La storia di Cagliari riporta le principali vicende storiche relative al comune di Cagliari, dai più antichi insediamenti umani neolitici, alla fondazione del primo centro urbano nella prima metà del I millennio a.C., sino al giorno d'oggi.

La fondazione leggendaria

Lo scrittore latino del III secolo Gaio Giulio Solino narra, nella sua opera De Mirabilus Mundi, che la città di Caralis venne fondata dall'eroe greco AristeoCaii Julii Solini de mirabilibus mundi, capitulum IV, figlio del dio Apollo e della ninfa Cirene, giunto in Sardegna dalla Beozia:

Preistoria ed epoca antica Insediamenti pre-nuragici e nuragici

Le prime tracce di insediamento umano nel territorio dell'attuale cagliaritano sono costituite da ceramiche cardiali, provenienti dalla grotta di Sant'Elia, e fondi di capanne risalenti al VII-V millennio a.C.. La fase successiva, databile al V-IV millennio a.C., è testimoniata dal ritrovamento di un vaso decorato ad impressione e da oggetti in ossidiana, rinvenuti presso una grotta situata nel Capo Sant'Elia. Alla seconda metà del IV millennio a.C., invece, risalgono una domus de janas, situata nella zona di San Bartolomeo, e i resti di un villaggio che si estendeva ai piedi del monte Sant'Elia.

All'Età del rame sono ascrivibili i ritrovamenti, risalenti alla seconda metà del III millennio a.C., appartenenti alla cultura di Monte Claro, scoperti nel sito eponimo di Monte Claro, e del Vaso campaniforme, vasi e pugnali in rame rinvenuti nella grotta di San Bartolomeo. All'età del bronzo antico sono riferibili alcuni reperti riportati alla luce nella grotta di Sant'Elia, nella grotta di San Bartolomeo e nella grotta del Bagno Penale.

La civiltà nuragica, che in Sardegna vede la luce a partire dalla metà del II millennio a.C., è scarsamente rappresentata a Cagliari, probabilmente anche a causa del fatto che eventuali tracce sono state via via sommerse dalle tante "Caralis/Cagliari" che si succedettero nelle epoche successive. In quella che è oggi l'area vasta di Cagliari sono stati ritrovati, invece, importanti reperti che testimoniano i legami fra la civiltà nuragica e quella micenea, scoperti soprattutto nella zona di Sarroch (Nuraghe Antigori) e di Pula (rovine di Nora arcaica); il mito di Aristeo fondatore di Caralis potrebbe risalire proprio a questi antichi contatti.

Il periodo fenicio-punico

Krly, com'era chiamata in fenicio-punico, sorse come emporio o stazione commerciale intorno al VII secolo a.C. quando i navigatori fenici incominciarono a frequentare la zona del golfo degli Angeli. Il brano del De Bello Gildonico di Claudiano, che la descrive nel IV secolo, la dice fondata dai fenici dalla potente Tiro, città dell'attuale Libano, che proprio nei primi secoli del I millennio a.C. sperimentava il periodo più florido come potenza commerciale tra oriente ed occidente mediterraneo, e che fonderà anche la città di Cartagine. Il primo nucleo dell'antica Cagliari fenicia pare che si trovasse nei pressi dello stagno di Santa Gilla.

Nel periodo punico la città assunse l'aspetto di un centro urbano vero e proprio e vennero edificati dei templi fra i quali il tempio dedicato alla dea Astarte, che si trovava nei pressi del promontorio di Sant'Elia. La città era dotata di due necropoli ad inumazione, una nord-occidentale che corrisponde alla necropoli di Tuvixeddu e una sud-orientale ubicata sul colle di Bonaria mentre il tophet, ossia la necropoli ad incinerazione dove venivano deposte le urne cinerarie dei fanciulli, si trovava nell'area oggi denominata Campo Scipione-San Paolo.

Il periodo romano

Krly divenne romana nel 238 a.C., all'indomani della prima guerra punica, quando la Sardegna venne occupata dall'esercito di Tiberio Sempronio Gracco. I romani costruirono un nuovo insediamento ad est della vecchia città punica, il vicus munitus Caralis (ossia la cittadella fortificata di Caralis) menzionato da Publio Terenzio Varrone. I due agglomerati urbani si fusero poi nel corso del II secolo a.C.; a questo processo è forse attribuibile la forma al plurale Carales.

Carales divenne capitale della provincia di Sardegna e Corsica dopo Nora e nel 46 a.C. (o nel 38 a.C. secondo altre fonti) venne elevata al rango di Municipium a seguito della guerra civile fra Giulio Cesare e Pompeo quando lo stesso Cesare le concesse questo status come riconoscimento per ringraziare la città della sua fedeltà durante il sanguinoso conflitto.. Tutti i Caralitani ottennero la cittadinanza romana e furono iscritti alla tribù Quirina. Il territorio della città comprendeva la pianura del Campidano, verosimilmente fino a Sanluri.Attilio Mastino (a cura di), Storia della Sardegna antica, Il Maestrale, Nuoro, 2005

La città, la più importante e popolosa dell'isola e fra le più importanti del bacino occidentale del Mediterraneo, era dotata di importanti collegamenti stradali con i principali centri dell'Isola quali Sulki, con la strada costiera e con quella che attraversava la valle del Cixerri, Olbia e Tibula lungo la costa orientale, Turris e Tibula lungo la strada che ricalcava l'attuale Carlo Felice, ed infine una strada che attraversava centralmente l'isola fino alla costa settentrionale..

Era dotata inoltre di un anfiteatro capace di contenere circa 10.000 spettatori, templi, terme, ville e acquedotti che la rifornivano di acqua sorgiva forse dalle fonti di Domusnovas e di Caput Aquas, vicino a Villamassargia. Ma la città era fornita, fin dall'epoca punica, anche di numerose e grandi cisterne scavate nella roccia, che si possono vedere tutt'oggi in varie parti della città.

Vi erano almeno tre aree cimiteriali, una che insisteva sulla necropoli punica di Tuvixeddu, un'altra tra la zona delle chiese di San Lucifero e di San Saturno e il colle di Bonaria, ed una terza lungo l'attuale viale Regina Margherita, ove erano sepolti i classiari, ovvero i marinai del distaccamento della Classis Misenensis che ebbe sede nel porto cittadino. All'uscita della città, lungo la via principale che portava verso Turris, accanto alla necropoli di Tuvixeddu, furono costruiti dei mausolei sepolcrali, come quello dedicato ad Attilia Pomptilla, fatta edificare dal marito Cassio Filippo (conosciuta come Grotta della Vipera), con pareti ornate da un imponente ciclo di carmina in lingua greca e latina che possono essere considerati la prima opera letteraria prodotta in Sardegna e giunta fino ai nostri giorni, l'inizio della storia letteraria dell'isola.

Fra le principali attività economiche ricopriva un ruolo primario quella dell'estrazione del sale che veniva estratto nelle saline fra Caralis e Quartu (oggi non più attive). e poi esportato nelle altre province dell'Impero assieme al grano, alle pelli (conciate in stabilimenti prossimi al porto) e ad altri prodotti lavorati in Sardegna.

La città, anche nel periodo romano, benché amministrata dal prefetto della provincia, mantenne delle istituzioni di origine cartaginese come i sufeti, magistrati che vennero eletti annualmente fino al periodo della concessione del "municipium". In tale occasione, secondo alcuni studiosiPiero Meloni, La Sardegna romana, Chiarella, Sassari, 1990, fu coniata una moneta con i nomi degli ultimi due sufeti della città.

Così Claudio Claudiano descrisse la città di Caralis, detta Urbs urbium ("Città delle città") da Floro, nel IV secolo:

Epoca medievale Altomedioevo La dominazione vandalica

Alla metà del V secolo d.C., a seguito della conquista dell'isola da parte delle armate di Genserico, finì in Sardegna l'epoca romana ed iniziò quella vandalica; Caralis anche in epoca vandalica funse da capitale e sede diocesana della nuova provincia. Il re Trasamondo deportò in città vari ecclesiastici africani cattolici fra cui il vescovo San Fulgenzio da Ruspe, un ex funzionario pubblico vandalico che si convertì al cattolicesimo, e il vescovo Feliciano il quale trasportò con sé da Cartagine le spoglie di Sant'Agostino che vennero deposte in una chiesa, di cui oggi resta solo la piccola cripta, che sorgeva nella parte bassa dell'odierno Largo Carlo Felice. Intorno al monastero e alla chiesa del martire San Saturnino (patrono della città) si venne creando un cenacolo fondato da San Fulgenzio, menzionato dal diacono Ferrando, suo biografo, il quale soggiornò due volte, tra il 507 e il 523, nel monastero dotato di scriptorium «juxta Basilicam sancti martyris Saturnini, procul a strepitu civitatis» ("vicino alla Basilica del santo martire Saturnino, lontano dal frastuono della città"). Tra i Vescovi di Cagliari, il cui primo titolare, Sant'Avendrace, risulta attestato già nell'ultimo quarto del I secolo d.C., vi fu San LuciferoEpistole ad Eusebio, 355; De regibus apostaticis, 356-58; Pro S. Athanasio, 360; De non parcendo in Deum delinquentibus, 360; Moriendum esse pro filio Dei, 361; Opere, a cura di G. di Tilet, vescovo di Meaux, 1568; Opere, in Maxima biblioteca patrum, vol. IV, Lione, 1687; Opere, a cura di S. Coleti, Venezia, 1778., irriducibile difensore dell'ortodossia cattolica contro l'eresia Ariana. Anche il suo compagno di lotta Sant'Eusebio di Vercelli nacque a Cagliari. Nel 484 la sede era già Arcivescovado e titolare della Primazia di Sardegna.

Nel 533 il gotico Goda, funzionario e governatore vandalo della Sardegna, si ribellò al potere centrale assumendo il titolo di Rex e proclamando l'indipendenza dell'isola, con capitale Caralis. Goda cercò appoggio internazionale e lo trovò in Giustiniano, imperatore dell'Impero Romano d'Oriente. Il 22 giugno 533 le armate bizantine salparono da Costantinopoli con il duplice obiettivo di muovere guerra contro il Regno vandalico in Africa e di portare aiuto a Goda in Sardegna..

Zazo fratello del re Gelimero, malgrado l'incombente pericolo decise di partire in Sardegna e di soffocare la ribellione di Goda. Giunto nell'isola, prese Caralis e mise a morte Goda e i suoi seguaci.

Nel mentre i bizantini erano sbarcati in Africa e avevano conquistato Cartagine ponendo formalmente fine al regno vandalico; Zazo tornato in Africa affrontò i bizantini ma venne sconfitto e ucciso. Cirillo si recò in seguito a Caralis dove mostrò la testa mozzata di Zazo ai contingenti vandalici che presidiavano la città i quali si arresero senza combattere. Ebbe così fine l'era vandalica e Caralis assieme a tutta l'isola passò sotto il dominio di Bisanzio..

Primo periodo bizantino

Caralis bizantina (in greco bizantino Kàralis, Κάραλις) divenne sede del praeses di Sardegna., parte della prefettura d'Africa, la provincia di cui facevano parte, oltreché la stessa Sardegna, la Corsica, il Nord Africa e la fascia costiera della Spagna sud-orientale. La popolazione cittadina di questo periodo si era ormai totalmente o quasi convertita al cristianesimo, mentre i riti pagani sopravvivevano in alcune zone del centro dell'isola. Dopo neanche vent'anni, la Sardegna passò per un breve periodo in mano agli Ostrogoti.

Gli Ostrogoti

Nell'inverno del 551, mentre nella penisola italiana infuriava la guerra, contingenti di Ostrogoti inviati dal re Totila occuparono la Corsica e la Sardegna. È probabile che solo Caralis e alcune città costiere vennero occupate stabilmente, mentre il resto dell'isola rimase verosimilmente estraneo a questo avvenimento.. Giovanni Troglita, comandante bizantino in Libia, appresa la notizia, inviò in Sardegna un corpo di spedizione per riprendere possesso dell'isola, ma giunti nei pressi di Caralis i bizantini furono sorpresi e decimati da un assalto della forte guarnigione germanica della città.

La breve fase gotica si concluse dopo circa un anno, nel 552, a seguito della definitiva sconfitta dei Goti nella penisola e la conseguente uccisione di Totila da parte del generale bizantino Narsete. Nel 553 Bisanzio prese nuovamente possesso di Caralis e della Sardegna.

Secondo periodo bizantino