Afrodisia (), o Afrodisiade, fu un'antica città della Caria, nell'Asia Minore (odierna Turchia), costituitasi come polis di tipo greco in età tardo-ellenistica intorno a un santuario attivo dall'età arcaica, dedicato a una divinità locale caria in seguito identificata con Afrodite. Si trova su un altopiano, a un'altitudine di circa 600 , presso la valle del Meandro. La zona fu spesso soggetta ai terremoti.

L'attuale villaggio di Geyre, nei cui pressi si trova il sito archeologico, appartiene al distretto di Karacasu, nella provincia di Aydın (l'antica Tralles), da cui dista circa 100 km, e a circa 230 km da Smirne (Izmir). Il 9 luglio 2017 il sito archeologico è stato inserito nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.

Storia Un centro abitato esistette nei pressi della città già in epoca tardo neolitica e andò formando un "tepe" (Pekmez Tepe), ossia un'elevazione artificiale, cresciuta per il sovrapporsi dei livelli successivi di abitazioni. Sull'acropoli della città sono stati rinvenuti i resti di successivi strati di abitato, a partire dall'età del bronzo.

La Suda, compilazione enciclopedica bizantina, riporta tre precedenti nomi della città: Lelégon Pólis ("città dei Lelegi"), Megálē Pólis ("grande città") e Ninóē; quest'ultimo nome, attestato anche dal grammatico bizantino Stefano di Bisanzio (che probabilmente attinge allo storico locale Apollonio di Afrodisia), era collegato dall'élite cittadina al leggendario re Nino d'Assiria, fondatore eponimo di Ninive; Suda, s.v. Νινόη (ν 416); Stefano di Bisanzio, Ethnika, s.v. Νινόη.. Secondo Angelos Chaniotis, l'epiteto del dio locale Zeus Nineudios, uno dei culti maggiori della città, conserva più fedelmente la forma originaria del toponimo (Nineuda), mentre la forma Ninoe e il collegamento con Nino sarebbero una rielaborazione erudita dell'élite locale.. Il nome di Afrodisia, con cui la città venne conosciuta in epoca ellenistica e romana, deriva dalla dea Afrodite, con cui in età ellenistica (intorno al II secolo a.C.) fu identificata una precedente divinità locale caria, il cui nome originario resta ignoto e che gli studi ricollegano al più ampio tipo delle grandi dee anatoliche; la dea era venerata con un'immagine di culto peculiare, la cosiddetta Afrodite di Afrodisia..

In età ellenistica Afrodisia formò con la vicina Plarasa un'unica comunità politica, il "demos dei Plaraseis e degli Afrodisieis", la cui più antica attestazione diretta è un trattato del II secolo a.C. con le città di Cibira e Tabai; le iscrizioni di età imperiale ricordano ancora le famiglie dei "fondatori del demos".. Allo stesso periodo risalgono le prime monete cittadine, coniate in bronzo e in argento. Secondo lo storico Appiano di Alessandria, a seguito di un responso oracolare Silla inviò al santuario di Afrodite una corona e una doppia ascia d'oro, che furono più tardi raffigurate sulle emissioni monetali: la dedica, databile all'89-88 a.C., è la più antica testimonianza sicuramente datata del cultoAppiano, Guerre civili, I, 97; .. Anche Giulio Cesare offrì alla dea un Eros d'oro, che Ottaviano nel 39/38 a.C. chiese agli Efesini, che se ne erano impossessati, di restituire al santuario..

Per la fedeltà dimostrata a Roma durante l'invasione partica di Labieno (41-40 a.C.), un senatoconsulto del 39 a.C. (il senatus consultum de Aphrodisiensibus) riconobbe alla comunità libertà, immunità fiscale e il diritto di asilo (asylia) del santuario di Afrodite, equiparato a quello dell'Artemision di Efeso; il testo fu poi riprodotto, insieme ad altri documenti sui privilegi cittadini, nel "muro-archivio" della parodos del teatro.. Questi privilegi, ripetutamente contestati e difesi con onerose ambascerie (come quella ricordata da Tacito per il 22 d.C.), furono confermati da Tiberio e dai suoi successori, e lo sviluppo monumentale della città si ebbe soprattutto in epoca imperiale romanaTacito, Annales, III, 62; ..

Per tutto l'impero romano Afrodisia rimase centro importante, sia per la presenza del santuario che come centro di produzione artistica legato alle vicine cave di marmo (scuola di Afrodisia); in età tardoantica divenne capitale della provincia di Caria.. Il marmo bianco e grigio era estratto dalle cosiddette "cave cittadine", circa 2 km a nord dell'abitato, e da almeno altri otto siti estrattivi individuati dalla ricognizione territoriale; le analisi archeometriche più recenti hanno tuttavia mostrato che il marmo afrodisiense non è distinguibile con sicurezza da altri marmi antichi di larga diffusione, come quelli di Paro e del Proconneso, rendendo difficile verificare su base analitica l'ipotizzata esportazione internazionale del materiale.. Fu inoltre un reputato centro culturale e vi nacquero lo scultore Aristea e il filosofo Alessandro di Afrodisia, il massimo commentatore greco di Aristotele.: una base onoraria rinvenuta nel 2001, prima fonte epigrafica sul filosofo, ne ha restituito il nome completo (Tito Aurelio Alessandro), il titolo di diadoco di una delle scuole filosofiche di Atene e la notizia che anche il padre, omonimo, era filosofo.. Nativo della città fu anche lo scrittore greco Caritone.

A causa di un terremoto alla metà del IV secolo, che provocò un mutamento nel regime delle acque, parte della città divenne soggetta a periodiche alluvioni, come mostra il ritrovamento di condutture provvisorie installate per tentare di risolvere il problema. Le fonti epigrafiche e archeologiche documentano del resto una lunga serie di terremoti in età tardoantica, tra cui uno particolarmente devastante nel 494..

Con la diffusione del cristianesimo divenne sede dell'arcivescovo metropolita della Caria e l'antico santuario di Afrodite fu trasformato in chiesa cattedrale (tra la fine del V e gli inizi del VI secolo).. All'inizio del VII secolo un rovinoso terremoto distrusse gran parte della città, che non recuperò più la prosperità precedente e si ridusse a un piccolo insediamento fortificato sulla collina del teatro. Nello stesso periodo, per cancellarne le connotazioni pagane, il nome della città venne cambiato in Stauropolis ("città della croce"); già nell'VIII secolo era però nota come Caria, dal nome della regione di cui era capoluogo, toponimo da cui deriva il moderno "Geyre"..

Dopo la battaglia di Manzicerta (1071) la città e il suo territorio furono ripetutamente investiti dalle incursioni selgiuchidi; fu saccheggiata nel 1188 dal ribelle Teodoro Mangafa con l'appoggio turco e di nuovo nel 1197 dai Selgiuchidi, che ne deportarono la popolazione presso Filomelio.. Passò definitivamente sotto il controllo turco verso la fine del XIII secolo. Sulle antiche rovine si insediò un villaggio turco che mantenne l'antico nome bizantino della città, trasformandolo da "Caria" in "Geyre".

Ritrovamento dei resti archeologici Il sito era noto ai viaggiatori europei sin dal XVIII secolo, quando diverse spedizioni vennero a documentare la grande quantità di iscrizioni reimpiegate nelle mura cittadine: la prima e più importante fu quella di William Sherard nel 1705. La città e i suoi monumenti furono disegnati da una spedizione della Society of Dilettanti di Londra nel 1812 (pubblicata nel 1840) e da quella di Charles Texier nel 1835.

I primi scavi si ebbero nel 1904 e nel 1905, a opera di una missione francese diretta da Paul Gaudin e da Gustave Mendel, concentrata sul tempio di Afrodite e soprattutto sulle terme di Adriano, dove fu rinvenuta una serie di statue-ritratto ben conservate; i reperti del 1904 furono venduti a Smirne e in Europa, mentre quelli della campagna del 1905 confluirono nei Musei archeologici di Istanbul, allora diretti da Osman Hamdi Bey. Una nuova campagna francese, condotta da André Boulanger nel 1913, fu interrotta dallo scoppio della prima guerra mondiale; nel 1937 una missione italiana diretta da Giulio Iacopi scavò la stoà settentrionale della grande piazza porticata allora nota come "portico di Tiberio", con i numerosi blocchi dei suoi fregi a maschere e ghirlande.

Dopo il terremoto del 1956 le case del villaggio, andate quasi interamente distrutte, furono ricostruite a breve distanza dai resti della città antica, agevolando l'avvio di scavi sistematici e continuativi, iniziati nel 1961 sotto l'egida dell'Università di New York e diretti da Kenan Tevfik Erim fino alla sua morte nel 1990; nel 1979 è stato costruito sul sito un museo archeologico (Museo di Afrodisia). Dal 1990 il progetto, con base all'Institute of Fine Arts della New York University, è diretto da R. R. R. Smith, dal 1995 in collaborazione con l'Università di Oxford; le ricerche successive si sono concentrate sullo sviluppo urbano della città, oltre che su documentazione, conservazione e pubblicazione. A cura del museo, nell'inverno 1993-1994 è stata condotta una campagna di scavi nella necropoli orientale..

La città antica

La città si sviluppò a partire da insediamenti preistorici che si erano stabiliti sulla collina dell'acropoli e presso il settore nord della città, dove più tardi sorse il tempio di Afrodite. Un abitato preistorico con tracce di frequentazione fino all'epoca ellenistica sorse anche sulla vicina altura di "Pekmez Tepe". Le ricerche condotte a partire dagli anni novanta del Novecento hanno individuato la griglia ortogonale regolare su cui la città tardo-ellenistica fu impiantata intorno a questi nuclei più antichi; lo sviluppo monumentale avvenne poi soprattutto in epoca romana.

Il tempio di Afrodite Il santuario sorse su un luogo di culto attivo almeno dall'età arcaica, come indicano ceramica votiva di alta qualità, figurine fittili e una lucerna in pietra verde datata tra la fine del VII e gli inizi del VI secolo a.C.; il disallineamento degli edifici romani del santuario rispetto alla griglia stradale tardo-ellenistica suggerisce che l'orientamento fosse dettato da una struttura sacra preesistente.. Una fondazione con orientamento diverso da quello del tempio successivo, associata a un mosaico pavimentale con terminus post quem alla metà del III secolo a.C., documenta un edificio di culto ellenistico..

Il tempio in marmo venne costruito tra gli anni trenta e venti del I secolo a.C.; come attesta l'iscrizione dell'architrave della porta, l'edificio fu finanziato da Gaio Giulio Zoilo, liberto di Ottaviano e sacerdote della dea, che pose anche i cippi di delimitazione dell'area di asilo. Il temenos (recinto sacro), con stoà su tre lati e facciata orientale a edicole, venne completato solo nel II secolo, in età adrianea..

Il tempio aveva otto colonne in facciata ("ottastilo") e tredici sui lati lunghi ed era di ordine ionico. Su alcuni fusti delle colonne sono ancora iscritti i nomi dei donatori che offrirono il denaro per la loro erezione al momento della costruzione dell'edificio.

La statua di culto del tempio è stata identificata con una statua rinvenuta nei pressi all'inizio degli scavi, nella quale Afrodite è raffigurata in modo molto simile all'Artemide del santuario di Efeso.

Tra la fine del V e gli inizi del VI secolo, per la trasformazione in chiesa, furono eliminati i muri della cella e le colonne della peristasi (il colonnato che circonda la cella) furono spostate per ingrandire l'edificio. Furono inoltre costruiti nuovi muri sui lati corti, che costituirono l'abside e la facciata della chiesa. Successivamente venne aggiunto un atrio di ingresso. Nell'abside sono conservati resti di affreschi dell'XI e XII secolo.

Il tetrapilo

Un tetrapilo (tetrapylon, quattro gruppi di quattro colonne disposte in quadrato) venne costruito nel II secolo come passaggio monumentale su una delle vie cittadine, forse come propileo di ingresso verso il tempio di Afrodite.