna.

Nel 1897 l'Appartamento venne aperto per la prima volta al pubblico, stimolando un vivace interesse che portò a una ripresa degli studi su Pinturicchio, senza però che si giungesse a una soluzione dei problemi attributivi tuttora aperti. Fritz Saxl scrisse: "Eppure non esiste forse in questo periodo nessun'altra opera in cui il paganesimo e l'orgoglio individuale abbiano potuto manifestarsi con altrettanta nettezza che nell'appartamento Borgia".

Nel Novecento sono state rimosse le integrazioni pittoriche in un nuovo restauro e con l'apertura della Collezione d'Arte Religiosa Moderna le stanze furono assegnate all'esposizione di alcune opere della collezione, entro un allestimento recentemente rinnovato, in grado di dialogare con l'assetto quattrocentesco.

Descrizione Le sei sale dell'appartamento Borgia presentano decorazioni che interessano soprattutto le volte e le lunette, con soluzioni diverse da sala a sala, ma legate a uno stile e un filo conduttore comune.

Sala delle Sibille

La prima sala è detta "delle Sibille", le cui rappresentazioni compaiono nelle lunette. La volta, di tipo unghiato, è decorata da un complesso sistema di lacunari geometrici in stucchi dorati, con al centro la data 1494 e gli emblemi araldici dei Borgia con le fiamme e la doppia corona d'Aragona radiante, che alludono al ruolo "solare" del pontefice.

La decorazione pittorica si trova nelle lunette, nelle vele e nei pennacchi. Nelle vele si trovano tondi con Scene sacrificali romane entro varie composizioni a sfondo giallo-oro con creature ibride e motivi vegetali all'antica; nei pennacchi si ritrovano creature fantasiose, questa volta a monocromo su sfondo blu, che incorniciano esagoni con lAstronomia e i Sette pianeti, basati su xilografie fiorentine del secondo Quattrocento; la rappresentazione di Venere è la più originale, poiché vi si trova particolarmente esaltato il segno del Toro, in relazione al toro dello stemma BorgiaSaxl, 1945.. Le storie nei tondi sono state attribuite con incertezza al fiorentino Raffaellino del GarboCarpaneto, 1970., mentre i Pianeti sono troppo alterati da ridipinture per azzardare un'ipotesi attributiva conclusiva: tre di essi mostrano una mano di formazione umbra, mentre gli altri quattro, tra cui spicca Mercurio, rimandano a un artista fiorentino, forse il miniatore Littifredi Corbizzi aiutante di Pinturicchio a Siena nella fase avanzata della sua carrieraAcidini Luchinat, 1992..

Le dodici lunette presentano altrettante coppie di Sibille e profeti a mezza figura su sfondo blu, con capricciosi cartigli svolazzanti che recano brani di profezie. L'iconografia esalta, come di consueto, le corrispondenze tra le profezie delle Sacre Scritture e quelle dei vaticini pagani. Come autore delle lunette è stato indicatoTodini, 1989. il poco noto Niccolò di Bartolomeo della Bruggia da Pisa, attivo in patria e al seguito dell'anziano Benozzo GozzoliOrlandi, 1997..

Le coppie sono: e la Sibilla frigia Osea e la Sibilla delfica Daniele e la Sibilla eritrea Baruc e la Sibilla samia Zaccaria e la Sibilla persica Abdia e la Sibilla libica e la Sibilla cumana Amos e la Sibilla europea e la Sibilla Agrippina Isaia e la Sibilla ellespontica Michea e la Sibilla tiburtina Ezechiele e la Sibilla cimmeria

Sala del Credo

La successiva Sala del Credo ha un impianto simile alla precedente, con un soffitto decorato da complessi motivi geometrici in cui si incontrano stemmi papali e divise borgiane. La decorazione figurata si limita alle dodici lunette, che mostrano coppie di Apostoli e profeti del tutto analoghi alle coppie della stanza precedente. Essi simboleggiano le concordanze tra Vecchio e Nuovo Testamento, e sono pure raffigurati a mezza figura su sfondo blu neutro, circondati da sinuosi cartigli con brani di Sacre ScrittureAcidini, cit., pag. 194..

L'autore delle lunette mostra accenti toscani mediati dalla cultura umbra, ed è stato indicato in Piermatteo d'AmeliaBerenson, 1968., detto convenzionalmente "Maestro di Toscolano", attivo nel viterbese nel 1493Acidini, cit., pag. 195..

Le dodici coppie sono: Matteo ed Abdia Taddeo e Zaccaria Simone e Malachia Tommaso e Daniele Bartolomeo e Gioele Filippo e Malachia Giacomo Minore e Amos Matteo e Osea Giacomo Maggiore e Zaccaria Andrea e Isaia Giovanni e Davide Pietro e Geremia

Sala delle Arti Liberali

La Sala delle Arti Liberali era forse la biblioteca personale del papa e sede del tribunale ecclesiastico. La copertura è composta da una doppia volta a botte, divisa da un sottarco e decorata da motivi dorati su sfondo rosa o azzurro. Il tema delle pitture è quello della Giustizia, sviluppato attraverso esempi biblici e della storia antica.

Le sette grandi lunette ogivali mostrano le Arti Liberali, divise in Trivio e Quadrivio secondo la classificazione medievale. Ciascuna è rappresentata in trono, circondata da personaggi adeguati, tra cui si riconoscono anche alcuni ritratti di contemporanei: il letterato Paolo Cortesi come Cicerone nella retorica e forse Donato Bramante, ancora non arrivato a Roma, ma già noto, come Euclide nella Geometria.

La Retorica contiene l'unica firma di Pinturicchio di tutto il ciclo, ma il suo intervento è oggi generalmente ascritto al disegno. Anche in questa sala infatti sono evidenti gli stilemi di artisti umbro-laziali, dalla colorazione smagliante, come Antonio da Viterbo detto il Pastura (Retorica, Musica e Astronomia), il Maestro del Tondo Borghese di ascendenza ghirlandaiesca (Geometria) e altri. L'intervento diretto del maestro appare scarso nelle prime sale, di rappresentanza, mentre diventa più percepibile in quelle successive, dette "camere segrete" nei diari del maestro delle cerimonie della corte papale di Alessandro VI, il Burcardo.

Elenco delle lunette: Astronomia (ha la forma a tutto sesto, sulla parete opposta alle finestre) Musica Aritmetica Geometria Retorica Dialettica Grammatica

Sala dei Santi

La Sala dei Santi ha come tema la giustizia divina rapportata alla personalità del papaCieri Via, 1986. ed è di gran lunga la più nota dell'AppartamentoAcidini, cit., pag. 200..

La volta è divisa in due crociere rette in mezzo da un arcone che ha il sottarco dipinto. Le vele della volta contengono una celebrata rappresentazione del mito greco-egizio di Iside e Osiride, testimoniandone la riscoperta in epoca rinascimentale. L'iconografia è legata all'ermetismo sapienziale, familiare ad Annio da Viterbo, e ha come protagonisti i bovini che rimandano, ancora una volta, all'arme araldica dei Borgia. Al papa stesso sono rivolti gli apostrofi augurali "Vive diu bos, vive diu bos, Borgia vive". Il sottarco mostra in cinque ottagoni il ciclo cruento di Io-Iside narrato da Ovidio: Io, amata da Giove, viene trasformata in giovenca da Giunone e messa sotto la sorveglianza di Argo, il gigante dai cento occhi; Mercurio, inviato da Giove, uccide Argo e permette a Io di riprendere la forma umana, andando a regnare in Egitto col nome di Iside, dove impartisce leggi e insegna la scrittura. Il mito prosegue negli otto spicchi delle due crociere, su sfondo azzurro, seguendo il racconto di Diodoro Siculo: Iside sposa Osiride, dio civilizzatore dell'agricoltura, ma egli viene ucciso da suo fratello, il malvagio Tifone, che ne fa il corpo a pezzi e lo disperde in tutto l'Egitto; Iside riesce però a ricomporlo e organizza un solenne rito funebre inumandolo in un sepolcro faraonico a forma di piramide; al posto del dio scomparso, la sua immagine si manifesta nel bue Api, che gli Egiziani iniziano a venerare sotto forma di idolo d'oro, portandolo in un'edicola processionale sormontata da una rappresentazione dell'"Ercole Libico", figlio dei due deiAcidini, cit., pp. 200-201..

Il mito cela molteplici significati, come l'esaltazione del ritmo naturale delle stagioni governate dal binomio Sole (Osiride) e Luna (Iside). Il nome del papa rimandava dopotutto ad Alessandro Magno, che aveva aspirato a identificarsi proprio col Sole-Osiride; inoltre il tema della morte e resurrezione accomuna Osiride con Cristo facendone il mezzo di un'allegoria cristiana. Lo stile delle crociere mostra inequivocabilmente il fascino esercitato sul Pinturicchio e i suoi committenti dalla decorazione sfarzosa profusa d'oro, che rende le rappresentazioni vibranti di baluginii luminosi. La pittura delle volte è forse da ascrivere al Maestro della Cappella Basso Della Rovere, mentre gli ottagoni presentano modi umbro-lippeschi, identificabili con quelli del fiorentino Raffaellino del Garbo, aiuto di Filippino Lippi alla Cappella Carafa e agli ambienti attigui in Santa Maria sopra Minerva, che si era trattenuto per un po' a Roma dopo l'impresaAcidini, cit., pag. 201..