Il taglio saltuario, detto anche taglio a scelta colturale, è il trattamento selvicolturale proprio della fustaia disetanea. Consiste nel prelievo periodico di singoli alberi o di piccoli gruppi distribuiti su tutta la superficie, in modo che il suolo non resti mai scoperto e che nel bosco coesistano in permanenza alberi di ogni dimensione.

A differenza dei trattamenti che rinnovano il bosco per superfici omogenee, il taglio saltuario mantiene la struttura disetanea nella stessa particella e affida la rinnovazione alle piccole aperture che si formano dove sono stati asportati gli alberi.

Terminologia La qualifica colturale distingue il trattamento dal taglio a scelta commerciale, che consiste nel prelievo dei soli fusti di maggior valore di mercato senza riguardo per la struttura residua. I due interventi si somigliano nell'aspetto immediato del bosco e vengono talvolta confusi, anche in modo deliberato, benché il secondo impoverisca progressivamente il soprassuolo.

Per la stessa ragione nella letteratura internazionale si è diffuso il termine tedesco Plenterwald, al quale corrispondono il francese futaie jardinée e l'inglese selection system. In ambito europeo il taglio saltuario è inoltre uno degli strumenti della selvicoltura a copertura continua, che persegue una struttura permanentemente irregolare del soprassuolo.

Principi Nel bosco trattato a taglio saltuario le classi dimensionali convivono sulla stessa superficie e il diametro viene assunto come indicatore indiretto dell'età. Gli alberi da abbattere si scelgono in base alla struttura complessiva del popolamento oltre che al loro valore, sicché non vengono asportati tutti gli esemplari di grandi dimensioni lasciando in piedi il solo novellame.

La rinnovazione naturale, di norma abbondante, avviene «a buche»: le plantule si insediano negli spazi lasciati dalle piante abbattute.

Cenni storici Il trattamento è originario della regione alpina, dove nacque presumibilmente in aziende rurali di piccole dimensioni nelle quali ogni anno occorreva prelevare dal bosco una certa quantità di legname.

La sua formalizzazione si deve alla scuola franco-svizzera. Nel 1878 il forestale francese Adolphe Gurnaud propose il metodo del controllo, fondato sulla misura ripetuta della massa legnosa in piedi e sul confronto fra incremento e prelievo; a partire dal 1901 lo svizzero Henri Biolley lo applicò su larga scala nelle foreste di Couvet, nel Canton Neuchâtel.

Nel 1898 il forestale francese François de Liocourt pubblicò uno studio sull'assestamento delle abetine nel quale descrisse la distribuzione diametrica caratteristica dei popolamenti disetanei, poi divenuta il riferimento teorico del trattamento.

Modalità di prelievo Il prelievo può interessare alberi isolati oppure piccoli gruppi, con effetti diversi sulla rinnovazione.

Taglio per pedali Nella forma più comune si abbattono alberi isolati di classi dimensionali diverse, scelti fra quelli le cui chiome non si toccano. Le aperture che ne derivano sono di piccole dimensioni e favoriscono l'insediamento delle specie che sopportano l'ombra.

Taglio per gruppi Nella seconda forma si asportano più alberi contigui e si aprono vuoti di superficie maggiore. Se le buche sono abbastanza ampie e il letto di germinazione è favorevole, anche le specie che richiedono luce riescono a rinnovarsi. La dimensione massima ammessa è discussa: alcuni autori arrivano a 0,8 ettari, altri la limitano a 0,1 ettari, oltre i quali l'intervento assume il carattere di un taglio a buche o di un taglio raso.

Nei tagli per gruppi occorre contenere l'emissione di getti epicormici sui fusti che restano ai margini dell'apertura, perché il legname che ne deriva risulta nodoso.

Il modello di riferimento

Secondo la legge formulata da Liocourt, in un popolamento disetaneo in equilibrio il numero di alberi delle successive classi diametriche di uguale ampiezza forma una progressione geometrica decrescente. Riportata su carta semilogaritmica la distribuzione dà una retta; in coordinate ordinarie assume la forma nota come curva a J rovesciata.

Su questo principio si fonda il metodo applicativo nordamericano detto BDq, dal nome dei tre parametri che lo definiscono: l'area basimetrica residua B, il diametro massimo D e il rapporto q fra il numero di alberi di una classe e quello della classe immediatamente superiore. Le classi diametriche hanno di norma ampiezza di 4 cm o di 2 pollici.

Confrontando la curva teorica con i dati rilevati nel popolamento il selvicoltore stabilisce quanti alberi debbano restare in ciascuna classe e segna per l'abbattimento quelli in eccesso. Dove una classe risulti invece scarsamente rappresentata si riduce il prelievo nelle classi vicine. L'obiettivo è mantenere la successione delle classi e una disponibilità costante di legname maturo, con cicli di taglio compresi di norma fra 8 e 15 anni.

Effetti ambientali Poiché il suolo non resta mai scoperto, il trattamento riduce i rischi di erosione e la perdita di sostanza organica e di elementi nutritivi che accompagnano i tagli su ampie superfici.

La struttura disetanea presenta inoltre una maggiore articolazione verticale rispetto alle fustaie coetanee, condizione favorevole a numerose specie animali e alla varietà del sottobosco. Per queste ragioni il taglio saltuario è frequentemente adottato nelle aree protette.

In Italia i boschi che meglio si prestano al trattamento sono quelli misti di abete bianco, abete rosso e faggio dell'arco alpino.

Applicazione e limiti Il trattamento è considerato più impegnativo di quelli coetaneiformi, perché richiede di governare classi dimensionali diverse sulla stessa superficie e presuppone rilievi ripetuti del soprassuolo.

La corrispondenza fra il modello teorico e i popolamenti reali è imperfetta. Nelle foreste vetuste la distribuzione osservata assume spesso un andamento a S anziché la regolarità prevista, e nei primi intervalli diametrici il numero di semenzali e di piante giovani supera quello che il rapporto q lascerebbe attendere. Un'indagine su popolamenti gestiti con questo criterio ha rilevato che circa un terzo risultava utilizzato in eccesso e circa un terzo in difetto rispetto alla curva di riferimento, e gli autori concludono che il modello non può essere applicato da solo, senza il giudizio del selvicoltore.

Note

Bibliografia

Voci correlate Fustaia Selvicoltura Assestamento forestale Rinnovazione Taglio raso Ceduo Silvosistemica

Categoria:Selvicoltura Categoria:Foreste