La Gradisca (già Gelria) è stata una nave ospedale della Regia Marina (e successivamente della Kriegsmarine) e un piroscafo passeggeri italiano e in precedenza olandese.
Storia Il servizio come Gelria
Costruita tra il 1912 e il 1913 nei cantieri A. Stephens & Co. di Glasgow (per altra fonte, erroneamente, a Linthouse, nei Paesi Bassi) per la compagnia di navigazione olandese Royal Holland Lloyd con sede ad Amsterdam, la nave era in origine il piroscafo passeggeri Gelria, da 14.053 tonnellate di stazza lorda (poi ridotte a 13.868 o 13.870 tsl) e . La nave era propulsa da due macchine alternative a vapore a quadruplice espansione alimentate da 6 caldaie a carbone, che imprimevano a due eliche la potenza di 11.000 CV (per altre fonti, probabilmente erronee, 6.800 CV) consentendo una eccellente velocità di 17,5 nodi (successivamente ridottasi, con il passare degli anni, a 16).
Dopo il completamento (8 ottobre 1913) la nave venne impiegata sulla linea da Amsterdam all'America meridionale, partendo per il viaggio inaugurale su tale tratta il 5 novembre 1913.
Al momento dell'entrata in servizio il Gelria, che poteva trasportare 1.520 passeggeri (250 in prima classe, 230 in seconda, 140 in terza e 900 emigranti, successivamente ridotti a 197 in prima classe, 136 in seconda e 854 in terza), risultò una nave molto lussuosa, tanto da essere dichiarata da un settimanale britannico «la nave dell'anno»: la nave aveva tra l'altro un grande salone decorato in stile Impero e con maiolica olandese, una galleria in cui suonava un'orchestra, una sala fumatori e un grande salone parimenti lussuosi. La nave disponeva inoltre di confortevoli sistemazioni nelle cabine, che erano provviste di telefono. Tra i passeggeri celebri del piroscafo vi fu, nell'agosto 1924, durante una traversata verso l'Europa, lo scrittore Blaise Cendrars.
Il piroscafo fu in servizio sulla rotta Amsterdam-Sudamerica per quasi un ventennio, con una pausa in concomitanza con la prima guerra mondiale: disarmata nel marzo 1916 a seguito del siluramento della nave gemella Tubantia da parte di un U-Boot, la nave tornò in servizio il 12 marzo 1919.
Nel 1931 il Gelria si recò a Buenos Aires per essere osservato da funzionari del governo argentino (la compagnia armatrice intendeva infatti venderlo, causa le difficoltà insorte in seguito alla crisi economica del 1929), intenzionato ad acquistarlo per utilizzarlo per esposizioni, ma la vendita non si concretizzò e nel novembre 1931 il piroscafo, tornato ad Amsterdam, vi venne messo in disarmo.
Il passaggio sotto bandiera italiana e gli anni trenta
Nel 1935, poco prima della guerra d'Etiopia, la nave venne acquistata dalla Società anonima di Navigazione Lloyd Triestino, con sede a Trieste, e fu ribattezzata Gradisca. Poco dopo l'acquisto la nave venne impiegata come trasporto truppe verso la futura Africa Orientale Italiana, compiendo due missioni.
Pochi mesi dopo la Gradisca fu una delle sei navi passeggeri (le altre erano Vienna, Aquileia, Helouan, California e Cesarea) noleggiate e poi requisite tra il giugno e l'ottobre 1935 dalla Regia Marina per aggiungersi alle due già impiegate (Urania e Tevere) per il trasporto dei feriti e dei malati tra le truppe inviate in Eritrea e Somalia in preparazione dell'invasione dell'EtiopiaEnrico Cernuschi, Maurizio Brescia, Erminio Bagnasco, Le navi ospedale italiane 1935-1945, retrocopertina e pp. 4-8-15-16-17-25-29-30-32-37-39-41-43-45-46-47-48-50-51-52. Dotate di attrezzature molto all'avanguardia per l'epoca (tra cui apparati di condizionamento dell’aria), queste navi non vennero classificate e denunciate presso gli appositi organismi internazionali come navi ospedale, ma come «navi trasporto infermi»: dato che delle navi ospedale non avrebbero potuto trasportare truppe e rifornimenti ma solo feriti e malati, tale classificazione venne ideata per poter utilizzate le unità in questione come trasporti di truppe e rifornimenti per le operazioni in Eritrea e Somalia all'andata, senza ledere le convenzioni internazionali, e per rimpatriare e curare feriti e malati al ritorno (le missioni delle navi trasporto infermi si concludevano sempre a Napoli). Tale decisione venne motivata anche dal fatto che occorreva sfruttare appieno ogni singolo viaggio, dato che Massaua, Chisimaio e gli altri porti di Eritrea e Somalia erano scarsamente ricettivi e attrezzati in maniera non adeguata. Ugualmente provviste di dotazioni sanitarie e di personale medico (tra cui in media una dozzina di crocerossine), le navi trasporto infermi si distinguevano dalle navi ospedale per la colorazione, bianca ma priva di croci rosse e strisce verdi prescritte per tali unità.
Qualora fossero insorte più serie complicazioni con il Regno Unito era stato deciso che le navi trasporto infermi sarebbero state subito denunciate a Ginevra come vere e proprie navi ospedale, ma tale risoluzione non venne mai attuata. Dal 1935, quando venne requisita, al 1937 (tra il 1935 e il 1937 le navi trasporto infermi compirono in tutto 104 missioni, trasportando 42.273 tra feriti e malati) la Gradisca, dotata di 754 posti letto, venne quindi impiegata tra l'Italia e la futura Africa Orientale Italiana, trasportando truppe all'andata e infermi al ritorno. Durante questo periodo, il 22 aprile 1936, la Gradisca venne visitata a Napoli dal principe Umberto di SavoiaVisita Principe Umberto Savoia agli ammalati della nave ospedale "GRADISCA" (napoli) | Archivio Foto di Italia Reale . La nave compì in tutto cinque missioni in Africa Orientale e due in Nordafrica.
Riarmata come vera e propria nave ospedale e provvista degli adeguati contrassegni, la Gradisca venne poi impiegata insieme con altre tre navi ospedale (Aquileia, Cesarea e Helouan) nella guerra civile spagnola. Nel corso di tale conflitto, dal febbraio 1937 al luglio 1939, le quattro navi ospedale italiane effettuarono in tutto 31 missioni, trasportando dalla Spagna a Napoli 15.612 tra feriti e malati, prevalentemente appartenenti al Corpo Truppe Volontarie. La Gradisca venne utilizzata principalmente sulla rotta da Malaga e Barcellona a Napoli.
Il 7 aprile 1939 la Gradisca fu l'unica nave ospedale inviata ad assistere le truppe italiane inviate a occupare l’Albania, prendendo a bordo 179 tra feriti e malati.
Derequisita e posta in disarmo nel luglio 1939, la nave non venne restituita agli armatori, restando invece a disposizione per poter essere riconvertita, se necessario, in nave ospedale.
La seconda guerra mondiale 1940-1941
Poco prima dell'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale, nel maggio 1940, la Gradisca venne nuovamente requisita dalla Regia Marina, e in giugno fu iscritta nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato come nave ospedale, dotata di 760 posti letto. Ridipinta pertanto secondo le norme stabilite dalla Convenzione di Ginevra per le navi ospedale (scafo e sovrastrutture bianche, fascia verde interrotta da croci rosse sullo scafo e croci rosse sui fumaioli), la nave, dotata di adeguate attrezzature sanitarie e imbarcato personale medico, entrò in servizio nell'agosto 1940. Nel corso dello stesso mese di agosto la Gradisca venne mandata in Libia per una prima missione.
Nel gennaio 1941 la nave ospedale svolse una missione di trasporto e cura d'infermi dall'Albania, con ritorno a Brindisi.
Il 28 marzo 1941 la Gradisca imbarcò a Valona 704 tra feriti e malati, nella maggior parte in barella, giungendo a Taranto poco dopo le dieci del mattino del 29. Poco dopo l'arrivo la nave ricevette l'ordine di prendere il mare per portare soccorso ai sopravvissuti della battaglia di Capo Matapan, conclusasi, nella notte tra il 28 e il 29 marzo, con una pesante sconfitta per la Regia Marina, che vi aveva perso gli incrociatori pesanti Zara, Pola e Fiume e i cacciatorpediniere Alfieri e Carducci. Dei 3.465 uomini imbarcati a bordo delle cinque navi affondate, 1.023 erano stati recuperati, nella notte e nella prima mattina del 29 marzo, da cacciatorpediniere britannici, che avevano però lasciato la zona per il timore di attacchi aerei tedeschi (l'unico dei quali, comunque, avvenne alle 15:30 del 29 marzo ai danni della portaerei Formidable, in navigazione a sud di Creta), mentre altri 139 naufraghi erano stati salvati il 29 marzo da cacciatorpediniere ellenici. Prima di ripartire la Gradisca dovette sbarcare gli infermi provenienti dall'Albania, operazione che, pur condotta con la massima celerità possibile, poté terminare, a causa anche del fatto che la maggior parte dei degenti era in barella, solo alle 14:30: ultimata la messa a terra degli infermi, tra le 15 e le 15:30 la nave ospedale salpò alla volta delle acque di Capo Matapan. La ricerca fu agevolata dal fatto che il comandante della Mediterranean Fleet, ammiraglio Andrew Browne Cunningham, nell'abbandonare l'area dello scontro segnalò in chiaro via radio la posizione dei superstiti (35°30' N e 20°50' E), suggerendo di inviare una nave ospedale. Dopo aver oltrepassato gli sbarramenti e seguito la pilotina lungo la rotta di sicurezza, la Gradisca intraprese la navigazione verso il punto 35°30' N e 20°50' E, alla massima velocità (la Gradisca era la più veloce tra le navi ospedale italiane), in condizioni di tempo non buone (mare agitato e vento teso da sudovest). Nella giornata del 30 marzo la nave ospedale proseguì per la sua rotta a una velocità media di 14 nodi, e alle 19:25 individuò relitti e chiazze di nafta in posizione 35°33' N e 20°55' E, iniziando poi a cercare una zattera di naufraghi nella posizione in cui era stata indicata da un messaggio britannico, variando più volte la rotta ma senza riuscire a trovare nulla. Nella notte tra il 30 e il 31 la velocità venne ridotta a 6,5 nodi, e alle 00:30 del 31 fu ricevuto un messaggio da Supermarina, col quale si dava notizia dell'avvistamento di galleggianti da parte di aerei italiani, comunicando inoltre l'invio di aerei all'alba per agevolare le ricerche: la Gradisca fece rotta per l'area indicata e in mattinata avvistò dapprima due mine, che si cercò di far esplodere, e quindi, alle 10:35, recuperò due corpi, che poterono essere identificati. Dopo il recupero un velivolo della Luftwaffe sorvolò la nave ospedale, senza segnalare nulla. Alle 17:40 venne avvistato anche un aereo italiano (l'unico, tra quelli di cui aveva parlato Supermarina, a essere visto da bordo della nave ospedale), che non comunicò nulla di utile ai soccorsi. Alle 19:16 del giorno stesso vennero individuate delle zattere e furono inviate delle motolancie alla ricerca di superstiti: non fu trovato nessun naufrago in vita, mentre le imbarcazioni riportarono alla nave sei cadaveri, che vennero tutti identificati.